Ferdinando Carretta

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Ferdinando Carretta

Ferdinando Carretta (Parma, 7 novembre 1962) è un criminale italiano.

Marta e Giuseppe, i genitori di Ferdinando Carretta
Nicola Carretta

È il protagonista reo confesso di uno dei più clamorosi casi di omicidio a sfondo familiare della cronaca italiana. Il 4 agosto 1989, nella sua casa di Parma in via Rimini 8, uccise a colpi di pistola entrambi i genitori e il fratello.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Parma, vive con i genitori Giuseppe Carretta (Parma, 1936) e Marta Chezzi (Parma, 1939) e con il fratello Nicola (Parma, 1966), che aveva avuto in passato problemi di tossicodipendenza[1]. I litigi con i famigliari, anche per motivi banali, sono frequenti. Carretta progetta di uccidere i suoi genitori e il fratello e riesce a trovare la pistola Walther calibro 6.35 con cui compirà il delitto.

Il 4 agosto 1989 spara al padre, alla madre e infine al fratello e sistema i cadaveri nel bagno. Cancella poi le tracce pulendo minuziosamente l'appartamento per svariati giorni. Il giorno dopo Carretta nasconde i cadaveri nella discarica di Viarolo (frazione di Trecasali), dove non verranno più ritrovati. In data 8 agosto intasca a nome del padre un assegno con firma falsificata da cinque milioni dalla Banca del Monte e un altro da un milione di lire dal conto del fratello.

In seguito, per depistare le indagini, guida il camper Ford Transit dei genitori a Milano e lo abbandona presso un parcheggio di viale Aretusa; da qui fugge a Londra. Il camper verrà ritrovato il 19 novembre, grazie a una telefonata in diretta alla trasmissione Chi l'ha visto?[1]. L'allora pm di Milano, Antonio Di Pietro, aveva subito sospettato della morte della famiglia, ma la sua ipotesi non venne presa in considerazione; ancora nel 1996 la famiglia veniva creduta viva a Barbados, nei Caraibi[2]. Il 22 novembre 1998 a Londra un agente del Metropolitan Police Service multa una moto della Pony Express ferma in divieto di sosta; il conducente impiegato della ditta è un trentaseienne italiano e risponde al nome di Antonio Ferdinando Carretta. L'agente prende visione della licenza di guida (che non presenta fotografia), ma non va oltre; tuttavia, successivamente avvia una ricerca nella banca dati di Scotland Yard dalla quale emerge che Ferdinando Carretta è uno dei membri di una famiglia scomparsa da nove anni[1]. Successivamente informa della sua scoperta l'Interpol londinese che si mette prontamente in contatto con gli organi di polizia italiani.

Il procuratore di Parma Francesco Saverio Brancaccio, informato dall'Interpol, vola subito a Londra per interrogare Ferdinando, il quale sostiene di non aver alcuna notizia della sua famiglia da ormai nove anni. Tuttavia, il 30 novembre 1998 accade l'imponderabile: forse oberato dal rimorso, Ferdinando Carretta getta la maschera e confessa al giornalista Giuseppe Rinaldi davanti alle telecamere di Chi l'ha visto? il triplice omicidio[3]. Alla domanda "Cosa è successo quella sera del 4 agosto?", egli risponde con voce ferma e senza giri di parole: "Ho impugnato quell'arma da fuoco e ho sparato ai miei genitori e a mio fratello." La ricerca dell'arma del delitto non ha portato ad alcun risultato concreto.

La polizia comincia le ricerche nella discarica di Viarolo, senza risultati. I RIS guidati da Luciano Garofano alla ricerca di DNA nella casa di via Rimini 8 nel bagno smontano un portasapone e in un tassello in gomma scoprono tracce di sangue umano maschile e femminile; tracce minori di sangue vengono inoltre rilevate sulla cordicella della doccia. Il 15 aprile 1999 la Corte d'Assise di Parma riconosce Carretta colpevole di triplice omicidio. Ritenuto incapace di intendere e volere al momento del fatto, Carretta è rinchiuso nell'OPG di Castiglione delle Stiviere.

Il 15 settembre 2003 è tornato nella casa del triplice delitto per alcune ore[4]. Nel febbraio 2004 ottiene la semilibertà e il 21 giugno 2006 lascia l'OPG di Castiglione delle Stiviere per entrare in una comunità di recupero a Forlì.

Il 15 ottobre 2008 è riuscito ad ottenere l'eredità e la casa del massacro grazie ad un accordo con le zie[5]. L'11 giugno 2009 è uscito anche dalla comunità di recupero[6]. Il 25 aprile 2010 ha messo in vendita l'appartamento in cui sterminò la famiglia; dalla transazione Carretta e ha ricavato 200.000 euro[7].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Ritrovato a Londra il figlio maggiore dei Carretta
  2. ^ I Carretta sono vivi in una fuga dorata conclusa ai Tropici
  3. ^ Carretta, la confessione in diretta tv
  4. ^ Ferdinando Carretta a casa per alcune ore
  5. ^ Carretta: uccise i genitori in preda alla follia e ora ne riscuote l'eredità
  6. ^ Maso/Carretta: cosa spinge un figlio a sterminare la propria famiglia?
  7. ^ Ferdinando Carretta mette in vendita l'appartamento dove sterminò la famiglia

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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