Palazzo Davanzati

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Coordinate: 43°46′12.45″N 11°15′10.72″E / 43.770125°N 11.252978°E43.770125; 11.252978

Museo di Palazzo Davanzati
(Museo della casa fiorentina antica)
La facciata
La facciata
Tipo Arte, antiquariato
Indirizzo Via di Porta Rossa 13, 50122 Firenze
Sito Museo di Palazzo Davanzati

Palazzo Davanzati si trova a Firenze in via di Porta Rossa 9. All'interno ospita il Museo della Casa Fiorentina Antica.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo nel 1880, con le botteghe al piano terra

Il palazzo rappresenta un ottimo esempio di architettura residenziale fiorentina del '300, costruito verso la metà del secolo dalla famiglia Davizzi, mercanti benestanti dell'arte di Calimala (o dei mercanti), fu in seguito venduto nel 1516 alla famiglia Bartolini, ricchi membri dell'Arte del Cambio, e infine nel 1578 a Bernardo Davanzati, altrettanto ricco mercante, nonché importante economista, agronomo, erudito e storico italiano. Fu lui che fece apporre lo stemma di famiglia che si vede sulla facciata e fece anche costruire l'altana (terrazza a loggia) al terzo piano, al posto dell'originaria merlatura tipica delle case-torri medievali.

Il palazzo godette di un certo splendore alla fine del Settecento quando ospitò l'Accademia degli Armonici, alla quale parteciparono compositori come Luigi Cherubini e Pietro Nardini.

Il palazzo appartenne alla famiglia Davanzati fino al 1838 quando, Carlo, ultimo esponente della famiglia, si suicidò. L'edificio fu allora suddiviso in quartieri e subì varie modifiche strutturali interne.

Nel 1902[1], una stanza del palazzo fu presa in affitto da Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, insieme a Giovanni Costetti, Adolfo De Carolis, Alfredo Bona, Ernesto Macinai, Giuseppe Antonio Borgese, per fondarvi la rivista letteraria Leonardo[2], edita dalla Vallecchi, di cui furono pubblicati 25 fascicoli, dal 4 gennaio 1903 all'agosto 1907[3].

Nel 1904 l'immobile, scampato per poco alle demolizioni ottocentesche, fu acquistato dall'antiquario Elia Volpi ed in seguito restaurato ed arredato secondo lo stile trecentesco. Nel 1910 lo aprì al pubblico per la prima volta come museo privato "della Casa Fiorentina antica", che fu subito molto amato dai collezionisti stranieri e dai viaggiatori, che spesso lo visitavano per prendere spunto per l'arredo delle loro abitazioni[4]. Nel 1916 Volpi organizzò una memorabile asta a New York, dove vendette con grande profitto l'intero mobilio del palazzo: l'evento è ricordato come un'importante tappa per la diffusione del gusto neorinascimentale negli Stati Uniti.

Nel 1920 la casa era stata riarredata e di nuovo il mobilio fu oggetto di vendita nel 1924, ma questa volta invece di andare disperso venne acquistato dagli antiquari di origine egiziana Vitale e Leopoldo Bengujat, che affittarono anche l'edificio e di lì a poco lo acquistarono (1926). Nel 1934 l'arredo venne venduto all'asta e acquistato dalla Spanish Art Gallery.

Nel 1951 il palazzo fu acquistato dallo Stato Italiano che lo adibì definitivamente a museo, con mobili, dipinti e oggetti provenienti in parte da altri musei fiorentini e in parte da acquisti e donazioni ricevute. Nel 1956 il museo venne riaperto con un allestimento che cercava di ricreare l'atmosfera di un'abitazione privata.

Dalla fine degli anni '90 è oggetto di un lungo e delicato restauro. Nel 2005 è stato riaperto il pianterreno e il primo piano, mentre l'11 giugno 2009 è stato riaperto completamente.

Architettura esterna[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo non godette di fama architettonica, perché considerato non-armonioso a causa della facciata alta e stretta. Essa presenta un rivestimento in pietra arenaria con tre grandi portici al piano terreno e tre file di ampie monofore, ad arco ribassato, che illuminano i saloni e sono sottolineate da cornici marcapiano. L'altana cinquecentesca all'ultimo piano presenta una serie di colonnine sulle quali poggia la gronda aggettante.

Sulla facciata si trova lo stemma dei Davanzati e sono ancora presenti numerosi erri (decorazioni a forma di erre) e altre strutture di ferro che avevano varie funzioni strutturali e decorative: per esempio vi si potevano collocare drappi colorati, panni a stendere o gabbie con uccellini. Ai lati delle finestre si vedono ancora i ferri porta fiaccole o bandiere.

Interni[modifica | modifica sorgente]

La scala

Piano terra[modifica | modifica sorgente]

L'atrio[modifica | modifica sorgente]

Varcata la soglia del portone si accede a un vano che anticamente era la loggia privata della famiglia, aperta sulla strada. Nel tempo qui furono anche tenute delle botteghe, tamponandone le aperture.

È coperta da volte a crociera e divisa in tre campate. Sul soffitto si vedono quattro piombatoi di difesa, aperture con le quali si poteva sorvegliare dal primo piano la loggia e scacciare eventuali aggressori gettando proiettili e liquidi bollenti. Sulla parete frontale si vede dipinto uno stemma dei Corbinelli e altri stemmi dei Davizzi. Frammenti di pitture parietali staccati, del tutto simili a quelli delle stanza del palazzo nelle sale superiori, provengono dalle case dei Davanzati, dei Pilli e dei Lamberti che, un tempo nei vicoli attigui, vennero demolite durante il Risanamento di Firenze. Due lapidi in marmo ricordano i lavori di ripristino dell'epoca di Elia Volpi. Nelle vetrine si trovano alcune memorie fotografiche dell'antico allestimento dell'antiquario e di alcuni suoi colleghi che gli succedettero nella proprietà, e cimeli, come l'antico album delle firme dei visitatori.

Il cortile[modifica | modifica sorgente]

Il suggestivo cortile è il centro del palazzo, dal quale si vedono scenograficamente i piani soprastanti in un dedalo di scale, passaggi e ballatoi. Il cortile presenta anelli per legare i cavalli e un pozzo a muro privato in un angolo, vero lusso per l'epoca, che, tramite un sistema di carrucole, permetteva di issare l'acqua a tutti i piani dell'edificio. Numerosi gocciolatoi convogliavano l'acqua piovana verso il centro del cortile dove, entro un impluvium leggermente in pendenza, confluiva nella cisterna al piano interrato, che alimentava il pozzo.

Il cortile presenta un portico su due lati composto da archi, volte e pilastri ottagonali con capitelli a fogliame, tranne uno che è scolpito mirabilmente con figure, forse gli esponenti della famiglia Davizzi. Vi si trovano due stemmi dei Davanzati, uno dei quali è quattrocentesco e, proveniente da un'altra dimora demolita, mostra l'arme sormontata dalle insegne papali e un'iscrizione che ricorda la nomina a cavaliere dello Speron d'oro di Giuliano Davanzati nel 1434.

Tre porte munite di cancelli in ferro battuto comunicano coli vicoli che circondano il palazzo: da qui transitavano muli e asini che portavano le provviste conservate nelle cantine.

Nella parte perimetrale si trovano un cassone intagliato (Italia settentrionale, XVII secolo), una cassapanca (Lombardia, fine del XVII secolo) e frammenti di decorazioni parietali da abitazioni del XIV e XV secolo, come Dame e cavalieri in un bosco di artista ignoto riferibile all'ambito del tardo gotico della metà del Quattrocento. Un albero genealogico di poco successivo al 1676 riassume le parentele della famiglia Davanzati.

Una scala in pietra piuttosto ripida sul lato sinistro, retta da archi rampanti e mensoloni, conduce ai piani, che sporgono su grandi mensole verso il cortile stesso. Accanto alla prima rampa si trova un affresco staccato di Madonna col Bambino di scuola umbra dellla seconda metà del XIII secolo, dalla demolita chiesa di San Salvatore a Mantova.

Primo piano[modifica | modifica sorgente]

Il primo piano e i successivi seguono uno scema di distribuzione degli ambienti pressoché identico. Affacciato sulla strada si trova un grande salone rettangolare (a nord, detto anche "sala madornale"), da cui si accede, sul lato opposto, a due ambienti di servizio (est) e a una grande stanza trapezoidale (ovest). Quest'ultima è spessop dotata di "agiamento" (stanza da bagno) in punta e confina con un più piccolo studiolo sul lato sud, che può essere a pure dotato di agiamento, che al secondo piano è in comune con quello della camera. La camera, dotata di accesso indipendente dal ballatoio lungo il cortile, è nell'angolo sud-est, e sporge in pianta creando uno sprone nei vicoli retrostanti: rpobabilmente questi vani, non in asse col resto della pianta, dovevano far parte di un'antica casa-torre indipendente dei Davizzi, che venne poi inglobata nel palazzo.

Salone[modifica | modifica sorgente]

Al primo piano si trovano un salone "madornale", che corrisponde alla loggia del pian terreno, una sala da pranzo, uno studiolo e una camera da letto, che corrispondono al portico del cortile.

Il salone principale, dotato di ben cinque fnestre e dal soffitto riccamente decorato (originale trecentesco nella prima e seconda campata a destra di chi entra, quattrocentesco nella terza e quarta), mostra alle pareti ganci per drappi e arazzi. Vi sono appesi due arazzi a colonna e una spalliera con grottesche dell'arazzeria fiorentina della prima metà del XVII secolo. Appesi alla parete d'ingresso si trovano tre busti di imperatori romani in terracotta invetriata, opera di Benedetto Buglioni.

Su una credenza toscana quattrocentesca si trovano alcune sculture, come una Madonna del libro di scuola ferrarese (1450 circa), una Madonna della Misericordia con stemmi Serragli attribuita a Marco della Robbia e proveniente dal Carmine (1528), un altarolo dipinto di scuola fiorentina del 1450-1475 circa, una statuetta di santo papa di scuola lombarda (forse dei fratelli De Donati) del 1490-1510 circa.

Alla parete lugno la strada due seggioloni in noce di fattura italiana del 1650 circa, e un armadino intarsiato a motivi geometrici (bottega fiorentina del XV secolo), che è sormontato da un Busto di fanciullo in marmo, attribuito a Antonio Rossellino.

Al centro della sala, su un tavolo in noce fiorentino del XVI secolo, vi sono due cofanetti nello stesso materiali e coevi per datazione e fattura. Sulla parete destra una coppia di arazzi a colonna di fattura medicea del 1550-1600 circa, e un armadio toscano a tre sportelli (XVI secolo), su cui sono collocati due angeli portacero di fattura senese e la Madonna col Bambino in stucco e gesso, già attribuita alla bottega di Lorenzo Ghiberti e recentemente riassegnata da Luciano Bellosi al Maestro del San Pietro di Orsanmichele, cioè il giovane Filippo Brunelleschi. Il tondo con la Madonna col Bambino e due santi è di fattura toscana e databile al 1475-1500 circa.

Nel salone si trovano inoltre una Madonna in trono col Bambino in legno policromo (scuola umbra, metà del XIII secolo).

Sale dei merletti e dei ricami[modifica | modifica sorgente]

Nella prima sala attigua al salone si trova esposta la collezione di merletti ad ago ed a fuselli di fattura europea, oltre ai ricami, il tutto databile tra il XVI e il XX secolo. Interessante è la raccolta di imparaticci, cioè quei pezzi dai motivi più fantasiosi usati come esercizio per apprendere l'arte del ricamo.

Sala dei Pappagalli[modifica | modifica sorgente]

Sala dei Pappagalli

L'ambiente più celebre del palazzo è quella che forse era una sala da pranzo, coperta di affreschi tardo-trecenteschi restaurati che imitano drapperie e arazzi, con il motivo ornamentali di pappagalli, da cui il nome di Sala dei Pappagalli. Nel registro superiore sono dipinti alberi e colonnine.

La credenza di destra e le vetrinette a muro ospitano una collezione di suppellettili di ceramica: bacinelle brocche e ciotoline con decorazione arcaica del XIV e XV secolo di fattura fiorentina, umbra e laziale; nella credenza alta esemplari della maiolica di Montelupo del XVII secolo. Davanti al camino a muro si trova un mantice seicentesco di produzione italiana. L'"armario" è di fattura bolognese della prima metà del Quattrocento e sopra di esso è appeso un tondo con la Madonna col Bambino e santi, dipinto di scuola fiorentina della fine del XVI secolo. Il bassorilievo con l Madonna col Bambino in stucco è invece opera della scuola di Desiderio da Settignano.

Completano l'arredo le sedie a fratina, una credenza del XVI secolo di bottega toscana e vari oggetti: un cofanetto con tiranti in ferro (arte italiana del XVI secolo), e due ferri da cialda nel caminetto.

Studiolo[modifica | modifica sorgente]

Il vicino studiolo contiene varie opere pittoriche: due tavole dello Scheggia con i Triumviri che interrogano l'oracolo e la Storia di Susanna; le Storie di Andromeda e altre spalliere del Maestro di Serumido e di Antonio di Donnino del Mazziere, che copiano, semplificando, dipinti di Piero di Cosimo; un Ritratto di scultore di scuola toscana del XVI secolo.

Il mobile contiene una terracotta della Madonna annunciata di Antonio Rizzo, opera eseguita per l'orfanotrofio di Ferrara. L'armadio da scrittoio è di bottega fiorentina del XVI secolo, lo stipo di fattura veneta dell'inizio del XVI secolo e la cassaforte in ferro è lombarda della seconda metà del XVI secolo.

Al centro della sala un monetiere fiorentino del XVI secolo e un bronzetto della Venere Medici attribuito a Massimiliano Soldani Benzi.

Sala dei Pavoni[modifica | modifica sorgente]

Sala dei Pavoni

Attraverso uno stretto corridoio si arriva alla camera nuziale, detta anche "sala dei Pavoni" dagli affreschi sulle pareti, con una finta tappezzeria a motivi geometrici (con leoni, corone e gigli di Francia) e una fila di stemmi di famiglie alleate ai Davizzi tra pavoni e altre figure.

Il letto "alla genovese" venne prodotto in Toscana nella seconda metà del Cinquecento, mentre la culla è lombarda, della XVII secolo. L'inginocchiatoio infine è di fattura toscana del XVI secolo. Vi si trova il dipinto devozionale domestico, un trittico con l'Incoronazione della Vergine al centro, Tobiolo e l'angelo e San Paolo e l'Annunciazione negli scomparti, attribuito a Neri di Bicci, che incornicano una Madonna col Bambino in terracotta della scuola di Desiderio da Settignano.

Secondo piano[modifica | modifica sorgente]

Salone[modifica | modifica sorgente]

Il salone, analogo a quello del piano inferiore, ha alle pareti si trovano quattro arazzi fiamminghi con Storie di David e Betsabea (XV secolo), una Madonna in stucco di Gregorio di Lorenzo (1470 circa), bronzetti dei secoli XV e XVI, un dipinto col ritratto di Giovanni di Bicci de' Medici attribuibile a Zanobi Strozzi, una Madonna del Latte di Bicci di Lorenzo (bottega, 142030 circa), una Madonna col Bambino della bottega di Jacopo di Cione e due tavole del Maestro di Marradi, forse da una predella. In una nicchia nella parete tre piatti istoriati in maiolica di Urbino (XVI secolo).

Tra i mobili spicca una cassapanca con spalliera (Firenze, seconda metà del XVI secolo), il tavolo cinquecentesco con restauri del XX secolo, su cui spicca un cofano venento della seconda metà del XVI secolo con decori all'orientale, e un esemplare simile di dimensioni più piccole. Sopra la credenza toscana del XVI secolo (rimaneggiata nell'Ottocento), un trittichetto in legno con l'Incoronazione della Vergine (1390-1410 circa), un busto di monaca (arte fiorentina dell'inizio del XVI secolo), e un piccolo crocifisso sagomato e dipinto attribuito a Jacopo del Sellaio. Sulla parete con le porte un'Adorazione del Bambino fiorentina del secondo Quattrcoento, un rilievo ligneo lombardo-piemontese con San Giovanni Battista e una cassetta-reliquiario toscana cinque-seicentesca, rimaneggiata nel XIX secolo.

Sala da giorno[modifica | modifica sorgente]

La sala da pranzo conserva vari esemplari di terracotta smaltata di diverse manifatture italiane, tra cui una collezione di saliere del XVIII secolo, sette scaldamani a scarpetta settecenteschi delle manifatture di Ariano Irpino o Cerreto Sannita, una collezione di piatti in maiolica di Castelli, di Orvieto e di Viterbo. Un "armario" (mobile a sportelli per contenere armi) di scuola senese (forse manomesso nell'Ottocento) ha sportelli dipinti dall'allievo del Sodoma Bartolomeo di David (1530 circa). Qui una cassapanca dipinta è del XVI secolo con rimaneggiamenti, e la placca con Fuga in Egitto tra santa Caterina da Siena e lo stemma Alberti di scuola senese del 1550-1600 circa. La tavola col Cristo benedicente è di Mariotto di Nardo (1400-1410 circa), e la tavoletta con la Cattura di Cristo è della scuola di Sandro Botticelli.

Completano l'arredo un tavolo in noce del XX secolo in stile antico, su cui è disposta una raccolta di cofanetti medievali e rinascimentali di fattura francese e italiana. La Ghirlanda di fiori e frutta è della bottega di Benedetto Buglioni, il cassone in cedro con intaglie decorazioni a china è dell'Italia settentrionale del 1550-1600 circa, il dipinto di San Giuseppe che ordina la ricerca della coppa è attribuito a Francesco Granacci, il rilievo in marmo di cherubino a Leonardo de' Vegni (1770-80 circa) e l'arazzo con l'Allegoria della Fortezza è di fattura fiorentina (Pietro Févère, 1654).

Studiolo[modifica | modifica sorgente]

Lo studiolo del secondo piano è analogo a quello del primo come dimensioni. Vi si trovano due casse da corredo (bottega lombarda e bottega dell'Italia settentrionale della fine del XV secolo), un "lettuccio" di bottega tosco-umbra del secolo XV-XVI secolo con intarsi (restaurato nel XIX secolo) e quattro tavole semicircolare dipinte dallo Scheggia, con alcuni Trionfi del Petrarca: Trionfo dell'Amore, della Morte, della Fama e dell'Eternità, oltre alla tavola con le Storie di Susanna.

Altre opere sono: il tabernacolo con Santo Stefano è opera di Spinello Aretino; un bronzetto di Venere e Cupido della bottega di Tiziano Aspetti (1590-1600 circa); un Profilo di giovinetto in marmo di scuola fiorentina (1450-1500 circa) e un Santo di scuola lombarda del XV secolo. In una cornice della fine del XV-inizio del XVI secolo di trova la Trinità con i santi Domenico e Girolamo della scuola di Jacopo del Sellaio;. L'Iniziazione di Icaro è forse un'opera giovanile di Andrea del Sarto.

Camera da letto[modifica | modifica sorgente]

Il desco da parto col gioco del civettino, lo Scheggia

Al secondo piano, la camera da letto è l'unico ambiente che conserva la decorazione di affreschi (le altre sono pitture murali). In una fascia figurata si trova una serie di storie amorose, di avventura e di morte, tratte dalla leggenda medievale della Castellana di Vergy.

Nel 2007 è stato restaurato l’intero salone. I dipinti murali eseguiti principalmente su un unico intonaco alquanto levigato (non si riscontrano giornate di esecuzione), presentano un disegno a pennello a base di terra rossa, ocra e verdaccio a fresco, mentre la pittura vera e propria è stata realizzata con l’uso di tempere all'uovo e l’impiego di pigmenti a base di minio, biacca, terra verde, gesso, vermiglione e azzurrite, usati puri o mischiati fra di loro.

Per quanto riguarda gli arredi, il letto con colonne è di bottega toscana (XVI secolo con integrazioni del XIX secolo) e vi si trovano anche una culla (Italia meridionale, XVIII secolo), un inginocchiatoio (Toscana, XVII secolo), un cassoncino intagliato (Toscana, fine del XVI secolo), un cofano dipinto con scene del Giudizio di Paride (Firenze, 1425-1450 circa) e un forziere (bottega senese della prima metà del Trecento). Una nicchia nel muro conserva una Crocifissione di scuola fiorentina della prima metà del Trecento.

Il desco da parto dipinto, situato poco sopra, viene attribuita la Maestro del Cassone Adimari, verosimilmente lo Scheggia (il fratello di Masaccio), e rappresenta il Gioco del civettino. Un gruppo di cofanetti decorati a pastiglia in una vetrina risalgono alla seconda metà del XV secolo e sono di produzione ferrarese o padovana.

Sul letto (Italia centrale XVI secolo) una rara coperta italiana a filet del XIX secolo. La tavola con la Madonna del parto è attribuita a Rossello di Jacopo Franchi.

Terzo piano[modifica | modifica sorgente]

Al terzo piano si trova la Camera delle Impannate, con le pareti dipinte con un fregio di un verziere con vasi. Il letto è antico, del XVI secolo, con elementi dei secoli XVII e XIX; la coperta ricamata è di manifattura siciliana del XIX secolo. Conserva un cassone toscano della prima metà del XV secolo, uno specchio cinquecentesco rimaneggiato nell'Ottecento, una toricera in ferro battuto (forse XIV secolo), una culla settecentesca, due sedie nane del Seicento, un inginocchiatoio del XVII secolo; nel camino alari e attrezzi in ferro dei secoli XVII e XIX. Nelle nicchie sulle pareti un manichino processionale di bottega senese dell'inizio del XVI secolo e un Sant'Onofrio in etrracotta dipinta riferito, dopo il restauro, all'ambito di Jacopo Sansovino. Una vetrinetta ha cuscini e pantofole antiche; la Madonna col Bambino in stucco deriva da un prototipo di Bendetto da Maiano.

All'ultimo piano si trovava poi la cucina, posta in alto per evitare di impregnare la casa di fumi e vapori ed anche per consentire una rapida fuga in caso di incendi. Oggi è arredata con un armadino dell'Italia del Nord (seconda metà del XVI secolo), un tavolo di bottega toscana (fine del XVI secolo) e vari utensili antichi e strumenti da lavoro femminili: impastatoio, girarrosto, spremiagrumi, lumi, telai, ferro per stirare, rocca per filare, ecc.

La stanza attigua, che corrisponde ai saloni nei piani inferiori, conserva un forziere di bottega senese del XIV secolo e alcuni pannelli didattici sulla vita quotidiana nel Trecento.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lettera di Prezzolini a Papini 9PPr, datata Firenze, 29 novembre 1902; in: Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini, Carteggio. I, 1900–1907. Dagli «Uomini Liberi» alla fine del «Leonardo», Edizioni di Storia e Letteratura, 2003, n. 93, p. 216.
  2. ^ Giovanni Papini, Palazzo Davanzati, in: Id., Un uomo finito, 1913, p. 80.
  3. ^ Giovanni Papini, Palazzo Davanzati, in: Id., Un uomo finito, 1913, p. 81.
  4. ^ TCI, Guida d'Italia, Firenze e provincia, cit., pag. 246.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rosanna Caterina Proto Pisani e Maria Grazia Vaccari (a cura di), Museo di Palazzo Davanzati, Edizioni Polistampa, Firenze 2001. ISBN 978-88-596-0973-5
  • Sandra Carlini, Lara Mercanti, Giovanni Straffi, I Palazzi parte seconda. Arte e storia degli edifici civili di Firenze, Alinea, Firenze 2004.
  • Guida d'Italia, Firenze e provincia ("Guida Rossa"), Edizioni Touring Club Italiano, Milano 2007.

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