Scudo con testa di Medusa (Caravaggio)

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Scudo con testa di Medusa
Scudo con testa di Medusa
Autore Michelangelo Merisi da Caravaggio
Data 1597 ca.
Tecnica olio su tela
Dimensioni 60 cm × 55 cm 
Ubicazione Galleria degli Uffizi, Firenze

Scudo con testa di Medusa è il soggetto di un dipinto realizzato nel 1597 circa dal pittore italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio. Esso è conservato presso la Galleria degli Uffizi di Firenze.

Storia del dipinto[modifica | modifica sorgente]

Esistono due versioni di Medusa realizzate dal pittore italiano Caravaggio:

  • la prima è un dipinto a olio su tela, montato su uno scudo convesso di legno di fico ( 150x4,8 ), eseguito nel 1596 . L'opera si trova in una collezione privata in Italia[1].
  • la seconda, ispirata dalla prima, è stata commissionata dal cardinal Del Monte per Ferdinando I de' Medici. Anche qui si tratta di un dipinto a olio montato su uno scudo convesso di legno di pioppo, e di dimensioni leggermente più grandi rispetto alla prima versione (cm 60x55). È conservato nella Galleria degli Uffizi di Firenze[2].

L'opera fu commissionata dal cardinal Francesco Maria Del Monte, ambasciatore a Roma del Granduca di Toscana, che poi la diede in regalo al granduca Ferdinando I de' Medici[3]. Nel 1598 il Granduca stava allestendo le sale della Galleria di Palazzo Vecchio ed aveva in animo di sistemarvi la sua ricca collezione di armi; venuto a conoscenza delle intenzioni di Ferdinando il cardinale pensò di arricchire la collezione con un pezzo prestigioso che potesse inserirsi nel contesto delle armi e dei tornei e con la scoperta intenzione di far conoscere a Firenze le straordinarie abilità del suo protetto Caravaggio. Il cardinale portò personalmente il dono a Firenze consegnandolo il 25 luglio 1598 come registrato nel Guardaroba Mediceo[4] Il tema della Medusa non sembra essere stato scelto casualmente, essendo un'iconografia cara ai Medici[5]. Secondo il Vasari nelle collezioni del Granduca Cosimo si annoverava un dipinto dello stesso tema eseguito da Leonardo (e poi smarrito). Mentre in Piazza della Signora era già esposta la celebre scultura in bronzo del Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini. Lo scudo o "rotella" dipinto dal Caravaggio, di forma convessa, ma l'immagine straordinariamente finge la concavità, era stata posta in una sala della Galleria del Granduca, inserita in un manichino a cavallo vestito alla persiana, insieme ad altre armi da torneo o parata. Quando l'Armeria nel Settecento venne dismessa e venduta rimase la sola "rotella" a testimonianza del rispetto e l'ammirazione per l'opera del Caravaggio[6].

Analisi del dipinto[modifica | modifica sorgente]

La " rotella" dipinta da Caravaggio è un saggio stimabile della capacità ottiche del pittore che riesce ad eliminare per l'osservatore, gli effetti della convessità del supporto. La luce, proveniente dall'alto, proietta l'ombra della testa sul fondo verde dello scudo. L'osservatore ha l'impressione che l'ombra venga proiettata su di un fondo concavo e quindi che la testa sembra quasi fluttuarvi sopra. Il volto della Medusa è preso nel momento dell'urlo scaturito dall'improvviso taglio della testa dalla cui base scaturisce un fiotto di sangue. Gli occhi spalancati ed allucinati, la tensione del corrugamento della fronte, la bocca spalancata che mostra i denti e il fondo oscuro dell'interno, sono esaltati dalla luce calda e improvvisa come un lampo. Luce che evidenzia allo stesso tempo l'orrore prodotto dalla capigliatura di serpi. Come è noto il tema deriva da Esiodo ( Teogonia, 274-284 ) e soprattutto da Ovidio ( Metamorfosi, IV, 769-803 ). Medusa o Gorgone era un mostro con la testa ricoperta da una capigliatura di serpi sibilanti, il cui sguardo aveva il potere di pietrificare chiunque la guardasse. L'eroe Perseo, grazie all'aiuto di Minerva e Mercurio scovò Medusa e la uccise recidendole il capo; per poter evitare lo sguardo terrificante, l'eroe guardò non il mostro, ma la sua immagine riflessa su di un lucido scudo di bronzo. In seguito, donata la testa recisa, che ancora conservava il suo potere terrificante, a Minerva, la dea la collocò sulla sua egida per terrorizzare i nemici. Nel Rinascimento si poteva disporre di ottimi volgarizzamenti delle Metamorfosi di cui, alcuni, illustrati. Un volgarizzamento molto noto era quello di Giovan Andrea dell'Anguillara, pubblicato a Venezia nel 1563[7]. Caravaggio nel suo dipinto non raffigura l'uccisione di Medusa da parte di Perseo, ma la testa recisa un attimo dopo il taglio, con il sangue che sgorga e la bocca spalancata nell'urlo ( un'immagine affine, anche per la tematica dell'urlo, la testa recisa e il sangue che schizza via, è Giuditta ed Oloferne del 1599 )[8]. Secondo Giacomo Berra Caravaggio avrebbe fuso, nel dipinto, due distinti aspetti del mito: l'immagine di Medusa riflessa nello scudo-specchio di Perseo e la testa del mostro collocata sull'egida di Minerva[9]; tuttavia, come sottolineato da Kimura, l'ipotesi non è sufficientemente attendibile[10]. Un'ipotesi suggerita sulla realizzazione del dipinto è che Caravaggio, per la realizzazione della criniera della Gorgone, si sia avvalso di alcuni disegni botanico-naturalistici di Jacopo Ligozzi posseduti dai Medici (e tuttora a Firenze, nel Gabinetto delle stampe degli Uffizi) raffiguranti delle vipere, probabilmente messigli a Disposizione dal Del Monte, frequentatore assiduo della Corte di Palazzo Vecchio e delle sue collezioni. L'ipotesi di Kimura è che l'opera del Caravaggio volesse dimostrare la superiorità della pittura ( che può raffigurare tanto la luce che l'ombra ), sulla scultura, che non ne ha la possibilità. A giustificare la tesi lo studioso riporta che nella stessa stanza dove era collocata la Medusa si trovava uno scudo in ferro con il rilievo della testa della Medusa. Gli spettatori selezionati e lo stesso Granduca avrebbero avuto modo di " paragonare" il rilievo e la pittura visitando la sala della Galleria[11].

La Medusa venne sottoposta a restauro (conclusosi nel 2002), dopo l'attentato nel 1993 di via dei Georgofili, nei pressi degli Uffizi, in conseguenza del quale aveva riportato danni strutturali di minima entità, ma che ne avevano compromesso il già precario stato di conservazione. Il restauro ha permesso di approfondire il valore dell'opera, che rientra nella tradizione degli scudi da parata cinquecenteschi. È stato accertato dalle analisi che il pittore utilizzò una rotella dell'epoca. Inoltre, a conferma del legame con questa tradizione, la testa della Gorgone era un'iconografia fra le più utilizzate su questa particolare tipologia di scudi.[12]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La prima versione (diametro: 48 cm, 2 palmi romani) di proprietà di Ermanno Zoffili, è stata sottoposta ad interventi diagnostici che hanno evidenziato vari pentimenti e la presenza di un abbozzo sottostante "a carbone" ; dipinta intorno al 1598, è detta "Murtola", a seguito del madrigale che Gaspare Murtola compose nel 1606 in onore del dipinto che ebbe grande fama. Secondo alcuni studiosi (Marini, Mahon, Gregori) si tratterebbe dell'autografo originario, mentre la versione degli Uffizi, priva di pentimenti, sarebbe una copia di mano dello stesso artista. Un fatto eccezionale sta nel fatto che questa versione conserva la firma di Caravaggio, impressa nel sangue che sgorga dalla testa, cfr. La prima medusa. Caravaggio. a c. di Ermanno Zoffili, Milano,2011.
  2. ^ La seconda versione risulta di proprietà di Casa Medici dal 1598 (risulta giunta a Firenze il 25 luglio di quell'anno), quando venne collocata nella Sala dell'Armeria, vedi Gregori 2010, pp. 107-109
  3. ^ Cfr, Luigi Spezzaferro, Il naturalismo del Caravaggio e il gusto del cardinale Del Monte, in La Medusa del Caravaggio restaurata, a c. di C. Caneva, Roma, 2002, pp.27-38. Z. Warzbinski, Il cardinale Francesco Maria del Monte 1549-1626, Firenze, Olschki, 1994, I vol, pp. 93-99 e 188-196. Sul rapporto fra il cardinale e il granduca si veda alle pp. 68-143.
  4. ^ ASF, Guardaroba Mediceo, 204, c.18 in A. Conti, Alle origini della Galleria, in AA.VV., Palazzo Vecchio:committenza e collezionismo medicei 1537-1620 a c. di Paola Barocchi, Firenze, 1980, p. 250. Sulla storia e l'iconografia del dipinto si veda anche Kimura 2013
  5. ^ La testa della Medusa o Gorgone aveva valore generalmente valore apotropaico, ma come simbolo mediceo contava anche l'interpretazione umanistica che la vedeva come allegoria della prudenza e della sapienza. Nel Dialogo dei colori di Ludovico Dolce del 1565, si legge che la Medusa raffigura la prudenza acquisita col mezzo della sapienza ( cfr. Ionos, Le metamorfosi di Ovidio, Medusa e Perseo, Ludovico Dolce, fonte n.25, in Iconos.It ), ed il dono dell'immagine di medusa aveva dunque un valore augurale ( oltre che, naturalmente, quello apotropaico tradizionale ); aspetti della captatio benevolentiae ben noti al cardinal Del Monte ( cfr. W. Friedlander, Caravaggio studies, New York, 1969, pp. 87-89 ).
  6. ^ Boccia 1980, pp.117-118; S.E.L. Probst, La rotella del Caravaggio e la Galleria degli Uffizi, in Caravaggio: la medusa. Lo splendore degli scudi da parata nel Cinquecento, Milano, 2004, pp. 25-33.
  7. ^ Cfr. Iconos, Le Metamorfosi di Ovidio, cit., Medusa e Perseo; Sui volgarizzamenti e le incisioni degli episodi mitologici, cfr., B. Gethmueller, Mito, poesia, arte. Saggi sulla tradizione ovidiana nel Rinascimento, Roma, Bulzoni, 1997. Nel 1606, Antonio Tempesta, amico di Caravaggio, illustrerà proprio le Metamorfosi con varie xilografie pubblicate ad Anversa. In pittura l'opera, nel Rinascimento, ebbe molta fortuna e se ne scisse la potenzialità apotropaica dell'immagine da quella del mito molto rappresentato nelle dimore nobiliari. Una Uccisione di Medusa del 1546 è nell'appartamento farnesiano di Castel Sant'Angelo, affresco di Perin del Vaga. Nel barocco pieno l'immagine trionferà a Palazzo Pallavicini-Rospigliosi con l'opera di Giovanni Marozzi detto Giovanni da San Giovanni, del 1623.
  8. ^ Lo schizzo di sangue che fuoriesce dalla testa mozzata di Medusa è inedito perché in genere, laddove compare, è sempre associato all'immagine dell'uccisore, come in un'opera di Jacopo Ligozzi agli Uffizi del 1581, Berra 2004, op. cit.. Un caso a sé è la bellissima e impressionante testa di Medusa a terra di Pietro Paolo Rubens, del 1617-18 al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
  9. ^ Giacomo Berra, " La Medusa tutta serpeggiata", cit, p. 65. Secondo lo studioso la testa conserverebbe il suo valore apotropaico, di oggetto magico benefico, come il poeta Giovan Battista Marino nell'elogio dell'opera nella sua Galeria di una decina d'anni dopo, sembra voler considerare.
  10. ^ Kimura 2013, 2º paragrafo
  11. ^ Kimura 2013, 3º paragrafo. Il tema era quello del "paragone" fra pittura e scultura molto dibattuto per tutto il Cinquecento e illustrato con il famoso aneddoto di Apelle da Vasari nella sua Casa di Firenze, cfr., (EN) M. Koshikawa, Apelles's stories and the "paragone debate" a re-reading of the frescoes in the casa Vasari in Florence in Artis et historiae, n. 43, 2001, p. 23. . La tesi implica però una guida iconologica per Caravaggio.
  12. ^ Caravaggio: La Medusa. Lo splendore degli scudi da parata del Cinquecento in lombardiacultura.it. URL consultato il 10 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 10 aprile 2014).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maurizio Marini, Michelangelo da Caravaggio, Gaspare Murtola e la chioma avvelenata di Medusa, Venezia, 2003.
  • Mina Gregori, Testa di Medusa in Gianni Papi (a cura di), Caravaggio e i caravaggeschi a Firenze, Livorno, 2010, pp. 107-109.
  • C. Caneva (a cura di), La Medusa del Caravaggio restaurata, Roma, 2002.
  • Alessandro Conti, Alle origini della Galleria in Paola Barocchi (a cura di), Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei, 1537-1620, Firenze, 1980.
  • W. Fredlander, Caravaggio studies, New York, 1969, pp. 87-89.
  • Lionello Boccia, A due secoli dalla dispersione dell'Armeria Medicea in P. Barocchi (a cura di), Palazzo Vecchio: committenza e collezionismo medicei 1537-1610, Firenze, 1980, pp. 117-118.
  • Taro Kimura, Un'ipotesi iconografica sulla testa di Medusa di Caravaggio in Predella, n. 32, 2013.
  • Claudia Cieri Via (a cura di), Medusa e Perseo in Un progetto sulle Metamorfosi di Ovidio e la tradizione figurativa, www.Iconos.it, Università La Sapienza di Roma.
  • B. Getmueller, Mito, poesia arte. Saggi sulla tradizione ovidiana del Rinascimento, Roma, Bulzoni, 1997.
  • Giacomo Berra, la "Medusa tutta serpeggiata" del Caravaggio: fonti mitologico-letterarie e figurative in Caravaggio: La Medusa. Lo splendore degli scudi da parata nel Cinquecento, Milano, 2004, p. 65 e sgg..
  • M. Koshikawa, Apelle's stories and the"paragone debate" a re-reading of the frescoes in the Casa Vasari in Artis et Hostoriae, n. 43, 2001, p. 23.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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