Raphanus sativus

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Ravanello comune
Radish 3371103037 4ab07db0bf o.jpg
Raphanus sativus
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Capparales
Famiglia Brassicaceae
Genere Raphanus
Specie R. sativus
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Brassicales
Famiglia Brassicaceae
Nomenclatura binomiale
Raphanus sativus
L., 1753
Nomi comuni

Ravanello coltivato
Ramolaccio
Rafano
Radice

Il ravanello comune (Raphanus sativus L., 1753) è una diffusa pianta edule, appartenente alla famiglia delle Brassicaceae.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Brassicaceae (assieme alle Asteraceae) è una delle più numerose delle Angiosperme con circa 350 generi e 3000 specie[1], diffusa principalmente nella fascia temperata e fredda del nostro globo. Il genere Raphanus comprende pochissime specie, due delle quali sono presenti spontaneamente sul territorio italiano.

Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Brassicaceae all'ordine Capparales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Brassicales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra). Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Raphanus era chiamata anche Crociferae e a volte Cruciferae.

La collocazione di questa specie nell'ambito del genere non mette d'accordo tutti i botanici. In effetti ci sono tre proposte diverse per risolvere questo problema[2]:

  1. Il genere ha una sola specie, quella definita da Linneo: Raphanus raphanistrum; specie che viene suddivisa in diverse forme sub-specifiche come: sativus, typicus, niger, microcarpus, e altre. In questo caso la specie Raphanus sativus verrebbe chiamata: Raphanus raphanistrum var. sativus.
  2. Per altri botanici il genere ha due sole specie: Raphanus raphanistrum e Raphanus sativus.
  3. Il terzo gruppo di botanici (forse quello più numeroso) organizza il genere in una decina di specie, suddividendole poi in due sezioni:
    • RAPHANISTRUM : la siliqua presenta delle evidenti strozzature tra un articolo e l'altro (Raphanus raphanistrum);
    • EURAPHANUS : la siliqua è più compatta (le strozzature tra una articolo e l'altro sono appena rilevabili), inoltre i semi non si staccano uno dall'altro a maturazione del frutto (Raphanus sativus).

All'interno della sezione EURAPHANUS e quindi della specie Raphanus sativus sono state definite due varietà (relativamente all'areale europeo) in base al tipo di radice: “tonda” (var. radicula) o “lunga” (var, niger). Questa divisione però è tutt'altro che rigida in quanto individui a radice tonda potrebbero avere nelle generazioni successive discendenti a radice lievemente allungata e viceversa. Tuttavia non si è mai riscontrata una completa mescolanza tra le due varianti; cioè individui con radici rotonde non hanno mai generato discendenti con radici completamente allungate e viceversa.

In realtà ad una analisi più approfondita si riscontra che le varietà “bianche” (il colore si riferisce alla parte esterna della radice) si presentano con una gamma più ampia nella forma della radice (lunga, semilunga, globoso-allungata o rotonda), mentre le varietà “nere o grige” si presentano tipicamente solamente con due forme: lunghe o rotonde e non con forme intermedie. Esistono anche delle varietà minori: quella “gialla” a radici ovali o rotonde; quella “rosee, rosse e violette” con radici a varie forme come le “bianche”.

Gli orticultori a volte introducono una diversa divisione della specie, più pratica per le loro esigenze:

  • ”ravanelli di tutti i mesi” a varietà tonde e semilunghe;
  • ”ravanelli a forzatura” a varietà tonde e semilunghe.

Per “forzatura" si intende una varietà capace di essere pronta all'uso dopo appena 20 giorni dalla semina. Raphanus sativus è una pianta di origine ignota (forse da qualche ibridazione antica). Da ricerche fatte sembra che all'origine di queste piante ci siano due tipi primordiali diversi: (1) dal primo discenderebbero le Radici del Giappone con probabile origine nel Giappone o nella Cina; (2) dal secondo discenderebbero le Radici europee con probabile origine nell'Asia centrale (forse il Caucaso)[3].

Variabilità[modifica | modifica sorgente]

Nell'elenco che segue sono indicate alcune varietà e sottospecie (l'elenco può non essere completo e alcuni nominativi sono considerati da altri autori dei sinonimi della specie principale o anche di altre specie):

  • Raphanus sativus L. fo. albescens (Makino) M.Hiroe (1971)
  • Raphanus sativus L. fo. esculentus (Metzger ex Thell.) M.Hiroe (1971)
  • Raphanus sativus L. fo. exsuccus (Thell.) M.Hiroe (1971)
  • Raphanus sativus L. fo. micranthus Uechtr. (1884) (sinonimo = Raphanus × micranthus)
  • Raphanus sativus L. fo. raphanistroides Makino (1909)
  • Raphanus sativus L. subfo. niger (Miller) M.Hiroe (1971)
  • Raphanus sativus L. subfo. oleifer (DC.) M.Hiroe (1971)
  • Raphanus sativus L. subfo. silvester (Koch) M.Hiroe (1971)
  • Raphanus sativus L. subsp. acanthiformis (Blanch.) Stank. (1985)
  • Raphanus sativus L. subsp. esculentus Metzg. (1841)
  • Raphanus sativus L. subsp. raphanistroides Sazonova (1971)
  • Raphanus sativus L. subsp. sinensis Sazonova & Stank. (1985)
  • Raphanus sativus L. subsp. sinensis (Mill.) Sazonova (1971)
  • Raphanus sativus L. var. aka-daikon (Kitam.) Sazonova (1985)
  • Raphanus sativus L. var. caudatus (L.) L. H. Bailey
  • Raphanus sativus L. var. incarnatus Sazonova (1985)
  • Raphanus sativus L. var. lobo Sazonova & Stank. (1985)
  • Raphanus sativus L. var. longipinnatus LH Bailey (1920) (sinonimo = Raphanus sativus var. niger J. Kern.)
  • Raphanus sativus L. var. macropodus (H. Léveillé) Makino
  • Raphanus sativus L. var. mougri H. W. J. Helm (1967) (sinonimo = Raphanus sativus var. caudatus (L.) L. H. Bailey)
  • Raphanus sativus L. var, niger Miller.
  • Raphanus sativus L. var. niger J. Kern. (1789)
  • Raphanus sativus L. var. nonpinnatus L.H.Bailey (1920)
  • Raphanus sativus L. var. oblongus DC. (1821)
  • Raphanus sativus L. var. oleifer Stokes (sinonimo = Raphanus sativus var. oleiformis Pers.)
  • Raphanus sativus L. var. oleiformis Pers.
  • Raphanus sativus L. var. parvipinnatus L.H.Bailey (1920)
  • Raphanus sativus L. var. radicula
  • Raphanus sativus L. var. raphanistroides (Makino) Makino (1917)
  • Raphanus sativus L. var. roseus Sazonova (1971)
  • Raphanus sativus L. var. rotundus DC. (1821)
  • Raphanus sativus L. var. rubidus Sazonova (1971)
  • Raphanus sativus L. var. sativus
  • Raphanus sativus L. var. syrengeus Sazonova (1985)
  • Raphanus sativus L. var. syringeus Sazonova (1971)
  • Raphanus sativus L. var. virens Sazonova (1971)
  • Raphanus sativus L. var. virens Sazonova (1985)

Ibridi[modifica | modifica sorgente]

Con la specie Raphanus raphanistrum la pianta Raphanus sativus forma il seguente ibrido interspecifico:

  • Raphanus × micranthus (Uechtr.) O.E. Schulz in Engler (1919)

Sinonimi[modifica | modifica sorgente]

La specie Raphanus sativus ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco che segue indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:

  • Raphanus acanthiformis Morel (sinonimo di Raphanus sativus fo. raphanistroides)
  • Raphanus chinensis Miller (1768), non (L.) Crantz (1769)
  • Raphanus gayanus G. Don fil. ex Sweet (1839)
  • Raphanus hortensis Blacw.
  • Raphanus macropodus H. Léveillé
  • Raphanus monnetii Léveillé (1916)
  • Raphanus niger Miller (1768)
  • Raphanus officinalis Crantz
  • Raphanus orbicularis Miller (1768)
  • Raphanus raphanistrum L. subsp. sativus (L.) Domin (1910)
  • Raphanus raphanistrum L. var. sativus (sinonimo di Raphanus sativus var. radicula)
  • Raphanus raphanistrum L. var. niger (Miller) P. Fourn. (1936) (sinonimo di Raphanus sativus var. niger)
  • Raphanus raphanistrum L. var. radicula (DC.) P. Fourn. (1936)
  • Raphanus rotundus Miller (1768)
  • Raphanus taquetii H. Léveillé. (1912)
  • Raphanistrum gayanum Fischer & C.A. Meyer (1838)

Specie simili[modifica | modifica sorgente]

La pianta e i fiori di Raphanus sativus possono essere facilmente confusi con quelli del Raphanus raphanistrum. Un semplice metodo per distinguere le due specie è quello di osservare i frutti. Nella siliqua di Raphanus sativus i semi sono molto ravvicinati mentre per il Raphanus raphanistrum i semi sono più distanziati e la siliqua si restringe notevolmente per poi riallargarsi tra un seme e il successivo assumendo una forma più caratteristica (siliqua a strozzature).

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Raphanus) deriva dalla voce greca raphanos (e successivamente dal latino raphanus) che a sua volta è collegata alla radice greca raphys (= rapa) e al persiano antico rafe; il cui significato approssimativo è “rapida apparizione” alludendo alla rapida germinazione dei semi di queste piante[4]. Ma la parola raphanos potrebbe anche avere un collegamento a un'altra radice greca: raphis; il cui significato è “rafide” o “ago”, alludendo in questo caso alla forma sottile e allungata di alcune radici di queste piante[2].

Il nome specifico (sativus) significa letteralmente “ciò che è seminato”, indica quindi una pianta seminata e coltivata dall'uomo[5]. Il binomio scientifico attualmente accettato (Raphanus sativus) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753. In lingua tedesca questa pianta si chiama Garten-Rettich; in francese si chiama Radis cultivé; in inglese si chiama garden Radish.

Morfologia del “tipo” base[modifica | modifica sorgente]

Il portamento

Queste piante possono raggiungere l'altezza massima di un metro (minima 20 cm; altezza media 30 cm). Il ciclo biologico è biennale (la fioritura avviene nel secondo anno) e la pianta è monocarpica ossia produce un solo frutto all'anno. In certi casi può essere definita anche a ciclo annuale oppure perenne[6]. La forma biologica è terofita scaposa (T scap), sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo annuali, superano la stagione avversa sotto forma di seme. Sono inoltre munite di asse fiorale eretto con poche foglie. Ma possono essere definite anche emicriptofite scapose (H scap), ossia piante con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve. Tutta la pianta è fondamentalmente glabra.

Radici[modifica | modifica sorgente]

La radice è del tipo a fittone ingrossato con varie forme. Questa radice ha la caratteristica di accumulare inizialmente al suo interno diverse quantità di sostanze nutritive per poi essere utilizzate durante lo sviluppo successivo del fiore e del frutto. È questo il motivo per cui la radice si gonfia così notevolmente. Il colore normalmente è rosso vivo (ma vi sono molte varietà a colori diversi). Nelle specie selvatiche la radice tende a regredire in una forma sottile. Mentre invece nelle varietà coltivate la forma è molto varia (rotonda, globosa, semi-lunga, lunga). Dimensioni delle radici: larghezza 0,5 – 45 cm; lunghezza: 1 – 100 cm (in Cina e in Giappone la varietà longipinnatus LH Bailey possiede una radice da 50 kg di peso e 1 m di lunghezza, con rosette basali enormi di circa 2 m di diametro)[7].

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: assente
  • Parte epigea: la parte aerea è eretta e ramosa in alto. La superficie nella parte bassa è sparsa di setole riflesse o peli globulosi (lunghi 2 mm).

Foglie[modifica | modifica sorgente]

Le foglie inferiori (quelle basali) sono picciolate, lirate e divise in segmenti (normalmente 7 o più lobi). Il segmento terminale (apicale) è più grande ed ha una forma tonda; quelli laterali sono più piccoli ed hanno una forma ovale o oblunga e possono essere intercalati da altri segmenti più piccoli. Tutti i segmenti sono variamente dentati. Le foglie superiori (progressivamente ridotte) sono intere a forma lanceolata o ovale e con bordi dentati. Lunghezza del picciolo: 1 – 30 cm. Lunghezza delle foglie basali 4 – 8 cm. Dimensioni del lobo apicale: larghezza 2 – 3 cm; lunghezza 2 – 4 cm. Dimensione degli altri lobi laterali: larghezza 3 – 6 mm; lunghezza 8 – 12 mm.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

L'infiorescenza è formata da un racemo terminale e aperto composto da diversi fiori (nessuno dei quali in posizione apicale) con un brevi pedicelli. La fioritura avviene nel secondo anno di vita della pianta.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi (in realtà sono fiori dissimmetrici – a due piani di simmetria) e tetrameri (calice e corolla composti da 4 parti). I fiori non sono molto grandi e sono colorati di violetto, rosa-lillacino o bianco-rosato, ma a volte anche giallognolo. Diametro del fiore 15 – 25 mm.

* K 2+2, C 4, A 2+4, G 2 (supero)[8]

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una siliqua rigonfiata nella zona centrale e ristretta all'apice. Da un punto di vista anatomico è formata da due segmenti: una parte inferiore senza semi e una parte superiore semi-infera terminante con un becco. Le dimensioni di questo frutto sono tali per cui è quattro volte più lungo che largo. Non è deiscente lungo le due valve come le altre silique (delle specie di altri generi della stessa famiglia). Il frutto contiene diversi semi disposti nella direzione longitudinale e sono separati uno dall'altro da setti spugnosi trasversali. Tra un seme e l'altro la siliqua è appena strozzata (non così vistosamente come nelle altre specie dello stesso genere). Alcune serie di semi sono aderenti alla placenta che è molto fine. La superficie del frutto è percorsa da 6 – 8 solchi longitudinali. Dimensione dei frutti: larghezza 8 – 15 mm; lunghezza 30 – 70 mm. Lunghezza del becco: 10 – 15 mm.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Fitosociologia[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista fitosociologico la specie Raphanus sativus appartiene alla seguente comunità vegetale[9]:

Formazione : delle comunità terofiche pioniere nitrofile
Classe : Stellarietea mediae

Descrizione delle sottospecie[modifica | modifica sorgente]

Sono evidenziate soprattutto le differenze rispetto alla specie "tipo".

Varietà radicula[modifica | modifica sorgente]

  • Nome scientifico: Raphanus sativus var. radicula - Ravanello
  • Sottovarietà (o varietà orticole) :
    • a radice tonda: rotondo rosa, rotondo rosa precoce, rotondo rosa da forzare, rotondo scarlatto precoce e rotondo bianco, ecc.
    • a radice semilunga: mezzo-lungo rosa, mezzo-lungo a punta bianca, mezzo-lungo scarlatto, mezzo-lungo scarlatto da forzare, ecc.
    • a radice lunga: lungo rosa, lungo bianco, ecc.
  • Radice: la radice è piccola (diametro massimo 3 cm) e la forma è tonda o lievemente semi-lunga; il colore può essere rosa o rosso.
  • Diffusione: ItaliaEuropa.
  • Coltivazione: è un ortaggio che può essere consumato tutti i mesi dell'anno.

Varietà niger[modifica | modifica sorgente]

  • Nome scientifico: Raphanus sativus var. niger Miller. - Ramolaccio o Rafano o Radici d'inverno
  • Sottovarietà (o varietà orticole) :
    • varietà estive: bianco tondo da estate, bianco gigante da estate, rotondo giallo oro precoce, grigio estivo lungo di Colmar (in realtà è un semilungo), bianco di Strasburgo, nero lungo d'estate a polpa bianca, ecc.
    • varietà invernali: bianco di Russia (a grande radice), ovale precoce (un tondo di color ruggine), rosa invernale di Cina, nero grosso lungo d'inverno (con radice lunga fino a 30 cm), grosso rotondo nero d'inverno
  • Radice: la radice è più voluminosa a forma sub-globosa o decisamente allungata; il colore è nero, o nerastro o anche bianco. La parte interna consiste in una polpa bianca e dura (il sapore è piccante).
  • Diffusione: ItaliaEuropa.

Varietà raphanistroides[modifica | modifica sorgente]

  • Nome scientifico: Raphanus sativus fo. raphanistroides
  • Frutto: in questa sottospecie (giapponese) la siliqua è più tortuosa e l'interno è organizzato in diverse loggette monosperme meglio definite delle varietà europee.
  • Diffusione: Giappone.

Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

  • Sostanze presenti: “rafanolo”, diverse sostanze solforose, zuccheri e poco amido[10].
  • Proprietà curative: per questa specie la medicina popolare riconosce alcune proprietà curative come antiscorbutica (combatte lo scorbuto con la presenza di vitamine), antielmintica (elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti), antibatterica (blocca la generazione dei batteri), antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), astringente (limita la secrezione dei liquidi) e stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare). In particolare le radici stimolano l'appetito e la digestione.
  • Parti usate: prevalentemente la radici.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

I semi se spremuti secernono un olio piuttosto pungente (non adatto ai gusti europei) usato soprattutto nella cucina orientale[2]. Altrimenti le radici trovano impiego come antipasto o condimento a particolari piatti anche per assolvere ad una funzione di decorazione. Anche le giovani foglie possono essere mangiate crude in insalata con altre verdure.

Coltivazione[modifica | modifica sorgente]

I ravanelli vanno seminati in terreni leggeri ben concimati. Per avere raccolte scalari, le semine vanno ripetute a intervalli di 15-20 giorni. Durante la crescita il suolo va tenuto costantemente moderatamente umido, somministrando concimi azotati a pronto effetto in uno o due interventi. Per i ramolacci si dovrà tenere conto della varietà (estiva o invernale) e quindi si dovranno seminare circa due mesi prima della data di preventivata raccolta.

Notizie culturali[modifica | modifica sorgente]

Queste piante sono conosciute già da diversi millenni come attestano dei ritrovamenti fatti nelle varie civiltà antiche della Grecia, della Cina e dell'Egitto[2]. Da Plinio il Vecchio (Como, 23 – Stabia, dopo l'8 settembre 79), scrittore latino, sappiamo che gli antichi coltivavano delle piante chiamate Raphanus che probabilmente sono ascrivibili al moderno genere Raphanus.

Galleria fotografica[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 841
  2. ^ a b c d Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517
  3. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 504
  4. ^ Botanical names. URL consultato il 13 ottobre 2009.
  5. ^ Botanical names. URL consultato il 15 ottobre 2009.
  6. ^ Pignatti, op. cit., vol. 1 - pag. 482
  7. ^ eFloras Database. URL consultato il 14 ottobre 2009.
  8. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 12 ottobre 2009.
  9. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - pag. 612
  10. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 506

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 504 e pag. 517.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 482, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 612.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, p. 841, ISBN 88-7287-344-4.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]