Indo-sciti

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Regno Indo-Scita
Dati amministrativi
Lingue parlate scita, persiano, pali, sanscrito, pracrito
Capitale Sigal, Taxila, Mathura
Politica
Forma di governo monarchia
Nascita 200 a.C.
Fine 400 d.C.
Territorio e popolazione
Religione e società
Religioni preminenti Buddismo, Induismo, Religione greca, Zoroastrismo
Regno Indo-Scita - Mappa
Cartina del regno indo-scita

Gli Indo-sciti sono un ramo dei Saci iranici (Sciti) che migrò dalla Siberia in Battria, Sogdiana, Arachosia, Regno di Gandhāra, Kashmir, Punjab e in zone dell'India centrale e occidentale, Gujarat e Rajasthan, dalla metà del II secolo a.C. al V secolo. Il primo sovrano saci in India fu Maues, che insediò il potere saci in Gandhāra e si espanse gradualmente in India nord-occidentale; il dominio indo-scita in India terminò nel 395, con la morte dell'ultimo satrapo occidentale Rudrasimha III.

Insediamento in Sakastan[modifica | modifica wikitesto]

Mappa del Sakastan intorno al 100 a.C.

Con l'inizio delle pressioni da parte degli Yuezhi, una parte delle popolazione Scite si spostò dalla Battria in Drangiana, una regione che verrà poi chiamata "Sakistana degli Sciti Sakai"[1] (Sistan) verso la fine del I secolo a.C.[2]. Da qui si espansero progressivamente entro il subcontinente indiano dove crearono vari regni e dove sono conosciuti come "Indo-Sciti".

La presenza dei Saka in Sakastan durante il I secolo a.C. è menzionata da Isidoro di Charax nella sua opera "Stazioni partiche". Spiega che essi confinavano con le città indo-greche ad est e i possedimenti parti a sud[3]

Il Sakistan o Seistan della Drangiana, oltre che dai Saka, era abitato da altre popolazioni come i Pahlavas e i Kambojas.[4]

Regni indo-sciti[modifica | modifica wikitesto]

L'Asia nel I secolo a.C.
Devoto scita, Stupa di Butkara.

Espansione degli Sciti in India[modifica | modifica wikitesto]

Il primo regno indo-scita nel subcontinente indiano occupava la parte meridionale del Pakistan, nell'ara compresa fra l'Abiria (Sindh) e il Saurashtra (Gujarat), tra il 110 e l'80 a.C.. Progressivamente si espanse a nord, nei territori indo-greci, fino alla morte del re indo-scita Maues. Con la sua morte il regno si disintegrò e gli indo-greci ripresero il controllo dei territori perduti.

Nel 55 a.C. Azes I sconfisse il re indo-greco Ippostrato. Gli indo-sciti ristabilirono il regno nel nord-ovest con capitale Taxila e con due grandi satrapie, una a Mathura nell'est e una a Saurashtra, nel sud-ovest. .

A sud-est, gli indo-sciti invasero l'area del Ujjain ma vennero fermati nel 57 a.C. da re malwa Vikramaditya. Un secolo più tardi, nel 78 d.C., gli sciti invasero nuovamente l'Ujjain creando il regno delle Satrapie occidentali[5].

Il testo del Yuga Purana menziona un'invasione del Pataliputra da parte degli sciti durante il I secolo a.C.. Il testo spiega che il re dei Saka uccise 1/4 della popolazione, prima di essere ucciso a sua volta dal re dei kalinga Shata e da un gruppo di Sabalas.[6]

Declino[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la morte di Azes, il dominio degli indo-sciti sull'India nord-occidentale venne meno e furono rimpiazzati negli ultimi anni del I secolo a.C. dagli indo-parti guidati dal re Gondofare. Alcuni capi minori sciti mantennero il controllo di pochi territori ai margini dell'impero Indo-parto, probabilmente pagando dei tributi.

Verso la fine del I secolo d.C., gli indo-parti furono sostituiti dai Kushan, che dalla Battria si stavano espandendo verso l'India nord-occidentale, dove crearono l'impero Kushan.

Gli ultimi regni sciti in India centro-occidentale (Satrapie occidentali) sopravvissero fino al 400 d.C. circa quando vennero conquistati dall'Impero gupta di Chandragupta II.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Isodor of Charax, Sathmoi Parthikoi, 18.
  2. ^ Political History of Ancient India, 1996, p 693.
  3. ^ Parthian stations, Parthia.com. URL consultato il 14 marzo 2012.
  4. ^ The Sakas in India, p. 14, S. Chattopadhyaya; The Development of Khroshthi Script, p 77, C. C. Dasgupta; Hellenism in Ancient India, p 120, G. N. Banerjee; Ancient Kamboja, People and the Country, 1981, p 308
  5. ^ "The dynastic art of the Kushans", John Rosenfield, p 130
  6. ^ A gap in Puranic history, Boloji.com, 14 marzo 2004. URL consultato il 14 marzo 2012.

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