Fattore di von Willebrand

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Fattore di von Willebrand
Struttura chimica
Gene
Entrez 7450
Locus Chr. 12 [1]
Proteina

Il fattore di von Willebrand (vWF) è uno dei fattori che interagiscono nella cascata biochimica della coagulazione.

Chimicamente è una glicoproteina dal peso molecolare di circa 250 kD che circola nel plasma sotto forma di multimeri a basso, intermedio ed alto peso molecolare. È sintetizzato dalle cellule endoteliali e dai megacariociti e va incontro a processi di dimerizzazione e multimerizzazione.

Funzioni[modifica | modifica sorgente]

La sua funzione è quella di interagire con le piastrine, e questo avviene attraverso una glicoproteina di membrana piastrinica che specificamente lega il von Willebrand Factor, e che si chiama glicoproteina (Gp) Ib. In particolar modo è la subunità α di questa glicoproteina a mediare il legame col vWF, legame che coinvolge un dominio del vWF, che è il dominio A1, che contiene dei siti di legame specifici per la GpIb. Una volta che il vaso è leso, si libera la matrice sottoendoteliale, e il vWF lega con il suo dominio A1 la GpIb piastrinica. Questo è il primo passo fondamentale che il vWF svolge. Ovviamente deve avere anche un sito di ancoraggio sulle strutture endoteliali; avrà quindi dei siti di legame anche per il collageno sottoendoteliale, e attraverso questo legame da una parte con la GpIb piastrinica e dall’altra con il collagene, fa da ponte tra il torrente circolatorio, quindi la piastrina che vi fluisce, e la matrice sottoendoteliale.

Ha poi una sequenza integrinica, la sequenza RGDS (arginina-glicina-acido aspartico-serina) che è una sequenza in grado di legare le integrine, in particolare lega la glicoproteina IIb/IIIa sulla membrana piastrinica, e questo tipo di interazione media, poi, i legami crociati che la piastrina fa con altre piastrine. Cioè è attraverso l’interazione di queste sequenze RGDS che il vWF intrattiene con la glicoproteina IIb/IIIa che una piastrina può interagire con un’altra piastrina: fa quindi da ponte tra piastrina e piastrina, in virtù della sua struttura il vWF da una parte si lega, essendo un multimero di N monomeri, ad una piastrina, da una parte si lega con un monomero ad una Gp IIb/IIIa di una piastrina con un'altra subunità si lega ad un'altra piastrina ancora. Questa rete che si viene a creare tra la piastrina e il sottoendotelio da una parte, e che garantisce l’ ancoraggio della piastrina ad un’altra. L’ intervento del vWF che media l’interazione tra piastrina e piastrina permette poi l'assemblaggio del trombo piastrinico.

Attivazione[modifica | modifica sorgente]

Tra le caratteristiche del Fattore di von Willebrand è opportuno considerare l'elegante modo in cui questa proteina viene attivata. il VWF infatti si attiva in condizioni di aumentato "shear-stress", ossia di stress meccanico dovuto ad un aumento del flusso nel microcircolo. Bisogna immaginare il VWF come un piccolo gomitolo proteico attaccato da un capo alla parete dell'endotelio: se aumenta il flusso nell'arteriola (condizione questa che è un presupposto dei meccanismi di emostasi primaria, cioè la vasocostrizione), il VWF risente di questo aumentato flusso, e inizia a dispiegarsi. Ed è proprio la forma disavvolta di questa proteina ad avere il più alto valore emostatico.

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