Stabiae

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 40°41′58.51″N 14°29′31.18″E / 40.699586°N 14.491995°E40.699586; 14.491995

L'ingresso con protiro di Villa Arianna

Stabiae era un'antica città dell'Italia meridionale che sorgeva nei pressi dell'odierna Castellammare di Stabia, in una zona chiamata Varano a pochi passi dal comune di Gragnano. La città scomparve insieme a Pompei, Ercolano e Oplontis durante l'eruzione del Vesuvio avvenuta nel 79.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Affresco parietale di Villa Arianna

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Fondata dai Sanniti e in seguito conquistata dagli Etruschi e successivamente dai Greci, che avevano nella vicina Cuma un rifugio sicuro, Stabiae, il cui nome probabilmente deriva da Stabula (Stalla)[1], si presentava come una città fortificata, ubicata su una collinetta oggi chiamata Varano, a picco sul mare e protetta alle spalle dalla catena dei monti Lattari. La piccola città viveva principalmente di agricoltura e pastorizia, vista la fecondità della terra, e di pesca, grazie la vicinanza al mare.

L'epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Nel 340 a.C. Stabiae viene conquistata dai romani e continua a svolgere il suo ruolo di città di campagna rifornendo le più grandi e importanti città di Pompei ed Ercolano. Nonostante l'attività di secondo piano, il suo prestigio aumenta sempre di più tanto che oltre al nucleo centrale si formano tante piccole comunità intorno alle sue mura, spesso fattorie: si parla di quello che viene definito "Ager Stabiano". Queste "ville rustiche" sorgono nelle odierne zone di Santa Maria la Carità, Sant'Antonio Abate, Gragnano e Casola di Napoli.

Molti giovani stabiani, così come ricordato da Silio Italico[2], presero parte alla seconda guerra punica su una nave della flotta di Marcello.

Uno dei due eventi che cambierà la storia di questa cittadina è datato 89 a.C., anno in cui, durante le guerre sociali, Lucio Cornelio Silla conquistò e rase al suolo Stabiae. Silla, non trovando alcun modo per poter entrare in città, si limitò ad aspettare fuori le mura impedendo l'arrivo di rifornimenti: la popolazione stremata si arrese.

Stabiae rinasce non più come una città fortificata bensì come un luogo di villeggiatura di ricchi patrizi romani. Sulla collina di Varano sorgono quindi tantissime ville, con reparti termali e affrescate con meravigliosi dipinti. Addirittura alcune ville, tra cui quella di Arianna, avevano un accesso privato alla spiaggia mediante una serie di rampe e scale. La zona fu colpita da un violento terremoto nel 62, di cui si trova traccia nelle frequenti immorsature in opera laterizia.

L'eruzione del Vesuvio[modifica | modifica wikitesto]

Plinio il Vecchio, morto a Stabiae durante l'eruzione del Vesuvio del 79

Alle 13 del 24 agosto del 79 un forte boato risuonò per tutto il golfo di Napoli: era iniziata l'eruzione del Vesuvio, una delle più catastrofiche della storia: oltre a Pompei, Oplontis ed Ercolano, anche Stabiae verrà cancellata per sempre. L'eruzione provocò la caduta di alcuni tetti e seppellì le abitazioni sotto un fitta coltre di cenere, ma a differenza degli altri centri sono stati trovati pochissimi resti umani, molto probabilmente perché durante l'eruzione, le ville erano in fase di ristrutturazione a causa dei terremoti che avevano precorso l'eruzione vera e propria.

Una vittima illustre è comunque da ricordare: si tratta di Plinio il Vecchio, che dopo aver visto l'esplosione da Capo Miseno si diresse verso Pompei per osservarla più da vicino. Con la sua flottà notò che era impossibile avvicinarsi a Pompei e fece rotta verso Stabiae: qui morì su una spiaggia per aver respirato esalazioni tossiche. È stato anche proposto che una delle ville fosse proprio quella di Pomponiano, citata da Plinio il Giovane,[3] in cui lo zio passò l'ultima notte prima di morire.[4]

Dopo l'eruzione[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'eruzione del Vesuvio, si assistette contrariamente a Pompei ed Ercolano ad una ripresa della vita nella zona di Stabiae: ovviamente non si sviluppa un centro urbano ordinato bensì piccole fattorie dove la principale attività svolta è l'agricoltura e la pastorizia aiutata anche dall'ottimo clima e dall'abbondanza di acque[5]. Anche Galeno infatti dice:

« Dalle rovine della terribile eruzione del Vesuvio, che stese un funebre lenzuolo di lapilli e di cenere sulla Campania tutta, molte città non risorsero più, di alcune anzi si perdette perfino il nome: Pompei, Ercolano, Oplonti, Torà. Se Stabia risorse ben presto, dovette ciò alla fama del suo clima, delle sue acque, del suo latte »
(Galeno, De methodo medendi, lib. V)

A testimonianza della ripresa della vita nei pressi di Stabiae già a 40 anni dopo l'eruzione è il ritrovamento di un cippo militare posto nel 121 d.C., su ordine dell'imperatore Adriano, all'undicesimo miglio della strada di collegamento tra Stabiae e Nuceria, riaperta subito dopo l'eruzione[6]. Tale cippo receva la scritta:

« XI - IMP. CAESAR - DIVI TRAIANI - PARTHICI F. - DIVI NERVAE - TRAIANUS-HADRIANUS - AUGUSTUS - TRIB. POT. V COS. III - FECIT[7] »

Un nuovo tessuto urbano poi si andò sviluppando nel corso degli anni non più sul pianoro di Varano dove sorgeva l'antica Stabiae bensì nella piana sottostante, cuore della moderna Castellammare di Stabia.

Scavi archeologici[modifica | modifica wikitesto]

L'impluvium di Villa San Marco
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Scavi archeologici di Stabia.

I primi scavi archeologici sulla collina di Varano per riportare alla luce l'antica Stabiae vennero effettuati dai Borbone verso la fine del '700 ed in particolare nel periodo compreso tra il 1749 ed il 1782: furono poi interrotti per spostare sia la forza lavoro degli operai sia le richieste economiche verso Pompei ed Ercolano che offrivano molte più prospettive: da questa prima campagna di scavi molte suppellettili e pitture vennero asportate e portate al Real Museo, ma le mappe disegnate dagli archeologi del tempo risultarono poi essere molto utili a quelli del futuro in quanto molto precise e dettagliate. Gli scavi a Stabiae ripresero solamente nel 1950 ad opera del preside Libero D'Orsi, che riportò alla luce alcune delle ville già scavate ed indicate nelle mappe dell'epoca borbonica come Villa San Marco e Villa Arianna. Ad oggi sono queste le ville visitabili, insieme ad una terza parzialmente scavata chiamata Secondo Complesso.

Nel 2001 è nata un'associazione onlus italo-americana chiamata Restoring Ancient Stabiae (RAS) allo scopo di creare un parco archeologico, di completare la campagna di scavi e di promuovere le bellezze delle ville stabiane nel resto del mondo[8]: oggi continuano ad essere esplorate sia Villa San Marco che Villa Arianna, anche se sovente, a volte per motivi puramente casuali come pulizie e a seguito di forti acquazzoni riaffiorano reperti e mura di costruzioni romane o addirittura di epoca precedente di cui si ignorava l'esistenza. I reperti provenienti da Stabiae sono stati il tema centrale di due mostra itinerante nel mondo: la prima con il nome di In Stabiano e la seconda con il nome di Otium Ludens: le città toccate in quest'ultima mostra sono state San Pietroburgo, Hong Kong e Ravenna ed è stata riconosciuta come la quarta esposizione più bella a livello mondiale del 2007[9].

Tra i reperti più significativi provenienti dagli scavi stabiani è da ricordare la Primavera di Stabiae, affresco raffigurante la dea della primavera, il Pastore, una statua di circa 60 cm, un carro agricolo con nelle vicinanze lo scheletro di un cavallo, la Venditrice di amorini, dipinto che influenzò l'arte neoclassica del Settecento[10] e la statua di Doryphoros, reperto intriso di mistero, probabilmente ritrovato nel 1976, in quanto non è mai stata stabilito da quale sito archeologico stabiano provenisse[11].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'origine del nome Stabiae. URL consultato il 27 aprile 2009.
  2. ^ Stabiani nella seconda guerra punica. URL consultato il 27 aprile 2009.
  3. ^ Plinio il Giovane, Epistulae, VI, 16
  4. ^ Stabia, Enciclopedia Italiana - III Appendice (1961), Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani
  5. ^ L'opinione di Stabia - Galeno e la rinascita di Stabiae. URL consultato il 27 aprile 2009.
  6. ^ Soprintendenza archeologica di Pompei - Storia di Stabiae. URL consultato il 27 aprile 2009.
  7. ^ CIL X, 06939
  8. ^ La mission di Restoring Ancient Stabiae. URL consultato il 27 aprile 2009.
  9. ^ Otium Ludens, la quarta mostra migliore al mondo del 2007. URL consultato il 27 aprile 2009.
  10. ^ Antonio Ferrara, Castellammare di Stabia - Guida Breve agli scavi di Stabiae, Castellammare di Stabia, Nicola Longobardi Editore, pp. 5.
  11. ^ Il Doryphoros di Stabiae. URL consultato il 27 aprile 2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Ciro Cacciola et al. Rivivi la Città. Napoli, Progetto Impresa, 1996.
  • Antonio Ferrara. Castellammare di Stabia: guida breve agli scavi di Stabiae. Castellammare di Stabia, Nicola Longobardi Editore.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]