Raphanus

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Ravanello
Raphanus sativus 2004-04-07.jpg
Raphanus sativus (Ravanello comune)
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Dilleniidae
Ordine Capparales
Famiglia Brassicaceae
Genere Raphanus
L., 1753
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Rosidi
(clade) Eurosidi II
Ordine Brassicales
Famiglia Brassicaceae
Specie
(Vedi : Specie di Raphanus )

Raphanus L. 1753 è un genere di piante Spermatofite Dicotiledoni appartenenti alla famiglia delle Brassicaceae, dall’aspetto di piccole erbacee annuali o bienni dalla tipica radice a fittone.

Sistematica[modifica | modifica sorgente]

La famiglia delle Brassicaceae (assieme alle Asteraceae) è una delle più numerose delle Angiosperme con circa 350 generi e 3000 specie[1], diffusa principalmente nella fascia temperata e fredda del nostro globo. Il genere Raphanus comprende pochissime specie, due delle quali sono presenti spontaneamente sul territorio italiano.

Il Sistema Cronquist assegna la famiglia delle Brassicaceae all'ordine Capparales mentre la moderna classificazione APG la colloca nell'ordine delle Brassicales. Sempre in base alla classificazione APG sono cambiati anche i livelli superiori (vedi tabella a destra).
Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Raphanus era chiamata anche Crociferae e a volte Cruciferae.

La collocazione delle varie specie nell'ambito del genere non mette d'accordo tutti i botanici. In effetti ci sono tre proposte diverse per risolvere questo problema[2]:

  1. Il genere ha una sola specie: Raphanus raphanistrum; specie che viene suddivisa in diverse forme sub-specifiche come: sativus, typicus, niger, microcarpus, e altre.
  2. Per altri botanici il genere ha due sole specie: Raphanus raphanistrum e Raphanus sativus.
  3. Il terzo gruppo di botanici (forse quello più numeroso) organizza il genere in una decina di specie, suddividendole poi in due sezioni:

Qui di seguito viene proposta la classificazione scientifica di questo genere[3]:

Famiglia : Brassicaceae, definita dal botanico britannico Gilbert Thomas Burnett (15 aprile 1800 – 27 luglio 1835) nel 1835.
Sottofamiglia : Raphanoideae, definita sempre da Gilbert Thomas Burnett nel 1835.
Tribù : Raphaneae definita dal botanico e micologo svizzero Augustin Pyrame de Candolle (Ginevra, 4 febbraio 1778 – 9 settembre 1841) nel 1821.
Genere : Raphanus L. (1753).

Specie spontanee della flora italiana[modifica | modifica sorgente]

Due sole sono le specie spontanee in Italia:

  • Raphanus sativus L. - Ravanello comune : il diametro del frutto è di 8 – 15 mm; il frutto inoltre è poco o nulla ristretto fra i singoli semi. L'altezza della pianta varia da 20 a 30 cm; il ciclo biologico è annuo o bienne; la forma biologica è terofita scaposa (T scap) ma anche emicriptofite scapose (H scap); il tipo corologico è incerto; l'habitat tipico sono le colture specifiche; la diffusione sul territorio italiano è totale; questa pianta arriva fino ad una altitudine di 1000 m s.l.m..
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Specie di Raphanus.

Etimologia[modifica | modifica sorgente]

Il nome generico (Raphanus) deriva dalla voce greca raphanos (e successivamente dal latino raphanus) che a sua volta è collegata alla radice greca raphys (= rapa) e al persiano antico rafe; il cui significato approssimativo è “rapida apparizione” alludendo alla rapida germinazione dei semi di queste piante[4]. Ma la parola raphanos potrebbe anche avere un collegamento ad un'altra radice greca: raphis; il cui significato è “rafide” o “ago”, alludendo in questo caso alla forma sottile e allungata di alcune radici di queste piante[5].
Da queste brevi note si intuisce che la conoscenza di queste piante va molto indietro nel tempo. Infatti erano conosciute, sotto varie forme culturali, già da diversi millenni come attestano dei ritrovamenti fatti nelle varie civiltà antiche della Grecia, della Cina e dell'Egitto[6].

Il nome scientifico attualmente accettato per questo genere (Raphanus) è stato proposto da Carl von Linné (Rashult, 23 maggio 1707 –Uppsala, 10 gennaio 1778), biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione Species Plantarum del 1753.

Morfologia del “tipo base”[modifica | modifica sorgente]

Il portamento (Raphanus sativus)

L'altezza di queste piante varia da alcuni decimetri fino al metro. La forma biologica prevalente in questo genere è terofita scaposa (T scap), sono piante erbacee che differiscono dalle altre forme biologiche poiché, essendo a ciclo biologico annuale, superano la stagione avversa sotto forma di seme. Sono inoltre munite di asse fiorale eretto con poche foglie. Alcune specie possono presentarsi come emicriptofite scapose (H scap) o anche a ciclo biologico bienne o perenne.

Radici[modifica | modifica sorgente]

Le radici (Raphanus sativus)

La radice è del tipo a fittone. Può essere sottile oppure ingrossata con varie forme. Questa radice ha la caratteristica di accumulare inizialmente al suo interno diverse quantità di sostanze nutritive per poi essere utilizzate durante lo sviluppo successivo del fiore e del frutto.

Fusto[modifica | modifica sorgente]

  • Parte ipogea: assente
  • Parte epigea: la parte aerea del fusto è eretta e ascendente oppure prostrato-ascendente, in genere poco ramosa. Eventualmente la superficie del fusto può presentarsi irta di peli.

Foglie[modifica | modifica sorgente]

La foglia (Raphanus raphanistrum)

Può essere presente una rosetta basale. La forma delle foglie inferiori (o basali) è pennato-lirate con 5, 7 o più segmenti e sono picciolate. Il segmento apicale è lanceolato oppure rotondo o anche ovale, in tutti i casi è più grande degli altri; quelli laterali infatti hanno dimensioni minori. I margini sono tutti dentati. Le foglie cauline sono progressivamente ridotte e sub-sessili con lamina intera (lanceolata-ovale) e con bordi dentati.

Infiorescenza[modifica | modifica sorgente]

Infiorescenza (Raphanus sativus)

L'infiorescenza è formata da un racemo terminale aperto e composto da diversi fiori (nessuno dei quali in posizione apicale) ognuno dei quali con brevi pedicelli.

Fiore[modifica | modifica sorgente]

Il fiore (Raphanus raphanistrum)

I fiori sono ermafroditi, attinomorfi (in realtà sono fiori dissimmetrici – a due piani di simmetria), tetrameri (calice e corolla composti da 4 parti) e dialipetali. Il colore dei fiori è giallo, violetto, rosa-lillacino, bianco o bianco-rosato

* K 2+2, C 4, A 2+4, G 2 (supero)[7]
  • Corolla: i petali, in posizione alternata ai sepali, sono 4 a forma spatolata o obovata, lievemente biloba; sono inoltre unguicolati. La superficie presenta delle vistose nervature a colore più scuro, mentre i bordi sono smarginati.

Frutti[modifica | modifica sorgente]

Il frutto è una siliqua di tipo lomentaceo, appuntita all'apice ed eretta la cui forma è quattro volte più lunga che larga. Nel senso longitudinale del frutto sono presenti 6 – 8 nervature (sono quasi dei solchi). Il frutto è inoltre peduncolato. Da un punto di vista anatomico la siliqua è formata da due segmenti: una parte inferiore senza semi e una parte superiore semi-infera terminante con un becco. Il frutto contiene diversi semi (3–11) disposti nella direzione longitudinale e sono separati uno dall'altro da setti spugnosi trasversali. Tra un seme e l'altro può esserci o no una strozzatura (dipende della specie). Alcune serie di semi sono aderenti alla placenta che è molto fine. I semi inoltre sono sprovvisti di endosperma, ma sono oleaginosi e ricoperti da due tegumenti. Questo frutto non è deiscente lungo le due valve come le altre silique (delle specie di altri generi della stessa famiglia): infatti a volte il frutto si separa in segmenti che però non si aprono, altre volte la siliqua intera cade a terra sempre senza deiscenza valvare.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

La distribuzione di queste piante è molto ampia: Europa, Asia occidentale, Africa boreale e l'India, il Giappone e l'America (queste ultime tre aree probabilmente per naturalizzazione).

Entrambe le specie (comprese le sottospecie) spontanee della flora italiana vivono sull'arco alpino. La tabella seguente mette in evidenza alcuni dati relativi all'habitat, al substrato e alla diffusione di queste specie nella specifica zona alpina[8].

Specie Comunità
vegetali
Piani
vegetazionali
Substrato pH Livello trofico H2O Ambiente Zona alpina
R. sativus 2 collinare
montano
Ca Si neutro alto medio B1 B2 B9 BG BZ BL
R. raphanistrum
subsp. landra
2 collinare Ca Si neutro alto secco B1 B2 VC BS UD
R. raphanistrum
subsp. raphanistrum
2 collinare
montano
Ca/Si Si acido alto medio B1 B2 tutto l'arco alpino
(escl. CN VC BG)

Legenda e note alla tabella.
Per il “substrato” con “Ca/Si” si intendono rocce di carattere intermedio (calcari silicei e simili); vengono prese in considerazione solo le zone alpine del territorio italiano (sono indicate le sigle delle province).

Comunità vegetali:
2 = comunità terofiche pioniere nitrofile


Ambienti:
B1 = campi, colture e incolti
B2 = ambienti ruderali, scarpate
B9 = zone coltivate


Usi[modifica | modifica sorgente]

Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

Farmacia[modifica | modifica sorgente]

Per alcune specie di questo genere la medicina popolare riconosce le seguenti proprietà curative : antiscorbutica (combatte lo scorbuto con la presenza di vitamine), antielmintica (elimina svariati tipi di vermi o elminti parassiti), antibatterica (blocca la generazione dei batteri), antispasmodica (attenua gli spasmi muscolari, e rilassa anche il sistema nervoso), astringente (limita la secrezione dei liquidi) e stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare). In particolare le radici stimolano l'appetito e la digestione.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Alcune specie (in modo particolare Raphanus sativus) sono eduli. Le radici di queste specie trovano impiego come antipasto o condimento a particolari piatti anche per assolvere ad una funzione di decorazione. Anche le giovani foglie possono essere mangiate crude in salata con altre verdure.

Industria[modifica | modifica sorgente]

Dai semi se spremuti si ricava un olio piuttosto pungente (non adatto ai gusti europei) usato soprattutto nella cucina orientale[9].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Strasburger, op. cit., vol. 2 - pag. 841
  2. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517
  3. ^ Crescent Bloom. URL consultato il 17-10-2009.
  4. ^ Botanical names. URL consultato il 13-10-2009.
  5. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517
  6. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517
  7. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 15-10-2009.
  8. ^ Flora Alpina, op. cit., vol. 1 - pag. 612
  9. ^ Motta, op. cit., vol. 3 - pag. 517

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume terzo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, pag. 517.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume primo, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 482, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 612.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Eduard Strasburger, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, pag. 841, ISBN 88-7287-344-4.

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