Bruno Zanin

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Bruno Zanin a Venezia nel 1972

Bruno Zanin (Vigonovo, 9 aprile 1951) è un attore e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Vigonovo, un paese della campagna veneta, figlio di poveri contadini, penultimo di sette fratelli, viene reclutato a 9 anni da un sacerdote salesiano che convince i suoi di mandarlo a studiare da prete in un loro collegio di Novi Ligure quindi a Canelli dove rimarrà fino alla terza media. Durante il periodo estivo di vacanze presso la colonia alpina di Acceglio un missionario originario del cuneese ospite di passaggio gli provoca un trauma che lo convincerà a non tornare più in collegio e non farsi più prete.

La sua vita è estremamente movimentata, ha un'adolescenza travagliata e ribelle durante la quale, oltre il collegio, sperimenterà poco dopo il carcere minorile e prima ancora, a 15 anni, l'ospedale psichiatrico di Brusegana (Padova) per un tentativo di suicidio.

Durante una fuga dal riformatorio di Venezia (1967) conosce e diventa amico di Edward Melcarth, pittore e scultore americano ebreo di origine russa che lo prende a vivere a casa sua e per il quale poserà come modello per diverse opere. «Morto povero in un ospedale pubblico di Venezia, il primo adulto che mi ha rispettato, che non mi ha mai messo le mani addosso, che mi ha sfamato, consigliato, portato in giro per l'’Italia senza pretendere nulla in cambio». Attraverso Melcarth conosce la mecenate americana Peggy Guggenheim che lo assume come dog-sitter e gli dà una stanzetta nel suo famoso Palazzo Venier dei Leoni che anni dopo diventerà uno dei più celebri musei d'Italia per l'arte europea ed americana del XX secolo.

Dopo aver lasciato Venezia (1968) e girato in lungo e in largo mezza Europa con l'autostop vivendo di espedienti fantasiosi, nel 1972 si ferma nell'isola di Lipari e qui vive da hippy abitando una linda casetta a Pianoconte mantenendosi come artigiano di strada e allevando colombi viaggiatori.

Capitato a Cinecittà nel gennaio del 1973 per accompagnare Pino, figlio primogenito di Lea Tamborra, una signora romana conosciuta nell'isola durante l'estate madre di 8 figli tutti impegnati in piccoli ruoli nel cinema, Zanin viene notato casualmente da Federico Fellini che catturato dal suo sguardo e dall'espressività del suo volto lo scrittura lì su due piedi per interpretare il Titta di Amarcord, film che inizierà giusto lì a qualche giorno e che nel 1975 prenderà un Oscar quale migliore opera straniera.

Bruno Zanin con Federico Fellini nel 1973

Dopo quell'esperienza unica e straordinaria, pur non avendo mai recitato in vita sua, nemmeno nelle recite scolastiche, Zanin veniva scelto da Luca Ronconi per recitare il giovane innamorato protagonista in "La putta onorata" e "La buona moglie", due commedie di Carlo Goldoni. L'anno successivo è convocato al Piccolo Teatro di Milano da Giorgio Strehler per interpretare Zorzeto nel Campiello, sempre una commedia di Carlo Goldoni. Lo spettacolo è un grande successo e gira per tutta l'Europa invitato ai festival più importanti, nei teatri più prestigiosi tra i quali l'Odeon di Parigi dove Zanin viene notato da Jean Louis Barrault che lo convince a recitare in francese al Théâtre de la Ville di Parigi in due commedie di Eugene Jonesco: Jacques ou la soumission e L'avenir est dans les œufs per la regia del suo allievo, il regista rumeno Lucian Pintilie.

Tra cinema e teatro ha preso parte ad altri film, recitato in commedie teatrali e diversi sceneggiati televisivi con registi italiani e stranieri come: Giuseppe Ferrara, Marco Tullio Giordana, Giuliano Montaldo, Franco Brusati, Luigi Faccini e Lina Wertmuller. In teatro oltre che con Giorgio Strehler e Luca Ronconi, ha lavorato con Marco Sciaccaluga, Gianfranco De Bosio, Sandro Sequi, Alfredo Arias. Con la commedia di Carlo Goldoni, I pettegolezzi delle donne, regia di Sandro Sequi, è stato al Festival dei Due Mondi Charleston, USA, 1982. Inizia a fare il giornalista radiofonico per Radio Due girando per l'Italia a intervistare personaggi celebri e sconosciuti con la medesima matrice e caratteristica: l'attaccamento alla terra, alle tradizioni, ai lavori manuali e alla auto-sufficienza.

Altre strade[modifica | modifica sorgente]

Nel 1992 Zanin lascia il mondo del cinema e del teatro, vocazione mai avuta quella dell'attore, per seguire altre strade.

Per tre anni è in Bosnia ed Erzegovina, collabora per Radio Vaticana come corrispondente di guerra, contemporaneamente come responsabile della ONG Emmaus International dell'Abbé Pierre porta aiuti umanitari nella città di Gradačac. Gira reportage, scrive articoli per il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, Der Spiegel. Ritornato in Italia al termine del conflitto è colpito da una grave depressione post-traumatica da stress (DPTS), si ritira in un vecchio maniero del 1300 a Castel di Tora e qui si dedica a tempo pieno alla scrittura.

Scrittura[modifica | modifica sorgente]

Nel 2007, dopo averlo scritto e riscritto lavorandoci sopra per dieci lunghi anni, Zanin pubblica il suo primo romanzo in parte autobiografico Nessuno dovrà saperlo per Tullio Pironti Editore; opera che ottiene la menzione speciale al premio letterario città di Latisana per il Nord-Est  Il libro, tradotto e pubblicato anche in spagnolo da Trotta editorial (Madrid) con il titolo "Que no se entere nadie" è un resoconto aspro e crudele, con contenuti anche scabrosi, dell'infanzia travagliata e inquieta di Alessandro, figlio di una famiglia povera e numerosa di contadini veneti, mandato all'età di nove anni in un istituto religioso per studiare dai preti. Vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote  missionario di passaggio, Alessandro torna a casa dopo cinque anni, rinunciando a farsi prete interrompendo il percorso che lo avrebbe portato a prendere i voti. Dopo scontri e incomprensioni in famiglia, ulteriori abusi da parte di un amico del padre, un’esperienza manicomiale a seguito di un bambinesco tentativo di suicidio, Alessandro vede un'unica via d'uscita alla sua diversità e incapacità di integrarsi nella realtà del paese: scappare di casa e vivere per strada, o meglio, visto che siamo nel '68, a inseguire il mito della vita on the road.

Bruno Zanin del suo libro dice:« Nessuno dovrà saperlo tenta di mettere in luce, la pagina orrenda e vergognosa che la Chiesa porta con sé sottotraccia, ciò che forse nessuna inchiesta giudiziaria o giornalistica sugli scandali di pedofilia svela: ossia il “dopo”». Ovvero cosa accade a un ragazzino deportato a 9 anni in un collegio lontano 350 km dal suo paese e qui abusato sessualmente, una volta tornato a casa dopo 5 anni. Con quale peso, forza destabilizzante e distruttiva questo trauma interferirà nella sua vita e nei rapporti famigliari e sociali. Quanto quest’esperienza sarà condizionante e devastante nell'esercizio maturo e consapevole della sua affettività e sessualità.

«Certo i tempi sono cambiati dal momento in cui scrivevo l'opera; erano gli anni novanta, oggi la Chiesa, va riconosciuto, si è resa più vigile e intransigente, più determinata e drastica nell’ estirpare il fenomeno portando la tolleranza a zero verso i responsabili degli abusi e molestie sui minori, siano semplici preti o eminenti porporati, vedi il caso del cardinale Keith O'Brien o dell'arcivescovo polacco Józef Wesołowski. Merito questo anche, e non solo, delle denunce e delle testimonianze sempre più forti e incalzanti delle vittime,che hanno lanciato un grido di dolore e d'angoscia, sollecitando la Chiesa e il nuovo Pontefice Papa Francesco a un cambiamento di rotta, senza più indugi, prudenze o compromessi di sorta».

Zanin si descrive come un uomo alle prese con il colossale sforzo quotidiano di vivere una vita normale, come quella di chiunque altro, e di non avere nostalgie per i tempi in cui faceva l'attore e la sua vita era una sorta di luna park, un giro di giostra dietro l'altro.

Attività recenti[modifica | modifica sorgente]

Bruno Zanin nel 2009

Bruno ha due figli, Francesco e Fiorenzo. Attualmente vive alcuni mesi all'anno in una baita tra i boschi a Vanzone con San Carlo, paesino delle Alpi alle pendici del monte Rosa, in Piemonte, dove ha un pezzo di terra che coltiva ad orto con metodi biologici. Il resto del tempo viaggia, zaino in spalla, sacco a pelo, quaderno di appunti, macchina fotografica, preferendo il cammino lento a piedi ad altri mezzi di trasporto proponendo i suoi libri e fermandosi qua e là dove trova ospitalità. In primavera fa ritorno a casa e al suo orto-terapia.

Collabora saltuariamente a testate giornalistiche italiane e straniere.

Tre manoscritti già pronti sono in attesa di pubblicazione. Uno tratta la guerra civile nell'ex Jugoslavia.

Il 4 luglio 2014 Zanin ha incontrato a Torino, su espressa sua richiesta, una commissione salesiana composta da quattro sacerdoti e un avvocato; commissione voluta e istituita recentemente da Don Ángel Fernández Artime Rettor Maggiore dei Salesiani, incaricata di valutare e riferire al medesimo casi di presunti abusi e violenze sessuali accadute all'interno delle loro scuole e istituzioni relative anche a tempi remoti.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Televisione[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 95116103 LCCN: no2001098762