Fanny Targioni Tozzetti

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Fanny Targioni Tozzetti

Fanny Ronchivecchi Targioni Tozzetti (Firenze, 9 maggio 1801Firenze, 29 marzo 1889) è stata una nobildonna italiana, moglie del medico e botanico Antonio Targioni Tozzetti, animatrice di un salotto letterario in via Ghibellina[1]. Fu famosa, nella società fiorentina, per bellezza e per le frequentazioni letterarie, che attirarono su di lei voci e pettegolezzi. Su di lei si appuntò la passione, non corrisposta, di Giacomo Leopardi, che, nell'omonima poesia, dissimulò la sua figura sotto lo pseudonimo di Aspasia, la celebre sapiente milesia, concubina e poi moglie di Pericle.

Un amore leopardiano[modifica | modifica wikitesto]

« Angelica beltade!
Parmi ogni più bel volto, ovunque io miro,
quasi una finta imago
il tuo volto imitar. Tu sola fonte
d'ogni altra leggiadria,
sola vera beltà parmi che sia »
(Giacomo Leopardi, Il pensiero dominante, vv. 130-135, dal Ciclo di Aspasia)

Figlia di Luigi Ronchivecchi e di Teresa Manzi, sposò il professor Antonio Targioni Tozzetti dal quale ebbe tre figlie, Giulia, Adele e Teresa. La loro casa fiorentina di via Ghibellina era aperta a letterati e artisti fiorentini, e l'avvenenza e la spigliatezza le procurarono la fama di donna leggera e facile agli amori.

Alessandro Poerio la presentò a Leopardi poco dopo che il poeta era giunto, il 10 maggio 1830, a Firenze. Così il Poerio la descriveva al comune amico Antonio Ranieri:

« Leopardi e Niccolini dicono essere ella non solo bellissima e cortese di modi, ma eccellente oltre al solito delle donne nella pittura, nelle lingue moderne ed in altri pregi. La Targioni [...] è ormai fatta tutta letteratura e signoria. Dicesi che Carlo Torrigiani sia attualmente il suo favorito. Altri nominarono Luigi Mannelli. C'è pure chi pretende che Gherardo Lenzoni e il marchese Lucchesini di tempo in tempo facciano incursioni sull'antico dominio. Io non posso indurmi a credere di sì prudente donna così licenziose novelle e credo che de' quattro amanti almeno due siano favolosi. »
(Lettera di Alessandro Poerio ad Antonio Ranieri, 18 maggio 1830[2])

La Targioni Tozzetti collezionava autografi di personaggi illustri, e Leopardi si preoccupò di procurargliene un buon numero dai propri corrispondenti, come Pietro Colletta, o gli editori Pietro Brighenti, Antonio Stella e Gian Pietro Vieusseux, e si attivò per farle ottenere qualche scritto di Vittorio Alfieri, Ippolito Pindemonte, del Vincenzo Monti, di Saverio Bettinelli, di Melchiorre Cesarotti, di Alphonse de Lamartine. Tanto pressante attivismo, testimoniato dalle sue lettere, per soddisfare le richieste della signora, fa ritenere che egli cercasse così di guadagnarsi la benevolenza di Fanny.

Dal carteggio tra Ranieri e la donna, risulterebbe che la donna né lo corrispose né ebbe mai da Leopardi la rivelazione dei suoi veri sentimenti. Pare, anzi, che i suoi interessi sentimentali propendessero più per l'esule napoletano Ranieri che per il poeta di Recanati.

Nel ventesimo secolo alcuni studiosi, tra cui Marcus de Rubris, hanno preteso che non fosse Fanny l'ispiratrice del celebre Ciclo di Aspasia. De Rubris, facendo leva sul fatto che il carteggio tra Leopardi e la donna proseguì in modo amichevole dopo il soggiorno fiorentino del poeta recanatese, e riconoscendo nella poesia Aspasia alcune spie testuali che rimanderebbero a una dimora di «ben altro fastigio» rispetto a quella dei Targioni, sostiene che sotto lo pseudonimo di Aspasia si celi in realtà la contessa Carlotta Lenzoni.[3]

La Targioni commentò così col Ranieri la morte di Leopardi avvenuta nel 1837:

« La disgrazia della morte del povero nostro Leopardi mi ha annientata; sì pel bene che gli volevo, sì pella perdita fatta; sì pell’interesse che io prendo, a tutto ciò che vi riguarda. Io partecipo grandemente al vostro dolore, io sento il vuoto che proverete nelle vostre abitudini, e quel male che cagiona la perdita d’un’amico che si amava, e stimava, male che le parole non valgono ad esprimere, male che il tempo non basta a dissipare.(...) Se non vi conoscessi così propenso al farmi arrabbiare, e canzonare direi che siete stato cattivo nel tentare di darmi un dispiacere colla risposta sull’Aspasia. Voi più d’ogni altro sapete se mai diedi la menoma lusinga a quel pover’uomo del Leo..., e se il mio carattere è tale da prendersi gioco d’un infelice, e d’un brav’uomo come lui. Quando me ne parlava, in certi tempi, io m’inquietavo, e non volevo, manco credere vere certe cose, come non le credo ancora, ed il bene che io gli volevo glie lo voglio ancora tal quale, abbenché ei più non esista. Siate dunque buono per me, vi prego, non mi dite più delle simili sciocchezze, e risparmiate una pena al mio cuore, nel togliermi l’idea che senza volerlo potei dar trista idea di me stessa a persona così disgraziata. »

Il ciclo di Aspasia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Ciclo di Aspasia e Aspasia (poesia).
Socrate e Alcibiade nella dimora di Aspasia di Mileto. Dipinto di Jean-Léon Gérôme (1861).

Leopardi rimase profondamente colpito da questa traumatica vicenda d'amore e da quest'esperienza trasse ispirazione per il cosiddetto Ciclo di Aspasia, una serie di componimenti poetici (Il pensiero dominante, Amore e Morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia), con temi principali l'amore e la morte, nonché la caduta e la vanità di ogni illusione, nei versi di A se stesso (dove questa disillusione amorosa viene universalizzata in un'accusa contro la natura, potere che, ascoso, a comun danno impera, e nel passo finale sulla infinità vanità del tutto).

Lo pseudonimo[modifica | modifica wikitesto]

Il titolo della poesia si riferisce ad Aspasia, una colta e autorevole donna ionia, nata a Mileto ma vissuta ad Atene. Aspasia fu amante, consigliera autorevole, e infine sposa di Pericle. Una parte della tradizione letteraria l'ha descritta nei panni di un'etera.

Aspasia diventa lo pseudonimo letterario sotto il quale il poeta nasconde l'identità della Targioni Tozzetti in una delle liriche del ciclo, intitolata appunto Aspasia. A differenza delle altre, questa poesia, ultima composizione della serie, fornisce un'immagine negativa della nobildonna e dell'amore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Al numero 85
  2. ^ Lettera di A. Poerio ad A. Ranieri, 18 maggio 1830; in: Francesco Moroncini, Lettere inedite di Alessandro Poerio ad Antonio Ranieri (1830-1837), in «Nuova Antologia», LXV, 1930
  3. ^ M. de Rubris, Confidenze di Massimo d'Azeglio. Dal carteggio con Teresa Targioni Tozzetti, Milano, Arnoldo Mondadori, 1930, pp. 17-18

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN77192114 · LCCN: (ENn2001042528
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