Hamlet (film 1996)

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Hamlet
Hamlet - Branagh.jpg
Una scena del film
Titolo originale Hamlet
Paese di produzione Regno Unito, USA
Anno 1996
Durata 242 min
150 min (versione accorciata)
125 minuti (versione TV)
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Kenneth Branagh
Soggetto William Shakespeare (opera teatrale)
Sceneggiatura Kenneth Branagh
Fotografia Alex Thomson
Montaggio Neil Farrell
Musiche Patrick Doyle
Scenografia Tim Harvey e Desmond Crowe
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Hamlet è un film del 1996 diretto da Kenneth Branagh, basato sull'omonima tragedia di William Shakespeare.

È stato presentato fuori concorso al Festival di Cannes 1997.[1]

Trama[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trama di Amleto.

Elsinore, Danimarca. In un tempo imprecisato che sembra essere un oscuro XVI secolo, il principe Amleto scopre che il padre è stato ucciso dallo zio Claudio che, sposando la vedova Gertrude, ha ereditato il trono. Amleto decide quindi di fingersi pazzo per preparare la sua vendetta.

Analisi[modifica | modifica sorgente]

Hamlet rappresenta senza dubbio il progetto più ambizioso e rischioso di Branagh: Il testo di Shakespeare nella sua integralità in un kolossal della durata di quasi quattro ore (la versione normalmente trasmessa in TV è però di sole due ore). Una scelta coraggiosa e difficile, dettata principalmente dalla volontà del regista di offrire una visione più completa possibile dell'opera, frutto di venti anni di analisi e riflessioni. Avvalendosi della collaborazione degli esperti shakespeariani Russel Jackson e Hugh Crutwell, Branagh analizza il testo in ogni sua sfaccettatura per cercare di restituire all'opera la complessità ed il fascino che nelle precedenti versioni erano stati irrimediabilmente compromessi.

Hamlet appare di fatto come una fusione tra i temi tipici di Branagh, riconducibili ai precedenti lavori del regista, e quelli dell'Amleto shakespeariano; una riflessione sulla vita, la morte, la natura umana, il rapporto tra realtà e artificio, la paura della perdita e l'incapacità degli uomini di affrontare la realtà.

La follia quindi, in tutte le sue forme (la pazzia di Ofelia, la lucida follia di Amleto, il rifiuto di Gertrude di vedere i problemi) diventa l'unica via di fuga da una realtà deludente e crudele, a cui i personaggi preferiscono le menzogne e le falsità che loro stessi hanno creato, incuranti dei cambiamenti di un mondo al quale non appartengono e che presto li dimenticherà (l'ambientazione, sospesa fuori dal tempo, mostra un mondo alle soglie della modernità in cui i personaggi del dramma, e il dramma stesso, risultano estranei). La componente intimista si fonde quindi, come in Enrico V, con quella epica e socio-politica, che il regista accentua dando grande risalto alla figura di Fortebraccio, al tema della guerra imminente (che, seppur priva di connotazioni storiche, ricorda molto il primo conflitto mondiale) e agli squilibri sociali di un mondo ormai prossimo alla fine.

Il film, in quest'ottica, vuole rappresentare la conclusione di un'epoca, la sconfitta di un mondo che non ha saputo adattarsi ai cambiamenti, destinato a scomparire a favore dei nuovi protagonisti della storia (nel finale l'arrivo delle truppe di Fortebraccio si trasforma in un vero e proprio atto di guerra che avrebbe posto fine, in ogni caso, alla vecchia monarchia).

Fondamentali, in tal senso, le scenografie di Tim Harvey, lontane dalla tradizionale ambientazione gotico-medioevale solitamente associata all'opera, ispirate invece alle corti nordeuropee ottocentesche. Un mondo di inganni e di illusioni; un labirinto di camere, corridoi, specchi e porte nascoste. Proprio lo specchio è uno degli elementi chiave del film. Indicato dallo stesso Amleto come metafora dell'arte teatrale (a. III, sc. II) o come strumento di introspezione ("...vi guarderete in uno specchio in cui vedere la parte più intima di voi" dice Amleto alla madre, alcune scene prima schiaccia Ofelia contro uno specchio, infine, proprio davanti ad uno specchio declama il celebre " Essere o non essere"), ma lo specchio è anche artefice di inganni (gli specchi della sala del trono sono porte a stanze nascoste, in una delle quali il re e Polonio spiano Amleto) e simbolo dell'artificiosità di questa gelida Elsinore, alle cui luminose e sfavillanti sale si contrappongono le cupe stanze nascoste (le salette dietro gli specchi, le scale che portano alla cappella) e ad un mondo esterno eternamente deserto e coperto dalla neve (gli esterni del palazzo sono quelli del Blenheim Palace, nell'Oxfordshire, il cui parco è stato cosparso, durante le riprese, da 200 tonnellate di neve artificiale).

A sottolineare l'atemporalità della vicenda, i costumi di Alexandra Byrne, ispirati alle divise delle grandi monarchie militari nordiche e russe, ma privi di una connotazione storico-geografica precisa.

Girato con uno stile che non nasconde l'origine teatrale del testo (anche le poche scene esterne — l'incontro con lo spettro, la scena del cimitero — mantengono un'atmosfera irreale), il film celebra al tempo stesso il mezzo cinematografico, esaltando la spettacolarità della visione grazie all'uso del widescreen e della pellicola in 70 mm nella fotografia di Alex Thomson (con risultati straordinari sulla forza e sulla definizione delle immagini, che si perdono però sul piccolo schermo) e al continuo ricorso ai piani di sequenza, in grado di evitare la staticità dei lunghi dialoghi e al tempo stesso sottolineare l'unità teatrale dell'opera. Il risultato finale rivela una più vicina discendenza nei confronti delle opere di Griffith, Lean e di Ejzenštejn (in particolare Aleksandr Nevskij e Ottobre) che dei tradizionali film shakespeariani.

Particolare è anche l'uso delle musiche, affidate come di consueto a Patrick Doyle, che spesso accompagnano i versi di Shakespeare fino a creare quasi una fusione tra parole e musica (persa però nella versione italiana).

L'integralità del testo ha consentito al regista di porre maggiore attenzione alle psicologie dei personaggi, che nelle versioni ridotte sono generalmente troppo subordinate a quella di Amleto.

Particolare rilievo viene dato alle figure di Ofelia, che la giovane Kate Winslet sa innovare con efficacia, e di Orazio, interpretato dal bravo caratterista Nicholas Farrell, non più vuota spalla, ma personaggio a tutto tondo, amico affettuoso e sollecito, necessario spesso a frenare l'irruenza del principe. Derek Jacobi restituisce al suo re la complessità umana che le precedenti versioni cinematografiche avevano dimenticato, mente Julie Christie, con la sua recitazione trattenuta e attenta, dà vita ad una Gertrude insieme materna e regale, delineando le innumerevoli contraddizioni del personaggio.

In contrasto con la tradizione teatrale e cinematografica del personaggio, Branagh fa di Amleto un eroe attivo e vitale che forse non soddisferà chi amava la romantica e cupa malinconia di Olivier, e, per una volta, anche la sua recitazione sopra le righe (ben doppiata da Massimo Popolizio) non appare fuori luogo ma, al contrario, contribuisce in modo essenziale alla definizione del personaggio.

In ruoli minori, numerose stelle internazionali (Charlton Heston, Robin Williams; Jack Lemmon, Billy Crystal, Gérard Depardieu). Piccolissime apparizioni anche per John Mills (il re di Norvegia), Sir Richard Attenborough, John Gielgud e Judi Dench (Priamo ed Ecuba immaginati da Amleto).

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Ricordiamo inoltre che Derek Jacobi aveva già partecipato ad una versione di Amleto ma per la televisione, principalmente in una puntata della BBC Television Shakespeare ed aveva proprio il ruolo del protagonista.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

1997 - Premio Oscar

1997 - Premio BAFTA

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Official Selection 1997, festival-cannes.fr. URL consultato il 2 luglio 2011.
  2. ^ Paolo Mereghetti Il Mereghetti- Dizionario dei Film, Baldini Castoldi Dalai Editore
  3. ^ Daniela Pecchioni Kenneth Branagh Il Castoro Cinema
  4. ^ Enrico Comar Il teatro di Shakespeare ed il mezzo cinematografico (Saggio universitario non edito)
  5. ^ E. Martini Ombre che camminano. Shakespeare al cinema, Lindau
  6. ^ Reelviews
  7. ^ Ciao.it

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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