Pezzi (Francesco De Gregori)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Pezzi
Artista Francesco De Gregori
Tipo album Studio
Pubblicazione 25 marzo 2005
Durata 50:04
Dischi 1
Tracce 10
Genere Pop
Etichetta CBS (casa discografica)#33 giri pubblicati con etichetta CBS/Caravan 8 86974 20641
Produttore Guido Guglielminetti
Registrazione Roma
Francesco De Gregori - cronologia
Album precedente
Mix (raccolta)
(2003)
Album successivo
(2006)

Pezzi è un album del 2005 di Francesco De Gregori.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Il disco è stato pubblicato sia in CD che in 33 giri.

Per promuoverlo l'artista compare, per la prima volta nella sua carriera, al Festivalbar. Singoli estratti sono, in ordine di uscita, Vai in Africa, Celestino!, Gambadilegno a Parigi e Passato remoto. In seguito all'uscita del disco è partito un tour, iniziato a Palermo.

L'album ha raggiunto la seconda posizione nella classifica degli album più venduti.

Il disco si è aggiudicato la Targa Tenco per il migliore album ed è considerato da molti come uno dei più vicini allo stile di Bob Dylan nella produzione di De Gregori, con melodia e molte ballate rock.

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

  1. Vai in Africa, Celestino! - 4:00
  2. Numeri da scaricare - 4:40
  3. Gambadilegno a Parigi - 5:24
  4. Tempo reale - 5:15
  5. Parole a memoria - 5:24
  6. La testa nel secchio - 6:33
  7. Passato remoto - 3:50
  8. Il panorama di Betlemme - 5:46
  9. Le lacrime di Nemo - L'esplosione - La fine - 4:17
  10. Il vestito del violinista - 4:53

Musicisti[modifica | modifica wikitesto]

Le canzoni[modifica | modifica wikitesto]

Vai in Africa, Celestino![modifica | modifica wikitesto]

Una ballata rock, che ricorda molto Everything is broken di Dylan, in cui tutto è a pezzi. Secondo alcuni, il "Celestino" del ritornello sarebbe Walter Veltroni,[1][2][3] e la conferma di ciò potrebbe essere contenuta in una frase di De Gregori nella celebre intervista in cui dichiarò che non avrebbe votato per il suo amico Veltroni alle primarie del Partito Democratico del 2007: «Io lo prendevo un po' in giro per la storia dell'Africa: "Guarda Walter che non ci crede nessuno". Lui teneva il punto: "Ti dico che vado in Africa!". Almeno su questo, per ora ho avuto ragione io» [4] Per altri, dietro l'immagine di Celestino V, colui che secondo Dante, "fece per viltade il gran rifiuto" del papato per viltà, c'è la tentazione dell'autore di disinteressarsi della politica.[5]

Probabilmente si tratta in realtà di un riferimento a "La profezia di Celestino", un romanzo di James Redfield del 1993, uno degli scritti più emblematici del movimento New Age. Uno dei capisaldi della filosofia New Age è infatti la possibilità che ciascuno avrebbe di costruire il proprio destino mediante il pensiero positivo; in quest'ottica, ogni evento negativo dipenderebbe dal soggetto stesso a cui accade, incapace di costruirsi con il potere della propria mente una vita felice. Nel ritornello, in modo semplice ma non per questo meno incisivo, il cantautore ridimensiona questa concezione, ricordando che non tutto può essere risolto con un atteggiamento positivo, come testimoniano in modo lampante le condizioni di vita nel quarto mondo.[senza fonte]

Numeri da scaricare[modifica | modifica wikitesto]

Blues con vari riferimenti alla realtà dell'immigrazione e delle guerre.

Gambadilegno a Parigi[modifica | modifica wikitesto]

Presenta la figura di un reduce di guerra, "del Vietnam o della Corea", ha detto l'autore, che sogna di poter vincere la propria solitudine esistenziale, grazie all'amore e al sogno. L'uomo "sogna Atene" ("è la culla della nostra civiltà" secondo De Gregori), ma si trova sotto la neve, simbolo del gelo che ora avvolge il suo animo; lasciato l'ospedale militare dove gli hanno messo una protesi in legno al posto dell'arto perso in guerra, va a Parigi, dove cammina zoppicando lungo gli Champs-Élysées, incontro alla sconfitta definitiva, ma sempre in piedi. La vicenda si snoda per associazioni, proprio come in un sogno, su di una musica morbida e lenta. La canzone ha vinto il premio "Miglior canzone dell'anno" secondo i lettori del quotidiano La Stampa.

Tempo reale[modifica | modifica wikitesto]

Altro impietoso ritratto dell'Italia del 2000, che termina "se potessi rinascere ancora... Preferirei non rinascere qua".

Parole a memoria[modifica | modifica wikitesto]

Canzone della memoria e della poesia (Era solo per ricordare/l'ultimo verso dell'Infinito), in cui, per i riferimenti biografici (...una piccola città di mare... riferibile all'infanzia trascorsa dall'autore a Pescara), in molti hanno visto una dedica dell'autore alla figura del padre, Giorgio De Gregori, scomparso nel 2003. Il ritornello musicale ricorda molto Knockin' on Heaven's Door, di Bob Dylan

La testa nel secchio[modifica | modifica wikitesto]

La canzone riporta alcuni ricordi dell'autore.

Passato remoto[modifica | modifica wikitesto]

È ancora il tema dei ricordi, del passato, dell'amore. La canzone è ispirata dalla scomparsa del padre.

Il panorama di Betlemme[modifica | modifica wikitesto]

Il protagonista è un uomo, colpito a morte, in Palestina (israeliano? palestinese?) che prega di poter respirare e riposare ancora, prima della fine, mentre una mosca, simbolo di morte, lo tormenta.

Le lacrime di Nemo - L'esplosione - la fine[modifica | modifica wikitesto]

Una ballata lenta e malinconica come una ninna nanna, suonata dal mandolino di Marco Rosini, fa da sfondo a un testo toccante, ispirato al Capitano Nemo di Jules Verne, inteso come simbolo dell'umanità intera.

Il vestito del violinista[modifica | modifica wikitesto]

È ispirata alla strage di Beslan in Russia. Il titolo potrebbe nascere da inquadrature di Schindler's list oppure da quadri come quelli di Marc Chagall.

Note[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Musica Portale Musica: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di musica