Arturo Dazzi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Vai a: navigazione, cerca
Vittoria saettante di Arturo Dazzi sul frontone del Monumento alla Vittoria di Bolzano[1]

Arturo Dazzi (Carrara, 13 luglio 1881Pisa, 16 ottobre 1966) è stato uno scultore e pittore italiano.

Arco della Vittoria (1931) di Genova dell'architetto Marcello Piacentini e dello scultore Arturo Dazzi

Indice

[modifica] Biografia

Arturo Dazzi nacque a Carrara nel 1881. Rimasto orfano del padre, proprietario di cave e di un laboratorio per la lavorazione del marmo, giovanissimo iniziò lavorare nella bottega dello zio come apprendista scalpellino; qui acquisì quasi subito una certa manualità supportata anche da una discreta percezione artistica e da un notevole senso delle proporzioni, che lo indussero quasi come percorso segnato ad iscriversi all'Accademia di Belle Arti di Carrara dove seguì i corsi di Lio Gangeri.

Dazzi dopo il diploma, in seguito all'acquisizione di una borsa di studio triennale, nel 1901 si trasferì a Roma e iniziò quasi subito, osservando con partecipazione ed interesse alle novità culturali sia nel campo della scultura che in quello della pittura del primo novecento, a ricevere riconoscimenti artistici.

Una delle sue prime opere, I costruttori, fu acquistata dalla Galleria nazionale d'arte moderna, e nel 1908 fu chiamato per realizzare la statua del Cardinale De Luca, che si può osservare ancora oggi dentro il Palazzo di Giustizia di Roma.

Nell'opera complessiva del Dazzi, specialmente quella prima della prima guerra mondiale e il decennio dopo, furono preminenti tematiche di carattere sociale di stampo verista, forse influenzato da scultori come i francesi Costantin Meunier, Émile-Antoine Bourdelle e il ticinese Vincenzo Vela.

Negli anni 1931-32 scolpisce il colosso marmoreo di Piazza della Vittoria a Brescia, il Bigio, così come fu popolarmente chiamato, benché dovesse rappresentare l'Era fascista. Il colosso, alto 7.50 metri (nove con lo zoccolo), al tempo definito come l'apice dell'abilità espressiva dell'artista[2], fu rimosso nel 1945 poiché additato come simbolo del regime e fu trasportato in un magazzino comunale, dove si trova tuttora.

Negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale lavorò, con Gaetano Rapisardi, al progetto del Mausoleo di Ciano a Livorno. La statua di 13 metri commissionata da Mussolini, fu realizzata solo in parte e rimase sull'isola di Santo Stefano, nell'arcipelago di La Maddalena, non giungendo mai a destinazione a causa della caduta del regime.

L'ultima sua opera è il Dante di Mulazzo (1966), posto in fregio alle celebrazioni dantesche del 1965. Collocata proprio sotto la cosiddetta "Torre di Dante", la statua, in marmo bianco di Carrara, fu commissionata dal dantista (allora sindaco del borgo) Livio Galanti, cui è dedicato il Museo Dantesco Lunigianese.

[modifica] Galleria

[modifica] Note

  1. ^ Oswald Zoeggeler, Lamberto Ippolito,L'architettura per una Bolzano italiana (1922-1944), Tappeiner, 1992, ISBN 8870731502
  2. ^ Renato Pacini, La sistemazione del centro di Brescia dell'architetto Marcello Piacentini, nella rivista Architettura, dicembre 1932, pp. 649-683. Per la presente citazione vedi p. 662

[modifica] Bibliografia

  • S. Bonaretti (a cura di), Il Mausoleo a Costanzo Ciano, collana "Architetture Livorno", n° 2, Edizioni ETS, Pisa 2006.
  • G. De Lorenzi, Per un profilo di Arturo Dazzi, in "Omaggio ad Arturo Dazzi", catalogo della mostra, Massa 1992.
  • F. Scaroni, Studio e recupero del Mausoleo dedicato a Costanzo Ciano a Livorno, Tesi di Laurea presso l'Università La Sapienza di Roma, 2003.
  • Laura Casone, Arturo Dazzi, catalogo online Artgate della Fondazione Cariplo, 2010, CC-BY-SA.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

Strumenti personali
Namespace

Varianti
Azioni
Navigazione
Comunità
Stampa/esporta
Strumenti