La voce della Luna

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La voce della Luna
The-voice-of-the-moon.jpg
Villaggio e Benigni in una scena del film
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1990
Durata 122 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere grottesco
Regia Federico Fellini
Soggetto Ermanno Cavazzoni, Federico Fellini
Sceneggiatura Federico Fellini, Ermanno Cavazzoni, Tullio Pinelli
Produttore Mario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori
Fotografia Tonino Delli Colli
Montaggio Nino Baragli
Musiche Nicola Piovani
Scenografia Dante Ferretti
Costumi Maurizio Millenotti

Arredatore Francesca Lo Schiavo Trovarobe Alfio Bruno Tempera

Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

La voce della Luna è un film del 1990, l'ultimo diretto da Federico Fellini. È ispirato al romanzo Il poema dei lunatici di Ermanno Cavazzoni.

È stato presentato fuori concorso al 43º Festival di Cannes.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Film-testamento del regista, girato quasi interamente in notturno, il film è attraversato dalle vicende del magistrato Gonnella, paranoico che vede complotti ovunque, e soprattutto di Ivo Salvini. Salvini e Gonnella percorrono la Pianura Padana, inseguendo sogni ed ascoltando la voce della Luna che sale dai pozzi.

Ivo è un ragazzo ingenuo e poetico, psicologicamente disturbato. Innamorato di Aldina, cerca in ogni modo di avvicinarla con la complicità della sorella Susy. Aldina lo respinge, e quando lo scopre ad osservarla nella sua camera mentre lei dorme, gli tira dietro una scarpa, che Ivo porterà con sé nelle sue peregrinazioni notturne.

Durante la festa della Gnoccata, Ivo svuota un piatto di gnocchi sulla testa di un corteggiatore di Aldina e poi fugge inseguito dai compaesani. Incontra Gonnella, che lo coinvolge nelle sue paranoie e lo porta in un rave dove, sostiene, si sta organizzando un complotto ai suoi danni. Ivo, prova la scarpa di Aldina a diverse ragazze concludendo: "siete tutte Aldina". Alla fine della serata Ivo incontra sua sorella con il marito, che lo riporta a casa.

Quando, infine, i paesani catturano "una fetta di Luna" ed organizzano per l'occasione una festa con annessa tavola rotonda televisiva, la realtà dei sogni verrà infranta. Solo Salvini, forse, avrà un'idea più chiara del mondo ("Se tutti facessimo un po' di silenzio, forse potremmo capire" è l'ultima sua frase nel film).

Contesto storico[modifica | modifica sorgente]

Sono evidenti in questo film elementi di critica alla contemporaneità: la luna che annuncia la pubblicità, la squadra del Milan disegnata alle pareti del ristorante con l'esaltazione di Gullit ma anche il presidente dello stesso Milan, Silvio Berlusconi, disegnato sulla porta della cucina a cui i camerieri danno poderosi calci. Il paesaggio è caratterizzato dai fumi neri che escono dalle grosse ciminiere della fabbrica del paese.

Manifesti e locandine[modifica | modifica sorgente]

La realizzazione dei manifesti e delle locandine del film fu affidata al disegnatore Milo Manara, amico e collaboratore di Fellini.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1990, festival-cannes.fr. URL consultato il 27 giugno 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Massimo Zambelli, Campane nel pozzo: La voce della luna: il testamento spirituale di Federico Fellini, Rimini: Il cerchio, 1997.
  • (EN) Cristina Degli-Esposti, "Voicing the Silence in Federico Fellini's La voce della luna", Cinema Journal Volume 33, nº 2, Winter, 1994.
  • (EN) Millicent Joy Marcus, "Fellini's La Voce Della Luna: Resisting Postmodernism", In: Filmmaking by the Book: Italian Cinema and literary Adaptation Baltimore: Johns Hopkins University Press, 1993.
  • (EN) Millicent J. Marcus, "Miss Mondina, Miss Sirena, Miss Farina: The Feminized Body-Politic from Bitter Rice to La voce della luna", RLA: Romance Languages Annual, Volume 4, 1992, p. 296-300.
  • (EN) Aine O'Healy, "Interview with the Vamp: Deconstructing Femininity in Fellini's Final Films", (Intervista, La voce della luna) In: Federico Fellini: contemporary perspectives a cura di Frank Burke e Marguerite R. Waller, Toronto: University of Toronto Press, 2002, p. 209-32.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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