Battaglia del Canale d'Otranto (1917)

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Battaglia del Canaole d'Otranto
L'incrociatore leggero austriaco Novara
Data 14 - 15 maggio 1917
Luogo Canale d'Otranto, nel Mar Adriatico
Esito Vittoria austriaca
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
Perdite
2 Incrociatori leggeri danneggiati 1 Incrociatore leggero danneggiato,
1 Cacciatorpediniere affondato,
14 Pescherecci affondati e
4 danneggiati
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La battaglia del canale d'Otranto è stata una battaglia navale avvenuta tra il 14 e il 15 maggio 1917 e fu la più grande battaglia navale avvenuta nell'Adriatico nel corso della prima guerra mondiale[1] in conseguenza di un tentativo Austro-ungarico di forzare il blocco del canale d'Otranto che impediva alla Marina Austro-Ungarica di uscire dall'Adriatico ed accedere al Mediterraneo per minacciare le operazioni alleate.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

Il blocco si avvaleva di una flotta di navi da pesca a strascico armate con dei cannoni. Nel 1915 quando iniziò il blocco ne vennero impiegate contemporaneamente di pattuglia forse una ventina, equipaggiate con "reti rivelatrici d'acciaio" accoppiate, destinate a intrappolare i sottomarini o perlomeno ad avvisare della loro presenza i vascelli di superficie. Il blocco era rinforzato da campi minati e supportato da cacciatorpediniere e aerei.

Gli austroungarici organizzarono diverse operazioni notturne contro il blocco, cinque nel 1915, nove nel 1916 e dieci nel 1917.

Battaglia[modifica | modifica wikitesto]

L'attacco ai pescherecci[modifica | modifica wikitesto]

Nella notte tra il 14 e il 15 maggio 1917 una formazione navale austroungarica al comando del capitano di vascello (e futuro ammiraglio) Miklós Horthy e formata dai tre incrociatori della Classe Helgoland, SMS Novara, SMS Helgoland e SMS Saida supportati dai cacciatorpediniere Csepel, Balaton e da tre sottomarini, fece un tentativo di forzare il blocco per consentire agli U-Boot il libero accesso al Mediterraneo.[2]

Gli incrociatori austriaci erano stati camuffati per somigliare a dei grandi cacciatorpediniere britannici nel tentativo di distruggere il maggior numero possibile di navi da pesca prima dell'alba. I cacciatorpediniere Csepel e Balaton effettuarono un'azione diversiva al largo della costa albanese, al fine di confondere le forze avversarie. A sostenere a distanza questa forza, l'incrociatore corazzato Sankt Georg, due cacciatorpediniere, e un certo numero di imbarcazioni, la vecchia corazzata Budapest e uno schermo di motosiluranti.[2]

A pattugliare la zone a nord del blocco vi erano dei cacciatorpediniere dell'Intesa, con il capo flottiglia Mirabello accompagnato dai cacciatorpediniere francesi Commandant Rivière, Bisson, e Cimeterre. Nella zona si trovava anche il cacciatorpediniere Borea, di scorta ad un convoglio diretto a Valona.[2]

Il convoglio scortato dal Borea venne attaccato dai cacciatorpediniere Csepel e Balaton che affondarono il Borea e un trasporto carico di munizioni, mentre una seconda nave venne data alle fiamme e abbandonata.[2]

Pescherecci britannici diretti dalle loro basi nell'Adriatico verso il blocco

I tre incrociatori austro-ungarici attaccarono il piccolo sbarramento di navi da pesca intimando ai loro equipaggi di abbandonare le loro navi prima di aprire il fuoco[3], ma in alcuni casi gli equipaggi dei pescherecci scelsero di combattere, come nel caso del peschereccio armato HMT Gowan Lee[4] che, attaccata dal Novara, sebbene fosse stato pesantemente danneggiato, rimase a galla ed il suo comandante Joseph Watt successivamente venne decorato con la Victoria Cross per aver difeso la sua imbarcazione e per le sue azioni durante la battaglia.[5]

Nella zona del blocco quella notte erano presenti 47 pescherecci e gli austriaci ne affondarono 14, mentre altri 4 vennero pesantemente danneggiati.[5] L'insufficienza delle unità di scorta costrinse al ritiro le restanti navi.[6]

Il contrattacco dell'Intesa[modifica | modifica wikitesto]

Dopo l'affondamento dei prime tre pescherecci, le forze navali dell'Intesa venute a conoscenza del tentativo di forzare il blocco, salparono da Brindisi. La forza navale al cui comando c'era il contrammiraglio italiano Alfredo Acton, comandante della Divisione Esploratori, era composta dall'esploratore italiano Marsala, dagli incrociatori britannici Dartmouth e Bristol e cacciatorpediniere italiani e francesi.[5] Al gruppo del Mirabello venne ordinato di portarsi nella zona meridionale del blocco, mentre gli incrociatori britannici con i cacciatorpediniere italiani Mosto, Pilo, Schiaffino, Acerbi, e l'esploratore leggero Aquila fecero rotta verso nord nel tentativo di tagliare la ritirata agli incrociatori austro-ungarici, appoggiati a sua volta dall'esploratore Marsala e da una flottiglia di cacciatorpediniere guidati dal Racchia composta da Insidioso, Indomito ed Impavido.[5]

Il gruppo del Mirabello impegnò gli incrociatori austroungarici circa alle ore 07:00 del mattino, ma venne pesantemente cannoneggiato. Alle 07:45 il gruppo di Acton incontrò i cacciatorpediniere Csepel e Balaton e dopo 20 minuti, i cacciatorpediniere italiani si portarono ad una distanza di tiro utile dalle navi austriache e tra i due gruppi vi fu un duello di artiglieria a breve distanza dove l'Aquila venne colpito da un proiettile del Csepel subendo un danno alle caldaie.[5]

Alle ore 09:00, dal Bristol venne notato il fumo degli incrociatori austriaci a sud della sua posizione.[5] Gli inglesi avevano una superiorità sia per il numero di navi sia per la maggior potenza di fuoco, infatti il Dartmouth era armato con otto cannoni da 6 pollici e il Bristol con due cannoni da 6 pollici e dieci cannoni da 4 pollici a cui gli austriaci potevano contrapporre nove cannoni da 4 pollici.[7] I cacciatorpediniere degli alleati però erano occupati, o con problemi meccanici, e perciò potevano offrire una scarsa protezione.[7] A sostegno delle parti in campo intervenne il gruppo del Sankt Georg per gli austro-ungarici e il gruppo del Marsala per l'Intesa.

I britannici danneggiarono il Saida e misero fuori combattimento il Novara, ferendo gravemente il comandante Horthy. Gli incrociatori britannici si disimpegnarono dal combattimento quando un ufficiale italiano segnalò l'uscita di pesanti forze austro-ungariche da Cattaro mentre il Saida trainò il Novara in porto.[8] Il Darthmouth venne danneggiato da un sottomarino e tornò a Brindisi. La notte prima lo stesso sottomarino aveva deposto un campo minato allo sbocco del porto di Brindisi e il cacciatorpediniere francese Boutefeu urtò una mina mentre usciva del porto per inseguire il sottomarino ed esplose affondando con tutto l'equipaggio.[9].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Dopo questo attacco gli alleati tra il 1917 e il 1918, con i rinforzi delle marine australiana e americana portarono la forza di blocco a 35 cacciatorpediniere, 52 pescherecci e più di un centinaio di altri vascelli e nel 1918 venne completato uno sbarramento fisico con reti e boe dell'intero canale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Marshall Cavendish Corporation, p. 396
  2. ^ a b c d Halpern, p. 162
  3. ^ Halpern, p. 162–163
  4. ^ HMT (His Majesty Trawler) era il prefisso che designava i pescherecci armati inglesi, usato anche durante la seconda guerra mondiale
  5. ^ a b c d e f Halpern, p. 163
  6. ^ Tucker, p. 1357
  7. ^ a b Halpern, pp. 163–164
  8. ^ Halpern, p. 164
  9. ^ Halpern, p. 165

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alberto Da Zara, Pelle d'Ammiraglio. Milano, Mondadori, 1949.
  • Horthy Nicola; Memorie. Una vita per l'Ungheria, Roma, Corso, 1956.
  • Sokol Hans; La guerra marittima dell'Austria-Ungheria 1914-1918. 4 voll., Gorizia, LEG, 2007. ISBN 978-88-6102-017-7
  • (HU) Halpern Paul G.; Otrantói ütközet. Győr, Laurus Kiadó, 2007. ISBN 978-963-87585-3-8
  • (HU) Csonkaréti Károly; Horthy a tengerész. Budapest, Zrínyi, 1993. ISBN 963-327-198-3
  • (HU) Csonkaréti Károly; Az Osztrák-Magyar Monarchia haditengerészete: 1867 – 1918. Budapest, Kossuth, 2001. ISBN 963-09-4244-5
  • (HU) Gasparovich László; Csata az Adrián. Budapest, Gemini, 1998. ISBN 978-963-8168-34-4
  • (EN) David F. Burg, Purcell, L. Edward, Almanac of World War I, University Press of Kentucky, 2004, ISBN 0-8131-9087-8.
  • (EN) Paul G. Halpern, A Naval History of World War I, Annapolis, Naval Institute Press, 1995, ISBN 1-55750-352-4.
  • (EN) Marshall Cavendish Corporation, History of World War I, vol. 2, Marshall Cavendish, 2002, ISBN 0-7614-7231-2.
  • (EN) Spencer E. Tucker, The Encyclopedia of World War I, ABC-CLIO, 2005, ISBN 1-85109-420-2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]