Processione del Venerdì santo di Chieti

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Venerdì Santo di Chieti
Chieti 11 (RaBoe).jpg
La piazza della cattedrale di San Giustino a Chieti, ove inizia e si riunisce al suo termine la processione del Venerdì santo
Tipo di festa storico-religiosa
Data venerdì santo
Celebrata in Chieti
Religione Cristianesimo
Oggetto della celebrazione processione della morte di Cristo
Tradizioni religiose processione da piazza San Giustino
Data d'istituzione XIII secolo circa

La processione del Venerdì santo di Chieti è una processione commemorativa della passione e morte di Gesù Cristo.

La storia[modifica | modifica wikitesto]

La processione del Venerdì santo (o del Cristo morto) a Chieti è forse la processione più antica d'Italia, titolo, questo, conteso dalla processione di Orte.[1] La sua origine, infatti, risalirebbe all'842 d.C., anno in cui si concluse ufficialmente la ricostruzione della prima cattedrale (attualmente la vecchia cattedrale costituisce la cripta della nuova), che era stata distrutta nell'801 da re Pipino. Con la ricostruzione della cattedrale nacque la processione del Venerdì santo. La sua conformazione attuale risale però solo al XVI secolo, quando nacque L'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti che ancora oggi ne cura l'allestimento e la preparazione.

La tesi del Vicoli appena esposta, però, condivisa e riproposta da Raffaele Bigi nei suoi libretti sulla processione del Venerdì santo, non è suffragata da alcun elemento certo. Solo nel 1650 si hanno notizie certe riguardanti un pellegrinaggio che il Monte dei Morti organizzò in Roma in occasione dell'Anno santo e nel quale vennero portati in processione uno stendardo nero con il simbolo del sodalizio, una "Morte" a grandezza naturale e un catafalco ricoperto in velluto damascato e sul quale era adagiato la statua del Cristo morto. Sono proprio l'estrema povertà e la caratteristica funerea e penitente della processione in quel periodo, la sua essenzialità e brevità in contrasto con la ricchezza e la pomposità rinascimentale e poi barocca delle moltissime altre processioni nate in quegli ultimi secoli che forniscono un ulteriore serio indizio sulla veridicità della sua origine altomedievale (v. amplius infra).

Tra il '700 e '800 avvennero importanti modifiche riguardanti l'introduzione del coro (all'inizio del XVIII sec.), dei "simboli della Passione" (nel 1855) e della statua dell'Addolorata (1833), oltre all'eliminazione dal corteo della Morte. Inoltre nel 1850 circa la processione fu spostata dal mattino alla sera.

Una delle tradizioni della processione di Chieti è che questa si debba sempre svolgere, anche in condizioni atmosferiche pessime e qualsiasi cosa succeda. In particolare, la processione ebbe luogo anche durante la seconda guerra mondiale: Nel 1944, nonostante fosse stato emanato il divieto di effettuare il sacro corteo, la processione si svolse ugualmente, in versione abbreviata e velocissima; I militari tedeschi entrarono in cattedrale per rastrellare gli uomini che vi avevano preso parte, senza successo perché i confratelli riuscirono a scappare dalle varie uscite secondarie della cattedrale.

La processione e il Miserere[modifica | modifica wikitesto]

Uscita della processione dalla cattedrale.
Miserere (info file)
Il Miserere di Selecchy eseguito dai musici e dal coro della processione del 2017

La processione ha inizio la sera del Venerdì santo, verso le 19.00, dalla cattedrale di San Giustino con molte persone già in attesa sulla piazza antistante, lungo il corso principale e le altre vie dove il lungo corteo si snoderà. Lungo gran parte del percorso sono presenti i tripodi accesi con fuoco di cera, un tempo necessari per la luce e per bruciarvi incensi ed aromi. Intanto, in cattedrale, alla fine della sacra funzione, sulla scalinata del presbiterio si esibisce il coro per tenori primi, tenori secondi e bassi e composto da oltre 160 elementi che intona il Miserere composto verso il 1740 da Saverio Selecchy (Chieti,1708- 1788), maestro di cappella della cattedrale. L'orchestra è composta da violini, viole, violoncelli, flauti traversi, clarinetti, fagotti e, ultimamente, sassofoni ed è diretta dal maestro di cappella Peppino Pezzullo mentre il coro è diretto dal maestro Loris Medoro.

Al crepuscolo inoltrato comincia la vera e propria processione. Apre lo stendardo a lutto dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti. Escono quindi le varie confraternite cittadine, ognuna con il proprio stendardo e crocifisso, alcune con propri simboli, tutte con le lanterne (dette fanali) che un tempo erano importante fonte di luce in strada, con i confratelli nella mozzetta tradizionale di ciascuna congrega. Salvo la Misericordia, che sfila con il caratteristico saio e cappuccio nero, le altre confraternite hanno tutti abiti e cappucci bianchi per non confondersi con l'Arciconfraternita. Dopo l'uscita delle varie confraternite seguono i religiosi che hanno inteso partecipare (la processione non è una manifestazione ecclesiastica e non vi è quindi alcun obbligo o precetto, per religiosi e chierici, alla partecipazione), in ordine crescente di grado e anzianità, poi il capitolo metropolitano e i membri dell'Ordine equestre del Santo Sepolcro insieme all'arcivescovo di Chieti-Vasto. È poi il turno dei membri (effettivi) dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, vestiti con una tunica nera, mozzetta gialla e cappuccio nero. Infine è il turno dei Musici e dei Cantori. I membri (aggregati) dell'Arciconfraternita del Sacro Monte, inoltre, riempiono quello spazio che separa i membri di una confraternita dell'altra portando i simulacri rappresentanti i simboli della Passione di Gesù, scortati anche da valletti e vigili del fuoco. Durante la processione i fratelli effettivi circondano le statue del Cristo morto e della Madonna addolorata: solo a loro spetta anche il compito di trasportare questi sacri simboli, secondo una tradizione di successione salica. Sono scortati da carabinieri in alta uniforme di gala.
Terminata la processione seguono i fedeli, con nelle prime file le massime autorità istituzionali locali.

Percorso[modifica | modifica wikitesto]

La processione si snoda lungo le vie del centro storico di Chieti lungo gli assi ortogonali nord-sud ed est-ovest formando, di fatto, una croce sulla città.
Il percorso moderno, peraltro pochissimo variato almeno nell'ultimo secolo salvo modifiche topografiche cittadine, segue il tracciato:

  • cattedrale - piazza San Giustino (uscita)
  • via Gaio Asinio Pollione
  • piazza Gian Gabriele Valignani
  • via Cesare De Lollis
  • piazza Giacomo Matteotti (già Piano Sant'Angelo)
  • via Arniense (ovest, a salire)
  • via dei Crociferi
  • via Luigi Vicoli
  • largo Sant'Agata
  • via Ferdinando Galiani
  • via degli Agostiniani
  • via Niccolò Toppi
  • corso Marrucino
  • piazza Gian Gabriele Valignani
  • corso Marrucino
  • via dei Domenicani
  • largo Costantino Barbella
  • via Marco Vezio Marcello
  • piazza Templi Romani
  • via Elvia Priscilla
  • via Gennaro Ravizza (dall'incrocio con via Spaventa fino al cosiddetto Capo Croce)
  • via Smeraldo Zecca (a scendere)
  • piazza Trento e Trieste (S.S. Trinità)
  • corso Marrucino (senso inverso al precedente)
  • piazza Gian Gabriele Valignani
  • via Gaio Asinio Pollione
  • piazza San Giustino - cattedrale (rientro)

Alla processione partecipano anche i bambini; Secondo tradizione, ormai però in disuso, i bambini che non hanno ancora compiuto un anno al passaggio del Cristo e dell'Addolorata vengono alzati, come se fossero presentati, dalle madri. A notte avanzata la processione rientra in cattedrale; dopo aver sistemato i simulacri dei Simboli, del Cristo e della Madonna, tutte le confraternite (tranne quella del Sacro Monte dei Morti che ha sede proprio in cattedrale) tornano nelle loro chiese di appartenenza.

Storia dell'Arciconfraternita[modifica | modifica wikitesto]

Il Sacro Monte dei Morti è probabilmente nato tra i secoli IX e X nella Cripta della cattedrale, sulla tomba di san Giustino, con lo scopo di far celebrare sante messe in suffragio delle anime dei fratelli defunti. I fratelli si dedicavano anche al compito pietoso di seppellire i corpi, disseminati per le vie e i campi, delle vittime delle tante guerre del tempo. “Sacro” si riferisce agli scopi di natura cristiana. “Monte” sta ad indicare che vi erano beni di proprietà da destinare alle attività.

Secondo notizie non sufficientemente documentate, si sarebbe svolta a Chieti una processione a ricordo della Passione di Cristo fin dal IX secolo. Se ciò fosse vero, sarebbe stata la prima in Italia.

L'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti è sorta nel 1603[2] in qualità di aggregata all'Arciconfraternita romana dell'Orazione e Morte sorta nel 1539.

Sempre nel 1603 l'arcivescovo del tempo autorizza la costruzione dell'oratorio del Sacro Monte dei Morti a fianco della cattedrale. Solo nel 1648 il sodalizio teatino si rese giuridicamente autonomo con la pubblicazione di un suo Statuto e con l'elezione dei propri rappresentanti. Il primo governatore (insieme ad Alessandro e Giovanni Andrea Valignani e Blasio Grampa) risulta essere stato il capitano della milizia urbana Pietro Gigante che, dopo aver vissuto una vita tra gli orrori delle guerre, fu molto benevolo nei riguardi della pia associazione.

L'Arciconfraternita, come si è detto, era aggregata alla compagnia romana dell'Orazione e Morte e su suo invito partecipò all'anno santo del 1650: per l'occasione venne scolpita una “Morte” in legno a grandezza naturale che nella mano sinistra reggeva un crocifisso e nella destra una falce col motto Nemini parco ("non risparmio nessuno"). Mille e cento persone raggiunsero Roma, a piedi, in quattro giorni. L'ingresso in città fu quanto mai solenne: la compagnia, preceduta dai musici, fu ricevuta dai governatori e dai fratelli dell'Arciconfraternita romana. Papa Innocenzo X ne rimase evidentemente ben impressionato in quanto volle vederla due volte e benedire tutti i partecipanti.

I simboli della Passione[modifica | modifica wikitesto]

  • L'Addolorata. La statua della Madonna Addolorata di Chieti è molto particolare soprattutto per il suo vestito: Porta un abito di pesante seta e velluto, tutto nero, con alcuni ricami d'oro; un manto in seta nero le scende dalla testa. Il volto è sofferente, le braccia tese, nella mano sinistra stringe un fazzoletto. Un velo in tulle nero trapunto di stelle d'oro le copre tutto il capo e scende fino ai piedi. La statua della Vergine risale al 1910 e sostituisce quella usata fin dal 1833. Alla moglie del governatore dell'Arciconfraternita, a quelle dei suoi predecessori ed alla priora è riservato, nella mattina del Mercoledì santo, il compito di “vestire” la statua della Madonna Addolorata che è conservata, con gli “abiti di casa”, nell'armadio ligneo settecentesco della sagrestia dell'oratorio dell'Arciconfraternita.
  • Il Cristo morto. Il Cristo morto è una scultura lignea del '700, posta su un catafalco barocco coperto da un pesante velluto nero ricamato d'oro. La caratteristica del Cristo morto, conservato nello stesso oratorio summenzionato, è la sua "copertura", un velo bianco con ricami d'oro. Il "Cristo Morto" e, a seguire, L'"Addolorata" sono i due simboli più importanti e sono gli ultimi ad uscire e chiudono la processione. Sono portati e scortati dai fratelli effettivi dell'Arciconfraternita. Gli altri simboli, portati e scortati dai Fratelli aggregati e tutti opera dell'artista teatino Raffaele Del Ponte, sono:
  • L'angelo alato. Ha in mano l'amaro calice della Passione di Gesù.
  • Le lance. Appartengono ai soldati inviati dal Sinedrio, con una daga, delle torce, una lanterna e il sacchetto dei trenta denari, compenso di Giuda, in ricordo dell'arresto di Gesù nell'orto del Getsemani.
  • Il sasso. Vi sono collocati la tunica di Gesù con i dadi che servirono ai soldati per giocarsela, lo scettro di canna e la corona di spine col quale venne beffeggiato Cristo e un catino e una brocca, in ricordo del gesto compiuto da Ponzio Pilato (Io me ne lavo le mani). Il catino e la brocca d'argento vengono affidati ogni anno dalla famiglia Obletter all'Arciconfraternita. Essi furono utilizzati per il battesimo del Servo di Dio padre Gabriele M. Obletter, frate francescano morto nel 1964 e ora sepolto nella chiesa cittadina del Sacro Cuore che egli provvide a far costruire con i suoi beni.
  • La scala. Ha appese le tenaglie, il martello e i chiodi della crocifissione, ma anche la canna con una spugna bagnata di aceto e la lancia di Cassio Longino che ferì pietosamente Gesù al costato per accelerarne la morte.
  • La croce. Rude e pesantissima, ai cui piedi è posto il serpente del peccato originale e il cranio del primo peccatore, Adamo, cioè i motivi del sacrificio di Cristo.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Vicoli, Per la Passione del Redentore, Tipografia Del Vecchio, Chieti 1859. Il Vicoli, storico del XIX secolo, afferma che la fondazione del Monte dei Morti «debba presso a poco coincidere con l'epoca della restaurazione dell'antica canonica e della Cattedrale Basilica Teatina, rovinata con la città per l'incendio ordinatone da Pipino». Vicoli asserisce che la cattedrale basilica di Chieti fu restaurata dal vescovo Teodorico I dopo che nell'801 la città conobbe per mano di Pipino la più grave delle devastazioni e distruzioni mai subite, e fa risalire la fondazione del Monte dei Morti all'842.
  2. ^ Tale datazione è sostenuta da M. Giannini (Discordanze lapidarie e profili storico-giuridici del fenomeno dell'aggregazione confraternale attinenti all'arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti in S. Giustino-Chieti, Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, Chieti 2008), sulla base di un'errata attribuzione a Pietro Antonio Gigante circa la fondazione del sodalizio teatino.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Zuccarini, L'arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti di Chieti e la processione del venerdi santo nella storia religiosa d'Abruzzo, Marchionne, Chieti 1977
  • Luigi Vicoli, Per la passione del Redentore, Del Vecchio, Chieti 1859
  • Raffaele Bigi, "Ipotesi sulla nascita a Chieti della Processione del Venerdì santo e dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti" F.lli Brandolini, Chieti 2008.
  • Raffaele Bigi, "Una lapide romana come ipotesi sulla nascita del Monte dei Morti in Chieti", Tipografia F.lli Brandolini, Chieti 2010.
  • Marco Giannini, Discordanze lapidarie e profili storico-giuridici del fenomeno dell'aggregazione confraternale attinenti all'arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti in S. Giustino-Chieti, Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti, Chieti 2008
  • Marco Giannini, La fondazione del Monte dei Morti di Chieti, in «Rivista Abruzzese. Rassegna trimestrale di cultura», anno LXV, 2012, n.1, Gennaio-Marzo

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