Stella d'Italia

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La Stella d'Italia, conosciuta popolarmente anche come "Stellone"[1]

La Stella d'Italia, conosciuta popolarmente anche come Stellone[1], è una stella bianca a cinque punte che da molti secoli rappresenta la terra italiana. È il più antico simbolo patrio italiano, dato che risale all'antica Grecia[2].

Nei primi anni del XVI secolo iniziò ad essere associata con frequenza all'Italia turrita, personificazione nazionale allegorica della penisola italiana. La Stella d'Italia viene rievocata anche dall'emblema della Repubblica Italiana, dov'è sovrapposta a una ruota dentata d'acciaio e contornata da un ramo di quercia e da uno di ulivo.

Il suo valore simbolico[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema della Repubblica Italiana, con al centro la Stella d'Italia
Lo stemma del Regno d'Italia dal 1870 al 1890, con lo scudo di Casa Savoia sovrastato dalla Stella d'Italia
La Stella d'Italia sulle prime monete dell'Italia unita
La prua del cacciatorpediniere lanciamissili "Andrea Doria", con la Stella d'Italia a mo' di polena

Il significato etico e ideale della Stella d'Italia corrispose, fino al Risorgimento, al motto di Leonardo da Vinci: «Non si volta chi a stella è fisso»[2].

Il significato protettivo o provvidenziale della stella, che perdura fino ad oggi, nacque durante l'epoca risorgimentale ed è stato poi ripreso dal Fascismo e dalla Resistenza, oltre che dai repubblicani come dai monarchici in occasione del referendum istituzione del 2 giugno 1946, confermando il suo valore unificatore, che è pari a quello del Tricolore italiano[2].

Dopo l'unità d'Italia, la presenza di enormi stelle simboliche sul palco d'onore delle cerimonie ufficiali a cui partecipava re Vittorio Emanuele II, indusse sempre di più gli italiani a definirla, in modo affettivo, lo «stellone» che protegge l'Italia[2].

Sulla monetazione metallica italiana la Stella d'Italia è presente su tutte le emissioni in rame già dal 1861 e sino al 1907, nonché su tutti i conii di re Umberto I[3].

Nel 1947 la Stella d'Italia è stata inserita al centro dell'emblema ufficiale della Repubblica Italiana, che è stato disegnato da Paolo Paschetto[4]. La presenza della stella sull'emblema non è casuale: il suo inserimento fu uno degli obblighi prescritti dal concorso nazionale istituito per la realizzazione dello stemma repubblicano[1]; secondo il bando, il futuro emblema della Repubblica avrebbe dovuto comprendere la Stella d'Italia perché essa è «ispirazione dal senso della terra e dei comuni»[1]. La Stella d'Italia è rievocata anche dallo stemma del Regno d'Italia utilizzato dal 1870 al 1890.

La Stella d'Italia è richiamata anche da alcune onorificenze. L'Ordine della Stella della Solidarietà Italiana, prima decorazione istituita dall'Italia repubblicana, è stata sostituita nel 2011 dall'Ordine della Stella d'Italia, che è il secondo titolo onorifico civile per importanza dello Stato italiano[5]. La Stella d'Italia è richiamata anche dall'Ordine coloniale della Stella d'Italia, decorazione del Regno d'Italia che era destinata a celebrare l'Impero coloniale italiano.

La Stella d'Italia è anche rievocata nella stellette indossate dai militari italiani sui colletti delle uniformi e compare sulla polena delle navi della Marina Militare.

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

La mitologia della Stella d'Italia risale al VI secolo a.C., quando il poeta Stesicoro, nel poema Iliupersis (Caduta di Troia), creò la leggenda di Enea che, fuggendo dalla città di Troia presa e incendiata dai Greci, tornò in Italia, la terra dei suoi antenati, guidato dalla Stella di Venere, che subito dopo il tramonto è visibile sull'orizzonte a ovest[2]; nell'antica Grecia all'Italia era infatti associata la Stella di Venere perché posta ad occidente della penisola ellenica[6]. Da questa leggenda nacque uno dei nomi con cui era conosciuta l'Italia in questa epoca storica: Esperia, ovvero "terra delle stelle"[6][7].

Il racconto del viaggio in mare di Enea guidato verso le coste italiane dalla materna stella di Venere è poi ripreso in epoca romana da Plinio il Vecchio, da Varrone e da Virgilio, dando origine ad una doppia tradizione: quella politica del Caesaris Astrum, la stella di Giulio Cesare che ebbe origine dalla comparsa di una stella cometa poco dopo la sua morte e che venne richiamata anche da Augusto come segno benaugurate e come prefigurazione della pax romana[8], e la tradizione toponomastica e letteraria dell'Italia chiamata Esperia, la "terra delle stelle"[7]. La fusione delle due tradizioni associarono la stella all'Italia, centro dell'Impero romano e mai considerata una provincia avendo uno status amministrativo speciale[8].

La sua associazione all'Italia turrita[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Italia turrita.

L'Italia turrita[modifica | modifica wikitesto]

L'Italia turrita e stellata
Francesco Liberti, L'Italia turrita e stellata, 1861, marmo, Palazzo Reale, Napoli

Le prime allegorie dell'Italia - una testa femminile incoronata d'alloro - apparvero sulle monete coniate a Corfinium durante la Guerra Sociale che oppose, dal 91 all'88 a.C., Roma ad alcuni popoli della penisola italiana[9]. Una raffigurazione allegorica dell'Italia come Saturnia Tellus fu scolpita in marmo su una parete esterna dell'Ara Pacis, eretta dal 13 al 9 a.C. a Roma, da Augusto. Un'altra allegoria dell'Italia apparve sulle monete romane coniate sotto l'imperatore Nerva nel 97 d.C.

La rappresentazione dell'Italia turrita venne proposta per la prima volta[10] dall'imperatore Traiano, che la fece scolpire sull'Arco che porta il suo nome eretto a Benevento nel 114 d.C., e quattro anni dopo su uno dei due celebri Plutei (parapetti scolpiti, detti anaglypha). Successivamente, dal 130 d.C. in poi, sotto gli imperatori Adriano, Antonino Pio, Marco Aurelio, Commodo, Settimio Severo e Caracalla, le monete romane riprodussero una rappresentazione allegorica dell'Italia corrispondente a una donna togata e turrita che sostiene talvolta una cornucopia[10][11]. La corona turrita è il simbolo della Civitas romana; l'allegoria indica quindi la sovranità della penisola italiana come terra di città libere e di cittadini romani a cui venne concesso un diritto proprio: lo Ius Italicum[9][10].

Lo stellone d'Italia
La Stella d'Italia che assiste il soldato in trincea in una cartolina postale della prima guerra mondiale

Questa costruzione mitografica della terra italiana riprese vigore, con la stessa bipolarità, dopo il Medioevo. Nel 1490, Ludovico il Moro fece dipingere un'Italia turrita su un medaglione del castello sforzesco in piazza Ducale, a Vigevano[10]. Il Caesaris Astrum riappave nel 1574 sulla copertina del libro Historiarum de Regno Italiae dello storico Carlo Sigonio[12].

Ancora incerta è invece l'identificazione simbolica dell'astro di Cesare nel prezioso monile tricolore a forma di stella, tempestato di smeraldi verdi, perle bianche e rubini rossi, che è conservato al Museo di Castelvecchio, a Verona, e che risale al Trecento. Sarebbe stato fabbricato per il condottiero Cangrande della Scala, signore di Verona in cui Dante vedeva il nuovo Cesare capace di unificare l'Italia. Tuttavia, è altresì probabile che la stella si riferisse a Sirio, sotto il cui benefico influsso sarebbe nato Cangrande, mentre i colori verde, bianco e rosso erano associati alle tre virtù teologali[13].

L'Italia turrita e stellata[modifica | modifica wikitesto]

Bandiera del Comitato di Liberazione Nazionale, con al centro la Stella d'Italia

La prima associazione tra la stella e la corona muraria dell'Italia turrita è di epoca romana e risale ai tempi di Augusto[8]. Dopo l'oblio del Medioevo, la Stella d'Italia fu riscoperta nel Rinascimento e poi ripresa da Cesare Ripa nel 1603, nella seconda edizione del suo celebre trattato Iconologia, che la riassociò all'Italia turrita[14], creando la versione moderna della personificazione allegorica dell'Italia: una donna turrita e stellata, cioè provvista della Corona muralis e della Stella Veneris[6]. Su uno scritto di Ripa possiamo infatti leggere[6]:

« [...] L'Italia è una parte dell'Europa, e fu chiamata prima Hesperia da Hespero, fratello d'Atlante, il quale cacciato dal fratello, diè il nome, e alla Spagna, e all'Italia: overo fu detta Hesperia dalla stella di Venere, che la sera è chiamata Hespero, per esser l'Italia sottoposta all'occaso di questa stella [...] »
(Cesare Ripa)

Il trattato di Ripa ispirò numerosi artisti, quali Antonio Canova, Giuseppe Bernardino Bison, Cesare Maccari, Giacomo Balla, Mario Sironi, fino ai primi decenni del Novecento[12]. L'immagine allegorica dell'Italia turrita e stellata diventò popolare con il Risorgimento diffondendosi attraverso una vasta iconografia di statue pubbliche, fregi e oggetti decorativi, copertine di guide turistiche, cartoline postali, stampe e illustrazioni dei giornali[10].

Esiste una tradizione letteraria, poetica e artistica che ha tramandato attraverso i secoli il mito della Stella d'Italia e l'immagine della figura muliebre, turrita e stellata, come personificazione allegorica della terra italiana. In epoca risorgimentale, evocando il viaggio in mare di Enea verso le coste italiane, Giuseppe Mazzini alluse di nuovo al mito della stella nazionale che deve guidare il processo dell'unità politica dell'Italia rischiarandole la sorte[15]. L'idea del destino della Penisola illuminato dalla stella continuò anche dopo l'unità d'Italia grazie a Cavour e a Casa Savoia[10][15]. La casa regnante cercò di appropriarsi dell'iconografia della stella suggerendo che si trattasse della stella sabauda, un motivo araldico della famiglia; di questo legame però non c'è traccia sui documenti storici antecedenti all'unità d'Italia[10].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d I simboli della Repubblica – L'emblema, quirinale.it. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  2. ^ a b c d e Rossi, p. 38
  3. ^ Visione d'insieme delle monete del Regno d'Italia, numismatica-italiana.lamoneta.it. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  4. ^ Bazzano, p. 174
  5. ^ Relazione di accompagnamento del disegno di legge governativo (PDF), governo.it. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  6. ^ a b c d Bazzano, p. 101
  7. ^ a b Bazzano, p. 12
  8. ^ a b c Bazzano, p. 33
  9. ^ a b Bazzano, p. 29
  10. ^ a b c d e f g Rossi, p. 45
  11. ^ Bazzano, p. 178
  12. ^ a b Alle origini dello «stellone», ilgiornaledellarte.com. URL consultato il 2 febbraio 2016.
  13. ^ La prima stella d'Italia fu di Cangrande, larena.it. URL consultato il 17 febbraio 2016.
  14. ^ Bazzano, p. 89
  15. ^ a b Bazzano, p. 7

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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