Batilde di Borbone-Orléans
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Batilde di Borbone-Orléans (nome completo: Louise Marie Thérèse Bathilde) (Saint-Cloud, 9 luglio 1750 – Parigi, 10 gennaio 1822) era l'unica figlia femmina del Duca d'Orléans Luigi Filippo I di Borbone-Orléans, e madre del Duca d'Enghien.
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[modifica] Gioventù e matrimonio
Figlia di Luigi Filippo I duca d'Orléans, rimase orfana di madre a nove anni: la nuova compagna del duca, gelosa, riuscì a convincerlo a mandarle in convento, che lasciò solo all'età di vent'anni, quando ne uscì per sposare il cugino, il duca di Borbone, figlio del principe di Condé, che allora aveva soltanto quattordici anni. Egli si stancò di lei dopo solo sei mesi e dai loro sporadici e presto inesistenti rapporti intimi nacque un solo figlio, il duca d'Enghien , nel 1772.
Gli scandali degli adulteri del marito vennero del tutto alla luce nel 1778 e le conseguenze ricaddero interamente sulla donna: si separarono nel 1780 ed ella, in quanto sposa separata, non fu più ricevuta a e dovette riorganizzare la sua vita nella dorata solitudine del Chateau de Chantilly. Discretamente ebbe una figlia, nata dalla sua relazione con un ufficiale di marina, che ufficialmente fu detta essere la figlia del suo segretario, così da poterla tenere presso sè. Nel 1787 comprò il Palazzo dell'Eliseo da Luigi XVI e fece costruire piccoli villaggi, simili a Le Hameau di Maria Antoinietta al palazzo di Versailles. Abbandonò il cristianesimo per dedicarsi all'occulto, studiando le arti della chiromanzia, l'astrologia, l'interpretazione dei sogno ed il mesmerismo, come il magnetismo animale. Nei rapporti famigliari amò e adorò soltanto suo figlio. Il suo salotto fu noto in Europa per la libertà di pensiero e per gli spiriti brillanti che lo frequentavano.
[modifica] Rivoluzione francese
Durante la Rivoluzione Francese, come il fratello Filippo, Batilde si scoprì democratica. Mentre l'Ancien Régime crollava, suo marito e suo figlio, entrambi realisti, fuggivano all'estero dopo la Presa della Bastiglia: lei, invece, prese il nome di Citoyenne Vérité (cittadina Verità). Minacciata, offrì la sua ricchezza alla Prima Repubblica Francese prima che le venisse confiscata.
Nel mese di aprile del 1793 suo nipote Luigi Filippo, duca di Chartres si schierò con l'Austria: per vendetta la Convenzione Nazionale decretò l'imprigionamento a Marsiglia di tutti i Borbone ancora residenti in Francia: compensata così per la sua fedeltà agli ideali democratici della rivoluzione, visse un anno e mezzo in una sinistra cella, mentre nel novembre dello stesso anno suo fratello veniva ghigliottinato. Risparmiata miracolosamente durante il Terrore, Batilde fu liberata durante la reazione del Termidoro e poté tornare nella sua residenza nel Palazzo dell'Eliseo a Parigi. Costretta ad una povertà impressionante, dovette affittare la maggior parte del palazzo.
[modifica] Esilio in Spagna
Nel 1797, il Direttorio decise di esilare gli ultimi Borboni ancora in Francia che non erano già stati uccisi. Fu messa dentro una vecchia carrozza assieme a ciò che aveva ancora dei propri oggetti e mandata in Spagna con la figlia illegittima. A quarantasette anni, durante i mesi di questo viaggio, ebbe una relazione con il prestante gendarme ventisettenne che la doveva scortare. Mantennero una corrispondenza fino a quando lui non fu richiamato in Francia.
Relegata vicino a Barcellona, Batilde fondò, malgrado i suoi scarsi mezzi, una farmacia e un dispensario per i poveri e la sua casa si trasformò in in un luogo d'accoglienza per tutti coloro che ha avevano bisogno di aiuto. Divenne anche completamente repubblicana durante questo periodo, malgrado il suo esilio.
Nel 1804 Napoleone, che ammirava, rapì e fece fucilare il suo unico figlio nel fossato del Castello di Vincennes: per i dieci anni successivi, l'imperatore impedì alla madre della sua vittima più famosa di mettere piede in Francia. Batilde ebbe la sua vendetta nel 1814, quando la gente, vedendo in lei la madre del martire di Vincennes," la applaudì lungo le strade che la riportavano a Parigi.
[modifica] Ritorno in Francia
Nel 1815, all'inizio della Restaurazione, Luigi XVIII di Francia scambio l'Hôtel Matignon con palazzo dell'Eliseo. Batilde installò subito una comunità di suore negli ambienti dell'hotêl, perché pregassero per le anime delle vittime della rivoluzione francese. La sua famiglia, nell'ordine morale che caratterizzava la nuova era, spinse perché tornasse a vivere con suo marito dopo una separazione di quaranta anni, ma lei rifiutò. Per vendetta, si mise in casa il bel gendarme che l'aveva accompagnata fino in Spagna nel 1797, ma morì di malattia tre anni dopo.
Nel 1822, mentre ha partecipato ad un processione verso il Panthéon, perse conoscenza e morì nella casa di un professore di legge alla Sorbona. Il nipote Luigi Filippo possedeva il manoscritto delle sue memorie ed molte informazioni sul giovane gendarme, ma bruciò tutto per provare a dare un'aria di rispettabilità ad una donna che per tutta la vita aveva combattuto per affermare la propria identità e le proprie inclinazioni.

