Strage dell'Istituto Salvemini
| Strage dell'Istituto Salvemini | ||
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Un MB-326 simile a quello coinvolto nell'incidente
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| Tipo di evento | Incidente | |
| Data | 6 dicembre 1990 | |
| Tipo | Guasto meccanico | |
| Luogo | Casalecchio di Reno, provincia di Bologna | |
| Stato | ||
| Coordinate | 44°28′54″N 11°16′05″E / 44.48167°N 11.26806°ECoordinate: 44°28′54″N 11°16′05″E / 44.48167°N 11.26806°E | |
| Tipo di aeromobile | Aermacchi MB 326 | |
| Operatore | Aeronautica Militare | |
| Partenza | Aeroporto di Villafranca, Verona | |
| Equipaggio | 1 | |
| Vittime | 12 (a terra) | |
| Feriti | 88 (a terra) | |
| Mappa di localizzazione | ||
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Con Strage dell'Istituto Salvemini si fa riferimento a un disastro aereo avvenuto a Casalecchio di Reno nel 1990, nel quale un aereo militare impattò contro una scuola superiore causando la morte di dodici studenti presenti nella classe 2A.
Storia [modifica]
La mattina del 6 dicembre 1990 un aviogetto da addestramento Aermacchi MB-326 partito dall'aeroporto di Verona-Villafranca perse il controllo sopra l'abitato di Casalecchio di Reno.
Il pilota, il tenente Bruno Viviani, resosi conto che l'aereo si era reso ingovernabile utilizzò il dispositivo di espulsione di emergenza e il velivolo andò a schiantarsi contro una scuola, la succursale dell'Istituto Tecnico Salvemini.
L'aereo colpì la classe 2ª A, uccidendo sul colpo dodici studenti quindicenni e ferendone gravemente quattro e l'insegnante. Il combustibile fuoriuscito prese fuoco, incendiando l'edificio.
Oltre ai dodici morti, vi furono 88 ricoveri, e 72 feriti riportarono invalidità permanenti in misura variabile tra il 5 e l'85 per cento.
I soccorsi furono prestati dal gruppo Bologna Soccorso, che di lì a breve sarebbe diventato il primo nucleo del servizio di emergenza 118.
Dopo l'incidente l'edificio venne ricostruito come Casa della Solidarietà, per ospitare le associazioni di volontariato locali e per la sede della Protezione Civile e della Pubblica Assistenza.
L'inchiesta [modifica]
L'inchiesta successiva all'incidente non riuscì a stabilire immediatamente la causa dell'accaduto: vennero avanzate le ipotesi di un guasto meccanico, o di un malore al pilota. Alla fine la causa risultò essere un guasto tecnico, già rilevato prima del passaggio su Ferrara.
Dopo l'incidente fu sollevata l'obiezione che in seguito al guasto, il pilota avrebbe dovuto tentare un atterraggio di fortuna a Ferrara, o puntare verso il mare.
La strage suscitò anche un dibattito sull'opportunità di impedire ai velivoli militari il sorvolo dei centri abitati, che però finì in un nulla di fatto.
Fu istruito un processo per il pilota, tenente Bruno Viviani, per il suo superiore, comandante Eugenio Brega e per l'ufficiale della torre di controllo di Villafranca, colonnello Roberto Corsini. I tre militari vennero difesi dall'Avvocatura di Stato, fatto che suscitò polemiche da parte dell'Associazione studenti ed ex-studenti del Salvemini, perché nonostante anche le vittime si fossero trovate all'interno di una scuola di proprietà dello Stato, il Ministero della Pubblica Istruzione non richiese il medesimo servizio.
In giudizio di primo grado i tre imputati furono condannati per disastro aviatorio colposo e lesioni, e al Ministero della Difesa furono imputati i danni per responsabilità civile.
La sentenza di secondo grado della Corte d'Appello di Bologna ribaltò la sentenza, e assolse i militari.
Il 26 gennaio 1998 la 4ª Sezione della Corte di Cassazione di Roma rigettò gli ultimi ricorsi dei familiari delle vittime e confermò l'assoluzione per tutte le parti coinvolte perché «il fatto non costituisce reato». La strage venne attribuita ad un tragico incidente. La sentenza avvenne solo otto giorni prima della Strage del Cermis, quando un aereo da guerra elettronica EA-6B Prowler statunitense causò venti vittime abbattendo una funivia.
Nel 2006 è stato realizzato un libro con DVD di Giuliano Bugani che raccoglie la storia e le testimonianze della strage, dal titolo I ragazzi del Salvemini, in cui si analizzano le responsabilità delle persone coinvolte. Il ricavato del DVD è stato destinato all'Associazione Vittime del Salvemini.