Rimmel (album)

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Rimmel

Artista Francesco De Gregori
Tipo album Studio
Pubblicazione gennaio 1975
Durata 29 min : 39 s
Dischi 1
Tracce 9
Genere Pop
Etichetta RCA Italiana TPL 1-1107
Produttore Francesco De Gregori
Arrangiamenti Francesco De Gregori
Registrazione Inverno 1974/'75
Note 500.000 copie vendute
Francesco De Gregori - cronologia
Album precedente
(1974)

Rimmel, pubblicato nel 1975, è il terzo album di Francesco De Gregori.

Il disco[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di uno dei dischi più noti del cantautore, con canzoni tra le più famose del suo repertorio, come Rimmel, Pezzi di vetro, Pablo (musicata insieme a Lucio Dalla), Piano bar e la celeberrima Buonanotte fiorellino.

Il titolo, tratto dalla canzone omonima, fa riferimento al cosmetico impiegato nel maquillage degli occhi:

« Rimmel come il trucco che usano le ragazze, quello per gli occhi. Rimmel nel senso di trucco, di qualcosa di artefatto, ma questo disco è fatto per smascherarli, per metterli in evidenza. Almeno queste sono le intenzioni[1] »

Nell'album tutte le chitarre acustiche sono suonate da Renzo Zenobi; così racconta De Gregori la collaborazione con il cantautore:

« Il mio primo "vero" chitarrista è stato Renzo Zenobi, che suonava tutto pulitino e mi diceva sempre che dovevo imparare a suonare meglio la chitarra. Lui eseguiva dei fingerpicking impeccabili, con tutte le note che suonavano allo stesso livello, mentre io arrancavo dietro di lui dimenticando pezzi di arpeggi. Mi ha dato una grossa mano negli album Alice non lo sa e Rimmel, dove suona tutte le chitarre acustiche[2] »

Gli altri strumenti presenti nel disco sono suonati dai Cyan.

L'album è stato registrato e mixato da Ubaldo Consoli negli studi RCA di Roma.

Nella prima edizione del disco è presente all'interno un poster con due foto d'epoca del cantautore, mai più inserito nelle ristampe successive; l'autore di entrambe le fotografie è Giorgio Lo Cascio, amico di De Gregori ed anch'egli cantautore.

L'album rimase in classifica per 60 settimane, arrivando fino al primo posto, e vendette più di 500.000 copie[3]; alla fine del 1975 risultò essere l'album più venduto dell'anno[4].

L'album è presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 20.[5]

Il giudizio di Pintor[modifica | modifica sorgente]

Non appena pubblicato, il disco venne attaccato da una parte della critica: Giaime Pintor, su Muzak, scrisse un articolo intitolato "De Gregori non è nobel, è rimmel"[6], in cui il cantautore veniva attaccato in particolare per i suoi testi:

« È evidente, peraltro, che l'evocazione (e la presunzione di far poesia) faccia scivolare il canto degregoriano kitsch in cui non tanto Gozzano è presente, quanto i baci Perugina. Chi osasse citare il decadentismo italiano, peggio quello francese, l'ermetismo o Lorca o persino Dylan nel caso di Buonanotte fiorellino o di Piccola mela, commetterebbe un flagrante reato di lesa cultura. E nemmeno Prévert, sebbene sia il più vicino a queste melensaggini, può essere un riferimento citato senza ridere. Né, per altro, frasi del tipo "buonanotte fra il telefono e il cielo" possono indurre a pensare di essere al di là della peggiore canzonetta all'italiana[7]»
« Questo è nelle canzoni di De Gregori (che poi potrebbe essere la persona più colta del mondo, ma questa è l'operazione delle sue canzoni), questo egli trasmette, questo sono abituati da anni a considerare poesia gli studenti: poche evocazioni senza né capo né coda, qualche ammiccamento qua e là a un riferimento universale[7]»

A Pintor replicò, sempre sulle pagine di Muzak, Simone Dessì, in un articolo intitolato "Variazioni (in do di petto) sul canto De Gregoriano", tentando in esso una difesa di De Gregori.

Brani[modifica | modifica sorgente]

Rimmel[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rimmel (brano musicale).

Pezzi di vetro[modifica | modifica sorgente]

Canzone d'amore in cui De Gregori canta accompagnato dal solo Zenobi; la metafora del testo verrà ripresa anni dopo nella canzone Povero me, inclusa nell'album Canzoni d'amore (nei versi cammino da sempre sopra i pezzi di vetro/e non ho mai capito come).

Il signor Hood[modifica | modifica sorgente]

La canzone è dedicata a Marco Pannella (infatti sul retrocopertina del disco c'è un sottotitolo fra parentesi: "a M., con autonomia"), come ha spiegato lo stesso cantautore:

« Questo personaggio così alla Robin Hood, in quel momento del referendum sul divorzio, mi sembrava incarnare bene la figura di Pannella, una sorta di eroe solitario[8] »

Tuttavia il cantautore ha spiegato anche che il Signor Hood si riferisce a tutte le vere «voci discordanti», ai «personaggi rompicoglioni».[6]

Pablo[modifica | modifica sorgente]

Si tratta dell'unica canzone dell'album in cui De Gregori compone la musica insieme a Lucio Dalla.

Il testo, come ha spiegato lo stesso De Gregori[9], racconta la vicenda della morte di un lavoratore spagnolo emigrato in Svizzera.

Buonanotte fiorellino[modifica | modifica sorgente]

Buonanotte fiorellino è uno dei brani più celebri del disco[10]. Lo stesso De Gregori ha dichiarato di essersi ispirato ad un brano di Bob Dylan (Winterlude, dal disco New Morning) per scrivere Buonanotte Fiorellino[11]. Vi è una diffusa leggenda metropolitana che vuole la canzone dedicata ad una compagna di De Gregori morta in un incidente,[12] ma il cantautore ha ufficialmente smentito.[13]

La canzone venne aspramente criticata all'epoca nel già ricordato articolo di Giaime Pintor intitolato De Gregori non è nobel, è rimmel e pubblicato su Muzak[6], in cui il giornalista si esprimeva sul brano in questi termini:

« [...] in questa canzone il modo stesso di cantare si trasforma in uno zuccheroso bisbiglio da cantante confidenzial-lezioso francamente insopportabile, che sbanca chiunque parli di sottile ironia. Anche qui, a parte il senso totale che è quello di una canzonetta d'amore, non mancano le metafore evocative senza nessi logici, e così c'è pure un raggio di sole, che stride e con la notte di cui alla buonanotte, sia con il tono tutto sommato dimesso di tutta la canzone: una metafora volontariamente priva di contestualizzazione e per di più messa tanto per fare, quasi per calcolo statico. Così come non è tollerabile una frase come "i tuoi fianchi di neve" di pavesiana memoria (le colline come i seni delle donne) ma di più stretta matrice Liala. »
(Giaime Pintor, De Gregori non è nobel, è rimmel, pubblicato su Muzak, 1975)

Cover[modifica | modifica sorgente]

Nel 1980 Miguel Bosé ne incide in Spagna una propria versione nell'album Miguel; in Italia il brano arriverà due anni dopo (1982) all'interno dell'album Bravi ragazzi.

Nel 1986 Gianni Morandi eseguirà una cover della canzone nel disco dal vivo Morandi in teatro[14], eseguendone però solo due strofe: De Gregori, ritenendo non rispettato il suo lavoro artistico[15], cita il cantante in tribunale, vincendo la relativa causa[16]. Anni dopo, quando i rapporti tra i due saranno ricomposti, De Gregori si esprimerà sulla vicenda giudicando assurdo il proprio comportamento[17].

Un'altra cover di Buonanotte fiorellino è stata realizzata nel 1988 dai Ricchi e Poveri, nell'omonimo album di cover realizzato dal trio in quell'anno; infine nel 2003 la canzone è stata incisa dagli Inti Illimani, nell'album Viva Italia.

Le storie di ieri[modifica | modifica sorgente]

Le storie di ieri, scartata dall'album con in copertina una Pecora, trova posto con lievi modifiche nel testo anche nell'album Volume VIII scritto insieme a Fabrizio De André.

Quattro cani[modifica | modifica sorgente]

Secondo una diffusa leggenda metropolitana, i Quattro cani dell'omonima canzone "potrebbero essere" Venditti, il cane bastardo "che conosce la fame e la tranquillità", il produttore Italo "Lilli" Greco che "va dietro i fratelli e si fida", Patty Pravo la "cagna, quasi sempre si nega qualche volta si dà", e ovviamente De Gregori stesso, il "cane di guerra che ossi non ha".

Lo stesso De Gregori ha smentito duramente questa voce:

« Maurizio Becker: I tuoi fan hanno creduto di leggere un riferimento a Lilli Greco: sarebbe proprio lui uno dei quattro cani, insieme a Patty Pravo, Venditti e te stesso. Francesco De Gregori: Questa è una bufala: non vedo perché uno debba andare a cercare dei personaggi nel testo di una canzone in cui, evidentemente, si parla proprio di quattro cani: chi mi conosce sa che io ho sempre avuto un grande amore per i cani, in particolare i randagi, e quella è una canzone che parla di loro. Ecco, non si può fare peggior servizio ad una canzone che inventare un nome e un cognome a cose che non lo hanno. Queste ed altre cose si sono diffuse in internet in blog gestiti da persone che dicono di essere miei fan, ma che in realtà sono dei talebani perché inventano storie assurde e complicatissime dietro la semplicità delle canzoni[18] »

Piccola mela[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piccola mela.

Piano bar[modifica | modifica sorgente]

Il brano conclusivo del disco descrive la vita di un pianista di piano bar, identificato da alcuni con Antonello Venditti: De Gregori ha però sempre smentito questa interpretazione[19].

Musicisti[modifica | modifica sorgente]

I Cyan; la formazione che suona nell'album è:

inoltre:

Tracce[modifica | modifica sorgente]

LATO A

  1. Rimmel (Testo e musica di Francesco De Gregori)
  2. Pezzi di vetro (Testo e musica di Francesco De Gregori)
  3. Il signor Hood (Testo e musica di Francesco De Gregori)
  4. Pablo (Testo di Francesco De Gregori; Musica di Lucio Dalla e Francesco De Gregori)
  5. Buonanotte fiorellino (Testo e musica di Francesco De Gregori)

LATO B

  1. Le storie di ieri (Testo e musica di Francesco De Gregori)
  2. Quattro cani (Testo e musica di Francesco De Gregori)
  3. Piccola mela (Testo e musica di Francesco De Gregori)
  4. Piano bar (Testo e musica di Francesco De Gregori)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Intervista di Isio Saba a Francesco De Gregori, pubblicata in "Nuovo Sound", 6 gennaio 1975, e citato in Enrico Deregibus, Quello che non so, lo so cantare Giunti editore, 2003, pag. 67
  2. ^ Intervista di Giuseppe Barbieri e Andrea Carpi a Francesco De Gregori, pubblicata in "Chitarre" n° 20 di dicembre 1990, pag. 79
  3. ^ I dati sulle posizioni in classifica sono ricavati dal volume di Dario Salvatori, Storia dell'hit parade, edizioni Gremese, 1989, pag. 120, e dalle classifiche pubblicate nel 1975 e nel 1976 dai settimanali Ciao 2001 e TV Sorrisi e Canzoni
  4. ^ Enrico Deregibus, Quello che non so, lo so cantare Giunti editore, 2003, pag. 69
  5. ^ I 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone
  6. ^ a b c De Gregori
  7. ^ a b Giaime Pintor, "De Gregori non è nobel, è rimmel"
  8. ^ Enrico Deregibus, Francesco De Gregori. Quello che non so lo so cantare, Giunti, 2003, pag. 71
  9. ^ Intervista a De Gregori di Michelangelo Romano e Paolo Ciaccio, riportata in Francesco De Gregori: un mito, Riccardo Piferi (a cura di), edizioni Lato Side Roma, 1980, pag. 63
  10. ^ Come risulta peraltro evidente dal numero di cover che ha avuto, cfr. sezione cover
  11. ^ Intervista a De Gregori di Michelangelo Romano e Paolo Ciaccio, riportata in Francesco De Gregori: un mito, Riccardo Piferi (a cura di), edizioni Lato Side Roma, 1980, pag. 58
  12. ^ [1]
  13. ^ «È una bufala» la definisce nel libro di Enrico Deregibus, Francesco De Gregori - quello che non so lo so cantare, Giunti, Firenze 2003.
  14. ^ UN MONDO D' AMORE CANTANDO 'LIVE' - Repubblica.it » Ricerca
  15. ^ DE GREGORI: CONTINUERO' A NON ESSERE D' ACCORDO - Repubblica.it » Ricerca
  16. ^ DE GREGORI HA VINTO LA CAUSA - Repubblica.it » Ricerca
  17. ^ Repubblica.it/spettacoli_e_cultura: "Innamorato della musica oggi mi sento più libero"
  18. ^ Maurizio Becker, C'era una volta la RCA, Coniglio editore, 2007, pag. 115
  19. ^ Intervista a De Gregori di Michelangelo Romano e Paolo Ciaccio, riportata in Francesco De Gregori: un mito, Riccardo Piferi (a cura di), edizioni Lato Side Roma, 1980, pag. 64

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Michelangelo Romano, Paolo Giaccio, Francesco De Gregori. Intervista, Anteditore, Verona, 1976, poi incluso in Riccardo Piferi (a cura di), Francesco De Gregori: un mito, edizioni Lato Side, Roma, 1980
  • Alberto Stabile, Francesco De Gregori, Gammalibri Editore, Milano, 1987
  • Giorgio Lo Cascio, De Gregori, Franco Muzzio Editore, Padova, 1990
  • Enrico Deregibus, "Francesco De Gregori. Quello che non so, lo so cantare", Giunti editore, Firenze, 2003

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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