Monastero Matris Domini

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Il Monastero Matris Domini di Bergamo, monastero femminile domenicano di clausura, che ospita l’omonimo museo, si trova nella parte bassa del capoluogo bergamasco.

Angelo, particolare

Lo scenario[modifica | modifica sorgente]

Il monastero nacque in un’epoca difficile, in cui l’esistere era la prima necessità, che tuttavia stava preparando la strada alla nuova società comunale. Un’epoca in ebollizione fatta di materialità ma anche di profonda spiritualità che avrebbe visto l’opera evangelizzatrice di giganti della Chiesa come San Domenico di Guzman.

San Domenico

Il XIII secolo vide il tramonto del feudalesimo e il nascere delle libertà comunali in una contrapposizione, quasi sempre armata, tra poteri che declinavano e altri che si imponevano, epigoni i primi di un impero che si era frantumato dopo la sua nascita, l’Impero Carolingio, espressione i secondi di una nuova società che si affermava, sempre più consapevole di sé, i cosiddetti homines novi.

Il monastero[modifica | modifica sorgente]

Nel medioevo i monasteri furono non solo delle isole di pace e di elevazione spirituale ma anche centri di irradiazione culturale che attraverso i propri scriptoria mantennero e tramandarono il sapere. Le opere artistiche di cui erano dotati, a volte ingenue ma spesso espressione di un’arte compiuta e che tanta ammirazione destano oggi, erano un costante richiamo alla spiritualità non solo dei semplici e un’efficace descrizione didascalica di avvenimenti evangelici o religiosi in genere.

Ecco i cicli di affreschi del Matris Domini, a volte mutili ma parlanti con i propri colori, testimonianza di una religiosità sentita e vissuta genuinamente.

Angelo tubicino

Nella seconda metà del XIII secolo dal grande grembo del movimento domenicano nacque il Monasterium Sanctae Mariae Matris Domini affidato a delle Sorores. Non si ha una datazione certa della sua fondazione, forse sotto l’Episcopato di Algiso da Rosate o di Erbordo Ungano, mentre si ha certezza della data della consacrazione della sua chiesa effettuata il 25 marzo 1273 dal vescovo Guiscardo Suardi.

Il monastero conobbe fin dalle origini uno sviluppo costante con un aumento della propria comunità. Fu ricostruito nel 1359 ed ebbe diversi ampliamenti nel ‘600 e nel ‘700, ma subì anche, nell’età moderna, gli insulti della soppressione napoleonica e in età contemporanea, durante la seconda guerra mondiale, quelli ancora più gravi della trasformazione in prigione nazista.

Le bizzarrie della storia: un luogo in cui gli unici suoni erano stati le preghiere e i canti liturgici trasformato in luogo di pena in cui le sommesse salmodie erano state sostituite dalle urla della tortura.

Finalmente il monastero fu restituito alla sua funzione e alle sorores che ne curarono la rinascita riportandolo

« …alla cura della liturgia e alla preghiera, alla formazione, alla condivisione della spiritualità e alla collaborazione con gli altri rami della Famiglia Domenicana. »
(ex documentazione Matris Domini)

La scoperta[modifica | modifica sorgente]

Ricerca di Gesù

Il piccolo museo, ancora non conosciuto come meriterebbe, è un gioiello artistico che custodisce ed espone permanentemente una rara serie di affreschi tra i più antichi della regione, provenienti dal monastero stesso che lo ospita.

Il complesso conventuale pur essendo nel centro cittadino è seminascosto e soffocato da addizioni architettoniche moderne che ne opprimono la struttura e forse la sacralità.

La sua scoperta a volte cercata a volte casuale riserva una sorpresa artistica che conquista il visitatore. La visione degli affreschi sapientemente esposti in un gioco di luci e ombre, l’atmosfera quasi surreale trascinano l’ospite in un tempo lontano, il medioevo. Un tempo di violenza e di sopraffazione ma al tempo stesso pregno di quegli stimoli e di quei fermenti che avrebbero portato alla formazione degli stati nazionali occidentali come ora li conosciamo.

Il museo[modifica | modifica sorgente]

Il monastero espone in locali appositamente predisposti delle perle dell’arte romanico-bergamasca, costituendo così il Museo Matris Domini.
Gli affreschi, che provengono dallo stesso monastero, di cui ornavano diversi siti della struttura originaria, sono stati salvati dal degrado riportandoli su appositi supporti con la tecnica dello strappo.

Visitazione

Risalenti al XIII e XIV secolo sono tra i primi esempi della arte pittorica per affresco della Lombardia, alcuni di essi sono tra i più antichi in assoluto. Un sapiente restauro li ha restituiti al godimento della loro visione e le cure e l’amorevole attenzione delle suore ne permettono la conservazione e l’esposizione.

Sono affreschi deliziosi, espressione di una religiosità intensa e profonda, tesi ad aiutare l’orante nel suo cammino di ricerca spirituale.

Alcuni suscitano una viva emozione per la delicata rappresentazione di una scena sacra ma, al tempo stesso, dai risvolti profondamente umani. Come non commuoversi di fronte all’affresco della Visitazione dove stupore e complicità rendono in maniera sublimamente umana l’intensità di un incontro in un momento talmente intimo e particolare della vita di una donna, specie se è la Madre di Gesù.

La semplicità e la leggiadria dei volti lasciano attoniti, nei loro sguardi si legge la meraviglia, la paura, il compiacimento.

Visitazione, particolare

La compostezza e la naturalezza dell’abbraccio esprimono sommessamente l’intimità dell’incontro, gli occhi rivolti verso l’osservatore sono una muta interrogazione, vi si leggono le domande, le speranze, le paure dell’attesa. Questo affresco con l'aiuto delle penombre avvolge e coinvolge suscitando emozioni dimenticate: in esso è racchiuso

« tutto il mondo pittorico del Matris Domini. Mondo collegato al suo tempo e fuori di esso, perché come tutte le manifestazioni culturali valide non ha passato, presente, futuro ma compendia, richiama in sé fermenti, annotazioni, dati che si ripetono, si rinnovano, si modificano ininterrottamente e senza limiti cronologici o di territorio. »
(Rosalba Tardito, Il Monastero Matris Domini – Vicissitudini degli affreschi)

Assieme alla Visitazione sono esposti altri affreschi, alcuni eccezionalmente conservati. Si distinguono i Giusti, i Beati, due Angeli tubicini che meravigliano per la loro dolcezza, San Pietro in trono, l’Inferno tutti attribuiti al Maestro dell’Albero della Vita.

Napoleone Orsini

Altri affreschi deliziano il visitatore come Gesù tra i Dottori, il Battesimo di Gesù, la Madonna in trono col Bambino, il Miracolo della ruota di Santa Caterina di Alessandria, San Martino e il povero, l’Entrata di Gesù in Gerusalemme, il Giovane caduto da cavallo, che raffigura il miracolo della rianimazione di Napoleone Orsini effettuato da San Domenico. Queste opere assieme alla Visitazione sono state attribuite al Primo Maestro di Chiaravalle.

L’ambiente, gli affreschi, le luci, le ombre creano un’atmosfera magica o forse sarebbe meglio dire spirituale che colpisce il visitatore precipitandolo nei suoi ricordi e nelle sue emozioni più nascoste.

I tondi vitrei[modifica | modifica sorgente]

In una zona privilegiata dalla luce naturale sono esposti dei magnifici tondi vitrei policromi provenienti dalla vetrata trecentesca che ornava l’abside dell’antica chiesa. Perfettamente conservati sono l’opera vitrea più antica della regione.

Il più grande raffigura la Madonna col Bambino Benedicente e ha in comune con i due tondi raffiguranti gli angeli la particolarità del viso e delle mani privi di colorazione per evidenziare ed esaltare, così, la spiritualità delle immagini. Gli altri due tondi raffigurano rispettivamente San Domenico Benedicente e San Pietro Martire, primo domenicano canonizzato.

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Anche questi tondi contribuiscono con le loro trasparenze policrome a rendere maggiormente coinvolgente l’atmosfera che pervade l’esposizione.

La chiesa[modifica | modifica sorgente]

Accanto al museo, sempre nel complesso conventuale, si trova la chiesa consacrata nel 1273, formata, secondo la tradizione dei monasteri femminili, da una cappella interna, costituita da tre navate, e dalla chiesa esterna. Quest’ultima fu radicalmente trasformata nel ‘600 in un luminoso ambiente barocco impreziosito da stucchi, opera dei Porta e di Angelo Sala, da affreschi tra i quali risaltano quelli di Pietro Baschenis e da diverse pale situate nelle cappelle.

Madonna tra gli angeli

Nell'altare maggiore si trovano la pala seicentesca dell’Annunciazione di Ignoto con ai lati la pala dell’Adorazione dei Pastori anch'essa di Ignoto e la pala della Strage degli Innocenti di Pietro Ricchi.

Le cappelle sono ornate da pale di mirabile fattura del XVIII e XIX secolo. Manca dalla chiesa il trittico di San Pietro Martire sottratto in epoca napoleonica.

Nel museo si percepisce l’attenzione e l’amore con cui le Sorores conservano e proteggono questo gioiello nella cui bellezza leggono i segni di una spiritualità tuttora presente. L’arte come espressione della religiosità, il bello come mezzo per l’ascesi.

Ma questa attività ha anche una grande valenza civile ed educativa, aprire le porte al godimento di queste opere rende ancora più meritevole la loro azione e più vicina al mondo la loro clausura.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G.B. Angelini, Descrizione del venerabile Monastero di Santa Maria Mater Domini di Bergamo, Bergamo, 1750.
  • L. Angelini, Affreschi trecenteschi in Bergamo, Bergamo, 1953.
  • Eugenio Garin, Medioevo e Rinascimento - Laterza 2005 Bari - ISBN 88-420-7669-4
  • Eugenio Garin (a cura di), L'uomo del Rinascimento - Laterza 2000 Bari - ISBN 88-420-4794-5
  • Johan Huizinga, L'autunno del Medioevo, Newton, 1997 Roma - ISBN 88-8183-898-2
  • M. Perdichizzi, Il Monastero di Santa Maria Matris Domini in Bergamo durante il secolo XVI - Tesi di Laurea, Università Cattolica di Milano.
  • G. Piccinni, I mille anni del medioevo - Milano, Bruno Mondadori, 1999, ISBN 88-424-9355-4.
  • V. Zanella, Di quaranta e più monache capace in Il monastero Matris Domini in Bergamo. Monumenta Borgomensia, Bergamo 1980.
  • R. Tardito, Vicissitudini degli affreschi in Il monastero Matris Domini in Bergamo. Monumenta Borgomensia, Bergamo 1980.
  • Luigi Angelini, La famiglia bergamasca dei Manni marmorari intarsiatori, in La Rivista di Bergamo, prima parte, ottobre 1960, 5-11; seconda parte, novembre 1960, 5-14.
  • Luigi Pagnoni, Le chiese parrocchiali della Diocesi di Bergamo. Appunti di storia e di arte, Edizione Il Conventino, Bergamo 1974.
  • Piervaleriano Angelini, La famiglia Manni di Rovio. La scultura decorativa e l’arte della tarsia marmorea in terra bergamasca, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Bergamo nella storia, nell’arte, nella cultura, nell'economia dal '500 ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 158-165.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]