Momotarō

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Bambolina di ceramica di Momotarō

Momotarō (桃太郎? Ragazzo della pesca) è il protagonista di una celeberrima fiaba giapponese che da lui prende il nome.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Secondo la versione più nota del racconto, risalente al periodo Edo, Momotarō venne al mondo dentro una gigantesca pesca, che venne pescata mentre andava alla deriva in un fiume da un'anziana donna che non aveva avuto figli e che si era recata al fiume per lavare i panni; la donna e suo marito scoprirono il bambino mentre cercavano di aprire la pesca per mangiarla, e questi spiegò loro di essere stato inviato dal cielo per essere loro figlio. Secondo la versione di più antica attestazione, invece, la donna mangiò un pezzo della pesca e tornò giovane e bella, e quando il marito tornò a casa convinse anche lui a cibarsene; la coppia, rinvigorita dai poteri della pesca, quella sera stessa concepì un figlio. Da notare al riguardo che la pesca è considerata in Giappone un simbolo di fertilità, per la sua forma che ricorda il fondoschiena di una donna.

Il bambino venne chiamato Tarō ("figlio grande", un nome molto comune per i primogeniti). Una volta cresciuto, il ragazzo lasciò la famiglia per andare ad affrontare gli oni, sorta di orchi che vivevano nell'isola di Onigashima; lungo la strada incontrò un cane, una scimmia e un fagiano, che accettarono di aiutarlo nella sua missione. Insieme ai suoi amici animali, Momotarō penetrò nel forte di Ura, sconfisse il capo degli oni e sottrasse alle creature il prezioso bottino, grazie al quale la sua famiglia e i suoi nuovi amici poterono vivere per sempre negli agi.

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Statua di Momotarō e i suoi amici a Okayama

La storia di Momotarō è fortemente radicata a Okayama, e le origini della storia potrebbero risalire a quella zona; l'isola degli oni è spesso associata all'isola di Megi-jima (un'isoletta nel mare interno vicino Takamatsu) in seguito alle grandi caverne artificiali lì ritrovate[1][2].

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Momotarō è stato trasposto in alcuni medio e lungometraggi animati, Momotarō no Umiwashi ("Momotarō l'aquila dei mari", 1943) e Momotarō Umi no Shinpei ("Momotarō il divino marinaio", 1944), entrambi di Mitsuyo Seo, che riprendono il personaggio in chiave patriottica, nazionalistica e filomilitare, trasformandolo in un simbolo per le masse: ora l'eroe combatte i nuovi demoni, cioè gli americani[3]. La storia di Momotaro è stata utilizzate anche nel manga One Piece: nel corso della storia infatti fanno la loro comparsa tre ammiragli di nome Aokiji (fagiano blu), Kizaru (scimmia gialla) e Akainu (cane rosso) palesemente ripresi dai tre aiutanti di Momotaro nella leggenda. Nel film Ranma ½: La sposa dell'isola delle Illusioni, il secondo della serie, il principe Toma ed i suoi tre servi dalle fattezze simili ad un uccello, una scimmia ed un cane sono ispirati ai personaggi della fiaba. Inoltre, nell'anime Yu degli Spettri, Hiei si scontra con Momotarò Nero, in grado di trasformarsi, a seconda dei danni, in una scimmia, in un fagiano o in un cane. Infine, uno dei nemici delle protagoniste di Smile Pretty Cure! si chiama Akaoni (lett.: "oni rosso") ed è un oni che sogna la sconfitta di Momotarō. Presente la storia anche nel capitolo "La macchina favolosa" di Dr. Slump e Arale[4]. Nell'episodio 52 di Samurai Jack, Jack racconta la favola di Momotaro a un bambino che ha salvato.Nell'episodio 22 dell'anime Sket Dance, viene raccontata la leggenda di Momotaro in chiave parodistica, ribaltandone alcuni capisaldi, sostituendone alcuni personaggi e ambientando il racconto nel futuro. Momotaro viene anche citato nel primo film dell'anime Detective Conan, dal titolo Fino Alla Fine Del Tempo, in cui è la soluzione di un enigma posto da un famoso architetto. Nella serie di anime Super Mario Amada la fiaba viene trasportata nel mondo video ludico della serie Super Mario i cui protagonisti sostituiscono Momotarō e i suoi amici.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) Onigashima(or Megijima)
  2. ^ (EN) Megijima & Ogijima
  3. ^ Davide Castellazzi, JapanAnimation: Storie di guerra
  4. ^ Dottor Slump & Arale n° 4, Star Comics, Febbraio 1997, Mitico 33, pag. 123-8

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (JA) Ishida Eiichirō, Momotarō no haha, 1966.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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