Ca' Rezzonico

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Coordinate: 45°26′00.78″N 12°19′36.52″E / 45.43355°N 12.32681°E45.43355; 12.32681

Ca' Rezzonico
Ca' Rezzonico (Venice).jpg
La facciata dopo il recente restauro.
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Veneto
Località Venezia
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione in due fasi: dal 1667 e dal 1752
Stile barocco
Uso Museo del Settecento Veneziano
Piani Tre più sottotetto
Realizzazione
Architetto Baldassare Longhena e Giorgio Massari
Proprietario storico famiglia Bon, famiglia Rezzonico, Robert Browning
 

Ca' Rezzonico è uno dei più famosi palazzi di Venezia, ubicato nel sestiere di Dorsoduro e affacciato sul Canal Grande tra Palazzo Contarini Michiel e Palazzo Bernardo Nani, poco distante da Ca' Foscari.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu progettato da Baldassarre Longhena a partire dal 1649, su incarico della nobile famiglia Bon. Il cantiere venne aperto solo nel 1667 con l'abbattimento degli edifici preesistenti.[1] A causa delle difficoltà economiche dei committenti e della morte del Longhena nel 1682 la costruzione venne abbandonata.[1] Rimase solo la faccia nobile verso il Canal Grande e un primo piano coperto da travi in legno.

Nel frattempo una famiglia originaria del borgo di Rezzonico, sul Lago di Como, i Della Torre-Rezzonico, comprarono il titolo nobiliare nel 1687. Fu proprio un Rezzonico, Giambattista, che nel 1751 comprò il palazzo. Affidò l'ultimazione dell'opera a Giorgio Massari, che nel 1752 aveva ultimato il secondo piano e riuscì a chiudere il cantiere nel 1758, realizzando nel 1756 alcune opere di completamento e di abbellimento del retro del palazzo: furono costruiti il magnifico scalone d'onore, la scalinata d'acqua, l'atrio monumentale, l'imponente salone da ballo (costruito eliminando il solaio) e fu ultimata la decorazione della facciata sul Canal Grande.[1] Nel complesso Massari non intervenne sul progetto, che non fu quindi alterato, al contrario di quanto fece Antonio Gaspari su Ca' Pesaro, altro progetto longheniano rimasto incompiuto dopo la morte del progettista.[1] Unica sostanziale modifica operata dal nuovo architetto riguardò la sala da ballo, le cui dimensioni furono ampliate. I dipinti sono di Giambattista Crosato, Pietro Visconti, Giambattista Tiepolo, il giovane Jacopo Guarana e Gaspare Diziani.

Il palazzo fu finito giusto due anni prima dell'elezione a papa di Carlo Rezzonico, fratello del Giambattista, col nome di Clemente XIII. La famiglia si estinse nel 1810. Subì quindi varie cessioni, durante le quali venne spogliato dell'arredo. Fra i proprietari lo scrittore Robert Browning, e il conte e deputato Lionello Hierschel de Minerbi, che nel 1935 lo cedette al Comune di Venezia.[1]

Attualmente è sede del Museo del Settecento Veneziano che, oltre a ricostruzioni di ambienti con mobili e suppellettili dell'epoca, ospita importanti opere pittoriche del Canaletto, Francesco Guardi, Pietro Longhi, Tintoretto, nonché dei Tiepolo e numerosi bozzetti in terracotta di Giovanni Maria Morlaiter.

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Soggetta alle critiche di numerosi cultori d'arte veneziana, primo fra tutti John Ruskin, la facciata si distingue per la sue dimensioni e per la sua monumentalità. È spartita in tre importanti fasce orizzontali: il piano terra, arricchito da decorazioni in bugnato e da un portale ad acqua a tre fori con architrave e due piani nobili, caratterizzati da colonne e da finestre a tutto sesto con testa in chiave. Ogni piano si conclude con colonne binate. Il mezzanino sottotetto è caratterizzato da monofore ovali, nascoste nell'articolato disegno della facciata.[1]

La piantina del Palazzo è quanto mai complessa: presenta un ampio salone da ballo, che occupa in altezza due piani, collegato al pianterreno tramite un maestoso scalone monumentale. A parte questa straordinaria eccezione, il Palazzo si organizza secondo una piantina tradizionale: presenta al centro un ampio portego, che si affaccia sia sul Canal Grande sia sulla corte centrale: sui due lati si sviluppano sale di minori dimensioni.[2]

Museo del settecento veneziano[modifica | modifica sorgente]

L'edificio venne aperto al pubblico dopo un intervento di restauro: era il 25 aprile 1936. I curatori dell'allestimento furono Nino Barbantini e Giulio Lorenzetti, che vollero disporre le opere in modo naturale, quasi come se facenti parte dell'arredamento. Ivi furono concentrate le opere settecentesche di proprietà dei Musei civici di Venezia. A esse furono aggiunte opere provenienti da edifici di proprietà civica e opere acquistate per l'occasione sul mercato antiquario.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f Brusegan, op. cit., p. 319 e segg..
  2. ^ La piantina di Ca' Rezzonico
  3. ^ Sito ufficiale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]