La piovra 4

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La piovra 4
Paese Italia, Francia, Germania, Austria
Anno 1989
Formato miniserie TV
Genere drammatico, poliziesco
Puntate 6 Modifica su Wikidata
Durata 600 min (totale)
Lingua originale italiano
Crediti
Regia Luigi Perelli
Soggetto Sandro Petraglia, Stefano Rulli
Sceneggiatura Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Francesco Marcucci
Interpreti e personaggi
Doppiatori e personaggi
Fotografia Sebastiano Celeste
Montaggio Gino Bartolini, Pierluigi Leonardi
Musiche Ennio Morricone
Scenografia Elio Balletti
Costumi Andretta Ferrero
Produttore Claudia Aloisi
Produttore esecutivo Bruno Turchetto
Prima visione
Dal 5 marzo 1989
Al 20 marzo 1989
Rete televisiva Rai 1

La piovra 4 è la quarta miniserie televisiva della più celebre saga della televisione italiana, La piovra.

Miniserie in sei puntate per la regia di Luigi Perelli, è stata trasmessa per la prima volta in italia dal 5 marzo 1989 al 20 marzo 1989 su Rai 1, di domenica e lunedì alle 20,30.

Tra gli interpreti Michele Placido, Patricia Millardet, Remo Girone, Simona Cavallari, Mario Adorf, Jean-Luc Bideau, Adriano Pappalardo, Alice Di Giuseppe, Nicola Di Pinto, Alberto Gimignani, Luigi Di Fiore, Tommaso Bianco, Bruno Cremer, Marcello Tusco, Claude Rich, Francois Marthouret, Luigi Diberti e Vanessa Gravina.

La media degli ascolti della prima TV italiana è stata superiore ai 14 milioni di telespettatori (51,37% di share). L'ultima puntata in particolare, trasmessa il 20 marzo 1989 su Rai Uno, è stata seguita da ben 17 milioni di telespettatori, segnando il record d'ascolto per una fiction televisiva italiana (escludendo gli sceneggiati degli anni del monopolio RAI), ancora oggi imbattuto.[1]

Trama[modifica | modifica wikitesto]

A seguito dello strano omicidio di Antonio Tindari, direttore di un casinò di recente apertura, il commissario Corrado Cattani, rientrato nei ranghi della polizia presso la Questura di Milano, rincontra Tano Cariddi, divenuto, a seguito della morte di Giulia Antinari per annegamento, direttore generale della Banca Antinari.

Mentre le indagini vengono affidate al magistrato Silvia Conti, con la quale Corrado inizialmente si scontra, Tano si reca in Sicilia per proporre alla mafia un affare colossale: l'investimento in borsa dei grandi capitali accumulati dalla cupola.

Il Puparo, un boss che da anni vive in clandestinità, fa evadere da un carcere il faccendiere turco Kemal Yfter e lo costringe a cedere un pacchetto azionario che rappresenta per Tano il primo gradino verso la sua scalata ad un'importante società finanziaria: le Assicurazioni Internazionali.

Alla testa delle Internazionali, c'è un uomo altero ed incorruttibile, Filippo Rasi, che Tano affronta a viso aperto dopo aver fatto la conoscenza della sua bella e giovane figlia, Ester.

Corrado continua tenacemente ad indagare sull'omicidio e scopre che l'uomo che ha sparato, è stato da poco dimesso da un ospedale psichiatrico e, che il suo nome è Salvatore Frolo. In una lunga e sofferta confessione, Frolo gli racconta di aver voluto vendicare la morte della moglie e della figlia, avvenuta molti anni prima in Sicilia, per un tragico regolamento di conti.

A rendere nemici Corrado e Tano c'è anche la vicenda dell'affido della piccola Greta Antinari, rimasta, dopo la morte di Giulia, l'unica superstite della famiglia Antinari, che Tano vorrebbe avere in affidamento per ottenere la quota di maggioranza della banca.

Dopo i primi contrasti, il commissario scopre nella giudice Conti una personalità coraggiosa, decisa e profondamente onesta. Il contributo della donna riesce ad evitare che la piccola Greta sia affidata a Tano e venga invece affidata ad una piccola comunità di bambini, gestita da un vecchio amico di Corrado, frate Bernardo.

Molte vicende e fatti criminosi si susseguono rapidamente: la squadra del commissario Cattani, composta dagli agenti Trevi, Quadri, Giugni e Gonzales viene incaricata di scortare Frolo e si sconterà in un terribile conflitto a fuoco contro i killer del Puparo a seguito del quale Gonzales rimane ucciso. Frolo viene ridotto in fin di vita raggiunto da numerosi colpi d'arma da fuoco, paralizzato, impedito nei gesti e nella parola.

Pur frustrato nella sua ricerca della verità, specialmente dal giornalista Davide Faeti, che in Sicilia anni prima si era occupato del caso ma poi per viltà aveva abbandonato tutto, Corrado giura a Frolo, ridotto ormai una povera cosa, che non lo abbandonerà.

Per portare avanti i suoi piani ambiziosi, Tano costringe con un vile ricatto Rasi a cedergli in sposa, in un matrimonio combinato, la figlia Ester, che accetta a malincuore, e dopo essersi alleato con il velenoso affarista Antonio Espinosa, uomo dai mille poteri e dai mille misteri, lo conduce al suicidio.

Ester, che ormai ha capito la natura perversa di Tano, decide di restargli accanto per scoprirne i segreti e portarlo alla rovina. Corrado cerca in tutti i modi di dissuaderla ma nel frattempo deve incassare un'altra sconfitta: Davide Faeti nel tentativo di scoprire qualcosa di più sulla vicenda, contatta la vedova di Tindari, decisa a collaborare. Purtroppo insieme alla donna viene barbaramente assassinato da un killer mafioso; in punto di morte riesce però a consegnare a Corrado una foto macchiata di sangue che ritrae una bambina. Questo è l'esile filo che resta a Corrado per tentare di risalire all'oscura storia in cui anni addietro trovarono una morte atroce la figlia e la moglie di Salvatore Frolo.

A seguito di una denuncia in Commissione Parlamentare, senza il suffragio di prove, Corrado viene temporaneamente sospeso e, dopo essere scampato a un terribile agguato, parte per la Sicilia assieme a Silvia, sulle tracce della figlia di Frolo e del mistero legato alla sua morte. Studiando gli incartamenti, riescono a stabilire che la figlia di Frolo è ancora viva ed è stata con ogni probabilità adottata da Tindari, tenendola rinchiusa in un collegio nel Nord Italia.

Tano si avvia alla stretta finale della sua losca manovra e attende un assenso della cupola mafiosa che elimini il Puparo e gli dia via libera per uno scambio di affari con Espinosa: un treno che trasporta un terribile carico di morte, verso un'isola abbandonata della Sicilia, suggella l'infame accordo.

Corrado, seguendo il suo istinto e mantenendo la promessa fatta a Salvatore Frolo, ritrova Paola, la figlia che quest'ultimo credeva morta, a cui Tindari ha cambiato il nome con Lorella De Pisis e la conduce alla comunità di frate Bernardo dove organizzano un incontro con un misterioso personaggio che si presenta come il padre.

Il padre di Lorella altri non è che il Puparo, il boss mafioso che, stanco dei continui crimini commessi dalla Cupola, decide di collaborare con la giustizia e dopo un lungo scontro a fuoco contro i killer mafiosi, Cattani riesce a sventare i piani criminali di Tano, a far fermare il treno con i rifiuti radioattivi ed a smascherare i due più pericolosi alleati di Tano: Espinosa ed il senatore corrotto Ettore Salimbeni.

Quando Tano scopre il tradimento della moglie (di cui si era sinceramente innamorato), che gli vomita addosso tutto il suo disprezzo, la uccide, purtroppo prima che Cattani possa arrivare in tempo ad arrestarlo.

Cattani, furibondo e spezzato dal dolore per non essere riuscito a proteggere Ester, si reca da Espinosa, e nonostante abbia le prove in mano, in un sinistro dialogo con l'affarista, intuisce la sua imminente fine.

La mattina seguente, il commissario si reca all'ospedale e introduce nella stanza di Frolo sua figlia Paola. L'uomo, paralizzato ma cosciente, accoglie con commozione la visita della ragazza che credeva morta.

All'uscita dall'ospedale, viene circondato nel cortile da alcuni killer, che lo uccidono senza pietà. Silvia Conti, che ha combattuto la stessa battaglia al fianco di Cattani e si è legata a lui sentimentalmente, giura sul suo cadavere di trovare e far condannare gli assassini. Sarà dunque Silvia, d'ora in poi, a portare avanti la battaglia contro la Piovra iniziata dal suo amato Corrado.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il nome di Antonio Tindari è stato cambiato in Carmelo Tindari.

Similitudini con la realtà[modifica | modifica wikitesto]

Il boss mafioso Antonio De Pisis, meglio conosciuto come il "Puparo", nel racconto de La piovra 4 rappresenta una via di mezzo fra i boss mafiosi Salvatore Riina e Tommaso Buscetta. Infatti, negli anni fra il 1988 e il 1989, durante i quali è ambientato lo sceneggiato, Riina era, come il "Puparo", il capo della Cupola siciliana, era latitante e faceva parte della cosiddetta "mafia vincente". Ciò si evince dalla conversazione che il "Puparo" rilascia davanti a giudici verso la fine della sesta puntata, quando afferma che i suoi uomini avevano ucciso molti mafiosi delle famiglie avverse nella guerra di mafia, fra cui anche un componente della Cupola, che secondo le dichiarazioni del "Puparo", venne ucciso dai suoi uomini mentre era fermo a un semaforo. Tale particolare si presume sia riferito a Stefano Bontade, membro qualche anno prima di Cosa Nostra e assassinato dagli uomini di Riina nelle analoghe circostanze descritte dal Puparo, cioè mentre si trovava fermo a un semaforo a Palermo. Ma Il "Puparo" rappresenta anche Buscetta, il quale, vistosi tradito e lasciato solo dai suoi ex alleati in Cosa Nostra, decise, come Il "Puparo", di svelare la struttura, i membri, i delitti, politici, i nomi eccellenti e l'organizzazione di Cosa Nostra al giudice Giovanni Falcone, e da lì nacque l'inchiesta che avrebbe portato all'arresto di molti dei boss mafiosi facenti capo alla Cupola.

Salvatore Frolo, nel racconto de La piovra 4 rappresenta il primo pentito assoluto di mafia Leonardo Vitale, conosciuto come "Leuccio". Infatti, Frolo ricalca la personalità di quest'ultimo che nonostante le sue dichiarazioni finì in un manicomio criminale per anni e che fu in seguito ucciso in un attentato.

Nella quinta miniserie il giudice e i poliziotti che all'epoca dello sceneggiato facevano parte del pool antimafia, sono qui rappresentati da Silvia Conti e dagli agenti che facevano parte della squadra del commissario Cattani.

Il personaggio di Antonio Espinosa ricalca la figura di Licio Gelli, un grande faccendiere che mette insieme mafia, alta finanza, politica, tira le fila e ricatta attraverso il suo archivio personale nel quale ha raccolto tutte le malefatte dei "grandi" della politica e della finanza.

Col personaggio di Filippo Rasi, presidente delle Assicurazioni Internazionali, si accenna al fatto che il suo predecessore morì in un attentato fatto al suo aereo privato durante un breve viaggio; in questo avvenimento si ricalca la morte (reale) di Enrico Mattei che avvenne in analoghe circostanze.

Nella terza puntata la giudice Silvia Conti viene punita con uno stupro per la sua attività antimafia. La scena del furgone bianco su cui viene fatta salire sembrerebbe liberamente ispirata alla vicenda della violenza subita da Franca Rame da un gruppo di neofascisti.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aldo Grasso, Enciclopedia della televisione. Garzanti, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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