Rosencrantz e Guildenstern sono morti (film)

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Rosencrantz e Guildenstern sono morti
Rosencrantz e Guildenstern sono morti.png
Rosencrantz e Guildenstern discutono su Amleto
Titolo originale Rosencrantz & Guildenstern Are Dead
Paese di produzione Regno Unito
Anno 1990
Durata 117 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico, commedia
Regia Tom Stoppard
Soggetto Tom Stoppard (omonima opera teatrale)
Sceneggiatura Tom Stoppard
Fotografia Peter Biziou
Montaggio Nicolas Gaster
Musiche Stanley Myers
Scenografia Vaughan Edwards e Ivo Husnjak
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Rosencrantz e Guildenstern sono morti è un film di Tom Stoppard del 1990, trasposizione cinematografica della commedia omonima. Durante tutto il lungometraggio Rosencrantz e Guildenstern sono impegnati in complesse ed assurde elucubrazioni sulla natura del caso e della morte.

La pellicola, girata in diverse località dell’ex-Jugoslavia, vinse il Leone d'Oro al miglior film alla 47ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia nel 1990.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Il film, come l’opera teatrale omonima di Tom Stoppard, si concentra su Rosencrantz e Guildenstern, amici d’infanzia di Amleto: diversamente dalla tragedia di Shakespeare, dove sono personaggi marginali, Stoppard attribuisce loro il ruolo di protagonisti.

Il senso d'irrealtà, una caratteristica costante nel film, traspare fin dal viaggio iniziale alla volta del castello di Elsinore, quando i due continuano a lanciare una moneta da cui esce immancabilmente testa. Probabilmente un’eco delle parole di Amleto "Time is out of joint" ("Il tempo è fuori dai cardini"). Da qui iniziano una serie di divagazioni su dove stanno andando e perché, senza arrivare ad una conclusione certa. Decidono di proseguire ugualmente, in fretta, per essere poi fermati da una compagnia di attori tragici.

Nel bel mezzo di una discussione con il capo della compagnia, Rosencrantz e Guildenstern si ritrovano nell’azione dell’Amleto. Il film si riallaccia alla tragedia di Shakespeare, quando il re Claudio e la regina Gertrude affidano ai due il compito di far divertire Amleto e indagare sulle cause della sua improvvisa afflizione. Dopo aver accettato questo compito, Rosencrantz e Guildenstern vagano per le stanze del castello, in una sequenza di scene dove l'assurdo e l'ironico si mescolano con la loro totale mancanza di comprensione degli eventi (confondendosi anche con i rispettivi nomi).

Per prepararsi al colloquio con Amleto, decidono che l'uno finga di essere il principe, mentre l'altro gli pone delle domande per scoprire le ragioni del suo "cambiamento". Malgrado questa sorta di preparazione, Amleto riesce ad essere abbastanza elusivo da costringerli ad interpretare il senso delle parole che ha detto loro. I rimandi alla trama dell'Amleto si susseguono, e mentre l'azione vera e propria è altrove, Rosencrantz e Guildenstern vedono arrivare al castello la compagnia teatrale incontrata in viaggio.

Le prime prove della compagnia portano in scena proprio ciò che deve ancora svolgersi della vicenda di Amleto: il suicidio di Ofelia, la carneficina a corte, e l'impiccagione di due uomini molto simili a Rosencrantz e Guildenstern. Segue un dialogo tra i due ed il capocomico sul destino, sulla morte e sull'attore. Le opinioni del capocomico lo fanno assomigliare a Shakespeare, creando una sorta di dialogo tra i Rosencrantz e Guildenstern cinematografici e l'autore vero e proprio della tragedia. Gli chiedono se loro possono operare dei cambiamenti nella trama delle tragedie che rappresentano ma quest’ultimo afferma che per tutti la parte è già scritta e, inevitabilmente, alla fine della rappresentazione tutti sono segnati alla morte.

La tragedia che gli attori preparano viene infine rappresentata davanti alla regina e al re, che lascia la sala in preda allo shock. Rosencrantz e Guildenstern ricevono allora il compito di scortare Amleto in Inghilterra e si ritrovano improvvisamente a bordo di una nave diretta verso la Gran Bretagna. La situazione sembra precipitare quando aprono la lettera consegnata loro dal re Claudio per il re inglese, finché non decidono di fare come se nulla fosse accaduto. Mentre dormono Amleto sostituisce la lettera e, come nella tragedia di Shakespeare, fugge sulla nave di pirati che li aveva attaccati.

Il finale del film è dato dalla ricomparsa della compagnia teatrale, con un ultimo dialogo sulla fatalità della morte, del destino e della tragedia teatrale. Infine il capocomico impersona il re d'Inghilterra, Rosencrantz e Guildenstern vengono impiccati (come scritto sulla falsa lettera di Amleto), mentre a corte si compie la carneficina descritta nelle pagine della tragedia. A tragedia appena conclusa l'Ambasciatore Inglese annuncia alla corte di Danimarca la morte di Rosencrantz e Guildenstern.

Particolarità della trama[modifica | modifica wikitesto]

Quando Rosencrantz e Guildenstern incontrano la prima volta la compagnia di attori e costoro danno dimostrazione della loro abilità per conquistare i due spettatori come pubblico, nel mezzo della rappresentazione si apre una valigia sul carro degli attori, da cui fuoriescono dei pentagrammi. In alcune scene del film questi fogli continuano a ricomparire, dando l’impressione che Rosencrantz e Guildenstern non abbiano mai veramente abbandonato il carro degli attori: proseguono il viaggio, tuttavia sono imprigionati nella scena, o, come dice il capo degli attori, sono parte della rappresentazione. Quest’impressione è rafforzata dal cambio di scene, repentino e improvviso tanto che Rosencrantz e Guildenstern non sanno mai come abbiano raggiunto i diversi luoghi. Dalla foresta alla sala da ballo della corte, da dietro un arazzo della camera della madre di Amleto, la Regina, alla nave che viaggia in direzione dell’Inghilterra: il ritmo incalza e a loro non rimane possibilità di capire come vi siano arrivati e dove siano.

Rosencrantz e Guildenstern si parlano come se non sapessero chi sia l’uno e chi l’altro, e il mondo esterno non li aiuta a fissarli in un’identità: dopo aver affidato loro il compito di sondare Amleto, il Re si accomiata salutandoli per nome, la Regina fa lo stesso ma scambiando i nomi.

Rosencrantz prepara un panino fatto come un hamburger ma non lo mangia dopo che Guildenstern lo critica di giocare sempre con il cibo. Fa l’esperienza di Galilei con il sasso e la piuma, come a Newton una mela cade sulla testa facendogli intuire l’effetto della gravità: sembra ogni volta essere sul punto di aver scoperto la legge sottesa al fenomeno, sta per parlare ma poi tace. Si sorprende del funzionamento di una carrucola riuscendo, con un piccolo sforzo, a sostenere il proprio peso corporeo. Similmente, mentre si fa il bagno, fa propria l'esperienza del Principio di Archimede. Inoltre con il torsolo di una mela inventa un rudimentale motore a vapore, con uno dei fogli di carta costruisce un moderno aeroplano ed intuisce, a metà rappresentazione, la legge di conservazione del moto e dell'energia di Newton ([Pendolo di Newton]): Guildenstern, impegnato a capire l’evolversi della vicenda, glieli distrugge scocciato.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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