Luther Adler

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Luther Adler nel film Due ore ancora (1950)

Luther Adler, nato Lutha Adler (New York, 4 maggio 1903Kutztown, 8 dicembre 1984), è stato un attore cinematografico, teatrale, televisivo e regista teatrale statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Luther Adler nacque a New York, uno dei sei figli di Jacob Pavlovic e Sara Adler, una coppia di attori ebrei nativi della Russia. Anche il fratello Jay raggiungerà una certa fama come attore, mentre la sorella Stella diventerà celebre come attrice ma soprattutto come insegnante di recitazione, legando il proprio nome all'Actor's Studio.

Adler fece il suo debutto a Broadway nel 1921 e apparve in numerose pièce prima di unirsi alla compagnia The Group Theatre nel 1931. Recitò con le maggiori stelle americane del palcoscenico, come Katharine Cornell in Alien Corn (1933), sua sorella Stella in Gold Eagle Guy (1934), Awake and Sing! (1935) e Paradise Lost (1935), Frances Farmer in Golden Boy (1937). All'inizio degli anni quaranta passò alla regia teatrale, anche se la sua prima direzione, They Should Have Stood in Bed, chiuse dopo poche repliche nel 1942. Ottenne invece un grande successo di pubblico e di critica con il dramma A Flag Is Born di Ben Hecht[1], che debuttò a Broadway nel settembre 1946 ed ebbe 120 repliche, contribuendo all'ascesa del giovane Marlon Brando, che ne fu cointerprete con il veterano Paul Muni.

Contemporaneamente alla carriera teatrale, Adler non trascurò il cinema, dove aveva debuttato nel 1937 con un piccolo ruolo nel film d'avventura La spia dei lancieri. La sua corporatura robusta e il suo volto dalla bocca piuttosto pronunciata lo destinarono essenzialmente a ruoli di carattere[2]. Interpretò diversi film celebri come Gli amori di Carmen (1948), il melodramma Amaro destino (1949), il noir Due ore ancora (1950), nel ruolo del gangster Majak. Vestì in due diverse occasioni i panni di Adolf Hitler, in Rommel, la volpe del deserto (1951), accanto a James Mason, e in La grande vendetta (1951), in cui recitò da protagonista nel ruolo di Rudi Janus, un famoso attore tedesco specializzato in trasformismi, che si traveste da Hitler e ne prende il posto dopo averlo ucciso.

Adler fu anche versatile interprete televisivo, lavorando intensamente negli anni cinquanta in molte serie antologiche come General Electric Theater (1954-1955), Studio One (1954-1956), Robert Montgomery Presents (1955). Per il grande schermo apparve nel poliziesco L'impero dei gangster (1952), e nei melodrammi L'altalena di velluto rosso (1955), La donna venduta (1956) e Addio dottor Abelman! (1959), ma i film da lui interpretati non resero sufficiente omaggio a quelle doti di attore affinate in tanti anni di esperienza teatrale[2].

Dagli anni sessanta le apparizioni televisive di Adler privilegiarono serie famose come Gli intoccabili (1960-1962), La città in controluce (1960-1962), Missione impossibile (1970), Hawaii Squadra Cinque Zero (1972-1974), Le strade di San Francisco (1974). Sul fronte teatrale, nel 1965 recitò nella pièce Fiddler on the Roof, sostituendo il collega Zero Mostel che aveva abbandonato la produzione per dispute contrattuali. Nella seconda metà degli anni settanta apparve ancora in alcune pellicole come Il cobra nero (1976) e Il viaggio dei dannati (1976), ritirandosi definitivamente dalle scene dopo un'ultima apparizione in Diritto di cronaca (1981), in cui recitò accanto a Paul Newman e James Mason.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Adler fu sposato in prime nozze con l'attrice Sylvia Sidney dal 1938 al 1946. Dal matrimonio, nel 1939 nacque il figlio Jacob (che morirà nel 1987 per il morbo di Gehrig).

Dopo il divorzio dalla Sidney, Adler si risposò con Julia Roche. Morì nel 1984, all'età di ottantun anni, nella cittadina di Kutztown (Pennsylvania).

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Doppiatori italiani[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Charles Higham, Brando, una biografia non autorizzata’, Armenia Editore, 1989, pag. 71
  2. ^ a b Il chi è del cinema, De Agostini, 1984, Vol. I, pag. 3

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]