Satiro danzante

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Satiro danzante
Satiro danzante
Autore sconosciuto
Data incerta, tra il IV e il II secolo a.C.
Materiale bronzo
Dimensioni ?
Ubicazione Museo del Satiro danzante, Mazara del Vallo

Coordinate: 37°39′06.72″N 12°35′17.89″E / 37.651867°N 12.588304°E37.651867; 12.588304

Il Satiro danzante è una statua bronzea, prodotto originale dell'arte greca di epoca classica o ellenistica.

La scultura rappresenta un satiro, essere mitologico facente parte del corteo orgiastico del dio greco Dioniso.

L'opera, di dimensioni superiori al vero, pari ad un modello in posizione stante di circa 2.5 metri di altezza, è attualmente ospitata presso l'omonimo museo di Mazara del Vallo, nella Sicilia occidentale.

Il ritrovamento[modifica | modifica sorgente]

Il Satiro poco dopo il suo recupero

La storia del ritrovamento della statua del satiro danzante inizia nel 1997, quando il peschereccio "Capitan Ciccio", appartenente alla flotta marinara di Mazara del Vallo e comandato dal capitano Francesco Adragna, forse casualmente, ripesca dai fondali del Canale di Sicilia una gamba di una scultura bronzea. Nella notte fra il 4 e il 5 marzo 1998 lo stesso peschereccio riporta a galla, da 500 metri sotto il livello del mare in cui era adagiata, gran parte del resto della scultura, perdendo nel recupero un braccio[1]. Il reperto viene acquisito dalla Regione Siciliana e consegnato al Museo Civico cittadino e la visita a Mazara del Vallo dell'allora ministro dei beni culturali Walter Veltroni, a ventiquattr'ore dal recupero, su richiesta del sindaco della città Giovanni D'Alfio, è testimonianza dell'eccezionalità del ritrovamento. Nel settembre 1998 l'Istituto Centrale per il Restauro di Roma prende in consegna i due frammenti della statua, per effettuarvi opportuni interventi di restauro.

L'esposizione[modifica | modifica sorgente]

Il 31 marzo 2003 il satiro danzante viene esposto presso Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei deputati, Roma, alla presenza del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, del Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini e del sindaco di Roma Walter Veltroni. La mostra rimane aperta fino al 2 giugno, ottenendo un ampio successo e un notevole risalto nazionale. Il 12 luglio 2003 il satiro danzante viene ufficialmente riconsegnato alle autorità della città di Mazara del Vallo per essere esposto al pubblico presso il Museo del Satiro danzante, allestito nell'ex chiesa di Sant'Egidio, in pieno centro cittadino.

Nel 2005 il Satiro è stato trasportato in Giappone per essere esposto al Museo nazionale di Tokyo e conseguentemente all'Expo 2005 di Aichi. Per il suo trasporto è stata appositamente realizzata una struttura in fibra di carbonio ed è stato progettato e realizzato, ad opera dell'Istituto Centrale per il Restauro, un nuovo supporto espositivo in carbonio e titanio. All'inizio del 2007 la statua è stata temporaneamente in esposizione presso il Museo del Louvre di Parigi, nell'ambito di una mostra dedicata alle opere di Prassitele.

La datazione[modifica | modifica sorgente]

Secondo Sebastiano Tusa (soprintendente del mare della Regione Siciliana) la nave che lo trasportava fece naufragio nell'area di mare tra Pantelleria e Capo Bon in Tunisia tra il III e il II secolo a.C.[2].

Una datazione dell'opera al IV secolo a.C. è stata invece proposta da Paolo Moreno (Università di Roma Tre). Secondo essa la statua dovrebbe essere identificata con il "satiro periboetos", citato da Plinio quale opera del celebre scultore Prassitele[3]. Al termine periboetos, normalmente interpretato come "di cui si parla molto", ossia "famoso", "celebre", viene invece attribuito il significato di "colui che grida freneticamente", in base ad un passo di Platone, in cui lo troviamo come epiteto riferito al dio Ares.

Tale datazione sarebbe confermata da un confronto con un satiro danzante davanti al dio Dioniso seduto raffigurato su un vaso attico datato al IV secolo a.C.

Eugenio La Rocca (all'epoca sovraintendente ai beni culturali del comune di Roma), ritiene invece che l'irruenza del movimento della figura del satiro, che spezza l'armonia classica, sia meglio inquadrabile in epoca più avanzata, nel III-II secolo a.C., come sembrano confermare numerosi confronti con le raffigurazioni di satiri presenti in quest'epoca su gemme, rilievi e statuette[4].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sito del Comune - Scheda sul Satiro, op. cit.
  2. ^ S. TUSA, Il Satiro danzante di Mazara del Vallo, Assessorato Regionale dei Beni Culturali Ambientali e della P.I. della Regione Siciliana 2003
  3. ^ Museo del Satiro di Mazara del Vallo - Servizio Museo Interdisciplinare Regionale Agostino Pepoli
  4. ^ Regione Siciliana Beni Culturali ed Ambientali

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (FR) Alain Pasquier, Praxitèle aujourd'hui? La question des originaux in Praxitèle, catalogo della mostra al Louvre, 23 marzo - 28 giugno 2007, Louvre editions & Somogy, 2007, pp. 86-88. ISBN 978-2-35031-111-1.
  • (FR) Jean-Luc Martinez, Les Satyres de Praxitèle in Praxitèle, catalogo della mostra al Louvre, 23 marzo - 28 giugno 2007, Louvre editions & Somogy, 2007, pp. 284-291. ISBN 978-2-35031-111-1.
  • Paolo Moreno, "Satiro di Prassitele", Il Satiro danzante, Milano, Camera dei Deputati, 1º aprile–2 giugno 2003, pp. 102-113.
  • Roberto Petriaggi, "Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo, il restauro e l'immagine", atti della conferenza all'Istituto Centrale per il Restauro, Roma, 3-4 giugno 2003, Napoli, Electa, 2005.
  • Claudio Parisi Presicce, Il Satiro Mainomenos di Mazara del Vallo: un possibile contesto originario in Sicilia Archaeologica, n. 36, 2003, pp. pp. 25-40.
  • Salvatore Settis, Il Satiro di Mazara del Vallo e i suoi modelli in Engramma, n. 28, novembre 2003. URL consultato il 9 maggio 2011.
  • Marianna Gelussi, Epifanie del Satiro danzante dal Rinascimento all'antico (e ritorni) in Engramma, n. 28, novembre 2003. URL consultato il 9 maggio 2011.
  • Rosalia Camerata Scovazzo, Sito del Comune - Scheda sul Satiro. URL consultato il 4 agosto 2011.
  • Michele Langella - Sebastiano Tusa, I mille volti del Satiro danzante, Libridine, 2007

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