Origo gentis Romanae

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Le origini del popolo romano
Titolo originale Origo gentis Romanae
LupaCapitolina.png
La Lupa Capitolina che allatta Romolo e Remo
Autore Aurelio Vittore
1ª ed. originale circa metà 300 d.C.
Genere raccolta storiografica
Lingua originale latino

L'Origo gentis Romanae (in lingua latina Origine del popolo romano) è una breve compilazione letteraria di carattere storiografico narrante le origini più remote, a cavallo tra storia e mitologia, del popolo romano, partendo da Saturno e finendo con Romolo. La commistione di storia e mitologia è alimentata dal costante uso della razionalizzazione evemeristica del mito come trasfigurazione religiosa di eventi storici.

Contenuti[modifica | modifica wikitesto]

Costituisce la prima parte del corpus attribuito a Sesto Aurelio Vittore chiamato Historia tripertita insieme al Liber de viris illustribus urbis Romae e alle Historiae abbreviatae o Liber de Caesaribus.

L'opera si può riassumere nelle seguenti sequenze:
§ 1-3 Introduzione, disputa sul primato di Giano su Saturno come primi ad arrivare in Italia dall'Oriente. Usanze da loro introdotte.
§ 4-5 Una seconda versione sull'origine postdiluviana degli "aborigeni" del Lazio governati prima da re Pico, poi da Fauno.
§ 6 Origini del re Evandro. origini italiche di Ercole. La storia di Ercole e Caco
§ 7-8 Una seconda versione della presenza di Ercole in Italia.
§ 9 Latino, figlio di Fauno e contemporaneità di eventi con la guerra di Troia: diverse versioni della fuga di Enea da Ilio.
§ 10-13 Riassunto degli eventi narrati nell'Eneide con selezione di dati etnografici e geografici.
§ 14 dopo la vittoria di Enea lotte per la supremazia territoriale. Rapimento in cielo di Enea.
§ 15 -17 Ascanio succede al padre. Lavinia e suo figlio Silvio Postumo. Accordi con Ascanio per la fondazione di Alba.
§ 18-19 Successione di Re di Alba, a Silvio succede Aventino a cui succede Proca che lascia come coeredi Numitore e Amulio
§ 20-21 Vicende legate alla salita al potere di Amulio: eliminazione di Rea Silvia e dei gemelli Romolo e Remo. Loro salvataggio.
§ 22 Origine leggendaria dei Lupercalia
§ 23 Versioni diverse sulla scelta del luogo di fondazione di Roma e sulla disputa tra Romolo e Remo.

Datazione[modifica | modifica wikitesto]

Il terminus post quem della redazione dell'Historia tripertita è il 360, riportato nell'opera come consulatum decimum Constantii. Quanto alla datazione effettiva tramite dei termini ante quem la critica testuale si è scontrata con problemi grandissimi.

Problemi di critica testuale[modifica | modifica wikitesto]

Testimoni[modifica | modifica wikitesto]

L'opera ci è tramandata in tre manoscritti, di cui il terzo perduto:

  1. O: Bodleian Library, Oxford. Ms. Can. lat. 131. del XV secolo. Scritto in grafia umanistica ma ancora contaminato da elementi gotici. Originariamente posseduto dal Cardinale Bessarione, finì perso fino al suo ritrovamento da parte di Hildesheimer alla fine del XIX secolo.
  2. P: Royal Library, Brussels. Ms. 9755-9763. Seconda metà del XV secolo, noto anche con il nome di "Codex Pulmanni". Fu copiato nelle Fiandre e scritto in grafia umanistica. Dopo essere appartenuto a Jean de Loemel, Cappellano di Saint-Denis de Liège, fu acquistato dallo studioso Theodore Poelmann, che lo cedette a sua volta al Gesuita A. Schott, autore dell'editio princeps (Anversa: Plantin, 1579). Passato infine ai Gesuiti di Anversa entrò nella Biblioteca reale di Bruxelles, dove Theodor Mommsen lo scoprì nel 1850.
  3. M: Il Codex Metelli, un terzo manoscritto posseduto da Jean Matal, scomparso dall'inizio del XVII secolo. Matal ha riportato molte lectiones tratte da esso in una lettera a Sebastiano Pighi, umanista a lui contemporaneo, scritta prima del 1579. Usato da Schott per l'editio princeps non è comunque antigrafo di O o P.

Redazioni multiple[modifica | modifica wikitesto]

La critica recente concorda sul fatto che lOrigo gentis Romanae sia stata scritta da autore non identificabile diverso sia dagli autori delle altre due opere sia dall'ideatore del corpus, autore di un brano di connessione tra lOrigo e il De viris illustribus.

Il titulus cioè il paragrafo introduttivo dell'Origo gentis Romanae è stato sensibilmente rimaneggiato in modo da divenire l'incipit di tutta la Historia tirpertita; inoltre in esso sono citati come fonti dell'opera autori come Verrio Flacco, Varrone e Veranio che di fatto poi non appaiono. Questo dato ingenerò il dubbio, oggi considerato certezza, di una duplice redazione dell'opera.

Giovanni D'Anna presume dunque una prima composizione dell'opera tra la fine dell'età augustea e il II secolo, e una successiva redazione come prima parte del corpus.

Dopo aver appurato che l'Origo gentis Romanae è stata rimaneggiata anche nella parte finale con una ligatura al de viris illustribus, sono sorti legittimi interrogativi su quali interventi abbiano modificato anche il corpo centrale del testo.

Theodor Mommsen ipotizzò l'esistenza di un Origo plenior, una prima redazione dal cui riassunto deriverebbe il testo in nostro possesso, ma tale ipotesi si scontrò con la difficoltà a distinguere le suture lasciate da tale operazione riassuntiva rispetto ai comuni incidenti di copiatura tipici della trasmissione manoscritta, ben presenti e documentati nel testo. Rimane certa la sparizione dei brani di Verio Flacco, Varrone e Veranio annunciati nel titulus.

L'esame delle clausulae quantitative in fine di periodo condotta dal Puccioni, ancora rispettose delle vecchie regole della quantità, conferma l'ipotesi della doppia redazione in epoche diverse.

Validità delle citazioni[modifica | modifica wikitesto]

Un altro dato incontrovertibile è una profonda divisione dell'opera in due parti: una prima parte dall'inizio al capitolo 9 è incentrata sulle citazioni e l'esegesi del testo di Virgilio, una seconda parte invece cita assai più spesso storici ed eruditi come Alessandro di Efeso, Lutazio Catulo e Lucio Cesare. Le differenti modalità di citazione inducono a presupporre la presenza di penne diverse per le due parti dell'opera. D'Anna la spiega tramite l'intervento intorno al IV secolo di un anonimo riscrittore dell'opera, un grammatico fervido ammiratore di Virgilio che avrebbe cercato di rendere gli avvenimenti antecedenti ad Enea congruenti con il racconto virgiliano, salvo poi fermarsi constatando l'impossibilità di sincronizzare il numero eccessivo di divergenze dall'Eneide presenti nel testo dell'Origo.

A partire dal Niebuhr (1873) si è a lungo dubitato della validità delle numerosissime citazioni presenti nell'opera, facendola ritenere un falso di età umanistica, ma nel corso del XX secolo alcuni ritrovamenti archeologici hanno avvalorato l'onestà e l'affidabilità del testo in modo precedentemente non dimostrabile.

Le citazioni sono spesso trasandate, prive di specificazione dei passi e talvolta anche dell'opera da cui sono tratte: in qualche caso si può supporre una citazione indiretta a partire da sillogi di opere arcaiche (ne è prova anche il ricorso all'epitomatore Verrio Flacco come fonte).

Stile[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni D'Anna esprime un parere fortemente critico sullo stile dell'opera, evidenziandone la ripetitività delle espressioni come assenza di fantasia e la tendenza ad un uso linguistico tardoantico più che classico.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

Le edizioni moderna di riferimento restano

  • Fr. Pichlmayr, De viris illustribus, Lipsia Teubner 1911, 2. Aufl. von R. Gruendel, Lipsia 1966)
  • Giovanni D'Anna, Anonimo, Origine del popolo romano, Roma, Fondazione Lorenzo Valla, 1992.
  • Luca Cardinali, Origo gentis Romanae, in De viris illustribus. Concordantiae et Indices, Hildesheim, Georg Olms, 1997.
  • Jean-Claude Richard, Les Origines du Peuple Romain Paris, Les Belles Lettres, 2002,

Studi[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Baehrens, Zur Origo gentis Romanae in Jahrbuecher fuer Klassische Philologie CXXXV (1887), pp.769-781.
  • J.W. Beck, De sermone libelli "Origo gentis Romanae adnotatiunculae, in Mnemosyne XXII (1894)
  • A. Momigliano, Some Observations on the Origo gentis Romanae, in J.R.S. 48 (1958), pp. 56-73.
  • A. Momigliano, Per una nuova edizione dell'Origo gentis Romanae, in Athenaeum 36 (1958) pp. 248-259.
  • G. Puccioni, La composizione dell'Origo gentis Romanae, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa XXVII (1958), pp. 311-23.
  • Markus Sehlmeyer, Origo Gentis Romanae. Die Ursprünge des römischen Volkes. Texte zur Forschung 82. Darmstadt, Wissenschaftliche Buchgessellschaft, 2004. ISBN 3-534-16433-4. [1]