Lingue scitiche

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Lingue scitiche
Periodo antichità
Classifica estinta
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Lingue indoiraniche
  Lingue iraniche
   Lingue iraniche orientali

Le lingue scitiche (talvolta considerate come un unico idioma, lo scitico) sono le lingue indoiraniche del periodo antico e tardo-antico, parlate nella vasta regione eurasiatica nota come Scizia[1]. Appartengono alle lingue iraniche orientali e comprendono tre forme principali: lo scitico propriamente detto, l'alanico e l'antico osseto[senza fonte].

Classificazione[modifica | modifica sorgente]

Lo scitico appartiene alla famiglia indoiranica; la scarsità delle attestazioni non consente una classificazione più precisa, anche se generalmente viene ricondotto alla famiglia iranica poiché a questa appartengono le lingue indoiraniche attestate presenti nell'area corrispondente all'antica Scizia, e in particolare l'osseto. Per le stesse ragioni, tuttavia, la filiazione dell'osseto dallo scitico (o dal sarmatico) non è comprovata da fonti documentali, ma solo inferita per ragioni storiche[2].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Gli Sciti migrarono dall'Asia centrale verso l'Europa orientale nell'VIII e nel VII secolo a.C., occupando quella zona che oggi è la Russia meridionale e l'Ucraina, nonché parti della Moldavia e della Dobrugia. Dopo l'invasione degli Unni nel V secolo d.C. sparirono dalla storia, e vennero probabilmente assimilati dai popoli slavi e turchi. Tuttavia, nel Caucaso la lingua osseta sopravvive fino a oggi e nell'Asia centrale alcune lingue appartenenti agli idiomi iranici orientali, come il pashtu, le lingue del Pamir e lo yaghnobī, sono tuttora parlate.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, p. 581.
  2. ^ Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, pp. 586; 635-636.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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