Brutti, sporchi e cattivi

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Brutti, sporchi e cattivi
Bruttisp.jpg
Una scena del film: la famiglia in posa per la foto di gruppo
Titolo originale Brutti, sporchi e cattivi
Paese Italia
Anno 1976
Durata 115 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere commedia, grottesco
Regia Ettore Scola
Soggetto Ruggero Maccari, Ettore Scola
Sceneggiatura Ruggero Maccari, Ettore Scola
Produttore Carlo Ponti
Fotografia Dario Di Palma
Montaggio Raimondo Crociani
Effetti speciali Fratelli Ascani
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri, Franco Velchi
Costumi Danda Ortona
Trucco Francesco Freda
Interpreti e personaggi
Premi

Festival di Cannes 1976: premio per la miglior regia

Brutti, sporchi e cattivi è un film del 1976 diretto da Ettore Scola, vincitore del premio per la miglior regia al 29º Festival di Cannes.[1]

Indice

[modifica] Commento

Al centro del film sono la periferia romana dei primi anni settanta e le sue baracche, raccontate impietosamente con tutte le loro miserie, morali e materiali.

Scrive Alberto Moravia nella sua recensione, scritta all'uscita del film: "In questo Brutti, sporchi e cattivi si direbbe che Ettore Scola abbia voluto riprendere certi schemi del neorealismo. Ma non è così. Lo stile di Scola è diverso da quello di un De Sica almeno quanto i suoi poveri sono diversi da quelli del regista di Ladri di biciclette. Cosa è successo per provocare questa diversità fondamentale? C'è stato quello che Pier Paolo Pasolini chiamava il cambiamento antropologico del consumismo; e che noi, più modestamente, definiremmo la scomparsa della speranza di tempi migliori. A questi tempi migliori, non crede non soltanto Mazzatella che infatti si comporta come in una specie di negativa eternità: ma neppure il regista il cui sguardo è sempre alla ricerca di un effetto che colpisca piuttosto che di un tratto che commuova, testimonia un curioso ritorno del barocchismo irrealista, latente nell'arte italiana. In questo notevole film, l'insistenza sui particolari fisici laidi e ripugnanti potrebbe addirittura far parlare di un nuovo estetismo in accordo coi tempi, che viene ad aggiungersi ai tanti già defunti: quello del «brutto», dello «sporco» e del «cattivo». Comunque siamo in un clima piuttosto di contemplazione apatica che di intervento drammatico. Nino Manfredi ha creato con straordinaria misura e sottigliezza un personaggio memorabile".[2]

[modifica] Trama

Il film racconta la vita quotidiana di una famiglia di una baraccopoli romana dei primi anni settanta, una tribù di circa venticinque persone tra genitori, figli, consorti, amanti, nipoti e nonna. A capo di tutti c'è il vecchio Giacinto Mazzatella (Nino Manfredi): di origine pugliese (di cui conserva il dialetto), guercio, dispotico e fedifrago, tratta familiari e vicini al pari delle bestie. Questi possiede un milione di lire, risarcimento dell'assicurazione per aver perso un occhio, ed è ossessionato dal fatto che i parenti glielo possano rubare, per cui lo nasconde continuamente in luoghi diversi e quando, a volte, si scorda dove lo ha messo, crede che gli sia stato rubato e tenta, senza mai riuscirci, di ammazzare il primo parente che gli capita sottomano. S'innamora ricambiato di una gigantesca prostituta napoletana, Iside (interpretata da Maria Luisa Santella) con la quale inizia a dilapidare i soldi, e che si porta in casa attirandosi le ire della moglie. Questa, per lavare l'affronto, organizza con tutti i parenti l'assassinio di Giacinto con del veleno per topi nella pasta, ma tutto risulterà inutile: i soldi sono stati troppo ben nascosti dal vecchio che è sopravvissuto al veleno ingerendo acqua di mare e vomitando i resti della pasta. Tornato in forma, per acquistare una vecchia cabriolet vende (all'insaputa di tutti) per 800.000 lire la baracca ad un altro sfollato, che si presenta con la famiglia per prendere legittimo possesso dell'abitazione. Giacinto arriva con l'auto proprio mentre le due famiglie si azzuffano, e distrugge la baracca. Finale con le due famiglie riunite in un'altra baracca, e Giacinto che minaccia tutti di cacciarli via dopo aver recuperato i soldi, che metterà definitivamente al sicuro facendoseli ingessare al braccio.

[modifica] Luoghi del film

Il film è girato quasi completamente a Roma, nella zona di Monte Ciocci, dal nome del casale di Ciocci, Torre di guardia, esattamente dopo la Scuola Agraria di via Domizia Lucilla; da qui il panorama che si affaccia sulla Cupola di San Pietro e l'Olimpica. La zona era stata, fino al 1977, veramente occupata da baracche piene di sbandati e di operai che lavoravano presso i cantieri di via Baldo degli Ubaldi e Boccea. Nella scena in cui la nonna va a ritirare la pensione è chiaramente riconoscibile il noto Palazzo delle Poste di Adalberto Libera in Via Marmorata, ambientazione poco credibile trattandosi di una zona di Roma molto distante dal Trionfale.

[modifica] Note

  1. ^ (EN) Awards 1976. festival-cannes.fr. URL consultato il 18 giugno 2011.
  2. ^ Alberto Moravia, L'Espresso, 10/11/1975.

[modifica] Bibliografia

[modifica] Collegamenti esterni

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