K-129 (Golf II)

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K-129
Un sottomarino della classe Golf II in navigazione
Un sottomarino della classe Golf II in navigazione
Descrizione generale
Naval Ensign of the Soviet Union.svg
Tipo SSB
Classe Golf II
Proprietario/a Unione Sovietica
Cantiere Komsomolsk-na-Amure
Varata 1959-1962
Entrata in servizio 1959-1962
Destino finale affondato l'8 marzo 1968
Caratteristiche generali
Dislocamento 2.300 in superficie, 2.700 in immersione
Lunghezza 98,9 m
Larghezza 8,2 m
Profondità operativa 300 m
Propulsione diesel-elettrica
Velocità 15/17 in superficie, 12/14 in immersione nodi
Autonomia 70 giorni
Equipaggio 83
Armamento
Armamento tre SS-N-5 Serb

[senza fonte]

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Il K-129 era un sottomarino lanciamissili a propulsione diesel-elettrica (SSB) sovietico. Diciottesimo esemplare costruito della classe Golf, venne costruito presso il cantiere fluviale di Komsomolsk-na-Amure, ed entrò in servizio nei primi anni sessanta con il nome di B-103. Inquadrato nel 15º squadrone sottomarini della 29ª Divisione della Flotta del Pacifico di stanza a Rybachiy, Kamchatka, venne poi convertito allo standard Golf II. Il battello scomparve con l'equipaggio di 98 uomini[1][2] nel marzo-aprile del 1968, e fu dichiarato ufficialmente disperso dalla marina sovietica il 3 agosto successivo.

Il relitto non fu mai ritrovato dai sovietici che fino a metà anni '70 non sapevano neanche quale sorte gli fosse toccata. I primi a scoprire il relitto furono gli americani pochi mesi dopo il disastro e nel 1974 la CIA tentò il recupero che si rivelò una delle operazioni più costose e segrete della guerra fredda.

Affondamento[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver completato con successo due missioni di deterrenza nucleare nel Pacifico nel corso del 1967, il K-129 fu rimandato in mare il 24 febbraio 1968 per la sua terza missione che si sarebbe dovuta concludere nel maggio dello stesso anno. Subito dopo aver lasciato il porto e condotte le consuete prove di immersione, il K-129 inviò alla base un messaggio cifrato di routine per dire che tutto andava bene e che proseguivano verso la zona assegnatagli. Questo fu l'ultimo messaggio inviato dal battello, infatti mancò di inviare i successivi controlli radio di routine.[3]

A metà marzo, le autorità navali sovietiche della Kamchatka cominciarono a essere preoccupate del silenzio del K-129 e inviarono un messaggio in chiaro ordinandogli di rompere immediatamente il silenzio radio e contattare il quartier generale. Seguirono altri messaggi più urgenti nessuno dei quali ebbe risposta. Entro la terza settimana di marzo il K-129 fu ufficialmente dichiarato disperso e venne organizzata una massiccia missione di ricerca che comprese tutte le unità aeronavali disponibili nel Pacifico.

Il primo ad accorgersi dell'insolita attività sovietica nel Pacifico settentrionale fu l'USS Barb (SSN-596) che era appostato al largo di Vladivostock. Le navi sovietiche avevano infatti cominciato a battere il mare nei pressi della base sovietica con i loro sonar attivi e numerosi sottomarini avevano precipitosamente preso il mare. I sovietici, inoltre, non facevano alcun tentativo di nascondere la loro presenza con centinaia di messaggi in chiaro che invadevano l'etere e venivano anche intercettati dalle stazioni di ascolto lungo le coste americane. Queste circostanze fecero immediatamente supporre che un sottomarino russo fosse affondato da qualche parte nel Pacifico settentrionale.

Non appena gli americani capirono che un sottomarino sovietico era andato perduto, alla Naval Intelligence intuirono immediatamente l'opportunità che gli si porgeva: recarsi sul luogo dell'affondamento per tentare di recuperare alcuni dei segreti più gelosamente custoditi dai sovietici come cifrari e informazioni tecnologiche. Inoltre, il progressivo ridursi dell'attività di ricerca da parte dei sovietici, fece supporre che questi non avevano idea di dove potesse trovarsi il relitto che fu quindi dichiarato disperso. Questo rese gli americani liberi di agire in quanto dall'altra parte della cortina di ferro nessuno si aspettava che sapessero della perdita del K-129 né tanto meno che fossero in grado di trovarlo.

Ritrovamento[modifica | modifica sorgente]

Luogo dell'affondamento del K-129.

Il primo ad occuparsi della faccenda fu James Bradley, un ufficiale della Naval Intelligence, che, basandosi sui messaggi cifrati inviati dai sottomarini balistici sovietici, scoprì che uno di questi aveva rotto i contatti col la base da qualche parte tra Vladivostock e il 180º meridiano.[4]

Tuttavia sembrava che i sovietici stessero conducendo le ricerche a ridosso delle loro coste e non in mare aperto dove Bradley supponeva fosse affondato il K-129. Il passo successivo fu quindi quello di ascoltare le registrazioni del sistema di sorveglianza SOSUS per cercare i segnali della morte di un sottomarino come esplosioni o il rumore della lamiera che implode sotto la pressione dell'acqua al disotto della quota di schiacciamento. Al SOSUS non trovarono nulla di significativo se non un debole scoppio isolato che produceva un modesto picco nelle loro registrazioni rilevato l'8 marzo. Quindi, la quasi totale assenza di segnali che indicassero con certezza che un sottomarino fosse affondato, fece supporre a Bradley e a John Craven[5] che il K-129 si fosse inabissato completamente allagato, infatti la pressione dell'esterno sarebbe stata compensata da quella interna evitando lo schiacciamento del battello a grandi profondità e i rumori che ne sarebbero seguiti.[6] Craven e Bradley pensarono poi che quel rumore isolato nelle registrazioni del SOSUS fosse legato al fatto che, probabilmente, il K-129 non fosse completamente allagato ma che alcuni compartimenti si erano salvati e che si fossero poi allagati in seguito allo schiacciamento provocando quel picco.

Triangolando le rilevazioni di più stazioni d'ascolto del SOSUS, si ottenne che quel picco era situato a 1.560 miglia nautiche a Nord-Ovest delle Hawaii in un luogo dove il fondale raggiunge i 4.900 metri di profondità. A Bradley e Craven non restava quindi che verificare la validità delle loro ipotesi e, dopo l'approvazione dei vertici della Marina, inviarono sul posto lo USS Halibut (SSGN-587). L'Halibut era stato da poco riammodernato e profondamente modificato con l'introduzione di speciali equipaggiamenti segreti, non era più infatti un sottomarino convenzionale ma un veicolo spia per le ricerche di eventuali relitti sovietici a grandi profondità.

Una volta sul posto l'Halibut fece uscire il suo pesce, un dispositivo a forma di siluro che, con sonar e macchine fotografiche, scrutava le profondità marine a pochi metri dal fondale. Fu solo dopo alcune settimane che finalmente l'equipaggio dell'Halibut trovò il relitto del Golf. Il K-129 risultava adagiato sul lato di dritta ed appariva sostanzialmente intatto tranne che per un paio di particolari. Infatti, si poteva notare uno squarcio dietro la torre di comando, forse provocato da un'esplosione in superficie dal momento che il SOSUS non aveva rilevato esplosioni subacquee, e due dei tre missili nucleari apparivano gravemente danneggiati. Una volta spedite a Washington, le foto del K-129 destarono scalpore nelle alte sfere del Pentagono e della Casa Bianca.

Recupero[modifica | modifica sorgente]

Subito dopo la scoperta del relitto, le autorità dell'intelligence navale cominciarono a pensare a come impadronirsi dei segreti del K-129. Bradley e Craven abbozzarono un piano per cercare di recuperare il meglio di quanto si trovava a bordo del Golf. La loro idea consisteva nell'inviare un minisommergibile capace di praticare delle aperture nello scafo per recuperare le testate nucleari e i cifrari lasciando quindi il resto del relitto sul fondo dell'oceano. Avevano già dimostrato che era possibile ed era una soluzione relativamente economica e poco vistosa. Tuttavia la CIA, dato il prestigio che ciò avrebbe comportato, si intromise nella vicenda e propose un recupero di tutto il relitto. Craven e Bradley si opposero dati i costi esorbitanti e senza contare che, nonostante apparisse intatto, lo scafo si era sicuramente danneggiato nell'urto con il fondale. Probabilmente non avrebbe retto ad ulteriori sollecitazioni correndo quindi il rischio di sbriciolarsi. Tuttavia, nonostante le obiezioni della Marina, la CIA, con l'approvazione delle massime autorità politiche e militari, la estromise dal recupero del relitto dando il via ad una delle operazioni più segrete e costose della storia della Guerra fredda: il progetto Azorian. Questo creò anche un certo malcontento tra alcuni ufficiali della Marina che ritenevano che alcune cose bisognava lasciarle a chi ne capiva di navi.

Progetto Azorian[modifica | modifica sorgente]

Dato che non esisteva una nave tanto grande ed attrezzata per il recupero del relitto a grande profondità, bisognava costruirla. La CIA commissionò quindi, al costo di circa 300 milioni di Dollari, una gigantesca nave gru alle industrie di Howard Hughes capace di recuperare il K-129 con un'enorme pinza d'acciaio.[7]

La costruzione di questa nave, denominata Glomar Explorer, non poteva certo passare inosservata e la CIA fornì quindi una storia di copertura secondo la quale Hughes aveva intenzione di ottenere il monopolio del mercato del manganese raccogliendo i noduli di questo minerale sul fondale dell'oceano. Commissionata del 1973, nel 1974 la Glomar Explorer era pronta a prendere il mare. Era lunga come tre campi da calcio e al centro svettava un enorme traliccio che ricordava quello delle trivelle petrolifere, in realtà si trattava del sostegno per l'enorme pinza d'acciaio che, attraverso un'apertura nella chiglia, sarebbe scesa fino a 4.900 metri di profondità per recuperare il relitto. Una volta completato il recupero, la Glomar Explorer sarebbe tornata in acque poco profonde dove l'aspettava una chiatta collocata sul fondale marino su cui, attraverso la chiglia, avrebbe collocato il relitto che sarebbe poi riemerso sulla chiatta celato ad occhi indiscreti.[8][9][10]

Il tentativo di recupero si rivelò tuttavia un fallimento. Infatti, nel tentativo di arpionare il K-129, l'enorme pinza d'acciaio mancò il bersaglio e si schiantò sul fondale marino danneggiandosi. Quindi, una volta arpionato il sommergibile, parte della pinza si ruppe lasciando cadere la torre e tutta la sezione poppiera dello scafo, proprio dove si trovavano gli obiettivi della CIA, sul fondo dell'oceano. Missioni successive appurarono che la parte di scafo non recuperata si era frantumata nell'urto con il fondale marino sparpagliando detriti per chilometri quadrati rendendo quindi vano ogni altro tentativo di recupero.

Tuttavia c'è chi ritiene che in realtà quasi tutto il K-129 sia stato recuperato, e non una piccola parte come ammesso dalla CIA. Il sospetto è nato quando nel 1993 l'ambasciatore americano a Mosca consegnò ad una delegazione russa la campana del K-129 che molto probabilmente, come i suoi omologhi della classe Golf, si trovava all'interno della torre di comando.[11]

Dopo il recupero, furono trovati i corpi di sei marinai che vennero seppelliti in mare con una cerimonia militare. Il tutto venne filmato e il video fu consegnato ai russi 20 anni più tardi.[1]

Il progetto Azorian nei media[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la segretezza che circondava il progetto Azorian, verso il 1974 cominciarono a trapelare informazioni. Il primo a venirne a conoscenza fu il noto giornalista del New York Times Seymour Hersh. Tuttavia, l'allora direttore della CIA William Colby, persuase Hersh a non divulgare le informazioni che aveva raccolto almeno fino a quando tutta la faccenda non si fosse conclusa. Hersh, forse perché distratto dallo scandalo Watergate, accettò anche se continuò a raccogliere materiale al riguardo. Ma, nonostante tutte le precauzioni prese dalla CIA, sempre più giornalisti cominciarono a venire a conoscenza del progetto Azorian che erroneamente chiamarono progetto Jennifer. Jennifer era infatti solo una compartimentazione dell'Azorian.[12]

Nel 1975, nonostante le insistenze della CIA, il Los Angeles Times pubblicò il primo articolo al riguardo seguito quasi subito dal New York Times e da altre testate. Tuttavia, lo scopo di questi articoli non era quello di rivelare le operazioni segrete della CIA, quanto quello di denunciarne gli abusi e gli sprechi. Questi articoli si inserirono infatti in un contesto più ampio che portò all'apertura di numerose inchieste governative sull'operato dell'Agenzia che subì un netto ridimensionamento negli anni successivi.

A tutt'oggi la maggior parte del materiale riguardante il K-129 è ancora Top Secret. La maggior parte delle foto e dei filmati è ancora interdetta al pubblico e solo nel 2010 sono stati declassificati alcuni documenti riguardo al progetto Azorian. Qualche foto del relitto è stata tuttavia concessa al regista Michael White per la realizzazione di un documentario sul recupero del K-129.[13]

Dalla parte dei sovietici[modifica | modifica sorgente]

Dopo la scomparsa del K-129, i sovietici ammisero di non avere alcuna idea su cosa fosse accaduto al battello e lo dichiararono disperso. Quando si cominciarono a pubblicare i primi articoli sul progetto Azorian, capirono finalmente quale sorte fosse toccata al K-129 ma, insieme alla CIA, fecero pressioni perché la vicenda avesse meno risalto possibile. Infatti, per la marina e l'Unione Sovietica, già era umiliante perdere un sottomarino senza sapere dove fosse, in più sarebbe stata una pessima pubblicità il fatto che gli americani avessero trovato per primi il relitto e avessero addirittura provato a recuperarlo e che i migliori ufficiali dello spionaggio sovietico non avessero sospettato di nulla fino a che la vicenda non fosse apparsa sui giornali.

In realtà, come scrisse il quotidiano Izvestia nel 1992, un ufficiale dell'intelligence sovietica aveva avvertito i suoi superiori sui sospetti che nutriva sulla Glomar Explorer ma, dopo qualche ricognizione affrettata e infruttuosa nei pressi della Glomar, venne ignorato. In più, come sempre riporta l'Isvestia, i russi avevano anche ricevuto un biglietto presso la loro ambasciata di Washington in cui si faceva cenno ad un tentativo di recupero del K-129 ma anche questo messaggio venne dimenticato sotto un mare di scartoffie nell'ufficio del comandante in capo della flotta del Pacifico.

Possibili cause dell'affondamento[modifica | modifica sorgente]

La versione ufficiale fornita dai sovietici è quella che probabilmente il K-129 sia sceso al di sotto della sua quota operativa. Un evento simile, in concomitanza con un guasto e una non pronta reazione dell'equipaggio, potrebbe aver provocato l'allagamento del battello e il conseguente affondamento.[14] Questa teoria sarebbe suffragata dal fatto che circa 40 dei 98 membri dell'equipaggio fossero delle reclute e quindi non pronte a fronteggiare una situazione d'emergenza.[1] Tuttavia questa ipotesi non è stata accettata da molti. In aggiunta a questa versione, sono state quindi formulate cinque teorie alternative nel tentativo di giustificare la perdita del K-129:

  1. Esplosione causata dall'idrogeno accumulatosi durante la ricarica degli accumulatori.
  2. Collisione con lo USS Swordfish (SSN-579);
  3. Esplosione di un missile a causa di una perdita nei portelli esterni;
  4. Attacco da parte sovietica dovuto alla violazione delle normali procedure operative e/o per aver abbandonato la zona di sua competenza;
  5. Lancio non autorizzato di un missile nucleare.

Esplosione causata dall'idrogeno[modifica | modifica sorgente]

Una delle caratteristiche dei battelli diesel-elettrici era quella di rilasciare idrogeno durante il processo di ricarica delle batterie. Se non adeguatamente ventilato, l'idrogeno poteva raggiungere concentrazioni pericolose e potenzialmente esplosive. Un difetto agli impianti di aerazione in immersione potrebbe quindi aver provocato una violenta esplosione, compatibile con i danni allo scafo, e il conseguente affondamento del K-129.

Ricostruzione digitale di un sottomarino della classe Golf.

Per quanto riguarda questa teoria, John Craven ha però commentato:

Non ho mai visto né sentito parlare di un disastro a bordo di un sottomarino che non fosse accompagnato dall'idea che le batterie fossero esplose e che avessero quindi causato il tutto. [...] Investigatori ingenui, che esaminano i compartimenti di battelli recuperati, invariabilmente giungono alla conclusione che le batterie sono la causa di tutto finché non imparano che una batteria completamente carica, che entra improvvisamente a contatto con l'acqua di mare, esplode. L'esplosione è quindi una conseguenza, e non la causa, di un affondamento.[15]

Tuttavia, nel 1949, l'USS Cochino (SS-345) affondò al largo della Norvegia proprio a causa dell'esplosione dovuta all'idrogeno accumulatosi nel comparto batterie come confermato dai superstiti.

Collisione con lo USS Swordfish[modifica | modifica sorgente]

Durante la Guerra Fredda, era consuetudine della US Navy mandare i propri sommergibili a braccare da vicino i boomer sovietici sia nell'Atlantico che nel Pacifico. È quindi spesso accaduto che avvenissero delle collisioni tra due battelli nemici.[16] Questo ha portato a pensare molti ex ufficiali sovietici[17] che l'affondamento del K-129 sia stato la conseguenza di una collisione con un sottomarino americano. A sostegno della loro tesi ricordano che nel marzo 1968, subito dopo la scomparsa del K-129, lo USS Swordfish ricevette delle riparazioni urgenti alla vela presso la base statunitense di Yokosuka, Giappone.

Tuttavia, negli anni '90, gli Stati Uniti hanno ribadito che lo USS Swordfish si trovava a 560 km di distanza dal K-129 e che i danni provocati alla vela erano stati causati dall'urto con un blocco di ghiaccio nel Mar del Giappone.[18] Nonostante le rassicurazioni degli americani, tra i russi circolano ancora dei sospetti al riguardo tanto che nel 1999 hanno accusato il governo statunitense di condotta criminale e di voler insabbiare la vicenda.[19]

Esplosione di un missile[modifica | modifica sorgente]

Nel 1986, a bordo di un sottomarino della classe Yankee, il K-219, il carburante di uno dei 15 missili balistici SS-N-6 Serb prese fuoco a causa di una perdita nel portello del tubo di lancio. L'acqua era infatti entrata in contatto con i residui dei carburante del missile causando una combustione spontanea. L'incendio che ne seguì provocò prima l'accensione del motore del missile e in seguito l'esplosione della carica di innesco della testata nucleare. L'esplosione non causò l'immediato affondamento del battello perché i tubi di lancio si trovavano all'interno dello scafo resistente, ma provocò comunque un'estesa contaminazione radioattiva.

Questo incidente, legato al fatto che in quel periodo numerosi sottomarini sovietici soffrivano degli stessi problemi (lo stesso K-219 aveva imbarcato solo 15 missili e non 16 perché un'altra perdita aveva causato un incendio di minore entità e il tubo di lancio danneggiato era stato chiuso), hanno spinto alcuni a pensare che il K-129 potrebbe aver sofferto lo stesso problema mentre era in immersione. Il fatto che i missili fossero alloggiati nella torre, e quindi fuori dallo scafo resistente, avrebbe provocato l'immediato affondamento del battello.

Questa tesi sarebbe confermata da alcune evidenze fotografiche: le falle nello scafo del K-129 potrebbero essere compatibili con l'esplosione di un missile e uno dei tre missili appare essere completamente distrutto. Inoltre, nella porzione di sottomarino recuperato, è stato trovato un elevato livello di contaminazione da Plutonio probabilmente causato dalla detonazione della carica di innesco della testata nucleare.

Disobbedienza agli ordini[modifica | modifica sorgente]

Parlando ancora del K-129, John Craven sostiene che la sua posizione fosse molto più a sud rispetto alle abituali rotte battute dai sottomarini sovietici.[15] Questo potrebbe quindi essere spiegato o con un madornale errore di navigazione da parte dell'equipaggio o dal fatto che esso stesso si fosse in qualche modo ribellato agli ordini. Un'eventuale ribellione avrebbe quindi spinto i sovietici ad affondare il battello per evitare complicazioni. Craven trascura però il fatto che il K-129 poteva essere in procinto di raggiungere una nuova area di pattugliamento mai battuta prima o che stesse utilizzando una nuova rotta per raggiungere i consueti luoghi di pattugliamento.

In risposta a queste ipotesi, ex ufficiali della marina sovietica, sostengono che quella del K-129 fosse una missione segreta verso nuove rotte in risposta all'intensa attività americana in seguito ai fatti della USS Pueblo.[20]

Lancio non autorizzato di una testata nucleare[modifica | modifica sorgente]

Nel 2005 Kenneth Sewell, nel suo libro investigativo Red Star Rogue—The Untold Story of a Soviet Submarine's Nuclear Strike Attempt on the U.S., avanza l'ipotesi che il K-129 si trovasse più a sud della sua solita rotta perché voleva lanciare un attacco nucleare non autorizzato su Pearl Harbour. Il tutto sarebbe stato concepito per farlo sembrare un attacco da parte cinese e far quindi scatenare una guerra tra Stati Uniti e Cina.

Sewell prosegue nel dire che uno dei tre missili sarebbe esploso nelle fasi di riscaldamento, probabilmente grazie a un dispositivo di sicurezza segreto atto ad evitare lanci non autorizzati. L'esplosione avrebbe quindi provocato l'affondamento del K-129. John Craven[21], giunge ad una conclusione simile.

Tuttavia ci sono delle evidenze che mettono in crisi la teoria di Sewell. Infatti i missili SS-N-5 Serb avevano una portata di soli 1.300 km mentre il K-129 si trovava a quasi 3.000 km di distanza dalle Hawaii. L'unico obiettivo possibile sarebbe quindi stato l'atollo di Midway. Inoltre, anche se i cinesi possedevano almeno un sottomarino della classe Golf, la CIA era a conoscenza del fatto che non erano ancora in grado di lanciare missili dai sottomarini e non lo sarebbero stati almeno fino ai primi anni '70.

Sewell sostiene inoltre che tutti questi avvenimenti sarebbero da legare ad una cospirazione con a capo Yuri Andropov che coinvolgeva la fazione più integralista del PCUS e del KGB. Tuttavia anche in questo caso la teoria di Sewell perde credibilità dal momento che il KGB aveva l'accesso diretto alle armi nucleari e non avrebbe avuto problemi nel bypassare i dispositivi di sicurezza di tali armi.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c (EN) Norman Polmar, Cold War Submarines: The Design and Construction of U.S. and Soviet Submarines., Dulles, Potomac Books, 2004, ISBN 978-1-57488-594-1.
  2. ^ In realtà il normale equipaggio di un Golf consisteva di 83 uomini. Perché ce ne fossero ben 98 non è mai stato chiarito del tutto.
  3. ^ Era consuetudine dei sommergibilisti sovietici nel Pacifico inviare, durante le loro missioni, almeno 4 messaggi cifrati alla base: uno subito dopo le prove di immersione appena lasciato il porto, uno dopo aver superato la linea del cambiamento di data, un altro dopo aver raggiunto la zona operativa e l'ultimo al momento del rientro alla base.
  4. ^ L'intelligence navale americana intercettava tutti i messaggi cifrati inviati dai sottomarini sovietici ma non era in grado di decodificarli. Tuttavia si potevano comunque ottenere numerose informazioni. Infatti, data la cadenza con cui erano inviati e le varie differenze di frequenza che distinguevano ogni sottomarino, permettevano agli americani di ricostruire con esattezza l'itinerario di ogni singolo battello.
  5. ^ John P. Craven (1924-), oceanografo e scienziato civile, lavorò per la Naval Intelligence durante la guerra fredda. Fondamentale fu il suo contributo alle esplorazione delle profondità marine e all'elaborazione di un metodo per la ricerca di relitti basato sull'inferenza bayesiana.
  6. ^ Per verificare la correttezza di tale ipotesi, venne sacrificato un vecchio sommergibile risalente alla seconda guerra mondiale. Fu fatto allagare e gli idrofoni del SOSUS non registrarono nulla, segno che il sommergibile era affondato in silenzio.
  7. ^ Data l'insistenza con cui la CIA sostenne il progetto del recupero, ad un certo punto si diffusero alcune voci maligne secondo le quali la tutta la storia del recupero non era nient'altro che una scusa per offrire a Hughes una commessa milionaria e sdebitarsi quindi dell'appoggio che il magnate americano aveva dato a Nixon durante le elezioni del '68.
  8. ^ La chiatta da recupero
  9. ^ La chiatta viene allagata e collocata sul fondale.
  10. ^ Ricostruzione in 3D delle procedure di recupero con la chiatta.
  11. ^ (EN) Sewell (2005) Russian Strategic Nuclear Forces, Center for Arms Control Studies, Moscow Institute of Physics and Technology, edited by Pavel Podvig
  12. ^ (EN) Matthew Aid with William Burr and Thomas Blanton, Project Azorian: The CIA's Declassified History of the Glomar Explorer, The National Security Archive, 2 dicembre 2010. URL consultato il 9 febbraio 2011.
  13. ^ (EN) Michael White, Azorian: The rising of the K-129 - A film by Michael White. URL consultato il 9 febbraio 2011.
  14. ^ Podvig, 2001, Russian Strategic Nuclear Forces, p. 290
  15. ^ a b John Craven, The Hunt for Red September: A Tale of Two Submarines in The Silent War: The Cold War Battle Beneath the Sea, New York, Simon & Schuster, 2001, pp. 198–222, ISBN 0-684-87213-7.
  16. ^ Robert C. Toth, Change in Soviets' Sub Tactics Tied to Spy Case: Material Reportedly Available to Walkers May Have Tipped Kremlin to Vessels' Vulnerability, Los Angeles Times, 17. June 1985.
  17. ^ Offley, Ed Scorpion Down: Sunk by the Soviets, Buried by the Pentagon (Paperback - Mar 24, 2008)
  18. ^ Sewell (2005) Minutes of the Sixth Plenary Session, USRJC, Moscow, August 31, 1993
  19. ^ Robert Burns, AP, "Decades later, Russians press suspicion of U.S. role in sinking Soviet sub", August 22, 2000
  20. ^ Robert E. Newton, The Capture of the USS Pueblo and Its Effect on SIGINT Operations, U.S. Cryptologic History, Special Series, Crisis Collection, Vol. 7, NSA, 1992. URL consultato il 19 febbraio 2010.
  21. ^ John Craven, The Silent War: The Cold War Battle Beneath the Sea

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Salvo diversa indicazione, tutti i fatti sono stati tratti da:
Sherry Sontag - Christopher Drew, Immersione rapida: la storia segreta dello spionaggio sottomarino, Milano, Il Saggiatore Tascabili, 2010.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]