Medusa (Caravaggio)
| Medusa | |
|---|---|
| Autore | Michelangelo Merisi da Caravaggio |
| Data | 1597 ca. |
| Tecnica | olio su tela |
| Dimensioni | 60×55 cm |
| Ubicazione | Galleria degli Uffizi, Firenze |
Esistono due versioni di Medusa realizzate dal pittore italiano Caravaggio:
- la prima (detta Murtola dal nome del poeta che ne scrisse un poema) è un dipinto ad olio su tela, montato su uno scudo convesso di legno di cm 50 x 48, eseguito nel 1596 . L'opera si trova in una collezione privata in Italia.
- la seconda, ispirata dalla prima, è stata commissionata dal cardinal Del Monte per Ferdinando I de' Medici. Anche qui si tratta di un dipinto ad olio montato su uno scudo convesso di legno, e di dimensioni leggermente più grandi rispetto alla prima versione (cm 60 x 55). È conservato alla Galleria degli Uffizi di Firenze.
L'opera fu commissionata dal cardinal Del Monte che poi la diede in regalo al granduca Ferdinando I de' Medici. Il tema della Medusa non sembra essere stato scelto causalmente, essendo un'iconografia cara ai Medici. Secondo il Vasari nelle collezioni del Granduca Cosimo si annoverava un dipinto dello stesso tema eseguito da Leonardo (e poi smarrito). Mentre in Piazza della Signora era già esposta la celebre scultura in bronzo del Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini.
È un saggio stimabile della capacità ottiche del Caravaggio che riesce ad eliminare per l'osservatore gli effetti della convessità del supporto. Un'ipotesi suggerita sulla realizzazione del dipinto è che Caravaggio, per la realizzazione della criniera della Gorgone, si sia avvalso di alcuni disegni botanico-naturalistici di Jacopo Ligozzi posseduti dai Medici (e tuttora a Firenze, nel Gabinetto delle stampe degli Uffizi) raffiguranti delle vipere, probabilmente messigli a Disposizione dal Del Monte, frequentatore assiduo della Corte di Palazzo Vecchio e delle sue collezioni.
La Medusa venne sottoposta a restauro (conclusosi nel 2002), dopo l'attentato nel 1993 di via dei Georgofili, nei pressi degli Uffizi, in conseguenza del quale aveva riportato danni strutturali di minima entità, ma che ne avevano compromesso il già precario stato di conservazione. Il restauro ha permesso di approfondire il valore dell'opera, che rientra nella tradizione degli scudi da parata cinquecenteschi. È stato accertato dalle analisi che il pittore utilizzò una rotella dell'epoca. Inoltre, a conferma del legame con questa tradizione, la testa della Gorgone era un'iconografia fra le più utilizzate su questa particolare tipologia di scudi.[1]
[modifica] Note
[modifica] Collegamenti esterni
- Culturanuova Srl Arezzo Documentazione informatica del restauro (sotto il menù exempla - dipinti su tavola e tela)
- Immagine ad alta risoluzione su Google art
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