Romanzo di un giovane povero (film 1995)

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Romanzo di un giovane povero
Titolo originale Romanzo di un giovane povero
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1995
Durata 120 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Ettore Scola
Sceneggiatura Giacomo Scarpelli, Ettore Scola, Silvia Scola
Produttore Luciano Ricceri
Fotografia Franco Di Giacomo
Montaggio Raimondo Crociani
Musiche Armando Trovajoli
Scenografia Luciano Ricceri
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Romanzo di un giovane povero è un film del 1995, diretto dal regista Ettore Scola e con protagonista Alberto Sordi.

È l'ultimo film in cui lavora l'attore romano Mario Carotenuto, che morirà poco dopo.

È stato girato nello stesso fabbricato romano in cui era già stato ambientato il film Una giornata particolare, diretto sempre da Scola.

Fu presentato in concorso alla 52ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. L'interpretazione di Isabella Ferrari è stata premiata con la Coppa Volpi per la miglior attrice non protagonista.

L'interpretazione di Alberto Sordi è stata premiata con la Grolla d'oro come miglior attore protagonista nel 1995.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

La trama viene raccontata come un flash back perché la scena finale in cui si vede il protagonista (che viene arrestato e tradotto in carcere) è il motivo per raccontare la vicenda al magistrato che si occupa del suo caso.

Vincenzo Persico è un giovane disoccupato che vive in un condominio assieme alla madre di cui si sente frustrato, sia per la situazione economica precaria che per il fatto che si dimostri fin troppo prottetiva nei suoi confronti in quanto Vincenzo è figlio unico e lei sia vedova. Nel palazzo vive anche un anziano signore, Bartoloni che risente del cattivo carattere della moglie Karline (grassa e prepotente) e che a causa di questo, tenta di sedurre una giovane ragazza, Marcella; nella speranza di una possibile avventura amorosa.

Vincenzo e il signor Bartoloni sono soliti incontrarsi per lo più la sera in un bar sotto casa dove Bartoloni conversa amichevolmente dei suoi passatempi come ad esempio la lettura; inoltre confida a Vincenzo l'odio verso la moglie e l'amore verso la giovane Marcella di cui si è invaghito. In quello stesso periodo Vincenzo trova lavoro presso la tipografia dell'anziano signor Pieralisi da cui riceve anche un milione di lire di anticipo sullo stipendio (questa somma di denaro si rivela sospettabile da tutti quelli che lo conoscono a causa della vicenda giudiziara che lo vede coinvolto).

Una sera, Karline muore sfracellandosi al suolo; secondo la ricostruzione è caduta (o è stata spinta) dal balcone di casa sua che dà sul cortile condominiale. Nonostante la morte della donna faccia credere all'ipotesi del suicidio, il sostituto procuratore Moscati non crede a questa tesi. I sospetti cadono su Vincenzo accusato da Bartoloni di essersi introdotto nel suo appartamento durante la sua assenza per rubargli una ingente somma di denaro che guarda caso corrisponde a quella datagli dal signor Pieralisi.

Secondo la versione di Vincenzo invece Bartoloni mente sul furto, e che si confonde. Vincenzo viene arrestato e accusato di essere l'assassino della moglie di Bartoloni, anche se non ci sono prove che lo dimostrano; preso dallo sconforto per non avere un alibi che possa riscattare la sua estraneità al fatto, rifiuta di portare prove certe a Moscati che lo scagionereberò definitivamente, mentre Bartoloni non viene coinvolto perché al momento della morte di Karline si trovava al bar, e quindi al contrario di Vincenzo la sua innocenza non è messa in discussione.

Moscati dopo aver ascoltato alcune testimonianze, elabora assieme al suo assistente delle possibilità su come sia avvenuta la morte di Karline. Una delle ipotesi è quella in cui Vincenzo, preso dai suoi problemi economici avrebbe accettato di uccidere Karline (dietro pagamento di Bartoloni) spingendola con la minaccia fino alla ringhiera al punto da farle perdere l'equilibrio facilitandone la caduta. Il fatto che Bartoloni lo abbia denunciato per il furto sarebbe stato progettato in un secondo tempo dallo stesso, come indennizzo (o vendetta) per aver perso la possibilità dell'approccio con la giovane Marcella che con dispiacere non l'avrebbe considerato, soprattutto per la differenza di età e in proncinto di sposarsi con un coetaneo.

Una altra ipotesi (è che scagionerebbe del tutto Vincenzo), sarebbe questa: Bartoloni avrebbe drogato la moglie mettendole nel bicchiere delle sue medicine un farmaco che ne avrebbe causato la perdita della razionalità; e avendola lasciata in stato varcollante sul balcone appoggiata alla ringhiera, sarebbe uscito recandosi al bar per crearsi un alibi visto dal personale e dalla clientela. Karline sarebbe quindi precipitata in pieno stato confusionale e senza aver avuto la prontezza di riflessi che occorre dinanzi ad un pericolo. La portiera in seguito affermerà di aver visto Bartoloni consegnare una somma di denaro (senza motivo) a Vincenzo, molto probabilmente per far convergere i sospetti esclusivamente sul giovane Vincenzo. Moscati ascoltandola si rende conto però che la portiera è malata di mente, quindi inattendibile sulla certezza di quello che avrebbe visto. Infine Moscati ascolta anche il signor Pieralisi, che nonostante l'anziana età si dimostra lucidissimo e conferma di aver consegnato il milione di lire a Vincenzo come anticipo sullo stipendio.

A questo punto, prima di procedere, Moscati interroga ancora Vincenzo assistito dall'avvocato Cantini che lo rimprovera diverse volte dall'essere incisivo e convinto della sua innoccenza: infatti il giovane racconta senza far trapelare emozioni della sua vita grigia con la madre, con la fidanzata Andreina, del lavoro saltuario come insegnante di doposcuola e la sua estraneità alla morte di Karline. Questo purtroppo lo identifica come un probabile assassino che avrebbe ucciso a sangue freddo, spinto anche dalla motivazione economica.

Il film si conclude senza un giudizio finale di Moscati per il via libera al processo, confuso sul da farsi.

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