Prestito linguistico

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Si definisce prestito linguistico, o semplicemente prestito, una parola, una struttura sintattica o un fonema che entrano a far parte del patrimonio di una determinata lingua e provengono da una comunità di lingua diversa, in seguito al contatto tra culture diverse. Con la stessa parola si intende anche il fenomeno stesso di adozione della parola straniera. Secondo Vinay e Darbelnet, spesso i prestiti linguistici diventano di uso comune grazie a una traduzione[1].

Come nota Paolo D'Achille, "il fenomeno del prestito, comune a tutte le lingue, è dovuto a fattori extralinguistici": può infatti essere causato da contiguità territoriale tra due lingue, da movimenti migratori, da vicende socio-politiche, da rapporti economici e culturali. L'occasione dell'affermarsi di un prestito è data dalla presenza di parlanti bilingui.[2]

Inizialmente, l'estraneità dei prestiti è ovviamente più forte, per cui per la storia di un prestito è molto importante il fattore tempo: un termine può essere considerato "straniero" e poi far parte a tutti gli effetti del lessico dei parlanti (con o senza adattamenti); può essere considerato accettato quando il suo uso è percepito come normale dai parlanti (non importa se essi conoscano molto, poco o nulla la lingua e la cultura da cui proviene). Già Machiavelli aveva delineato alcuni principi base dell'adozione dei prestiti linguistici (in particolare, la possibilità di un prestito "di necessità" e quella dell'adattamento delle forme provenienti dall'esterno a quelle più consuete per la lingua che riceve):

« qualunque volta viene o nuove dottrine in una città o nuove arti, è necessario che vi venghino nuovi vocaboli, e nati in quella lingua donde quelle dottrine o quelle arti son venute; ma riducendosi, nel parlare, con i modi, con i casi, con le differenze e con gli accenti, fanno una medesima consonanza con i vocaboli di quella lingua che trovano, e così diventano suoi; perché, altrimenti, le lingue parrebbono rappezzate e non tornerebbono bene. »
(Niccolò Machiavelli, Discorso intorno alla nostra lingua, 1524/1525)

È corrente anche il termine di forestierismo: anche in questo caso si indica una parola, un modo di dire, una frase o altra costruzione linguistica importata da altra lingua. Deriva dal basso latino foristarius[3], "persona che sta o viene da fuori".

Tipologie[modifica | modifica sorgente]

Prestiti di necessità e prestiti di lusso[modifica | modifica sorgente]

Si distinguono prestiti "di necessità" e prestiti "di lusso" a seconda della reale esigenza che la lingua che li adotta ha di essi:

  • prestiti di necessità: sono parole introdotte quando ad esempio viene scoperto un nuovo oggetto o comunque entra un nuovo referente (patata, caffè, juke-box...), riempiendo un vuoto lessicale o semantico[4]
  • prestiti di lusso (o "di prestigio"): teoricamente superflui in quanto esiste già nella lingua un termine col medesimo significato; si usano per la particolare sfumatura espressiva che hanno e per aumentare il prestigio di ciò che designano (show, boom, click, manager, baby-sitter)

Di fatto la distinzione tra prestiti di necessità e prestiti di lusso "non regge dal punto di vista scientifico, perché da un lato tutto può essere denominato attraverso meccanismi interni di formazione delle parole, dall'altro le parole straniere possono avere connotazioni diverse dalle corrispondenti voci" della lingua che accoglie il prestito.[2] Ad esempio, dopo la scoperta dell'America, l'italiano, per indicare il Solanum tuberosum, ha adottato, attraverso la mediazione dello spagnolo, una voce indigena, giungengo così alla voce patata, mentre per il Solanum lycopersicum sono state usate usate le parole italiane pomo e oro, ottenendo pomodoro; il francese, per indicare le stesse piante, ha operato in modo opposto (pomme de terre e tomate). Per altro verso, la voce baby sitter non corrisponde affatto alla figura della bambinaia del passato e la voce gay ha una connotazione diversa rispetto a omosessuale.[5]

Prestiti integrati e prestiti acclimatati[modifica | modifica sorgente]

Nella lingua scritta le parole, locuzioni o in generale le costruzioni linguistiche straniere, eventualmente trascritte se non appartenenti allo stesso sistema di scrittura, possono avere effetti direttamente sul lessico oppure sulla morfologia della lingua ospite. In particolare, le parole possono entrare nella lingua ospite in varie forme:

  • un prestito si dice "integrato" (o "adeguato") quando la lingua che lo accoglie ne modifica la forma per adeguarlo (attraverso adattamento) al proprio sistema morfologico o fonologico (ad esempio: le parole italiane lanzichenecco, bistecca o toeletta rispettivamente dal tedesco Landsknecht, l'inglese beef-steak, il francese toilette, oppure lo spagnolo mitin dall'inglese meeting ecc.).[6]
  • si dice invece "acclimatato" quando il materiale fonico non viene modificato (ad esempio, gli italofoni oltre alla forma toeletta usano anche toilette, che è appunto la versione acclimatata) o viene modificato solo inconsapevolmente sul piano intonativo oppure, se trasmesso attraverso la lingua scritta, viene modificato per via della pronuncia abituale della lingua che riceve (così gli italofoni usano la parola inglese starter ma non la pronunciano come gli anglofoni).[6]

Le ragioni del prestito[modifica | modifica sorgente]

Prestito lessicale[modifica | modifica sorgente]

Il fenomeno del prestito nasce dall'esigenza di nominare un concetto o un oggetto che nella lingua di destinazione non ha un nome proprio. Il prestito ha dunque la funzione di colmare una lacuna lessicale presente nella lingua che accoglie il termine.

Il vocabolo viene generalmente adeguato al sistema fonologico (e talvolta ortografico) della lingua che lo riceve. Ad esempio, quando gli spagnoli giunsero nel Nuovo Mondo, gli europei dovettero dare il nome a piante, animali e frutti fino ad allora sconosciuti nel Vecchio Mondo; in italiano:

  • avocado viene dal nahuatl auacatl, attraverso lo spagnolo aguacate, poiché i primi esportatori di tale frutto furono gli Spagnoli;[7]
  • puma, in modo simile, risale al quechua, (sempre attraverso lo spagnolo);
  • caffè, invece, viene dall'arabo qahwaʰ, attraverso il turco qahve.

Nida afferma che “il prestito linguistico di parole straniere è spesso considerato una pratica più sicura della creazione di parole usando componenti lessicali indigene”, ma quando si diffondono nella cultura ricevente “sono sempre soggette a cambiamenti di significato e spesso modificano il proprio orientamento semantico”. Per esempio, la parola spagnola rio (fiume) è presa in prestito dal triqui, una lingua che veniva parlata nell'attuale Messico, in cui significava “barca”.[8]

Talvolta il vocabolo viene acquisito senza che la lingua di adozione introduca una nuova parola per sostituire il prestito. Questo può essere determinato dalla supremazia di una lingua in un determinato settore. Un esempio di quanto appena affermato è il linguaggio informatico inglese, da cui l'italiano ha attinto molti vocaboli quali scanner, mouse o webcam.

Prestiti dalla lingua italiana[modifica | modifica sorgente]

Numerosi sono altresì gli italianismi, ossia i prestiti ad altre lingue di termini italiani. Per ragioni storiche i prestiti dall'italiano si concentrano soprattutto in singoli settori, nei quali l'italiano, soprattutto in epoca rinascimentale, aveva il ruolo di lingua di riferimento. Si trovano quindi prestiti linguistici in campo finanziario: per esempio, in inglese bank da "banca" (o "banco", con lo stesso significato) e bankrupt da "bancarotta"; in tedesco Konto, Risiko e Kredit, rispettivamente da "conto", "rischio" e "credito".[9]

Vi sono numerosi prestiti nel campo semantico delle arti: per la musica, molto simili nelle diverse lingue europee, si hanno viola, piano, crescendo e così via, pressoché identici anche nella morfologia (non però nella pronuncia); per le arti figurative si ricordano, in francese, italianismi come aquarelle, graffiti e fresco (dall'italiano rinascimentale "al fresco", moderno "affresco"), ed i paralleli in altre lingue.

Altri prestiti dall'italiano sono l'inglese antenna (o il tedesco Antenne); il tedesco e inglese alarm (sostantivo derivato a sua volta dalla locuzione all'arme!).[10]

Infine, numerosissimi i prestiti nel campo della gastronomia e dell'alimentazione, per l'innovazione portata nei secoli in tali settori dalla cultura italiana: su tutte, la parola pizza, prestata a diverse lingue. Alcuni altri esempi: l'inglese parmesan (da parmigiano), salami (da salami, plurale di salame), lo spagnolo ñoqui (da gnocchi, plurale di gnocco) ecc.

Prestito fonologico[modifica | modifica sorgente]

Alcuni fonemi non presenti in una lingua entrano in uso assieme alla parola straniera: ad esempio la fricativa postalveolare sonora [ʒ] attraverso il prestito del francesismo garage, o la vocale anteriore semichiusa arrotondata [ø] attraverso il prestito dal lombardo cassoeula in italiano.

A differenza dell'italiano, alcune lingue hanno risolto il problema della trascrizione dei fonemi ad esse estranei, ad esempio il tesco usa il tetragramma dsch per indicare l'affricata postalveolare sonora [ʤ].

Fenomeni analoghi[modifica | modifica sorgente]

Le esigenze che portano a un prestito possono portare in alternativa all'adozione di un neologismo "semantico", che è l'estensione del significato di un termine già presente nella lingua di adozione (ad esempio in italiano realizzare ha assunto il significato di rendersi conto come calco linguistico dell'inglese to realize).[11] Va comunque detto che se per "neologismo" in senso stretto si intende la parola nuova che in una certa lingua è formata con materiali propri di quella lingua, in senso lato anche i prestiti possono essere intesi complessivamente come neologismi.[12]

Anche alcune strutture sintattiche, formalmente scorrette, sono entrate in uso: il sintagma "la seconda città più grande" non è corretto in quanto vi è la contraddizione di un superlativo relativo, però è ammesso nella lingua inglese.

La scelta di ricorrere ad un prestito piuttosto che ad un calco è legata normalmente al prestigio di cui gode, nel particolare campo semantico di riferimento, la lingua da cui si preleva il termine; ad esempio oggigiorno il linguaggio scientifico e quello tecnologico presentano molti prestiti dall'inglese, (basti pensare a termini come internet, Hi-Fi, computer); oppure il linguaggio musicale, sviluppatosi e diffusosi quando l'italiano godeva di un notevole prestigio culturale.

L'atteggiamento delle culture nei confronti del prestito[modifica | modifica sorgente]

Ogni cultura ha un atteggiamento particolare nei confronti dei prestiti linguistici. “In alcune società si dà per scontato che è necessario usare parole straniere per le cose nuove, come in inglese”[8]. L'inglese, infatti, ha sempre preso in prestito parole straniere provenienti delle culture con cui è entrato in contatto e la loro diffusione non è mai stata limitata per via dell'assenza di un'accademia nazionale che si incaricasse di circoscriverli e di preservare la purezza della lingua nei paesi anglofoni. Altre società, invece, preferiscono creare equivalenti descrittivi, basati su propri modelli grammaticali o di formazione della frase, come in tedesco e in francese.

Critica al prestito: il forestierismo[modifica | modifica sorgente]

Il prestito linguistico è spesso visto criticamente ed assume allora spesso la denominazione di forestierismo. In alcuni stati, la legge tutela la lingua del paese con norme severe. Per contenere l'uso indiscriminato di forestierismi ritroviamo ad esempio in Francia l'Académie Française, la quale ha anche lo scopo di stilare una lista di termini francesi equivalenti ai forestierismi per ogni ambito della vita sociale (ha pubblicato per esempio un vocabolario di termini informatici). L'Académie Française si impegna inoltre sia attraverso il suo dizionario, pur escludendo che al giorno d'oggi si possa parlare attualmente di una invasione di anglicismi, almeno in Francia.[13]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Shuttleworth M., Cowie M. 1997, Dictionary of translation studies, Manchester, St. Jerome.
  2. ^ a b D'Achille, L'italiano contemporaneo, 2010, cit., p. 66.
  3. ^ Versione in linea del Vocabolario Etimologico della Lingua Italiana di Ottorino Pianigiani
  4. ^ sapere.it
  5. ^ Gli esempi sono tratti da D'Achille, L'italiano contemporaneo, 2010, cit., p. 66-67.
  6. ^ a b Beccaria, Dizionario di linguistica, 2004, cit., p. 20.
  7. ^ parolata.it
  8. ^ a b Nida, E. A., 1964. Towards a Science of Translating. Leiden: Brill
  9. ^ merriam-webster.com
  10. ^ merriam-webster.com
  11. ^ paolomaccioni.it
  12. ^ Debora de Fazio e Rocco Luigi Nichil, Una passeggiata fra i neologismi del Terzo Millennio, su repubblica.it, 19 ottobre 2009.
  13. ^ I forestierismi secondo l'Académie Française

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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