NSU Motorenwerke

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NSU Motorenwerke
Stato Germania Germania
Fondazione 1873 a Neckarsulm
Chiusura 1977
Gruppo Volkswagen
Settore Casa automobilistica
Casa motociclistica
Prodotti Autovetture
motociclette

La NSU era una casa tedesca famosa in passato sia in campo automobilistico che in quello motociclistico, fondata nel 1873 come Neckarsulmer Strickmaschinenfabrik azienda produttrice di macchine tessili e successivamente passata alla costruzione di biciclette e, dagli inizi del XX secolo, a motocicli e automobili.

Produzione motociclistica[modifica | modifica sorgente]

Il Museo NSU a Neckarsulm

Quello delle due ruote fu il comparto che fece universalmente conoscere il marchio teutonico, grazie anche ai notevoli successi che la casa ottenne nelle competizioni del motociclismo.

La prima motocicletta NSU risale al 1901: la 1 1/4 PS, questo il suo nome, era spinta da un monocilindrico 4 tempi di 211 cc e 1,25 CV. Ad essa seguirono, sino al 1918 circa, modelli monocilindrici e bicilindrici a 4 tempi da 200 a 800 cm³. Negli anni venti la gamma comprendeva modelli a 4 tempi tra 200 e 500 cm³ (unica eccezione la 8 PS 1000 cm³ bicilindrica). Nel 1930 arrivarono i primi modelli a 2 tempi: il Motosulm (un motore ausiliario per biciclette da piazzare sopra la ruota anteriore) e le Z 175/201/251. In quello stesso anno fu assunto come progettista l'inglese Walter Moore, proveniente dalla Norton: il suo primo progetto fu la 501 SS, monocilindrica monoalbero da 30 CV.

Nel 1932 la NSU rilevò un'altra casa motociclistica tedesca, la D-Rad. La gamma anni '30 NSU comprendeva, oltre alla SS (disponibile dal 1935 anche di 600 cc), le OSL (monocilindriche a valvole in testa di 200, 250, 350, 500 e 600 cc) e il Quick, economica motoleggera spinta da un motore di 98 cm³ a 2 tempi. La Seconda guerra mondiale vide la produzione del Kettenkrad, un singolare veicolo semicingolato spinto dal motore della Opel Olympia.

La produzione civile riprese nel 1949, con la Fox 98 cm³ 4 tempi, a cui seguì nel 1951 una versione 125 2 tempi. Il 1951 vide anche il lancio della Lux 200 2 tempi e delle Konsul 350/500 4 tempi, mentre del 1952 è l'entrata in produzione della Max 250, spinta da un monocilindrico monoalbero, in cui le camme erano azionate da biellette (anziché, come più usuale, da ingranaggi o catena). Alla gamma si aggiunse, nel 1953, il ciclomotore Quickly. A partire dal 1950, la NSU iniziò a costruire su licenza dell'Innocenti la Lambretta, cui nel 1956 seguirà il Prima, sempre derivato dalla Lambretta.

La crisi del settore motociclistico tedesco, dovuta alla diffusione dell'automobile, spinse la NSU ad abbandonare progressivamente il settore delle due ruote, per dedicarsi alle quattro ruote.

Negli anni '50 la Casa di Neckarsulm ritornò alle competizioni (cui si era dedicata con alterne fortune negli anni trenta), riuscendo ad aggiudicarsi vari titoli mondiali nelle classi 125 e 250 del Motomondiale. L'esordio nel Mondiale della NSU fu nel 1951, con una sfortunata 500 4 cilindri bialbero. L'esperienza fatta con questa moto fu però importante: dal suo motore (opportunamente "affettato") nacquero la Rennfox 125 e la Rennmax 250 dominatrici delle rispettive classi nel biennio 1953-1954. La morte di Rupert Hollaus durante le prove del GP delle Nazioni 1954 scosse però l'ambiente, e la Casa decise di ritirarsi. Nel 1955, però, apparve sulle piste una nuova NSU, la Sportmax 250, derivata dalla "Max" di serie. Affidata ad alcuni piloti assistiti dalla Casa (tra cui Sammy Miller, John Surtees e Hans Baltisberger), vinse il Campionato del Mondo con Hermann Paul Müller, il quale approfittò di una squalifica comminata a Bill Lomas.

Produzione automobilistica[modifica | modifica sorgente]

Carrellata di NSU degli inizi del XX Secolo

La NSU iniziò a produrre automobili sin dai primi anni del XX secolo (il primo modello prodotto risale al 1905), ottenendo un discreto successo sul mercato interno con la 6/18 HP del 1913.

Nel 1929, l'azienda tedesca NSU viene dichiarata fallita e la Fiat acquista la nuova fabbrica NSU di Heilbronn, sulle rive del fiume Neckar, per proseguire la fabbricazione dei modelli, costruiti su licenza italiana: Fiat 500 Topolino, Fiat 508 Balilla e le commercializza col nome Fiat-NSU. Nello stesso periodo, le stesse vetture venivano fabbricate in Francia col nome Simca-FIAT.

Arrivarono poi i modelli 1100 E, 1500 6 cilindri.

Dopo l'interruzione dovuta alla seconda guerra mondiale, la produzione riprese alla fine degli anni quaranta con l'edizione C della Topolino. La produzione continuò e nel 1955 viene presentata la Jagst, l'edizione tedesca della Fiat 600.

Nel 1957, la NSU decide di ricominciare la fabbricazione di auto e negozia con Fiat il riacquisto del marchio NSU. FIAT-NSU si trasforma in Fiat Neckar.

La casa di Neckarsulm, a partire dal 1957, iniziò la produzione di una vettura progettata autonomamente: la Prinz I, un'utilitaria con motore posteriore bicilindrico raffreddato ad aria.

Visto il discreto successo della Prinz I, la casa ne ampliò la gamma, lanciando, nel 1958, la Prinz Sport (disegnata da Bertone) e ottenne la notorietà internazionale con la Prinz IV del 1963.

Gli anni sessanta sono per la NSU, soprattutto, quelli della sperimentazione del motore rotativo Wankel. Dopo il lancio (1964) della Spider Wankel, la Casa tedesca fondò, in joint-venture, con la Citroën la Comotor, un'azienda specializzata nella produzione di motori Wankel. Gli enormi costi di sviluppo di questo tipo di motore, afflitto da gravi problemi d'affidabilità[senza fonte], e la sua prematura installazione sulla rivoluzionaria ammiraglia Ro 80 del 1968, portarono la NSU al collasso finanziario, nonostante il buon accoglimento della rivoluzionaria vettura che fu anche insignita del titolo di Auto dell'anno.

Congelato, per mancanza di fondi, il progetto di una berlina media con motore endotermico convenzionale (la K70) e conclusa la produzione di vetture Fiat su licenza, la NSU fu acquisita dalla Volkswagen e fusa con l'Audi, l'Auto Union e la DKW.

Con la scomparsa della Prinz IV (1973) e della Ro 80 (1977) il marchio NSU scomparve.

Una NSU-Fiat500 Topolino

Modelli autonomi prodotti:

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]