Chandragupta II il grande

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Chandragupta II il grande
ChandraguptaIIOnHorse.jpg
Dinastia Gupta

Chandragupta II Il Grande (in sanscrito:चन्द्रगुप्त विक्रमादित्य, Candragupta Vikramaditya; IV secoloV secolo) fu uno dei più potenti imperatori dell'impero Gupta nel nord dell'India. Il suo regno si situa cronologicamente tra il 380 ed il 415 d.C., durante il quale raggiunse il suo apice: l'arte, l'architettura e la scultura fiorirono, e lo sviluppo culturale in una regione approssimativamente equivalente all'odierna India raggiunse il suo culmine.[1] Questo periodo della dinastia Gupta è molto spesso indicato come una vera e propria età dell'oro. Chandragupta II era il figlio del sovrano precedente, Samudragupta il Grande. Raggiunse il successo perseguendo alleanze ottenute con una serie di matrimoni e con una politica di espansione aggressiva, ereditata prima dal nonno (Chandraupta I e poi dal padre. Re Samudragupta pose poi le basi per la nascita dell'arte classica, che raggiunse un suo apice sotto il dominio di Chandragupta II. Sotto il suo governo, gli artisti erano considerati di così grande valore che venivano persino pagati - un fenomeno raro presso le civiltà antiche.[2]

Tra il 388 ed il 409 d.C. sottomise militarmente il Gujarat, una regione situata a nord di Mumbai, il Saurashtra, regione situata nell'India occidentale, e infine la regione di Malwa, con capitale Ujjain.[3] Culturalmente, il regno di Chandragupta II diede inizio ad una vera e propria Età dell'Oro. Ciò è dimostrato dalla presenza nella sua corte di una cerchia di poeti noto con l'epiteto delle Nove Gemme. Il più grande fra loro era Kalidasa, che scrisse numerosi pezzi immortali della letteratura indiana tra cui l'Abhijñānaśākuntalam[4]. Vi era tra gli altri Amara Sinha un erudito della lingua sanscrita e l'astronomo-matematico Varahamihira.[5]

Nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Si conosce molto poco sulla vita di Chandragupta II. I dettagli più accettati sono stati ricostruiti grazie all'opera Devi-Chandraguptam del Vishakadatta. Il testo è andato perduto, ma alcune parti della vita del sovrano indiano sono state conservate in altre opere letterarie, come l'Abhinava-Bharati, il Sringara-prakasha, il Natya-darpana, il Nataka-lakshana e il Ratna-kosha). Vi è anche un'opera araba scritta in Persia, a cura di Mojmal Al-tawarikh (XII secolo d.C.), che racconta una storia simile, di un re il cui nome sembra essere una deformazione di Vikramaditya, nome attribuito ad un semi-mitico Stato dell'antica India, nazione che possiede molte storie interessanti sul suo sovrano, il suo guru Manva-Patwa e le sue regine.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Primi anni di vita e l'incoronazione[modifica | modifica sorgente]

Moneta di Vikramadytia Chandragupta II con il nome del re, 380-415 d.C

La madre di Chandragupta II, Datta Devi, fu moglie e regina di Samudragupta il Grande. Dopo la morte del padre Samudragupta, il figlio maggiore, Ramagupta assunse il trono e sposò con la forza la fidanzata del fratello, Dhruvaswamini. Un frammento tratto dall'opera Natya-Darpana del Vishakadatta racconta che il re Ramagupta, fratello maggiore di Chandragupta II, decise di cedere la regina Dhruvaswamini al re dei Saci Rudrashima III nella regione del Kshatrapas dell'ovest 388-395 d.C.) a causa di una sconfitta militare. Per evitare l'ignominia, Ramagupta decise di inviare Madhavasena, una cortigiana amante di Chandragupta II, travestita da regina Dhruvaswamini, ma all'ultimo momento lo stesso Chandragupta II, cambiò il piano e andò lui stesso travestito da regina da Rudrasimha III e lo uccise, come in seguito uccise anche suo fratello Ramagupta. Dhruvaswamini poi convola a nozze con Chandragupta II.

Gli storici non sanno ancora quanti gradi di libertà Vishakadatta si è preso in tali racconti, ma è stato storicamente accertato che Dhruvadevi fu effettivamente regina e Chandragupta II re, come è mostrato da un marchio in terracotta del Vaisali dove viene citata Mahadevi regina Dhruvasvamini. Un'iscrizione del Pilastro di Bilsad illustra il regno di Kumaragupta I (414-455 d.C), figlio di Chandragupta II, si riferisce a lei come Mahadevi Dhruvadevi. Sia in alcune iscrizioni Giainiste, situate nei quartieri del museo archeologico, così come su alcune monete in rame ritrovate a Vidisha si menziona di un certo Ramagupta.

Chandragupta II e Dhruvadevi sono i protagonisti di un racconto del Vishakadatta dove non viene dato alcun particolare rilievo da parte del drammaturgo al matrimonio di Chandragupta II con sua cognata, nonché vedova. Più tardi gli indù non videro con favore un matrimonio di questo genere, per cui realizzarono veri e propri atti di censura riscontrabili in diverse targhe, tra cui una nell'iscrizione in rame Sanjan del re Amoghavarsha I sovrano di Rashtrakuta (814-878 d.C) e nelle targhe Sangali e Cambay del re Govinda IV (930-936 d.C.)

Era di Vakataka-Gupta[modifica | modifica sorgente]

L'iscrizione del pilastro di Allahabad menziona il matrimonio di Chandragupta II con la principessa Naga Kuberanaga. Un altro pilastro, recentemente datato al 388 d.C., situato a Mathura mostra dei riferimenti a Chandragupta II.[6] La figlia di Chandragupta e della regina Naga Kuberanaga, Prabhavatigupta, si sposò con il potente re della dinastia dei Vakataka, Rudrasena II (380-385).

Monete d'oro di Chandragupta II il Grande. Quella a sinistra è la faccia tipo Chhatra, mentre quella a destra è la faccia tipo Archer

La sua più grande vittoria fu quella sulla dinastia Shaka-Kshatrapa con la sconfitta dell'ultimo sovrano del Gujarat, Rudrasimha III e con l'annessione del regno.

Il genero di Chandragupta II, re della dinastia Vakataka Rudrasena II, morì casualmente nel 385 d.C. dopo un regno molto breve, in seguito al quale la regina Prabhavati Gupta (385-405) acquisì la reggenza, per contro dei due figli. In questo periodo il regno Vakataka era praticamente parte del regno dell'Impero Gupta. Grazie alla favorevole posizione geografica del regno Vakataka, Chandragupta II colse l'occasione per sconfiggere, una volta per tutte il Kshatrapas occidentale. Molti storici identificano questo periodo come l'era Vakataka-Gupta[7]

Chandragupta II controllava un vasto impero, dalla foce del Gange alla foce del Fiume Indo e dal Pakistan del nord attuale, fino alla foce del Narmada. Pataliputra continuò ad essere la capitale principale, ma Ujjain divenne una sorta di seconda capitale. Il gran numero di monete d'oro bellissime coniate dalla dinastia Gupta sono una testimonianza della grandezza imperiale del tempo.

Visita di Faxian[modifica | modifica sorgente]

Faxian (337- 422 d.C.) fu il primo di tre autorevoli pellegrini cinesi che visitarono l'India dal V al VII secolo d.C, in cerca di conoscenze, manoscritti e cimeli. Giunse in India durante il regno di Chandragupta II, e diede una descrizione generale del nord dell'impero. Tra le altre cose, riferì la totale assenza della pena di morte e si accorse che la maggior parte dei cittadini non consumava cipolle, aglio, carne, e vino.

Le campagne militari contro le tribù straniere[modifica | modifica sorgente]

Vikramaditya va in guerra

Nel IV secolo d.C. il poeta sanscrito Kalidasa accreditava a Chandragupta Vikramaditya la conquista, tra l'impero e i paesi limitrofi, di ben 21 regni. Dopo aver terminato la sua campagna tra Oriente ed Occidente, il re, procedette verso nord, soggiogando il Parasika, la Persia, l'Hunas e le tribù Kombojas situate a occidente e a oriente delle valli Oxus. In seguito attraversò l'Himalaya soggiogando e riunendo i regni del Kinnara e del Kiratas[8] Nell'opera Brihatkathamanjari dello scrittore del Kashmir Kshmendra si narra che Chandragupta II aveva "... violato la terra sacra dei Barbari così come le terre dei Sakas, dei Mleccha, dei Kambojas, dei Yavana, dei Tushara, dei Parasika e degli Hunas, per annientare completamente i comportamenti peccaminosi delle genti di quelle terre ....".[9][10][11]

La fine di Chandragupta II[modifica | modifica sorgente]

A Chandragupta II successe il secondo figlio Kumaragupta I, nato da Mahadevi Dhruvasvamini .[12]

Religione[modifica | modifica sorgente]

A partire da Chandragupta II i re della dinastia Gupta sono conosciuti come Parama Bhagavatas o Bhagavata Vaisnava. Il Bhagavata Purana descrive i principi completamente sviluppati, sia della filosofia che della tradizione Bhagavata in cui Krishna si fuse con Vasudeva trascendendo la divinità vedica Vishnu e la divinità cosmica Hari per essere trasformato nell'ultima entità della Bhakti.[13]

Monete e Conio[modifica | modifica sorgente]

Moneta d'argento di Chandragupta II il Grande, coniate nei suoi territori occidentali, nello stile dei satrapi occidentali. Nella faccia di testa: busto di re, con la scritta in greco OOIHU

.[14] La prova della conquista della regione di Saurastra durante il regno di Chandragupta II si nota nelle sue rare monete d'argento imitate direttamente dalle monete dei satrapi occidentali e conservano alcune tracce delle antiche iscrizioni in caratteri greci, mentre sul retro, sostituiscono il tipo Gupta, un pavone con la chaitya, la mezzaluna e la stella.[15] La maggior parte degli studiosi si sono resi conto che il Rapson aveva sbagliato nell'identificare l'uccello centrale in un pavone, al posto della mitica aquila Garuda, simbolo dinastico dei Gupta. Per esempio, A.S. Altekar dice: "... le tre arcate della collina al centro sono sostituite da Garuda, mentre l'insegna imperiale dei Gupta, risulta evidente che dal punto di vista dei precedenti narratori il pavone è chiaramente insostenibile.». in Altekar:[16][17] Il re Chandragupta ha continuato l'emissione della maggior parte delle monete d'oro introdotte dal padre Samudragupta, come ad esempio lo Scettro (raro per Chandragupta II), l'Archer, e la Tigre-Assassina. Tuttavia, Chandragupta II ha introdotto una serie di nuovi conii, come ad esempio il Cavaliere e il Leone-Assassino, entrambi utilizzati dal figlio Kumaragupta I.

Inoltre, Chandragupta II fu il primo re della dinastia Gupta ad emettere monete d'argento, come quello illustrate a destra. Erano destinate a sostituire la moneta d'argento del Kshatrapas dell'ovest dopo la vittoria di Chandragupta II, modellate sulle monete del regno conquistato. La differenza principale fu di sostituire il simbolo dinastico dei Kshatrapas (tre archi e una collina) con il simbolo dinastico dei Gupta (la mitica aquila Garuda). Inoltre, Chandragupta emesse anche monete di piombo e di rame basate sui modelli Kshatrapa, probabilmente ispirate alle monete di un'altra tribù sconfitta, i Naga.

Pilastro di ferro di Delhi[modifica | modifica sorgente]

La colonna di ferro di Delhi, eretta da Chandragupta II il Grande

Vicino al Qutub Minar si trova una delle strutture più curiose presenti nella città di Delhi : si tratta di una colonna in ferro, risalente al IV secolo d.C. con un'iscrizione in cui si afferma che il pilastro venne eretto in onore del Dio indù Vishnu, mentre secondo il Vishakdatta in un capitolo del Natya-darpana la colonna venne eretta come ricordo per una memorabile vittoria di Chandragupta II contro il popolo dei Vahilakas. Il pilastro evidenzia anche l'alto livello della tecnica metallurgica raggiunta a quel tempo in India. È costituito infatti per il 98% in ferro battuto, da 1.600 anni incredibilmente privo di ruggine o decomposizione, simile alla Colonna di Ashoka.

Il Calendario Vikram-Samvat[modifica | modifica sorgente]

Il giorno successivo alla festa indù Diwali prende il nome di Padwa o Varshapratipada e segna l'incoronazione del re Vikramaditya, un re indù che regnò nel I secolo a.C. Vikramaditya è un titolo utilizzato successivamente dalla dinastia Gupta, dal re Chandragupta II e fino al XVI secolo dal re Indù Samrat Hem Chandra Vikramaditya. Il calendario Vikram-Samvat inizia dal 57 a.C. Il calendario Vikram-SamVat e celebra il giorno di Capodanno come in Nepal, dove è il calendario ufficiale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Chandra Gupta II (emperor of India) - Encyclopedia Britannica
  2. ^ (EN) The Gupta Period of India
  3. ^ Chandra Gupta II (emperor of India) - Encyclopedia Britannica.
  4. ^ Śakuntalā riconosciuta per mezzo di un anello
  5. ^ Ram Gopal - Kālidāsa: La sua arte e la sua cultura
  6. ^ Harry (2004) "Il Kaniṣka. Racconti dell'epoca Gupta. La Via dell'arte, della Seta e dell'Archeologia - 10. Kamakura: L'Istituto di Studi Via della Seta, pp 167-176.
  7. ^ Arte Archeologia,Kamakura - L'Istituto di Studi della Via della Seta, pp 167-176
  8. ^ Raghu Vamsa v 4,60-75
  9. ^ Ata shrivikramadityo Helya nirjitakhilah Mlechchana Kamboja. Yavanan neechan Hunan Sabarbran Tushara. Parsikaanshcha tayakatacharan vishrankhalan hatya bhrubhangamatreyanah bhuvo bharamavarayate (Brahata Katha, 10/1/285-86, Kshmendra)
  10. ^ Kathasritsagara 18.1.76-78
  11. ^ Cfr.:. "... Nella storia contenuta nel Kathasarit-Sagara, si dice che re Chandragupta II abbia annientato tutte le tribù barbare come i Kambojas, gli Yavana, gli Hunas, i Tokharas e dei Persiani "(Vedi: Ref: Rivalutazione della storia Gupta, 1992, pag. 169, BC Chhabra, Sri Ram; Cfr. anche: Volume Vikrama, 1948, pag xxv, Vikramaditya Sakari, cfr: Anatomii͡a i fiziologii͡a selskokhozi͡a ĭstvennykh zhivotnykh, 1946, p 264, Arthur John Arberry, Louis Renou, BK Hindse, AV Leontovich, Consiglio Nazionale degli Insegnanti di commissione inglese da diporto- lingua sanscrita
  12. ^ Agarwal, Ashvini (1989). Rise and fall of the imperial Guptas, Delhi: Motilal Banarsidass, ISBN 81-208-0592-5, pp.191-200
  13. ^ Kalyan Kumar Ganguli:, Sraddhānjali, studies in ancient Indian history : D.C. Sircar commemoration volume, Sundeep Prakashan, 1988, ISBN 81-85067-10-4. p.36
  14. ^ La conquista è indicata dall'emissione di un nuovo conio Gupta in argento modellato sulla monetazione Saka. Storia antica della regione di Jammu: la preistoria - VI secolo d.C. da Raj Kumar p.511
  15. ^ Nel Rapson : "Un catalogo di monete indiane al British Museum. L'Andhras ecc. ..", p.cli.
  16. ^ Il Conio dell'Impero Gupta, "Varanasi:.. Benares Hindu University, 1957, p 151
  17. ^ leggenda in Brahmi," Chandragupta Vikramaditya, Re dei Re, e devoto a Vishnu ", intorno a Garuda, la mitica aquila e simbolo dinastico dei Gupta. 15 mm, 2.1 grammi. Mitchiner 4821-4823.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • R. K. Mookerji, The Gupta Empire, 4th edition. Motilal Banarsidass, 1959.
  • R. C. Majumdar, Ancient India, 6th revised edition. Motilal Banarsidass, 1971.
  • Hermann Kulke and Dietmar Rothermund, A History of India, 2nd edition. Rupa and Co, 1991.

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