Pan paniscus

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Bonobo
Bonobo.jpg
Pan paniscus
Stato di conservazione
Status iucn3.1 EN it.svg
In pericolo[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Deuterostomia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Superclasse Tetrapoda
Classe Mammalia
Sottoclasse Theria
Infraclasse Eutheria
Superordine Euarchontoglires
(clade) Euarchonta
Ordine Primates
Sottordine Haplorrhini
Infraordine Simiiformes
Parvordine Catarrhini
Superfamiglia Hominoidea
Famiglia Hominidae
Sottofamiglia Homininae
Tribù Hominini
Sottotribù Panina
Genere Pan
Specie P. paniscus
Nomenclatura binomiale
Pan paniscus
Schwarz, 1929
Nomi comuni

Bonobo, Scimpanzé pigmeo

Areali

Pan.png

Il bonobo (Pan paniscus, Schwarz 1929)[2] è un mammifero appartenente all'ordine primati, alla superfamiglia Hominoidea ("scimmie antropomorfe") e alla famiglia Hominidae. È noto anche come scimpanzé pigmeo o scimpanzé nano.[3]

È stata riconosciuta come specie distinta dallo scimpanzé comune (Pan troglodytes) nel 1933[4] e studi genetici successivi hanno confermato tale classificazione tassonomica, stimando una differenza inferiore all'1% tra i patrimoni genetici delle due specie[5].

I bonobo si distinguono dagli scimpanzé comuni per il colore nero di tutto il muso tranne le labbra e i ciuffi di peli alla sommità della testa[6].

Nome e classificazione tassonomica[modifica | modifica sorgente]

Il nome scientifico della specie è Pan paniscus, è l'unica specie appartenente al genere Pan oltre a Pan troglodytes.

Studi preliminari sul DNA del bonobo suggerivano che fosse almeno al 95% uguale a quello dell'Homo sapiens, tanto che secondo alcuni scienziati dovrebbe essere riclassificato, insieme allo scimpanzé comune, come membro del genere Homo: Homo paniscus, Homo sylvestris o Homo arboreus. Secondo altri è il termine Homo sapiens ad essere inadeguato e l'umanità andrebbe riclassificata sotto il genere Pan[7][8].

Tuttavia grazie ai progressi dello Chimpanzee Genome Project, un progetto che si occupa di determinare la mappa completa dei geni di scimpanzé e bonobo, è ora possibile avere dati più precisi riguardo alle differenze genetiche tra gli uomini e le specie appartenenti al genere Pan. Secondo alcuni autori la differenza tra i genomi di bonobo e quello dell'uomo ammonterebbe all'1,6% della sequenza, ma studi più recenti portano al 6% questo valore[8][9].

Cenni storici[modifica | modifica sorgente]

Il bonobo venne scoperto nel 1929, all'interno del museo di Tervuren in Belgio, per merito di Ernst Schwarz, un anatomista tedesco. Lo scienziato si accorse che alcuni crani della collezione del museo, allora ritenuti di giovani scimpanzé, appartenevano in realtà ad una specie nuova[2][10].

Il bonobo fu definitivamente elevato al rango di specie nel 1933 grazie agli studi di Harold Coolidge, che ne fornì una descrizione morfologica completa e comparò l'intero scheletro con quello di altri primati[4].

I bonobo rimasero pressoché sconosciuti agli studiosi fino agli anni settanta, quando una spedizione scientifica giapponese andò ad osservare per la prima volta il comportamento di questi animali nel loro habitat naturale in Congo[11].

Il sito di osservazione fondato dagli studiosi giapponesi a Wamba è la principale fonte di informazioni per lo studio dei bonobo in natura[11][12].

Filogenesi ed evoluzione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pan troglodytes#Filogenesi e genetica.

Lo studio dell'evoluzione del genere Pan è risultato molto difficile, a causa della mancanza di reperti fossili fino agli anni 2000[13]. In base allo studio dei bonobo viventi, già dagli anni settanta si è postulato che questi possano essere evolutivamente molto vicini all'ultimo antenato comune dell'uomo e delle scimmie antropomorfe[14]. Studi successivi confermano che bonobo e scimpanzé sono gli organismi viventi geneticamente più vicini all'uomo[8].

In base ad evidenze molecolari si ritiene che la linea evolutiva dei progenitori di scimpanzé e bonobo si sia separata da quella dei progenitori degli umani in un periodo compreso tra 4,5 milioni di anni fa[15][16] e 7 milioni di anni fa[17].

La separazione tra le linee evolutive di bonobo e scimpanzé viene invece collocata, sempre in base ad evidenze genetiche, tra 1,8 milioni di anni fa e 900 000 anni fa. Si ritiene che tale separazione sia dovuta al corso del fiume Congo, infatti a differenza dell'uomo questi primati non sono in grado di nuotare. La presenza del fiume, impedendo il flusso genico tra le rispettive popolazioni avrebbe avviato il processo di speciazione allopatrica[17][18].

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Un bonobo allo zoo di Cincinnati

Il bonobo ha un muso nero con labbra rosa, orecchie piccole, narici larghe e lunghi peli sulla testa. Il mantello è nero, con peli lunghi e sottili, talvolta con una zona bianca che tende a scomparire nell'età adulta. In età avanzata si può manifestare calvizie[19].

Rispetto agli scimpanzé i bonobo presentano una testa più arrotondata con strutture del cranio meno pronunciate e orecchie piccole e coperte dalla peluria del muso. Hanno arti superiori più corti e arti inferiori più lunghi e più pesanti, quest'ultima caratteristica dovuta al maggiore sviluppo muscolare[20].

Le femmine hanno il petto leggermente più prominente rispetto a quello piatto di altre scimmie femmine, ma non prominente come quello degli umani. I maschi tendono ad essere più grandi e robusti delle femmine e, come gli scimpanzé, hanno canini ben sviluppati. Il bonobo ha anche torso sottile, spalle strette e collo sottile[21].

Secondo alcuni studiosi le caratteristiche fisiche dei bonobo, rispetto a quelle degli scimpanzé, sarebbero più vicine alle caratteristiche degli antenati dell'uomo[6] in virtù della loro somiglianza con i resti ossei di alcuni australopitechi[14] e del fatto che la loro struttura fisica sembra essere più adatta alla progressione bipede e alla statura eretta rispetto agli scimpanzé[22], tuttavia altri studiosi considerano queste affermazioni speculative in quanto le proprietà muscolari degli antichi ominidi non sono ricavabili dai reperti fossili[23]. Si osserva inoltre che i bonobo osservati in natura non hanno mostrato alcuna particolare tendenza alla locomozione bipede[24].

Uno studio del 2006 sulle performance nel salto, effettuato su otto esemplari di bonobo in cattività, indica che i muscoli di queste scimmie antropomorfe sono notevolmente più potenti di quelli degli esseri umani odierni, probabilmente a causa di differenze fisiologiche del tessuto muscolare stesso[23].

Dati caratteristici[modifica | modifica sorgente]

  • Taglia: 0,7 m a 1,0 m
  • Peso: 45 kg (maschio), 30 kg (femmina)
  • Peso alla nascita: 1,20 kg
  • Maturità sessuale: 9 anni (maschio), 6-9 anni (femmina)
  • Durata della vita: 50 anni
  • Durata della gestazione: da 230 a 240 giorni
  • Intervallo fra le gestazioni: 4-6 anni[21]

Distribuzione e habitat[modifica | modifica sorgente]

Areale del bonobo

I bonobo hanno un areale discontinuo nelle foreste pluviali a sud del fiume Congo, nella Repubblica Democratica del Congo, compreso tra il fiume Lualaba a est, i laghi Tumba e Mai-Ndombe a ovest e il fiume Kasai a sud[1].

Lo scimpanzé comune vive sulla riva opposta del Congo. Non essendo nessuna delle due specie in grado di nuotare, ciò impedisce loro di entrare in contatto, e si ritiene che il fiume possa essere stato la causa dell'originaria divergenza tra le due specie[18]. Di fatto i fiumi della zona sono un ostacolo al flusso genico tra le popolazioni stesse di bonobo[25].

L'habitat naturale dei bonobo sono le foreste pluviali dell'Africa centrale, di norma tra i 300 e 700 metri di altitudine sul livello del mare, con clima stabile caldo-umido, costituite da un mosaico di foresta primaria e secondaria. Solo occasionalmente i bonobo si avventurano in aree non boschive o savane. Sono soliti costruire nidi sugli alberi, ad altitudini comprese tra i 5 e i 50 metri dal suolo[1].

Stato di conservazione[modifica | modifica sorgente]

Un cucciolo presso il santuario di Lola ya Bonobo

L'International Union for the Conservation of Nature classifica i bonobo come specie in pericolo. Il calo della popolazione totale di bonobo viene stimato superiore al 50% in un periodo di 75 anni (pari a tre generazioni). I bonobo si riproducono lentamente (una femmina può far passare da 4 a 6 anni tra due eventi riproduttivi[26]), il che li rende particolarmente sensibili ad eventuali minacce per la sopravvivenza. I maggiori pericoli per questa specie derivano dallo sfruttamento e conseguente distruzione dell'habitat per le attività umane (agricoltura, espansione urbana, inquinamento) e dalla caccia. Il bonobo viene inoltre catturato illegalmente per scopi commerciali, quali la vendita come animale domestico o l'utilizzo per test medici. L'instabilità politica, i conflitti e la disponibilità di armi nella zona sono un'altra causa di rapida decrescita della popolazione[1].

Parte dell'areale del bonobo ricade nell'area protetta del Salonga National Park, di circa 36.000 km², gestito dall'Institut Congolais pour la Conservation de la Nature (ICCN). Tuttavia le leggi sulla protezione ambientale sono scarsamente rispettate e l'unica presenza attiva nella protezione ambientale nella regione sono le ONG che collaborano con l'ICCN. Inoltre diversi progetti di ricerca forniscono dati utili alla conservazione della specie. Dal 2006 esistono nella zona altre due aree protette, la riserva faunistica Lomako-Yokokala e la riserva naturale Tumba-Lediima[1], mentre dal 2008 l'area di Tumba-Ngiri-Maindombe è stata inclusa nella Convenzione di Ramsar[27].

La specie è inserita nell'Appendice I della Convention on International Trade of Endangered Species (CITES), il che significa che ne è proibito ogni commercio e sfruttamento.[28]

Comportamento[modifica | modifica sorgente]

Alimentazione[modifica | modifica sorgente]

Alimentazione

I bonobo hanno tendenze più arboree rispetto agli scimpanzé. Si alimentano principalmente di frutta[21][29], ma integrano la loro dieta nutrendosi di animali vertebrati ed invertebrati[21], tra cui altre scimmie[30][31]. Si calcola che circa il 50% della dieta di un bonobo sia costituito da frutti e semi, ma l'alimentazione comprende anche foglie, fiori e linfa. I vegetali forniscono la maggior parte dell'apporto di nutrienti, comprese le proteine, mentre il restante fabbisogno proteico viene soddisfatto dalle proteine di origine animale[1]. Rispetto agli scimpanzé tendono a nutrirsi con maggiore frequenza di piante erbacee[29].

È stato riportato anche un caso di cannibalismo, un evento che è attualmente ritenuto molto raro tra le scimmie antropomorfe.[31]

Diversamente dagli scimpanzé i bonobo in natura non utilizzano strategie sofisticate per nutrirsi, mentre quelli in cattività mostrano una buona abilità nell'utilizzo di utensili vari.[10]

Locomozione[modifica | modifica sorgente]

Locomozione sulle nocche

Quando sono a terra i bonobo si comportano di preferenza da quadrupedi, usando le nocche delle mani come punto di appoggio per gli arti anteriori[24], similmente a scimpanzé e gorilla. La maggior parte degli spostamenti su lunga distanza vengono effettuati sul terreno, usando normalmente quattro punti d'appoggio e passando a tre o due punti nel caso si stia trasportando un oggetto[21]. Sebbene alcuni esemplari in cattività abbiano mostrato una tendenza al bipedismo superiore a quella degli altri primati, osservazioni eseguite su esemplari in natura tendono a ridimensionare la propensione dei bonobo alla locomozione bipede[24]. Possiedono una muscolatura notevolmente sviluppata rispetto alle loro dimensioni[23].

La progressione arborea viene utilizzata principalmente per percorrere brevi distanze o per fuggire da eventuali pericoli. Si sono osservati i bonobo percorrere interamente sugli alberi fino ad 1 km per raggiungere fonti di cibo. Tra i rami i bonobo possono effettuare spostamenti orizzontali attraverso un tipo di locomozione che sfrutta tutti e quattro gli arti o una forma nella quale alternano i soli arti superiori dondolandosi da un ramo all'altro. Se necessario possono effettuare brevi salti[21].

Organizzazione sociale e abitudini[modifica | modifica sorgente]

I bonobo si raggruppano in comunità solitamente composte da 30-80 individui, che occupano in genere un'area di 20-60 km² di foresta, con estese sovrapposizioni tra i territori di diverse comunità[1].

Le comunità sono composte di maschi, femmine e cuccioli. Secondo l'etologo Frans de Waal queste comunità seguono un modello matriarcale,[10] che sarebbe favorito dalla tendenza delle femmine di bonobo ad associarsi fra di loro[29][32][33]; tuttavia le femmine di grado più basso nella scala sociale tendono a migrare ed a legarsi con altre femmine in nuove comunità, mentre i maschi presentano un comportamento filopatrico e raramente abbandonano la comunità di appartenenza[29][32]. Si suppone che la tendenza delle femmine di bonobo ad associarsi tra di loro serva a ridurre la frequenza delle aggressioni nei loro confronti da parte degli esemplari maschi[32]. Tuttavia è stato osservato che la maggioranza della discendenza all'interno delle comunità è dovuta ai maschi dominanti, indice di un certo grado di competizione all'interno della comunità stessa sia tra i maschi, che tra le femmine[32].

Gruppo di individui

Secondo alcuni studiosi la società dei bonobo è improntata sulla pacifica convivenza. De Waal afferma che questi primati sono spesso capaci di altruismo, compassione, empatia, gentilezza, pazienza e sensibilità; la ragione di ciò, secondo il professor de Waal, sarebbe l'eccezionale propensione dei bonobo a praticare sesso ricreativo, ovvero non riproduttivo, anche omosessuale, attività che appianerebbe le tensioni all'interno del gruppo e che ridurrebbe la tendenza a difendere violentemente il territorio del branco[10]. L'esuberante sessualità dei bonobo, che è stata spesso accostata ai comportamenti umani e secondo de Waal sarebbe una forma evoluta di comunicazione sociale[10], è uno degli aspetti più discussi del comportamento di questi primati. Gli studi specifici sulla sessualità dei bonobo nel loro ambiente naturale risultano significativamente differenti rispetto a quelli condotti sugli esemplari in cattività e non mostrano comportamenti eccezionali, se si eccettua il fatto che i bonobo talvolta si accoppino ventre contro ventre.[34] Il professor Takeshi Furuichi ha infatti osservato che il 95% dei rapporti sessuali delle femmine di bonobo dell'oasi di Wamba avvengono durante il periodo di massima ricettività sessuale, una cifra molto simile al 97% osservato per gli scimpanzé.[29] Il tasso di accoppiamenti in natura, sia per gli esemplari femmina che per i maschi, durante il periodo di ricettività sessuale delle femmine è leggermente più elevato tra gli scimpanzé che tra i bonobo, mentre le femmine di bonobo hanno periodi di ricettività lievemente più lunghi.[29]

Alcuni studiosi sono inoltre cauti nell'attribuire eccezionale mitezza ai bonobo, osservando che sia gli scimpanzé che i gorilla erano considerati specie poco aggressive prima che studi estensivi fossero condotti sul loro comportamento[35]. L'incontro tra comunità diverse di bonobo comporta atteggiamenti violenti ed aggressioni in circa il 50% dei casi[29]. Il sorprendente tasso di menomazioni fisiche osservato tra i bonobo in natura, quali la mancanza di almeno un dito tra i due terzi dei maschi, è stato ricondotto a comportamenti aggressivi intraspecifici[35]. Si è osservato infatti che il tasso di aggressioni fra maschi della stessa comunità è molto simile tra bonobo e scimpanzé[32].

Alcuni studi effettuati esclusivamente sui bonobo in cattività hanno evidenziato il fenomeno della "third party affiliation", ovvero il contatto affiliativo (sedersi in contatto, abbracciarsi, accarezzarsi, grattarsi a vicenda), offerto alla vittima di un’aggressione da parte di un membro del gruppo diverso dall'aggressore, già descritto in altre scimmie antropomorfe, oltre che negli esseri umani.[36] Tale comportamento contribuisce a mitigare lo stress della vittima dell'aggressione e riduce la probabilità di future aggressioni nei suoi confronti.[37]

A detta di alcuni ricercatori della Georgia State University, il bonobo Kanzi si sarebbe guadagnato il titolo di prima scimmia parlante della storia, avendo acquisito una notevolissima capacità di espressione e interazione, fino ad articolare alcune comprensibili parole parlate[38].

Bonobo nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

  • Bonobo Power è la quattordicesima traccia del disco Le dimensioni del mio caos di Caparezza, dedicata proprio al bonobo. Nella canzone, si sostiene ironicamente che il bonobo sia biologicamente superiore all'uomo, in virtù della sua pacifica e stabile organizzazione sociale dovuta alla mancanza di frustrazione sessuale.
  • Al Bonobo Kanzi è dedicata l'omonima canzone di Patrizia Laquidara contenuta nel disco Indirizzo portoghese.

Galleria[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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