Risanamento di Firenze

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La Colonna dell'Abbondanza circondata da edifici prima del 1881
La stessa colonna si erge solitaria dopo le demolizioni del Mercato Vecchio; sullo sfondo la Loggia del Pesce nella sua collocazione originale (1888 circa)

Il cosiddetto Risanamento di Firenze fu un periodo della storia urbanistica cittadina che si svolse tra il 1865 e il 1895 quando una larga fetta del centro storico subì drastiche modifiche, dettate da nuove esigenze economiche e sociali. Questo periodo fu conseguenza e in parte coincise con il periodo di Firenze Capitale, quando cioè la città fu capitale del Regno d'Italia, tra il 1865 e il 1871 (sulla carta dal 15 settembre 1864 al 20 settembre 1870).

Firenze capitale[modifica | modifica sorgente]

Il tessuto urbano della città era giunto sostanzialmente indenne all'entrata della Toscana nel Regno di Sardegna (poi Regno d'Italia) con il plebiscito del 1860: circondata dalle mura, con i punti focali nella cupola e negli altri edifici monumentali, in un secolare equilibrio tra parti costruite e parti occupate da spiazzi, orti e giardini (soprattutto nelle zone a ridosso delle mura).

In breve tempo la città subì quel mutamento di ruolo e di funzione repentino, e senza precedenti, quando nel 1864 venne designata quale capitale d'Italia, dopo Torino. Questa scelta, che senz'altro destò soddisfazione in tutta la popolazione, mise però in luce tutta una serie di inadeguatezze funzionali dell'antico tessuto urbano, essendo ancora quasi inesistente una distinzione tra aree divise per funzioni pubbliche o private, che nemmeno le riforme dei Lorena avevano saputo modificare significativamente.

Firenze prima del piano Poggi 1857-1861

Con una certa urgenza il comune affidò la realizzazione di un Piano di ampliamento all'architetto Giuseppe Poggi, che venne consegnato il 18 febbraio 1865.

Il piano Poggi[modifica | modifica sorgente]

Il Piano Poggi (1865) nella sua prima versione.

Il piano di Giuseppe Poggi doveva rispondere a una serie di questioni impellenti:

  • Provvedere a nuovi alloggi e servizi per l'aumento della popolazione dovuto all'arrivo di impiegati per gli uffici della capitale;
  • Coniugare interessi pubblici e privati limitando la speculazione;
  • Difendere la città dalle piene dell'Arno (memori della recente alluvione del 3-4 novembre 1864 e di quella disastrosa del 1844)
  • Dare alla città un volto celebrativo, moderno e borghese, in linea con le contemporanee evoluzioni di altre città europee.

Gli elementi fondamentali del piano furono:

  • Spostamento della cinta daziaria e abbattimento delle mura (almeno nella parte a nord dell'Arno) per realizzare dei nuovi boulevard;
  • Realizzazione del viale dei Colli sul lato sud dell'Arno;
  • Creazione del Campo di Marte per le attività militari (inizialmente previsto sulla sponda sud);
  • Una nuova stazione ferroviaria;
  • Un nuovo macello e un gazometro;
  • Nuove opere di difesa idraulica;

I lavori iniziarono nel maggio 1865 e furono terminati cinque anni dopo. Per realizzare il piano si procedette massivamente all'esproprio. I fondi vennero reperiti con un piano di prestito pubblico di trenta milioni di lire, da ammortizzare in cinquant'anni.

I Viali di Circonvallazione[modifica | modifica sorgente]

Al posto delle mura abbattute il Poggi realizzò i cosiddetti viali di Circonvallazione, una serie di viali alberati di grandi dimensioni che circondavano ad anello il centro della città, almeno riguardo alla sponda nord, ispirandosi ai boulevard di Parigi.

Lo scopo dei viali non era puramente estetico, né era dettato ancora da esigenze del traffico veicolare. La loro principale funzione fu quella di saldare il tessuto urbano del centro con i nuovi quartieri semicentrali, in chiave di celebrazione della capitale e di decoro borghese.

In corrispondenza delle antiche porte di accesso alle mura, quasi tutte risparmiate, vennero create delle grandi piazze dalle quali si diramavano razionalmente strade ampie e rettilinee, dove sorsero numerose le residenze della borghesia legata all'apparato statale ed alla corte reale da poco trasferitasi in città.

Il Viale dei Colli[modifica | modifica sorgente]

Viale dei Colli e panorama di Firenze in una foto ottocentesca

Il Viale dei Colli era una sorta di immagine speculare sulla riva dell'Oltrarno dei viali di Circonvallazione, anche se meno ampi, con ampie zone verdi ai lati della carreggiata per il passeggio panoramico e costellati dai lussuosi villini rappresentativi dell'alta borghesia cittadina.

Il percorso venne coronato dal piazzale Michelangelo, terrazza-belvedere aperta sul panorama cittadino, destinata a diventare una delle immagini della città più apprezzate dal mondo internazionale.

I nuovi quartieri[modifica | modifica sorgente]

Il piano urbanistico prevedeva la realizzazione di interi nuovi quartieri a ridosso dei viali, improntati a criteri moderni che non avevano agganci con la tradizione consuetudinaria del modo di abitare cittadino. Questi quartieri avevano tipologia abitative varie, dai villini a schiera di modeste dimensioni ai grandi blocchi di appartamenti da affittare, tutti improntati all'imitazione, seppure in scala ridotta, delle importanti residenze alto-borghesi ed aristocratiche.

I nuovi quartieri creati furono quelli di Piagentina (fuori Porta alla Croce tra l'Arno e l'Affrico), di piazza Savonarola (tra Porta San Gallo e il piazzale Donatello), di San Jacopino (fuori Porta al Prato) e del Pignone (fuori Porta San Frediano).

Altri interventi[modifica | modifica sorgente]

Più o meno contemporaneamente al piano Poggi vennero messe in pratica anche altri progetti nel centro cittadino: venne ampliato il Ponte alla Carraia (1863) venne creata una via rettilinea tra Palazzo Pitti e piazza Santo Spirito (1869), vennero abbattuti alcuni edifici sorti a ridosso di palazzo Vecchio e vennero ampliati alcuni vicoli per l'accesso a piazza della Signoria.

Già nel 1869 si era programmato di mettere mano alla zona del Mercato Vecchio e venne messo a punto un progetto che prevedeva la realizzazione di una grande piazza e di una galleria coperta lungo via Pellicceria. Il progetto aveva bisogno di trovare un sito per il trasferimento del mercato, che venne individuato presso San Lorenzo, dove in effetti venne costruito il Mercato Centrale (1870-1874) su progetto di Giuseppe Mengoni, l'architetto della Galleria di Milano. Il progetto per il Mercato Vecchio venne però temporaneamente accantonato, per via del trasferimento della capitale.

Fu anche il periodo dell'ampliamento e regolarizzazione delle strade del centro storico: la creazione dei lungarni, la regolarizzazione di via dei Calzaiuoli, di via de' Tornabuoni, di via Strozzi e di piazza del Duomo, l'apertura di via degli Avelli (1867). Su queste nuove strade, ma anche sulle arterie più prestigiose della città, come via Cavour, i palazzi venivano spesso dotati di nuove facciate e prospetti.

Per l'alta borghesia arrivata in città con le funzioni statali, si procedette all'esproprio degli orti e giardini nel quartiere della Mattonaia, dove sorsero i palazzi, i villini e le palazzine attorno a piazza d'Azeglio.

La crisi dopo il trasferimento della capitale a Roma[modifica | modifica sorgente]

Dopo il trasferimento della capitale a Roma, in seguito alla presa della città con la breccia di Porta Pia, Firenze visse un periodo di ristagno e crisi: sia la pubblica amministrazione che i privati non erano più interessati a proseguire i lavori perché ci fu una diminuzione della popolazione che rese le nuove strutture sovrabbondanti.

Riaffiorarono però presto i problemi legati alle difficoltà di accesso alla città, ai collegamenti tra le zone più densamente abitate, alla mancanza di un centro rappresentativo dell'epoca moderna ed alla valorizzazione dei monumenti.

In questo contesto ripresero vigore i progetti per la sistemazione dell'area del Mercato Vecchio.

Lo "sventramento" del Mercato Vecchio e del Ghetto[modifica | modifica sorgente]

L'inaugurazione del Monumento a Vittorio Emanuele II, prima del termine dei lavori di Piazza della Repubblica (allora piazza Vittorio Emanuele II), 20 settembre 1890
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mercato Vecchio.

Il Mercato Vecchio era il centro geografico della città, dove anticamente i romani avevano posto il foro. Già sistemato a piazza all'epoca di Cosimo I de' Medici, nel tempo si era coperto di minuscoli edifici popolari, che ne avevano mutato l'aspetto. Nel 1881 il giornalista Jarro aveva denunciato con una serie di articoli raccolti in un libro il desolante squallore di questa fetta del centro, destando un rinnovato scalpore e indignazione. Quello stesso anno il comune incaricò una commissione di rilevare lo stato degli immobili e delle condizioni di vita degli abitanti del Mercato Vecchio, che rilevò il preoccupante degrado e spianò la strada all'opera di risanamento massiccio. Il progetto definitivo venne approvato il 2 aprile 1885: entro giugno tutta la popolazione della zona era stata evacuata e tutte le proprietà erano state espropriate.

I lavori procedettero con solerzia dopo il 1888, demolendo innanzitutto la parte nord della piazza, tra la Colonna dell'Abbondanza e l'attuale lato del Caffè Gilli: a questo punto, una volta eliminati i miserabili edifici del mercato si era riscoperta la piazza cinquecentesca, con la Loggia del Pesce del Vasari e forse, per esempio secondo il parere di Piero Bargellini, sarebbe stato auspicabile che i lavori si fossero interrotti lì. Ma il centro era ormai gravato da forti interessi economico speculativi, che reclamavano edifici in grande pompa, nuovi di zecca per rappresentare l'emergente ceto borghese, per cui l'area delle demolizioni si ampliò notevolmente, arrivando a coprire l'area tra piazza Strozzi, via de' Vecchietti, via de' Pecori, via dei Calzaiuoli, piazza della Signoria e via Porta Rossa. Molte furono le antiche testimonianze architettoniche del passato che vennero sacrificate senza troppa esitazione: chiese antiche, case-torri, sedi di Arti. Anche il vecchio Ghetto, con due sinagoghe, venne raso al suolo.

Al loro posto sorsero i grandi palazzi, i portici, l'arco trionfale e il grande spazio di piazza Vittorio Emanuele II, oggi piazza della Repubblica. Nel 1890 veniva inaugurato solennemente il monumento a Vittorio Emanuele II al centro di una piazza ancora in costruzione (oggi il monumento è in piazza Vittorio Veneto). Pochi anni dopo erano terminati tutti gli edifici attorno.

Campo di Marte[modifica | modifica sorgente]

Fu deciso la creazione di un'area dedicata a parate e esercitazioni marziali denominata Campo di Marte; inizialmente tale area avrebbe dovuto essere sull'altra sponda dell'Arno prospiciente al parco delle Cascine (vedi piano Poggi del 1865), nel successivo progetto (1877) Poggi spostò l'area in prossimità del torrente Affrico dove poi si realizzò concretamente.

Ultimi interventi[modifica | modifica sorgente]

Uno degli ultimi interventi urbanistici del periodo delle demolizioni riguardò il palazzo Arcivescovile e piazza San Giovanni. Il palazzo era costituito da due corpi collegato da un passaggio sospeso su via dell'Arcivescovado, proseguimento dell'attuale via Roma. Tra il 1893 ed il 1895 venne deciso di ampliare la piazza per dare più luce e spazio al Battistero, per cui si demolì la parte più avanzata del palazzo, ricostruendo la facciata cinquecentesca nella posizione attuale, alquanto arretrata dalla sua posizione originaria.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Piero Bargellini, Com'era Firenze 100 anni fa, Bonechi editore, Firenze 1998.
  • Guida d'Italia, Firenze e provincia ("Guida Rossa"), Edizioni Touring Club Italiano, Milano 2007.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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