Serpentone (strumento musicale)

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Serpentone
Serpentone: una stampa di Gabinetto Armonico pieno d'Instromenti di Filippo Bonanni (Roma, 1723)

Il serpentone o più semplicemente serpente è uno strumento musicale a bocchino con canneggio forato dalla caratteristica forma a serpentina.

Nasce nel XVI secolo, probabilmente in Francia, non come basso della famiglia dei Cornetti, che avevano un proprio basso "autentico", ma con lo scopo di dare l'intonazione ai bassi dei cori nel canto piano. Il tubo era realizzato con due valve di legno di castagno tenute insieme da una stretta legatura realizzata con strisce di cuoio. All'estremità superiore (normalmente realizzata in tubo metallico) vi era un profondo bocchino in corno o avorio. La curvatura a serpente permetteva di sostenere lo strumento tra le ginocchia dell'esecutore seduto e di raggiungere agevolmente i sei fori per le dita.

Lo strumento era utilizzato come basso per accompagnare i cori e nella musica da camera, grazie all'ampia estensione, alla flessibilità del suono ed alla possibilità di eseguire tutti i gradi cromatici e tutti gli abbellimenti.

Questa versatilità e flessibilità si perse nel corso degli anni, dato che Hector Berlioz a metà '800 ne parla come di uno strumento barbarico, il cui uso era limitato all'accompagnamento del canto nelle chiese, ma ne fece uso nella strumentazione della sua Sinfonia fantastica, precisamente per l'esecuzione del Dies Irae nel 5° mov.

Nonostante queste imperfezioni, il serpentone rappresentò di fatto l'unico efficace basso d'armonia per le bande e per le orchestre fino all'introduzione della tuba bassa e contrabbassa intorno al 1835. Compare nelle partiture di Rossini (Armida, 1817, L'assedio di Corinto, 1826) fino al Rienzi di Wagner (1842) ed ai Vespri siciliani di Verdi (1855). In questi ultimi decenni di uso, il serpentone era stato perfezionato con l'aggiunta di chiavi per perfezionare la qualità sonora di tutti i gradi cromatici e con l'adozione di una forma verticale simile a quella del fagotto, al punto da venir battezzato fagotto russo (basson russe)[senza fonte].

Oggi è stato riscoperto per l'esecuzione del repertorio antico, soprattutto a cura del trombonista Douglas Yeo. In Italia, da pochi anni, è stato riproposto da Corrado Colliard, titolare della cattedra di Trombone e Tuba al Conservatorio "G.Cantelli" di Novara.

In Italia il Serpentone è attestato nel gruppo strumentale di accompagnamento alle processioni del Duomo di Mondovì (Cn) nell'ultimo decennio del Settecento quale rinforzo e raddoppio della linea vocale dei bassi del coro. Il musicologo e musicista Giovanni Bianchi da Gorgonzola (1758 - 1829) ne perfezionò gli aspetti tecnici e ne fu uno dei più valenti esecutori. Uno storico locale, Damiano Muoni, nel 1861 scrive nella sua opera "Melzo e Gorgonzola" :"Giovanni Bianchi da Gorgonzola... lo introdusse [il Serpentone], al principiare del secolo, tra noi, e lo suonò distintamente nei maggiori teatri.

Il 9 maggio 2010, presso la Chiesa di Ognissanti in Novara, nell'ambito della stagione di concerti organizzata dal Conservatorio "Cantelli" per il "Festival Fiati", si è tenuto per la prima volta nella storia italiana un concerto per quartetto di Serpentoni[senza fonte]. I professori Bernard Fourtet, Corrado Colliard, Enrico Crippa e Roberta Pregliasco hanno suonato su strumenti realizzati nell'atelier inglese di Jeremy West, copie di strumenti realizzati da Baudoin nel 1810.

Tra i più importanti virtuosi di serpentone di oggi, è da ricordare Michel Godard, attivo sia nell'ambito della musica antica e classica, che nel jazz e nella musica improvvisata.

[modifica] Tecnica

Il Serpentone è considerato il più difficile tra gli strumenti facenti parte della famiglia degli Ottoni, ma, per questa ragione, forse uno tra i più affascinanti.

La difficoltà principale sta nell'intonazione delle varie note: i sei fori che presenta lungo il suo canneggio, tre per la mano sinistra e tre per la mano destra, sono disposti in modo da essere comodi per l'esecutore, ma non in posizioni "logiche" per agevolarne la funzione di accorciare il tubo per vibrare la note alla frequenza desiderata. Sul fagotto, strumento ad ancia ma molto vicino al Serpentone, questo problema venne risolto con un andamento "diagonale" della foratura del tubo, ma sul Serpentone, a causa della dimensione dei fori e del minore spessore del legno, questo accorgimento non è possibile.

Il musicista deve essere quindi in grado di correggere l'altezza di ogni nota per intonarla, passando sopra le naturali idiosincrasie dello strumento.

La maggior parte dei "Serpentonisti" odierni sono in realtà trombonisti, che hanno conosciuto questo strumento nell'ambito della musica antica, ma, nonostante la misura del bocchino del Serpentone sia all'incirca identica ad una delle misure da trombone più diffuse (Bach 6.5 o Schilke 50), suonando questo strumento come fosse un trombone non si ha la minima possibilità di riuscita: il Serpentonista deve scoprire la maniera adatta di "forgiare" ogni nota sul Serpentone, adattando la posizione delle labbra, della cavità orale e della colonna d'aria, in modo da rendere accettabile la qualità del suono anche nelle note che, fisicamente, non sono presenti nello strumento, come, ad esempio, il primo e secondo "Re" della prima e seconda ottava dell'estensione.

Va detto inoltre che ogni strumento, anche prodotto dallo stesso costruttore, può presentare differenze sostanziali nella diteggiatura.

Il maggiore produttore di Serpentoni al momento è l'altelier inglese di Jeremy West. Alcuni hanno tentato di realizzarne versioni economiche in materie plastiche. Nonostante il volume di suono apparentemente ridotto, rispetto ad un moderno Euphonium o ad una Tuba, il Serpentone ha una curiosa capacità di diffondere il suono nello spazio che lo circonda, rivelandosi uno strumento musicale sorprendentemente potente. Questo effetto si nota in modo particolare nelle chiese,per le caratteristiche di risonanza della loro architettura, tanto da spingere i "serpentonisti" ad affermare che "non si sta suonando il Serpentone in una chiesa, ma si sta usando il serpentone per suonare la chiesa stessa".

Spesso vengono aggiunte tre chiavi a questo strumento: la chiave per il Si naturale, quella del Do diesis e quella per il Fa diesis. Benché indubbiamente utili, è curioso che si sia pensato ad agevolare queste note, e non il Re in prima e in seconda ottava, che sono note frequentemente richieste nel repertorio e di estrema difficoltà tecnica.

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