Storia di Mazara del Vallo

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Stemma della città

La storia di Mazara del Vallo descrive le vicende storiche relative a Mazara del Vallo, comune italiano della provincia di Trapani in Sicilia.

Storia antica[modifica | modifica sorgente]

Per la strategica posizione geografica (e per l'interesse per la foce navigabile del fiume Màzaro), Mazara del Vallo nel corso dei secoli ha conosciuto numerose dominazioni, come ogni altra città di frontiera: Fenici, Greci, Cartaginesi, Romani, Bizantini, Vandali, Goti, Saraceni, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borboni.

L'origine dell'insediamento, come dimostrano alcuni reperti risalenti al XIII secolo a.C., è databile al Paleolitico superiore. Il sito, poco distante dall'odierna città è chiamato Roccazzo, ed è una delle più grandi necropoli mai scoperte in Sicilia. Nell'VIII secolo a.C. entra nell'orbita della vicina colonia greca di Selinunte, di cui diviene importante avamposto.

I Fenici, popolazione dedita ai commerci marittimi, fanno di Mazara un importante emporio mercantile. Il ritrovamento di monete fenicie, greche e puniche e vasi d'età fenicia dimostrano l'esistenza di uno scalo fenicio fra il VI e il V secolo a.C. e la battezzano con il nome Mazar, ovvero la "rocca". Altre testimonianze si hanno nell'attuale palazzo dei Cavalieri di Malta, dove sono emersi alcuni ambienti che dimostrano l'antico scalo commerciale punico. Successive scoperte hanno riportato alla luce una lastra in pietra con iscrizione fenicia rinvenuta nel canale del fiume Màzaro, ora conservata nel Museo del Satiro danzante. In questo periodo Mazara si pone come limite di confine tra i greci selinuntini e i fenici moziesi.

Nel 406 a.C. Mazara passa a Segesta, che con l'aiuto dei Cartaginesi guidati da Annibale si impone su Selinunte. Nel 392 a.C. passa sotto il dominio di Siracusa, ma nel 378 è riconquistata dai Cartaginesi che vi rimangono fino al 210 a.C.

La dominazione romana inizia nel finire la seconda guerra punica, divenendo castrum e poi, nel periodo imperiale sotto Antonio Pio, statio, con una certa fioritura di cui rimangono testimonianze. Di notevole interesse è il pavimento musivo di una abitazione romana scoperto nel 1933 sotto la terrazza di San Nicolò Lo Regale: si tratta di un cervo dorato tra decorazioni floreali in movimento databile fra il III e il IV secolo d.C.

Dopo la caduta dell'Impero Romano, prima di passare sotto la dominazione bizantina (535 d.C.), Mazara conosce anche l'occupazione dei Vandali e dei Goti. Nell'827 la conquista della Sicilia da parte di eserciti di matrice musulmana inizia da Capo Granitola nel territorio di Mazara del Vallo. A seguito della conquista a Mazara viene istituito un ikrim (una forma di intendenza amministrativa o territoriale islamica), confluito poi nel XII secolo nell'omonimo vallo.

Grazie all'introduzione di nuove colture portate dai Saraceni, quali limoni e aranci e alle nuove tecniche d'irrigazione riprende lo sviluppo dell'agricoltura, mentre l'attività portuale torna agli antichi fasti per la ripresa degli scambi commerciali con i paesi africani e spagnoli. Sotto il governo di Ibn Mankut, Mazara diventa un importante centro di studi islamici per l'insegnamento della letteratura, della poesia, del diritto e delle religione. L'impianto viario del centro storico, la Casbah, ancora oggi visibile, rileva la matrice araba.

Dominazione normanna[modifica | modifica sorgente]

Ruggero d'Altavilla sconfigge il condottiero saraceno Mokarta. Particolare dell'ingresso principale della Cattedrale

Mazara cadde ai Normanni nel 1072 per opera di Ruggero d'Altavilla, il quale fece costruire mura di difesa e rafforzò un preesistente castello arabo. Gli arabi riuscirono a sopraffare i normanni nel 1075, guidati dal nipote del re di Tunisi, Tenemisio. La riconquista venne però impedita dall'arrivo del conte Ruggero d'Altavilla, che, all'ottavo giorno d'assedio arabo, riuscì a penetrare Mazara e a scacciare i Saraceni. Tra questi c'era il condottiero Mokarta (a cui è dedicata l'omonima piazza), la cui disfatta è rappresentata su un rilievo posto sulla facciata della Cattedrale. Questo episodio divenne oggetto di cantastorie, purtroppo soltanto un'ottava fu trovata[1] e conservata da Giuseppe Pitrè e riportata[2] dallo storico Filippo Napoli:

(SCN)
« Sugnu risortu a farivi sintiri

a zoccu fici lu Conti Ruggeri,
amurusu di Cristu e di la fidi,
unitu a quattrucentu cavaleri.
Cc'era a Mazara tanti saracini,
Muarta sulu arzava li banneri.
Cci fu 'na guerra, sintistivu diri.
Persi Muarta, e cu vincìu? Ruggeri. »

(IT)
« Sono tornato a farvi sentire

cosa fece il Conte Ruggero,
che adorava Cristo e la Sua fede,
insieme a quattrocento cavalieri.
C'erano a Mazara tanti saraceni,
solo Mokarta alzava gli stendardi.
Ci fu una guerra, l'avete sentito dire.
Perse Mokarta, e chi vinse? Ruggero. »

Conquistata la città, i Normanni cominciarono diverse opere di fortificazione, per difendere la città da possibili attacchi nemici, e la costruzione di diverse chiese, con lo scopo di ritemprare l'indebolita fede cristiana.

Mazara fu inoltre, per un breve periodo, centro del potere normanno: Ruggero I vi convocò una delle prime assise parlamentari della storia nel 1097. Era un'assise consultiva: sarebbero state itineranti fino al 1130, quando la sede definitiva fu il palazzo reale di Palermo[3].

Il 18 novembre 1189, senza eredi, morì Guglielmo II il Buono. Nonostante il diritto ereditario di Costanza d'Altavilla, andata in sposa ad Enrico VI, il trono passa al cugino di Guglielmo, Tancredi, che muore dopo 5 anni, il 10 febbraio 1194.

Fortificazioni[modifica | modifica sorgente]

(LA)
« Anno Incarnationis Dominicae MLXXII Rogerius duo castella, unum apud Patenionem ad infestandam Cataniam, alterum vero apud Mazariam ad debellandam adiacentem provinciam firmavit.[4] »
(IT)
« Nell'anno dell'incarnazione divina 1072, Ruggero munì due castelli, uno presso Paternò per molestare Catania, uno presso Mazara per debellare il territorio circostante. »

La principale fortificazione fu il castello, di cui oggi resta soltanto una porta. Ubicato sul lato sud-orientale della città, il castello presentava torri per l'avvistamento e bastioni difensivi, e si estendeva per l'intera superficie dell'attuale Villa Iolanda[5]. Fu dimora[6] di diversi potenti e nobili: Ruggero I, Ruggero II, Federico III d'Aragona, Eleonora d'Angiò, Pietro d'Aragona, fino al re Alfonso II di Napoli nel 1495. Nel 1513, ormai cadente ed in rovina, venne trasformato[7] in carcere. Venne infine demolito[6] nel 1880 per opera dell'allora amministrazione comunale.

Percorso[6] della cinta muraria di Mazara
Pianta di Mazara del 1500, dal De Civitate Mazariae di Gian Giacomo Adria
« Mazara, inclita urbs quadrata est, turribus munita, duplicatis moenibus et fossis circumdata manet, fortis contra turcos et inimicos »
(Adria, Topographia, op. cit.)

Per ordine del conte Ruggero, la città venne circondata da mura alte, spesse e robuste, che inglobarono però solo una porzione del centro abitato. Descritte da Idrisi per la prima volta nel 1154, erano composte da tufo, argilla e malta di calce. All'angolo sud-orientale delle mura si trovava il Castello stesso, ai restanti tre angoli vennero costruite grandi torri di difesa: Torre di San Francesco (angolo nord-occidentale), Torre Bianca (angolo nord-orientale), Torre delle Armi (o Torre del Fiume, angolo sud-occidentale). Il toponimo Torre Bianca (Turri Bianca in siciliano) è rimasto tutt'oggi ad indicare il luogo della vecchia torre, l'odierna Piazza Matteotti. Come il castello, anche le mura vennero demolite in epoca recente (1852) dall'allora amministrazione comunale[6].

Nel timore di attacchi terrestri, vennero create anche delle roccaforti con torri d'avvistamento come avamposti: una a nord delle mura settentrionali nei pressi dell'attuale Casa Santa, una sul versante occidentale, lungo la strada verso Marsala, a circa tre chilometri dalla foce del Mazaro, ed una nei pressi di Tre Fontane (oggi frazione di Campobello di Mazara).[5][6]

« Turris est Trium Fontium, Arx praepotens noctorius vigilis »
(Adria, De valle Mazariae, op. cit.)

Un'ultima fortificazione da ricordare è il palazzo-fortezza musulmano, sito nell'attuale Piazza Francesco Modica, che fu residenza del principe Ibn Mankut, riutilizzato dai Normanni e distrutto nel 1500.

Ritorno al cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Mazara del Vallo e Basilica Cattedrale del Santissimo Salvatore.

Conquistata la città, i Normanni non furono accolti con grande entusiasmo. Una buona parte della popolazione aveva infatti abbracciato la fede islamica. Il governo normanno fu, come il suo predecessore, tollerante verso i cittadini di credo diverso, sebbene questi dovessero pagare una tassa per la loro incolumità fisica e libertà religiosa.

La nuova dominazione curò la riorganizzazione del culto cristiano non con la forza, ma con l'erezione di nuove chiese.

Mazara usufruì di questa politica, e vide l'erezione della Cattedrale tra il 1086 e il 1093. In quello stesso anno, fu istituita la Diocesi di Mazara del Vallo, il cui diploma originale fu confermato dalla bolla apostolica di Pasquale II nel 1100[8]. La diocesi comprendeva un territorio vastissimo, che si estendeva fino alle periferie di Palermo ed Agrigento. A presiedere il vescovado di Mazara, Ruggero I nominò un suo parente, Stefano Ferro di Rouen, che fu poi consacrato da Urbano II.

Oltre alla Cattedrale, diverse furono le chiese costruite dai Normanni, di cui qui si fa solo l'elenco:

In questo clima di fervore cristiano sorsero anche chiesette e cappelle nel cuore delle campagne: Sant'Elia, Santa Maria di Gesù, San Cusumano, San Nicola, San Peri, ...

Dominazione sveva[modifica | modifica sorgente]

Con la morte di Tancredi nel 1194, il trono passa ad Enrico VI, marito di Costanza d'Altavilla, cui originariamente spettava la successione.

Enrico VI instaurò un regno di terrore: bruciò vivi i vescovi che avevano partecipato all'incoronazione di Tancredi e imprigionò il figlio di quest'ultimo, Guglielmo, accecandolo ed evirandolo per impedirgli di avere successori[9]. Alla sua morte, nel 1197, succedette un periodo di reggenza di Costanza, fino al 1198, anno dell'incoronazione di Federico II.

La città di Mazara, come il resto del regno sotto gli Svevi, non godette di particolare floridità: l'elevata pressione fiscale e la riduzione della polietnia, con il continuo esodo della popolazione musulmana, determinò una crisi epocale, con la ricomparsa dei latifondi, il decremento della popolazione e della produzione agricola e artigianale. L'attività portuale di Mazara fu ridimensionata, a favore di Trapani.

Alla crisi di produzione agricola e artigianale si aggiunse l'inasprimento delle azioni piratesche nel canale di Sicilia. Così Federico II, nel tentativo di far cessare le incursioni dei Saraceni, intervenne con la sua flotta nel 1222[5]. L'azione fu però un episodio isolato, e le esigue finanze dello stato non permisero il continuo controllo della costa che sarebbe invece servito. Furono tali difficoltà finanziarie che portarono Federico II, nel 1239, ad inviare una lettera nella quale si affidava il Castello ad un feudatario locale o al vescovo, non potendo sostenerne le spese di riparazione. Tale incarico si protrasse fino al 1274, fino a quando Carlo I d'Angiò se ne impossessò.

Federico II muore nel 1250, lasciando vacante il trono di Sicilia.

Dominazione angioina[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di Federico II di Svevia (1250), la Chiesa romana tentò invano di vendere la corona di Sicilia a Riccardo di Cornovaglia, e a suo figlio Edmondo. Falliti i tentativi, la corona venne offerta a Carlo I d'Angiò, che assunse il titolo di re di Sicilia nel gennaio 1266.

Durante l'intero periodo, Mazara si vide costretta a contribuire in denaro e in uomini alla flotta e all'esercito angioino[9], sottraendo così forze alle famiglie e al lavoro. Negli ultimi anni della dominazione angioina, i cittadini mazaresi preferirono darsi alla latitanza, piuttosto che combattere per il re, a causa della mancata corresponsione degli stipendi.

Il tutto determinò lo stato d'animo che sfociò nel 1282 con la guerra del Vespro.

Guerra del Vespro e dominazione aragonese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Vespri siciliani.

La città di Mazara, pur non avendo sofferto in maniera particolare (a causa dei privilegi derivanti dalla presenza della Diocesi, che era favorevole ai d'Angiò), fu tra le prime città ad aderire al movimento rivoluzionario. Per cinque mesi, una magistratura repubblicana governò la città, ed inviò aiuti ai rivoltosi palermitani.

Capeggiatore dei volontari locali era Ugone Talach, mazarese d'origini normanne, che convinse i palermitani a chiedere l'aiuto di Pietro III d'Aragona, entrato infine a Palermo il 4 settembre 1282.

Regno di Pietro III d'Aragona[modifica | modifica sorgente]

Pietro III d'Aragona

Tra i primi provvedimenti di Pietro III d'Aragona vi fu la ripartizione della Sicilia in sei province: Palermo, Mazara, Girgenti, Noto, Geraci, Castrogiovanni. Tale suddivisione, più che da precise necessità politiche, era dettata dai promotori della rivoluzione: tre di loro vennero infatti posti a capo delle proprie circoscrizioni. Ugone Talach venne quindi messo a capo della provincia di Mazara. Venne sostituito l'anno successivo dal pisano Gerardo Bocho.

Alla guerra del Vespro Mazara partecipò fornendo vettovaglie per le truppe e somme in denaro da inviare al luogo di concentramento, a Randazzo per via terra o a Patti per via mare. Furono inviati anche uomini: trenta arcieri (di cui venti offerti dalla città e dieci dal vescovo), e diciotto cavalieri, dei quali ci sono pervenuti i nomi[10]:

  • Ugone Talach
  • Tommaso De Teatro
  • Matteo Aprucio
  • Orlando De Cosenza
  • Giovanni Capistello
  • Pisano Gallo
  • Riccardo De Arenis
  • Gentile De Tacco
  • Giacomo De Cosenza
  • Bernardo De Corencia
  • Marchisio De Milite
  • Mercadante De Milite
  • Alessandro Bargone
  • Rinaldo De Sciacca
  • Benedetto Capillano
  • Giovanni De Vincis
  • Vivaldo De Corencia
  • Falcone di Mazara

In seguito alla minaccia angioina sui confini pirenaici del regno aragonese, re Pietro fu costretto a lasciare la Sicilia, nominando reggente la regina Costanza. In questo periodo, il figlio Giacomo II d'Aragona soggiornò per alcuni giorni a Mazara, da dove emise, il 24 novembre 1284, la dilazione delle immunità commerciali in Sicilia ai Genovesi, precedentemente concessa da re Manfredi.

Regno di Giacomo II d'Aragona[modifica | modifica sorgente]

Alla morte di re Pietro, nel 1285, il regno d'Aragona fu affidato al primogenito Alfonso III, e il regno di Sicilia al secondogenito Giacomo II, che fu incoronato a Palermo il 2 febbraio 1286.

Il nuovo re operò positivamente in campo militare ed economico: in quest'ultimo stimolò una ripresa della produzione agricola e dei commerci. Venivano privilegiati i mercanti catalani, che avevano finanziato la guerra aragonese in Sicilia, e Mazara continuò a intrattenere rapporti con Pisa, con cui commerciava frumento. Grano, cotone grezzo e lana prendevano invece la strada verso la Spagna.

Nel frattempo, con la sopravvenuta morte del re Alfonso III d'Aragona nel 1291, e in seguito agli accordi di La Jonquera nel 1293, Giacomo II d'Aragona s'impegnò a restituire la Sicilia alla Chiesa romana entro tre anni. Così, il 3 novembre 1295[10] pervenne a Mazara l'ordinanza aragonese di affidare il castello ai rappresentanti del Papato.

L'ingiunzione di giuramento di fedeltà e d'obbedienza alla Chiesa di Roma non fu accolta dai cittadini che, invece, al parlamento di Catania del 15 gennaio 1296 proclamarono Federico III d'Aragona re di Sicilia, e lo incoronarono il 25 marzo 1296 a Palermo.

Regno di Federico III[modifica | modifica sorgente]

I primi provvedimenti di Federico III miravano a prevenire e a resistere agli attacchi angioini con il rafforzamento della flotta, delle difese costiere e con l'istituzione dell'arruolamento nell'esercito. Erano molto frequenti, infatti, le incursioni degli Angioini sul litorale occidentale della Sicilia, nel tratto di costa tra Trapani e Mazara.

Il 1º dicembre 1299, durante la battaglia di Falconara nel territorio di Marsala, le forze di Federico III, che comprendevano anche un contingente di soldati mazaresi, sconfissero gli Angioini catturando Filippo I d'Angiò, che fu provvisoriamente condotto nel castello di Mazara[5].

Un altro episodio bellico che interessò il territorio mazarese avvenne nell'agosto 1316, quando un migliaio di Angioini, sbarcati a Marsala, s'imbatterono nei pressi del fiume Arena in un drappello di cento mazaresi, guidati da Bartolomeo Montaperto e Bartolomeo Siginolfo, che svolgeva il giornaliero servizio di controllo e di difesa delle porte dalla città[10].

Nel 1317, approfittando della fine delle ostilità, sancite dalla pace di Caltabellotta del 1302 prima, e dalla tregua con lo Stato della Chiesa nel 1317 poi, Federico III rafforzò le difese litoranee della Sicilia e, sul finire dello stesso anno, fissò la sua dimora a Mazara, con tutta la corte. Alcuni privilegi concessi alle città di Palermo e Sciacca, infatti, recano come luogo d'emissione proprio Mazara. Il 24 marzo 1318 si tenne nella Cattedrale il Parlamento Siciliano, che doveva esaminare la proposta del Papa, che tentava di trovare una soluzione all'antica questione del trono di Sicilia.

Il breve soggiorno mazarese del re e della regina Eleonora vide la nascita del quartogenito, Ruggero, che venne battezzato nella Cattedrale. Questo evento fu immortalato su un dipinto, di cui furono fatte due copie, una nel 1608, l'altra nel 1618: la prima andò distrutta nel 1918, mentre la seconda venne restaurata nel 1712, ed è oggi esposta presso il museo diocesano. In essa, si legge:

(LA)
« Rogerius, Fiderici et Eleonorae reginae filius, hic Mazariae ortus et renatus a. 1318 die 8 Maii.[11] »
(IT)
« Ruggero, figlio di Federico e della regina Eleonora, nato e battezzato a Mazara l'8 maggio 1318. »

Il dipinto originale, posto nella Cappella del Battistero in Cattedrale, andò perduto nel 1477, con il crollo del prospetto a mare della Cattedrale.

Tornato a Palermo dopo meno di un anno di soggiorno, Federico III il 14 luglio 1318 emise una serie di concessioni e privilegi ai Mazaresi[7]: furono aboliti tutti i tributi regi, in cambio dell'impegno nella riparazione delle mura della città; furono aboliti tutti i diritti di dogana e di fondaco per ogni tipo di merce e veniva concessa ai cittadini la possibilità di usufruire della legna delle foreste di Birribayda e Castelvetrano. Infine, l'istituzione di una fiera franca, libera da ogni diritto di corte o tassazione, della durata di trenta giorni, dal 21 luglio al 21 agosto ogni anno.

Regno di Pietro II e di Ludovico[modifica | modifica sorgente]

Regno di Federico IV[modifica | modifica sorgente]

Regno di Maria[modifica | modifica sorgente]

Regno di Martino I e marchesato dei Peralta[modifica | modifica sorgente]

Regno di Bianca[modifica | modifica sorgente]

Dominazione castigliana[modifica | modifica sorgente]

Regno di Ferdinando I[modifica | modifica sorgente]

Regno di Alfonso[modifica | modifica sorgente]

Signoria dei conti Cabrera[modifica | modifica sorgente]

Signoria del Duca di Calabria[modifica | modifica sorgente]

Città reginale di Giovanna[modifica | modifica sorgente]

Espulsione della comunità ebraica[modifica | modifica sorgente]

L'inquisizione[modifica | modifica sorgente]

Dominazione asburgica[modifica | modifica sorgente]

Regno di Carlo V[modifica | modifica sorgente]

Signoria dei Cardona[modifica | modifica sorgente]

Regno di Filippo II[modifica | modifica sorgente]

Regno di Filippo III e di Filippo IV[modifica | modifica sorgente]

I tumulti del 1647[modifica | modifica sorgente]

Regno di Carlo II[modifica | modifica sorgente]

Dominazione borbonica[modifica | modifica sorgente]

Regno di Filippo V[modifica | modifica sorgente]

Il brigante sata li viti[modifica | modifica sorgente]

La controversia liparitana[modifica | modifica sorgente]

Dominazione Savoia[modifica | modifica sorgente]

Regno di Vittorio Amedeo[modifica | modifica sorgente]

Dominazione austriaca[modifica | modifica sorgente]

Regno di Carlo VI[modifica | modifica sorgente]

Dominazione borbonica (1734-1806)[modifica | modifica sorgente]

Regno di Carlo III[modifica | modifica sorgente]

Dagli aragonesi ai Borbone[modifica | modifica sorgente]

In virtù della Pace di Utrecht, la Sicilia e quindi Mazara, nel 1713 passa ai Savoia, che manterranno la signoria dell'isola per appena cinque anni. Nel 1718, gli spagnoli intraprendono una campagna di riconquista, bloccati dagli Austriaci. Dopo sedici anni di dipendenza austriaca, Carlo di Borbone riunisce le sorti della Sicilia e quelle di Napoli, vincendo sugli austriaci nella battaglia di Bitonto del 1734.

Nel 1812 fu istituito il Distretto di Mazara. Durante il dominio borbonico sorgono numerosi insediamenti residenziali lungo le "trazzere" regie, mentre sulle sponde del Màzaro, già impegnate nei lavori di ammodernamento del porto, si incrementano gli stabilimenti per la lavorazione del pesce e dell'uva.

documento del PNF di Mazara del 1936

Dopo lo sbarco di Garibaldi a Marsala e la nascita del Regno d'Italia divenne uno dei tre circondari in cui era suddivisa la provincia di Trapani, il Circondario di Mazara, dal 1861 fino al 1927, quando restò solo la provincia. Vi fu istituito uno dei primi fasci della Sicilia, già nel 1921, guidato da Nino Sammartano.

Dal XX secolo a oggi[modifica | modifica sorgente]

Mazara oggi è il porto peschereccio più importante d'Italia, secondo in Europa, avvalendosi per molta parte di manodopera maghrebina.

Mazara è salita alla ribalta delle cronache nel marzo 1998, quando un peschereccio locale, comandato dal capitano Francesco Adragna, ha recuperato, a circa 480 metri di profondità nelle acque del Canale di Sicilia, una scultura bronzea di oltre 2 metri, risalente al periodo ellenistico, conosciuta con il nome di Satiro danzante.

La statua, dopo essere stata restaurata ed essere stata per un breve periodo in mostra a Roma, presso Montecitorio, dopo essere tornata a Mazara del Vallo, è ripartita per essere esposta all'Expo 2005 ad Aichi, in Giappone, presso il Padiglione Italia, dal 25 marzo 2005 al 25 settembre 2005.

Dalla metà di ottobre 2005 il Satiro danzante è nuovamente esposto a Mazara nell'omonimo museo in Piazza Plebiscito.

Nel giugno 2010 la città è stata riconosciuta dall'Assessorato regionale alle Attività Produttive quale comune ad economia prevalentemente turistica e città d'arte[12], e nell'agosto 2010 dall'Assessorato regionale al Turismo, Sport e Spettacolo quale comune a vocazione turistica[13].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Pitrè, Studi di poesia popolare, Palermo, 1875, ISBN non esistente.
  2. ^ Storia della città di Mazara, op. cit., p. 37
  3. ^ Autori Vari, Il lungo cammino della democrazia. Dalle Assise al Parlamento siciliano, Fondazione Federico II, Palermo, 1999.
  4. ^ De rebus gestis Rogerii Calabriae, op. cit., libro III
  5. ^ a b c d Selinunte Rediviva, op. cit.
  6. ^ a b c d e Mazara dopo i Musulmani fino alle Signorie, op. cit., pp. 21-23
  7. ^ a b Libro Rosso, op. cit.
  8. ^ Mazara dopo i Musulmani fino alle Signorie, op. cit., p. 32
  9. ^ a b Mazara dopo i Musulmani fino alle Signorie, op. cit., cap. 3, pp. 63-74
  10. ^ a b c Mazara dopo i Musulmani fino alle Signorie, op. cit., cap. 3, pp. 75-98
  11. ^ Storia della città di Mazara, op. cit., p. 68
  12. ^ Decreto del 1 giugno 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana Anno 64 Numero 28 del 18 giugno 2010 (PDF). URL consultato il 22 marzo 2011.
  13. ^ Decreto del 28 agosto 2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana Anno 61 Numero 43 del 1 ottobre 2010 (PDF), pp. 69-70. URL consultato il 1º agosto 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Abate Vito Pugliese, Selinunte Rediviva, 1810.
  • Archivio Storico di Mazara, Libro Rosso.
  • Filippo Napoli, Storia della città di Mazara, Mazara del Vallo, 1932, ISBN non esistente.
  • Enzo Gancitano, Mazara dopo i Musulmani fino alle Signorie - Dal Vescovado all'Inquisizione, 1ª ed., Castelvetrano, Angelo Mazzotta Editore, 2001, ISBN non esistente.
  • (LA) Gian Giacomo Adria, De valle Mazariae et laudibus Siciliae, Palermo, 1516.
  • (LA) Gian Giacomo Adria, Topographia inclitae civitatis Mazariae, Palermo, 1516.
  • (LA) Goffredo Malaterra, De rebus gestis Rogerii Calabriae et Siciliae Comitis et Roberti Guiscardi Ducis fratris eius.