Arti di Firenze

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Le Arti di Firenze iniziano a costituirsi come corporazioni delle arti e mestieri tra il XII ed il XIII secolo; si trattava di associazioni laiche nate per la difesa ed il perseguimento di scopi comuni che riunivano gli appartenenti ad una stessa categoria professionale o chi esercitava lo stesso mestiere ed a cui va attribuita la buona parte del merito per lo straordinario sviluppo economico che permise a Firenze di diventare una delle più ricche e potenti città del medioevo europeo.

La formazione[modifica | modifica wikitesto]

La bottega della seta
La bottega della lana
« Firenze fu il centro di una così grande cultura perché fu la sede delle maggiori libertà che erano allora possibili »
(Giovanni Villani I primi due secoli della storia di Firenze)

Le Arti furono la forma medievale organizzata di tutte le attività economiche cittadine: commercio, finanza, industria manifatturiera e artigianato; la prima arte di cui si ha notizia riguardo alla sua formazione è quella di Calimala, nel 1150 e intorno al 1193 esistevano già sette corporazioni, strutturate in modo pressoché identico: i membri eleggevano un consiglio composto da un certo numero di consoli, tra cui veniva eletto un capo che ne curava tutti gli interessi.

L'ingresso nelle corporazioni era regolato da precise condizioni: essere figli legittimi di un membro della stessa arte, dare prova della propria abilità artigiana e pagare una tassa. I membri erano generalmente divisi in maestri (che possedevano le materie prime e gli attrezzi e vendevano le merci prodotte nella propria bottega), apprendisti e garzoni.

Ciascuna arte aveva il proprio Statuto, con pieno valore di legge, e poteva emettere sentenze nelle controversie tra i membri o tra questi e i loro sottoposti (quelle delle Arti Maggiori erano considerate inappellabili). Nel Trecento venne creato il cosiddetto Tribunale di Mercatanzia, per le cause tra gli appartenenti alle diverse corporazioni. Le arti proteggevano i propri membri dalla concorrenza di altre città o di persone non appartenenti alla corporazione e garantivano la qualità del lavoro con un'attenta opera di supervisione sulle diverse botteghe. Si occupavano inoltre di organizzare l'orario di lavoro, stabilendo i giorni festivi, e di alcuni servizi pubblici. Nel corso del Quattrocento istituirono persino il corpo delle Guardie di città che reprimeva le frodi e si occupava dell'organizzazione di fiere e mercati, oltre a proteggere le vie durante la notte.

Fin dall’inizio, però, le Arti non ebbero tutte pari dignità; inizialmente divise in sette Arti Maggiori e quattordici Arti Minori, alcune di queste ultime divennero successivamente Arti Medie; il popolo minuto, non appartenente a nessuna delle arti, si sollevò nel 1378 durante il cosiddetto tumulto dei Ciompi, a seguito del quale si ebbe la formazione di tre nuove Arti dette del popolo di Dio. Gli appartenenti alle Arti Maggiori erano imprenditori, importatori di materie prime, esportatori di prodotti finiti, banchieri, commercianti e professionisti come giudici, notai e medici; gli appartenenti alle Arti Minori erano tutti i maestri d’opera ed i loro lavoranti occupati nella lavorazione del ferro, cuoio, legno, e nel settore alimentare in genere. Ci furono però anche dei mestieri che non raggiunsero mai la condizione di arte indipendente, ma dovettero associarsi a quelle già esistenti, come accadde nel caso dei pittori, che normalmente si iscrivevano all’Arte dei Medici e Speziali.

Le Arti Maggiori[modifica | modifica wikitesto]

Le sette corporazioni che presero il nome di Arti Maggiori, si erano costituite tra la seconda metà del XII secolo e la prima metà del XIII secolo, staccandosi progressivamente dalla corporazione "madre" di Calimala; prima nacque l'Arte del Cambio, poi quella dei Giudici e dei Notai e della Lana, finché ciascuna di esse acquistò una propria specifica fisionomia, fissata dalle norme contenute nei loro statuti, che ne regolavano il funzionamento e gli organi di rappresentanza. Nel 1266 la sede principale delle Arti Maggiori era ancora Calimala e in quell'anno venne deciso che queste associazioni si organizzassero in modo ancora più stabile, ognuna con il proprio gonfalone, sotto il quale radunare all'occorrenza il popolo in armi. Gli iscritti a queste corporazioni si trovarono a gestire e ad amministrare grandi interessi e riuscirono a creare rapporti commerciali e finanziari in molte parti del mondo; il loro primato a livello economico li condusse entro la fine del Duecento alla guida della Repubblica fiorentina, alla cui grandezza e splendore contribuirono significativamente dando il via a tutta quella serie di lavori pubblici che ancora oggi restano a testimoniare la ricchezza e la potenza della città.

Di seguito sono elencate le sette Arti Maggiori:


Le Arti Minori[modifica | modifica wikitesto]

Le quattordici corporazioni dette Arti Minori, cominciarono a costituirsi separatamente e ciascuna con un proprio statuto solo dopo la metà del Duecento; inizialmente infatti, erano tutte riunite e confederate in un'unica associazione, con una rappresentanza in comune, ma dal 1266 in poi iniziarono ad assumere una propria identità specifica; l'Arte dei Vinattieri nacque proprio in quell'anno, quella dei Calzolai esisteva già nel 1273 e le prime notizie sull'Arte dei Cuoiai risalgono al 1282. Gli iscritti alle Arti Minori furono molto numerosi e in certi casi radunarono anche gli appartenenti ad altre categorie professionali, con le quali esisteva una certa affinità di mestiere o perché essendo di irrilevante importanza politica, cercavano l'appoggio di quelle già ufficialmente riconosciute. Trattandosi però di corporazioni dal carattere prettamente artigiano, le cui attività venivano esercitate praticamente solo a livello locale, il loro coinvolgimento nella vita politica cittadina fu generalmente più limitato rispetto a quello delle Arti Maggiori e pur avendo contribuito in modo significativo all'affermazione del guelfismo, rimasero sempre relegate in questa condizione di "minorità". È per questo che, nonostante l'operosità ed il pregio dei manufatti prodotti da alcune di queste Arti, rinomati anche fuori Firenze, i nomi dei loro soci appaiono in modo solo sporadico ed occasionale tra gli eletti alle magistrature cittadine.

Di seguito sono elencate le quattordici Arti Minori:


L'ascesa politica[modifica | modifica wikitesto]

La bottega del fabbro

Le Arti furono contrapposte per tutto il XIII secolo alle antiche consorterie di origine aristocratico-feudale, inurbatesi già a partire dall'XI secolo e che controllavano e gestivano saldamente il funzionamento delle istituzioni politiche cittadine; troviamo così eletti alle più alte magistrature fiorentine gli esponenti delle famiglie degli Uberti, Guidi, Alberti o Pazzi.

L’ascesa delle corporazioni partì innanzitutto dalla rivendicazione dell’esercizio di un ruolo politico attivo nel governo comunale, in nome del grande sviluppo economico e commerciale della città, di cui i loro iscritti erano i principali fautori; l'appoggio delle corporazioni al partito guelfo, si rivelò fondamentale per la definitiva sconfitta dei ghibellini a Firenze ed il loro crescente coinvolgimento nelle istituzioni è già rintracciabile a partire dal 1250 durante il cosiddetto Governo del Primo Popolo. L'avversità nei confronti del partito nemico è infatti chiaramente rintracciabile anche negli statuti più antichi che ci sono pervenuti, in base ai quali l'essere guelfo era considerato uno dei requisiti "morali" indispensabili ai fini stessi dell'immatricolazione.

Nel 1266 le Arti Maggiori ottennero finalmente il riconoscimento come soggetto giuridico ma la lotta tra guelfi e ghibellini continuò anche negli anni successivi, creando una situazione di grande instabilità a Firenze fino alla nascita del Priorato delle Arti nel 1282; oltre a rappresentare la vittoria del guelfismo, il Priorato consentì agli esponenti delle Arti Maggiori di affiancare i magnati nelle più alte cariche di governo, imponendo l’obbligo di iscriversi anche solo formalmente ad una delle corporazioni per poter accedere alle magistrature. Nel 1285 vennero create le Arti Medie, consentendo anche ai loro rappresentanti di partecipare alla vita politica cittadina. Gli Ordinamenti di Giustizia di Giano della Bella del 1293, esclusero infine i magnati dal governo fiorentino e benché successivamente attenuati, segnarono la definitiva conquista del potere da parte del ceto borghese sulle famiglie di antico lignaggio aristocratico e cavalleresco.

Le Arti nel Trecento[modifica | modifica wikitesto]

Il trionfo della morte

Agli inizi del Trecento Firenze intraprese un'intensa politica di espansione verso il contado, ai danni dei signori feudali che vivevano nei territori circostanti. Al suo interno, invece, il clima politico si fece sempre più rovente; infatti, dopo l'entrata in vigore degli Ordinamenti, che avrebbero dovuto consegnare stabilmente il governo nelle mani dell'oligarchia guelfa, i magnati, piuttosto che rassegnarsi alla definitiva esclusione dalle magistrature, si convertirono al guelfismo, portando stavolta il partito guelfo alla spaccatura in un due fazioni rivali, i Bianchi e i Neri. Si riproponeva così una situazione del tutto analoga a quella che aveva caratterizzato il secolo precedente; alla fine prevalsero i Neri ed il loro capo, il magnate Corso Donati, restò alla guida della città fino al 1307, dopo aver fatto uccidere ed esiliare decine di avversari, tra cui Dante Alighieri.

Tutto ciò non deve indurre a pensare che niente fosse cambiato; gli esponenti delle Arti Maggiori infatti si erano molto avvicinati a quelli dell'antica aristocrazia, di cui ora tentavano di imitare lo stile di vita. I grandi banchieri ed i ricchi mercanti mantennero quei privilegi che fino a 50 anni prima erano riservati solo alla nobiltà e per cui avevano così caparbiamente lottato; adesso, la marcia di raggiungimento del medesimo status sociale poteva dirsi conclusa ed in questo gli Ordinamenti rappresentano un punto di non ritorno nella storia della città.

Le Arti si mantennero saldamente al potere al fianco dei magnati per tutto il Trecento; se si esclude il breve periodo della tirannia del Duca di Atene, Gualtieri VI di Brienne, cacciato nel 1343, la politica fiorentina pare mostrare una certa linea di continuità. Gli affari continuarono a prosperare fin verso gli anni quaranta del Trecento, quando il fallimento dei banchi dei Bardi e dei Peruzzi e la peste nera del 1348 segnarono una notevole battuta di arresto nello sviluppo economico della città che cercò di riprendersi al più presto affidandosi come sempre al suo motore economico.

Il tumulto dei Ciompi[modifica | modifica wikitesto]

Michele di Lando, il capo degli insorti durante il Tumulto dei Ciompi

Tra la fine del Duecento e la prima metà del Trecento si verificò un fenomeno molto significativo che portò alla modifica dei processi di lavorazione all'interno delle Arti; fin dalla loro comparsa infatti, uno dei cardini sul quale si reggeva il sistema corporativo era il rapporto tra maestro ed allievo, attraverso il periodo di formazione che ogni matricola doveva svolgere in base ad un contratto stipulato secondo le norme di ciascuna corporazione.

Il periodo di apprendistato divenne sempre più lungo e si cominciò a retribuire indistintamente tutti i lavoranti della bottega; questa fu la spia di un cambiamento importante perché gli apprendisti dovevano in teoria prestare il loro servizio gratuitamente in cambio dell'insegnamento ricevuto dal maestro, per poter essere in grado di aprire un'attività in proprio una volta terminato il praticantato.

Il lavoro a salario divenne molto diffuso ed impedì a coloro che avevano ormai raggiunto il grado di maestri di aprire la propria bottega. Molti maestri, a loro volta, furono costretti dalle grandi compagnie commerciali a lavorare in esclusiva per loro imponendo anche il prezzo per la lavorazione delle materie prime; ciò avvenne soprattutto nel settore della trasformazione della lana e della seta ed infatti nel 1378, il cosiddetto Tumulto dei Ciompi interessò proprio i salariati sottoposti a vario titolo nell'Arte della Lana.

Le Arti nate dal Tumulto dei Ciompi[modifica | modifica wikitesto]

Il declino e la soppressione[modifica | modifica wikitesto]

Il duca Alessandro I de'Medici
Il Granduca Pietro Lepoldo di Lorena


Il peso politico delle arti risultava già ridimensionato nel Quattrocento durante la signoria medicea; dopo la scoperta delle Americhe le nuove rotte commerciali misero in crisi il sistema corporativo che si avviò verso un lento declino.

L'assedio di Carlo V nel 1530 prosciugò letteralmente le casse delle Arti, che per finanziare il costo della guerra, nel disperato tentativo di difendere la libertà della Repubblica, misero in vendita quasi tutti i beni di loro proprietà. Neppure questo tuttavia bastò ad impedire l'inizio del Principato Mediceo; il duca Alessandro I dei Medici nel 1534 decise di riformarne gli statuti, riducendole a semplici associazioni di mestiere, senza più alcuna rilevanza sul piano politico.

Le 14 Arti Minori vennero raggruppate in 4 Università:

  • l'Università di Por San Piero, che riunì gli appartenenti alle Arti dei Beccai, Fornai e Oliandoli.
Era governata da 6 consoli ed ebbe per protettore San Pietro; l'insegna adottata fu un leone rosso rampante su fondo oro con un giglio bianco nella branca destra elevata e la sede venne stabilita inizialmente nel palazzo dell'Arte dei Beccai; nel 1583, un nuovo decreto granducale accorpò questa università con quella dei Fabbricanti, che assunse la denominazione di Università dei Fabbricanti e Por San Piero e la residenza venne spostata sotto gli Uffizi, mantenendo la propria insegna.
  • l'Università dei Fabbricanti, che riunì gli appartenenti alle Arti dei Fabbri, Chivaioli, Maestri di Pietra e Legname, Corazzai e Spadai e Legnaioli.
Era governata da 6 consoli, uno per arte ed il sesto a turno, cominciando dai Fabbri ed ebbe per protettrice la SS. Annunziata; l'insegna adottata fu un giglio bianco su fondo oro e la sede inizialmente prescelta fu quella dei Maestri di Pietra e Legname nel Chiasso dei Baroncelli. A seguito dell'accorpamento con l'università di Por San Piero nel 1583, la sede venne trasferita sotto gli Uffizi.
  • l'Università dei Maestri di Cuoiame, che riunì gli appartenenti alle Arti dei Calzolai, Galigai e Correggiai.
Era governata da 6 consoli ed ebbe per protettrice la santissima Trinità; l'insegna adottata fu lo stemma bianco e nero già usato dai Cuoiai; nel 1561 venne annessa anche l'Arte Maggiore dei Vaiai e Pellicciai, per cui l'università assunse la denominazione di Università dei Vaiai e Cuoiai; la prima sede venne stabilita in via Lambertesca e nel 1562 fu spostata in via delle Terme.
  • l'Università dei Linaioli, che riunì gli appartenenti alle Arti dei Linaioli, Rigattieri, Vinattieri e Albergatori.
Era governata da 6 consoli ed ebbe per protettore San Marco; l'insegna adottata fu lo stemma bianco e rosso già dei Linaioli e la sede venne spostata più volte, finché nel 1703 venne stabilita sotto gli Uffizi, insieme a quella dei Fabbricanti e di Por San Piero.

Nel 1770 il granduca di Toscana Pietro Leopoldo soppresse tutte le Arti ad eccezione di quella dei Giudici e Notai, spostandone le funzioni alla Camera di Commercio, Arti e Manifatture; l'Arte dei Giudici e Notai continuò ad esistere fino al 1777, quando un nuovo bando granducale ne passò le prerogative al Magistrato del Conservatorio delle Leggi.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A.Doren Le Arti fiorentine 1940
  • Marco Giuliani, Le Arti Fiorentine, Firenze, Scramasax, 2006.
  • Luciano Artusi, Le arti e i mestieri di Firenze, Firenze, Newton & Compton, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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