Il profeta (opera)

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Il profeta
Pauline Guéymard-Lauters in Le Prophète 1866 - Theo - Gallica.jpg
Illustrazione de Il Profeta
Titolo originale Le prophète
Lingua originale francese
Genere grand opéra
Musica Giacomo Meyerbeer
Libretto Eugène Scribe
Atti cinque
Epoca di composizione 1838-1848
Prima rappr. 16 aprile 1849
Teatro Parigi, Opéra
Prima rappr. italiana 26 dicembre 1852
Teatro Firenze, Teatro della Pergola
Personaggi
  • Fidès (mezzosoprano)
  • Jean de Leyden (tenore)
  • Berthe (soprano)
  • Il conte d'Oberthal (basso)
  • Zacharie, anabattista (basso)
  • Jonas, anabattista (tenore)
  • Mathisen, anabattista (basso)
  • Due contadini (tenore e basso)
  • Due contadine (soprano e mezzosoprano)
  • Quattro borghesi (tenori e bassi)
  • Quattro anabattisti (tenori e bassi)
  • Un soldato (tenore)
  • Due bambini (soprano e contralto)
  • Due ufficiali (tenore e basso)
  • Contadini e contadine, signori, soldati e paggi del conte di Oberthal, anabattisti, prigionieri, guardie, borghesi, popolo, ufficiali, fanciulli, soldati imperiali, principi dell'Impero

Il profeta (Le prophète) è un grand opéra in cinque atti di Giacomo Meyerbeer, su libretto di Eugène Scribe.

La prima parigina del 1849 fu uno strepitoso successo, proseguito poi per tutto il resto del secolo. Del cast della prima facevano parte Anaïs Castellan nel ruolo di Berthe, Pauline Viardot-García in quello di Fidés e Gustave Roger nel ruolo di Jean.

Il soggetto tratta di un fatto realmente accaduto: la presa della città di Münster, nel 1534, da parte di un gruppo di anabattisti provenienti dall'Olanda, guidati dal sarto di Leida Jan Beuckelsz e sconfitti, dopo un lungo assedio, dalle truppe luterane e cattoliche coalizzate.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Atto primo[modifica | modifica sorgente]

Olanda, presso Dordrecht. La giovane orfanella Berthe aspetta felice il ritorno del suo amato Jean de Leyden. Assieme alla madre di lui, Fidès, si reca dal conte d'Oberthal, suo signore, per chiedergli di lasciarla partire per sposarsi con Jean.

Arrivano al villaggio tre anabattisti, Zacharie, Jonas e Mathisen: promettendo ai contadini libertà, potere e ricchezza, cercano di incitarli a ribellarsi ai loro feudatari. Inizialmente i contadini sembrano convinti, ma l'arrivo del conte li fa tornare immediatamente sottomessi. Gli anabattisti vengono portati via dai soldati. Berthe e Fidès fanno la loro richiesta al conte, ma questi oppone un rifiuto: la popolazione si indigna a questa dimostrazione di crudeltà gratuita, ma, quando il conte dà ordine di arrestare le due donne, non può far nulla per impedirlo. Si ode di nuovo, sinistro, il canto degli anabattisti.

Atto secondo[modifica | modifica sorgente]

In una locanda nei sobborghi di Leida. Jean attende preoccupato il ritorno della madre. Giungono anche i tre anabattisti: costoro, al vederlo, notano subito la sua incredibile somiglianza con l'immagine del re Davide venerata a Münster. Il ragazzo allora racconta loro di un sogno misterioso, interpretato dagli anabattisti come una profezia del suo futuro regno.

Improvvisamente arriva Berthe, che è riuscita a fuggire, ma è inseguita dalle truppe del conte. Fidès, invece, è ancora prigioniera. Jean aiuta la fidanzata a nascondersi. Arriva il conte e, messo da questi di fronte alla scelta se salvare lei o la madre, Jean decide di far liberare quest'ultima. Tuttavia, quest'ultimo sopruso del nobile lo spinge a unirsi agli anabattisti nel loro viaggio per la Germania come profeta eletto da Dio.

Atto terzo[modifica | modifica sorgente]

Nell'accampamento degli anabattisti, in una foresta della Vestfalia. I soldati, tornati dalla battaglia con un bottino di ricchi prigionieri, raccolgono vettovaglie e festeggiano. Fra i prigionieri c'è il conte, catturato mentre si dirigeva a Münster, ma nessuno conosce la sua identità. Per aver salva la vita, finge di volersi unire agli anabattisti, ma per farlo dovrà giurare di uccidere suo padre, governatore della città. Qualcuno però lo riconosce, e il conte viene condannato a morte. Jean però si oppone, perché il conte gli ha rivelato che Berthe e Fidès si trovano a Münster, e Jean teme che, per ritorsione, possano essere uccise. Decide di graziare il conte e invoca il sostegno di Dio per conquistare la città. Esaltati dalle sue parole, soldati e popolo marciano alla volta di Münster.

Atto quarto[modifica | modifica sorgente]

Münster. La città è stata conquistata ed è ormai governata dagli anabattisti. Fidès, che si è ridotta a mendicare e non sa che il profeta-guida degli invasori è suo figlio, incontra Berthe, e le racconta di aver appreso che Jean è morto, proprio a causa del profeta: le due donne giurano di vendicarsi contro quel folle.

Nella cattedrale, intanto, Jean viene incoronato re. A questo punto, Fidès lo riconosce, e dichiara di essere sua madre. Per gli anabattisti quella è una bestemmia. La donna allora, spaventata, ritratta quanto ha appena detto; Berthe, tuttavia, non ha assistito alla scena ed è ancora intenzionata a uccidere il profeta.

Atto quinto[modifica | modifica sorgente]

L'imperatore Carlo V, alla testa del suo esercito, sta marciando verso Münster per riprendere la città: gli anabattisti decidono di consegnare Jean come capro espiatorio. Jean si reca nella cella dove si trova la madre, che lo perdona. Arriva anche Berthe, che scopre in quel momento che il misterioso profeta è Jean. La giovane non riesce a perdonargli le atrocità di cui si è macchiato e si suicida, trafiggendosi con un pugnale.

In un salone del palazzo, gli anabattisti ipocritamente festeggiano il loro re profeta, sapendo benissimo che di lì a poco lo tradiranno. Jean però ha in serbo una vendetta: mentre il conte, alla guida dei suoi soldati, irrompe nella sala, una tremenda esplosione da lui preparata devasta la scena; la morte ricongiunge Fidès e suo figlio.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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