KV17

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KV17
Tomba di Api
Civiltà Antico Egitto
Utilizzo Tomba
Epoca XIX dinastia egizia
Localizzazione
Stato Egitto Egitto
Località Luxor
Dimensioni
Larghezza 137,19m
Scavi
Data scoperta 16 ottobre 1817
Archeologo Giovanni Battista Belzoni

KV17 è una tomba situata nella Valle dei Re in Egitto, nota anche come "tomba di Belzoni", "Tomba di Api", e "Tomba di Psammis, figlio di Nechois", attribuita al faraone Seti I della XIX dinastia.

È tra le tombe meglio decorate della valle, ma oggi è in gran parte chiusa al pubblico per alcune lesioni. Fu scoperta per la prima volta da Giovanni Battista Belzoni[1] il 16 ottobre 1817. Entrando nella tomba trovò le decorazioni parietali in condizioni eccellenti con la pittura conservata e alcuni degli strumenti degli artisti abbandonati sul pavimento[2] La tomba è la più lunga della valle, per 137,19 metri[3], e contiene rilievi perfettamente conservati in tutte tranne due delle undici camere e stanze laterali. Una delle camere posteriori è decorata con il rituale dell'apertura della bocca, in cui si credeva che gli organi digestivi della mummia fossero ancora funzionanti, con un ruolo fondamentale per l'accesso all'aldilà. Un tunnel molto lungo (corridoio K) conduce in profondità nella montagna fino al luogo che ospitava il sarcofago nella camera di sepoltura.

Il sarcofago fu rimosso per ordine del console britannico Henry Salt e si trova dal 1824 nel museo di John Soane a Londra. KV17 fu gravemente danneggiata quando Jean-François Champollion, traduttore della Stele di Rosetta, rimosse un pannello di 2,26 x 1,05 m dal muro del corridoio durante la spedizione del 1828-29. Altre parti furono portate viva dal suo collega Rossellini e dalla spedizione tedesca del 1845. Le scene si trovano nelle collezioni del Louvre, e nei musei di Firenze e Berlino.

La tomba è conosciuta anche come "tomba di Apis" poiché Giovanni Belzoni vi trovò un toro mummificato in un angolo della stanza di sepoltura.

Parte dei muri della tomba sono crollate o si sono incrinate a causa degli scavi negli anni '50 e '60, causando cambiamenti significativi nei livelli di umidità delle rocce circostanti[4][5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The Tomb of Seti I, Travellersinegypt.org.
  2. ^ Romer, op. cit..
  3. ^ Pharaoh Seti I's Tomb Bigger Than Thought. URL consultato il 19 aprile 2008.
  4. ^ Romer, op. cit., pp. 25-30.
  5. ^ Romer, op. cit., pp. 49-50.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • N. Reeves, R.H. Wilkinson, The Complete Valley of the Kings, Londra 1996.
  • John Romer, Elizabeth Romer, The Rape of Tutankhamun, Michael O'Mara Books Limited, 1993, ISBN 1-85479-169-9.
  • A. Siliotti, Guide to the Valley of the Kings and to the Theban Necropolises and Temples, Il Cairo 1996.
  • G. Belzoni, Giovanni, Narratives of the operations and recent discoveries in Egypt and Nubia, 1820.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Coordinate: 25°45′00″N 32°36′51.48″E / 25.75°N 32.6143°E25.75; 32.6143