Ippolito Rosellini

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Busto di Rosellini, al Museo archeologico di Firenze

Ippolito Rosellini (Pisa, 13 agosto 1800Pisa, 4 giugno 1843) è stato un egittologo italiano. È considerato unanimemente padre fondatore dell'egittologia italiana.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ippolito Rosellini, talvolta citato come Rossellini, era nato in una famiglia dedita al commercio, il 5 giugno 1821 conseguì la laurea in discipline teologiche presso l'Università di Pisa e, dopo tre anni di perfezionamento presso l'ateneo bolognese, dal 24 ottobre 1824 ricoprì la cattedra di lingue e cultura orientali a Pisa.

Nel 1828-1829 diresse, insieme al grande egittologo francese Jean François Champollion, la celebre spedizione franco-toscana in Egitto e Nubia: la straordinaria quantità di reperti rinvenuta venne divisa equamente, secondo gli accordi, tra i due soggetti finanziatori dell'impresa archeologica, ovvero lo Stato francese e il Granducato di Toscana, andando così a costituire i nuclei principali ed originari delle raccolte d'arte egizia rispettivamente del Louvre di Parigi e del Museo Egizio di Firenze, in seguito arricchite, tuttavia, anche da altre donazioni.

Facevano parte della spedizione Alessandro Ricci, Giuseppe Angelelli, Nestor L'Hote, Salvatore Cherubini, Alexandre Duchesne, Albert Bertin, Pierre Lehoux, Charles Lenormant, Antoine Bibent, Giuseppe Raddi, Gaetano Galastri e Gaetano Rosellini, zio di Ippolito.

Dalla spedizione africana Rosellini, fortemente interessato anche agli aspetti antropologici ed ai problemi umanitari del continente, condusse con sé a Firenze anche una ragazzina nubiana, acquistata presso un mercato di schiavi al fine di liberarla, ribattezzata dal medesimo Nadezhda, ovvero Speranza, ed attualmente sepolta presso il cimitero degli Inglesi della città.

Dal 1823 Rosellini fu anche impegnato nella pubblicazione, a Pisa, del suo principale contributo alla scienza egittologica, ovvero i Monumenti dell'Egitto e della Nubia, opera in nove volumi, arricchita poi da tre volumi destinati ad accogliere interamente riproduzioni grafiche dei monumenti civili, storici e religiosi osservati direttamente in Egitto.

Durante uno dei tanti viaggi di studio in Egitto, contrasse una forma di malaria incurabile. Morì prematuramente il 4 giugno del 1843 a Pisa, dove venne sepolto presso il Camposanto monumentale del Duomo, che accoglie le spoglie di molti altri docenti del prestigioso ateneo cittadino.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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