Dino (cantante)

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Dino
Fotografia di Dino
Nazionalità Italia Italia
Genere Pop
Rock
Beat
Periodo di attività 1961 – in attività
Etichetta ARC, RCA Italiana, Ariston Records
Album pubblicati 4
Studio 4

Dino, nome d'arte di Eugenio Zambelli (Verona, 3 maggio 1948), è un cantante italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Figlio di un funzionario dell' Istituto delle Belle Arti di Verona, dotato di una buona intonazione, partecipa ai primi concorsi come cantante ancora da bambino: spesso si ritrova a gareggiare con una cantante sua coetanea, Gigliola Cinquetti, che incontra per la prima volta nel 1959 partecipando ad uno spettacolo di operetta per ragazzi e che, due anni dopo, supera arrivando primo al Pinocchietto d'oro cantando il celebre successo di Mina Le mille bolle blu.

Proprio durante una di queste esibizioni nel dicembre 1961 viene notato da Ennio Ottofaro, che gli propone di entrare come voce solista nei Kings.

Nel 1963 i Kings partecipano alla seconda edizione del Festival degli sconosciuti di Ariccia (vinto l'anno prima da Rita Pavone), arrivando al primo posto: Teddy Reno rimane colpito dalla voce del cantante, e propone quindi ad Eugenio un contratto con l'ARC con il nome d'arte di Dino, mentre i Kings vengono scritturati come gruppo d'accompagnamento del cantante. Curiosamente, Dino non è un nome imposto dalla casa discografica, ma il soprannome familiare che viene dato al piccolo Eugenio a causa della sua somiglianza con il fidanzato di una sua zia, morto in un incidente stradale, che così si chiamava.

Il successo[modifica | modifica sorgente]

Il primo 45 giri di Dino, Eravamo amici/Così come sei, viene pubblicato nella primavera del 1964: la canzone sul lato A viene iscritta all'edizione del Cantagiro (nella sezione giovani), in cui il cantante arriva primo in alcune tappe, diventando presto un idolo delle ragazzine (anche per il suo bell'aspetto) ed ottenendo un buon successo di vendita (superiore a quello della canzone vincitrice, La voglia dell'estate di Paolo Mosca).

Viene chiamato come ospite in molte trasmissioni televisive, tra cui La fiera dei sogni, presentata da Mike Bongiorno, ed il successo del disco viene superato dal secondo, contenente sul lato A una canzone scritta per lui da Sergio Endrigo e Sergio Bardotti, Te lo leggo negli occhi, che diventa uno dei brani più noti degli anni '60 (ed in seguito verrà reincisa anche da Giorgio Gaber e Franco Battiato), e sul retro una cover di I should have known better dei Beatles, tradotta da Don Backy come Cerca di capire.

Con il terzo disco, Il ballo della bussola, avviene la rottura con i Kings: la casa discografica sceglie infatti l'arrangiamento del maestro Ennio Morricone e non quello, decisamente più rock, del complesso[1], e Dino, posto davanti alla scelta impostagli dagli altri membri del gruppo, si adegua, mentre i Kings, a questo punto, si rifiutano di accompagnare il cantante al Cantagiro ed abbandonano l'ARC e vengono sostituiti da un altro gruppo veronese, i Misfits, che cambiano il nome in Rollicks e diventano il nuovo complesso di Dino.

In ogni caso Il ballo della bussola partecipa nuovamente al Cantagiro, questa volta tra i Big, ottenendo molto successo (sul lato B vi è Ma c'è un momento del giorno, cover di You've lost that lovin' feelin' dei Righteous Brothers); pubblica poi il suo primo album, Dino, e partecipa inoltre a vari musicarelli: è il protagonista ne Le sedicenni di Luigi Petrini e in Altissima pressione di Enzo Trapani (con Gianni Morandi, Françoise Hardy, Lucio Dalla, Nino Taranto e Agnes Spaak), lanciando rispettivamente Sai, sai, sai (arragiata da Bruno Canfora) e Il ragazzo di ghiaccio (su musica ancora di Morricone). Queste due canzoni daranno vita al suo quarto singolo.

Il primo contatto con il cinema era avvenuto con la proposta del regista Luchino Visconti per un ruolo nel film Vaghe stelle dell'Orsa, poi affidato a Jean Sorel, che il sedicenne Dino aveva rifiutato per dedicarsi interamente alla carriera di cantante.

Il successo continua negli anni successivi, con una nuova partecipazione al Cantagiro nel 1966 con Chi più di me (scritto da Paul Anka, con sul retro Comincia l'amore, di Lucio Dalla), a Scala reale dello stesso anno con Piccola mia piccola, e nel 1967 con l'incisione in italiano di una canzone di Stevie Wonder, A place in the sun, che diventa Il sole è di tutti e che viene cantata anche dallo stesso cantante americano.

Nel 1968 partecipa al Festival di Sanremo con Gli occhi miei, cantata in coppia con Wilma Goich (questa canzone verrà poi ripresa anche da Tom Jones e diventerà un suo cavallo di battaglia con il titolo di Help Yourself ); pubblica poi una cover in italiano di The Sound of Silence di Simon and Garfunkel, intitolata La tua immagine.

Segue Simone Simonette, partecipante ad Un disco per l'estate 1969.

Anni recenti[modifica | modifica sorgente]

Il secondo album, Dino, ed il singolo pubblicato nello stesso periodo, Bye bye city, non ottengono successo (nonostante questa sia una buona canzone di Pierre Groscolas, e sul retro vi sia la bella cover di The windmills of your mind di Michel Legrand, tratta dalla colonna sonora di Il caso Thomas Crown, film del 1968 di Norman Jewison): dopo una pausa forzata dovuta al servizio militare, con il cambio di casa discografica ed il passaggio alla RCA Italiana non ottiene risultati di rilievo, nonostante la partecipazione a Un disco per l'estate 1971 con Notte calda.

Passa poi alla Ariston Records e partecipa ad Un disco per l'estate 1973 con scarsi risultati, nonostante la canzone Parla chiaro Teresa, scritta da Luciano Rossi, sia discreta: decide quindi di abbandonare l'attività musicale e si trasferisce a Torino.

Il suo nome torna alla ribalta per vicende extramusicali negli anni '80, quando, divenuto dirigente di un'importante compagnia petrolifera, viene coinvolto nello scandalo dei petroli, risultando però alla fine della vicenda giudiziaria totalmente estraneo ai reati imputatigli.

Torna quindi sulle scene sull'onda del revival degli anni '60, e si esibisce tuttora, incidendo anche alcuni cd con materiale inedito.

Attualmente risiede a Pianvignale, località turistica del monregalese.

Dal 16 novembre 2011 è impegnato nella commedia musicale Noi che... Gli anni migliori di Carlo Conti al Teatro Salone Margherita (Roma).

Discografia[modifica | modifica sorgente]

33 giri[modifica | modifica sorgente]

45 giri[modifica | modifica sorgente]

Compilation[modifica | modifica sorgente]

CD[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ L'arrangiamento del gruppo si può ascoltare nella loro versione della canzone, pubblicata nel loro album

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Autori Vari (a cura di Gino Castaldo), Il dizionario della canzone italiana, editore Armando Curcio (1990); alle voci Dino, di Nicola Sisto, pagg. 562-563, e Kings, pag. 860
  • Ursus (Salvo D'Urso), Manifesto beat, edizioni Juke Box all'Idrogeno, Torino, 1990; alle voci Dino, pagg. 45-46, e Kings, pagg. 72-73
  • Claudio Pescetelli, Una generazione piena di complessi, editrice Zona, Arezzo, 2006 (alla voce Kings, pagg. 77-78)
  • Tiziano Tarli, Beat italiano - Dai capelloni a Bandiera Gialla, editore Castelvecchi, 2005
  • Autori vari (a cura di Cesare Rizzi, Giordano Casiraghi e Federico Guglielmi), Enciclopedia del rock italiano - Arcana Editore, Milano, 1993; alle voci Dino, pagg. 71-72, e Kings, pagg. 103-105
  • Autori vari (a cura di Gianluca Testani, Enciclopedia del Rock Italiano, editore Arcana, 2007; alla voce I Kings, pag. 216