Marcello Colafigli

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Marcello Colafigli

Marcello Colafigli detto Marcellone (Poggio Mirteto, 12 novembre 1953) è un criminale italiano, ed esponente di spicco dell'organizzazione malavitosa romana Banda della Magliana.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Orfano di madre e sopravvissuto a un parto gemellare in cui il fratello nacque morto, Marcello Colafigli compie gli studi superiori nell'istituto per geometri. La sua natura malavitosa, però, prenderà in lui il sopravvento e, assieme all'amico fraterno Franco Giuseppucci, si organizza spesso in diverse batterie dedite alle rapine. Gli altri malavitosi riconoscono in lui una forza fisica indescrivibile e una violenza nei modi e nelle reazioni che gli fanno ben presto guadagnare il soprannome di Marcellone.

"Colafigli aveva studiato da geometra ma fisicamente era una specie di orso. Un uomo dotato di una forza disumana. In tribunale da solo ha scosso la gabbia dove eravamo chiusi, con un pugno ha incrinato il vetro blindato. Ma se lo rimproveravo per qualcosa, si faceva rosso in viso come un bambino e la peggiore parolaccia che conosceva era perbacco".[1]

La Banda della Magliana[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Banda della Magliana.

Introdotto nel nucleo originario della Banda della Magliana fin dagli albori dallo stesso Giuseppucci, il 7 novembre del 1977, partecipa al sequestro del duca Grazioli, considerato l’atto di nascita della Banda stessa.[2] Sarà poi uno dei killer, assieme a Nicolino Selis, Giovanni Piconi, Renzo Danesi e Giorgio Paradisi che il 25 luglio 1978, nel parcheggio dell'ippodromo romano di Tor di Valle, uccisero Franco Nicolini (detto Franchino Er criminale), padrone assoluto di tutte le scommesse clandestine dell'ippodromo e le cui attività illegali avevano suscitato l'interesse della neonata Banda che, da quel momento in poi, ebbe via libera per poter gestire una gigantesca fonte di guadagno.

Nella suddivisione del territorio per lo smercio della droga, Colafigli (assieme ad Abbatino) controllava la zona della Magliana e di San Paolo. Verso la fine degli anni ottanta, attraverso i suoi contatti, Marcellone fece arrivare via mare diversi carichi di eroina dalla Sicilia tramite il clan mafioso di Totò Riina.

Partecipò in prima linea anche alla vendetta nei confronti del clan Proietti accusati dell'omicidio del suo amico fraterno Franco Giuseppucci. Il 16 marzo 1981, nei pressi di via di Donna Olimpia, nel quartiere romano di Monteverde, assieme ad Antonio Mancini uccise Maurizio Proietti detto "il pescetto". Nel furibondo scontro a fuoco che ne seguì, Colafigli e Mancini , lievemente feriti, iniziarono a sparare sulla polizia facendosi scudo con un bambino, ma vennero poi arrestati all'interno di un appartamento dello stabile nel quale si erano barricati.

In seguito ai fatti di via di Donna Olimpia, per Colafigli si aprirono le porte del carcere. Quando però il suo gruppo (capeggiato da Abbatino) iniziò a pensare che i «testaccini» non rispettassero l'obbligo di aiutare i compagni in cella, Colafigli e Toscano iniziarono a maturare propositi di vendetta contro De Pedis.[3]

«Colafigli e Toscano avevano deciso di far fuori 'Renatino'. Io, siccome De Pedis, attraverso Fabiola Moretti, provvedeva alle mie esigenze e a quelle della stessa Moretti, mi ero intromesso tra gli uni e l'altro, per evitare che a De Pedis potesse accadere qualcosa».[4] Toscano si mise alla ricerca di De Pedis deciso ad ucciderlo ma Renatino informato dei loro propositi omicidiari e giocando d'anticipo sul tempo escogitò a sua volta una trappola per ucciderlo, prima di essere ucciso lui.

Condannato all'ergastolo per tre omicidi, gli viene però riconosciuta una infermità mentale con diagnosi che andavano dalla “psicosi schizofrenica paranoide”, alla “personalità epilettoide”, alla “sindrome borderline”. Nel 2012 è tornato a Roma ed è attualmente detenuto nel carcere di Rebibbia. [5]

Bufalo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bufalo (personaggio).

La figura di Colafigli ha ispirato il personaggio di Bufalo nel libro Romanzo criminale, scritto nel 2002 da Giancarlo De Cataldo e riferito alle vicende realmente avvenute della Banda della Magliana. Nell'omonimo film che ne verrà poi tratto, diretto da Michele Placido nel 2005, il personaggio del Bufalo fu interpretato dall'attore Francesco Venditti, mentre nella serie televisiva, diretta da Stefano Sollima, i suoi panni furono vestiti da Andrea Sartoretti. In oltre è stato interpretato da Roberto Brunetti in Fatti della banda della Magliana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Unità, Noi Quelli Della Magliana, 10 dicembre 2007
  2. ^ Nottecriminale.it, La vera storia della Banda della Magliana
  3. ^ Bianconi, 2005, p. 211
  4. ^ Bianconi, 2005, p. 213
  5. ^ Marcello Colafigli torna a Roma dopo quasi 20 anni

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]