La gabbianella e il gatto

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La gabbianella e il gatto
Lingua originale italiano
Paese di produzione Italia
Anno 1998
Durata 76 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1,66:1
Genere animazione, drammatico, musicale
Regia Enzo D'Alò
Soggetto Luis Sepúlveda
Sceneggiatura Umberto Marino
Produttore Vittorio Cecchi Gori
Produttore esecutivo Maria Fares
Casa di produzione Lanterna Magica
Distribuzione (Italia) Cecchi Gori
Art director Michel Fuzellier
Character design Walter Cavazzuti
Animatori Giorgio Ghisolfi, Marco Varrone
Montaggio Rita Rossi
Effetti speciali Daniele Arpini
Musiche David Rhodes
Scenografia Michel Fuzellier
Doppiatori originali
« Fallo per noi gatti! Non abbiamo mai volato! Sii tu il primo gatto volante! »
(Zorba cerca di convincere Fifì a spiccare il volo)

La gabbianella e il gatto è un film d'animazione italiano del 1998 realizzato dallo studio Lanterna Magica e diretto da Enzo D'Alò, basato sul romanzo Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare dello scrittore cileno Luis Sepúlveda.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Amburgo, 1998

Il film si apre con i "gatti del porto" Zorba, Colonnello, Segretario, Diderot e Pallino, che, intrufolatisi in un cantiere, assistono di nascosto a una cospirazione di topi, determinati a proclamare l'avvento del perfido Grande Topo, ad uscire per sempre dalle fogne e ad impadronirsi della città. Diderot, gatto intellettuale, ha l'idea di mettere fuori gioco i topi schiacciandoli sganciando su di loro un carico sospeso a una gru, ma inavvertitamente Segretario starnutisce attirando l'attenzione dei topi che rincorrono i gatti; durante la fuga, vedendo Pallino in difficoltà, Zorba affronta i topi da solo cavandosela con un morso alla zampa. Sulla strada del ritorno verso casa fanno la conoscenza di Bubulina, una bella gatta domestica siamese.
Nella stessa notte, al largo della costa di Amburgo, una motovedetta si schianta contro una petroliera provocando uno sversamento di petrolio nel mare. La mattina seguente uno stormo di gabbiani in migrazione si ferma presso la costa di Amburgo per cibarsi di aringhe e alcuni uccelli si ritrovano intrappolati nella pozza di petrolio: Kengah, una gabbiana con in grembo un uovo, finisce nel petrolio e faticosamente riesce a pulirsi e a liberarsi con l'aiuto di un altro gabbiano. Riesce a spiccare il volo finché, esausta, precipita nel giardino della casa di Zorba. Kengah, consapevole di non avere più molto tempo da vivere, decide di usare le sue ultime forze per deporre l'uovo, strappando infine tre promesse a Zorba: quella di non mangiare l'uovo, di averne cura finché non si schiuderà e di insegnare a volare al nascituro.

Zorba, commosso, accetta e chiede consiglio ai suoi amici Colonnello, Segretario, Pallino e Diderot, ma, ritornati sul posto (avevano pensato di provare a pulire la gabbiana con della benzina), Kengah è già spirata dopo aver deposto l'uovo. Zorba rivela agli amici la sua responsabilità verso l'uovo e, quando Diderot gli dice che è necessario "covare" l'uovo come un uccello, acconsente con imbarazzo. Per venti giorni il gatto rimane a casa, occupandosi dell'uovo, all'insaputa della sua padrona. Alcuni topi però scoprono il segreto e riportano la notizia al Grande Topo, che progetta di rapire il nascituro.
Vedendo arrivare Bubulina, Zorba cerca di nascondere il fatto che stava scaldando l'uovo per covarlo e inavvertitamente si siede sull'uovo, che si stava casualmente schiudendo. La gabbianella orfana viene battezzata Fortunata (Fifì) dalla comunità dei gatti, coinvolta da Zorba nel compito difficile di allevare questa inattesa 'figlia'. La piccola Fifì si trova di fronte un difficile compito: quello di imparare a conoscersi e capire di non essere un gatto pur vivendo tra i gatti, prima di imparare a volare. Nello stesso tempo, al fianco degli amici felini, si trova a dover fronteggiare il pericolo dei topi.

Un giorno Fortunata, giocando con Pallino, contendendosi un gomitolo di lana, litiga con lui, che per dispetto le dice che Zorba e gli altri gatti la coccolano e la nutrono perché la vogliono far ingrassare per mangiarsela, essendo lei non un gatto ma un uccello. Sconvolta, Fortunata scappa e viene rapita dai topi che vogliono mangiarla. I gatti organizzano un'operazione di salvataggio e Pallino, a cui è stato proibito di unirsi alla spedizione, pentitosi di aver trattato male Fifì, si intrufola di nascosto nelle fogne per affrontare coraggiosamente il Grande Topo. Purtroppo viene catturato anch'egli dai topi ma, sul punto di essere ucciso, viene salvato da uno stratagemma analogo a quello del cavallo di Troia: all'interno di una enorme forma di formaggio sopraggiungono i gatti che sbaragliano i topi e liberano Pallino e Fifì.

La gabbianella, ormai "adolescente", continua a pensare a ciò che le ha detto Pallino. Zorba la rassicura, spiegandole che fa parte della natura animale che i gatti mangino gli uccelli, ma assicurandole che loro non le farebbero mai del male, perché le vogliono bene da quando è nata, tanto più perché sanno che è diversa da loro.

Dopo qualche giorno i gatti decidono di insegnarle a volare per onorare anche quest'ultima promessa che Kengah, la vera madre di Fifì, aveva strappato a Zorba. I gatti, consultando l'enciclopedia di Diderot, provano ogni tipo di metodo e le fanno fare mille esercizi, purtroppo senza risultato.

Zorba chiede quindi aiuto a Bubulina e alla sua padroncina Nina (miagolando la lingua umana, cosa che sarebbe vietata per i gatti, ma Zorba sostiene che basta scegliere bene con che umano dialogare), per portare Fortunata in cima al campanile di San Michele (in cima al quale il padre di Nina, un poeta, va spesso a pensare entrando da una porticina sempre aperta) dal quale potersi lanciare e, finalmente, volare. Arrivati in cima, Nina e Zorba aiutano la gabbianella a superare ogni paura. Fifì si butta in picchiata rischiando di schiantarsi al suolo ma, prima di toccare terra, finalmente la gabbianella apre le ali e riesce a levarsi in volo. Fortunata saluta Zorba e i suoi amici con un addio; Pallino, pentitosi delle cattiverie dette in precedenza e finalmente felice che Fifì sappia volare, la saluta chiamandola "sorellina". Fifì vola verso il mare dove, incontrando uno stormo di gabbiani, trova il suo futuro.

Colonna sonora[modifica | modifica wikitesto]

Il brano principale della colonna sonora, So volare, è stato scritto e interpretato da Ivana Spagna e lanciato come singolo nelle radio in concomitanza con l'uscita del film, Ivana Spagna canta anche Canto di Kengah. Altri brani della colonna sonora sono Non sono un gatto di Leda Battisti, Siamo gatti di Samuele Bersani, Duro lavoro e Noi siamo i topi di Gaetano Curreri e Antonio Albanese.

Incassi[modifica | modifica wikitesto]

Il film fu il più grande successo di D'Alò, uscito alla fine del 1998, il film incassò oltre 12 miliardi di lire[1], ed è il suo film più famoso nonché la pellicola d'animazione italiana di maggior successo commerciale.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Differenze con il libro[modifica | modifica wikitesto]

  • Nel film a prendersi cura di Zorba è un'anziana signora, presumibilmente la sua padrona, mentre nel libro i suoi padroni sono in vacanza e a occuparsi di lui durante la storia è un loro amico di famiglia.
  • Nel film è del tutto assente la scena del libro riguardante l'infanzia di Zorba.
  • Nel libro Zorba incontra i gatti del porto uno alla volta (prima Segretario, poi Colonnello, in seguito Diderot e infine Sopravento). Nel film, i primi tre compaiono insieme a Zorba come i suoi amici sin dal principio.
  • Nel libro è specificata la residenza di Colonnello e Segretario, un ristorante italiano. Inoltre, diversamente dal film, il libro specifica che i padroni di Colonnello e Segretario sono rispettivamente il cuoco e il cameriere di questo ristorante (che si chiamano rispettivamente René e Carlo). Nel film questi personaggi vengono nominati nel capitolo La scelta dell'umano (quando i gatti devono decidere a che umano rivolgersi e li prendono in considerazione) ma non appaiono mai.
  • Nel libro i gatti del porto si procurano la benzina facendo immergere a Segretario la coda in un secchio di benzina nel loro ristorante, nel film invece vanno in una stazione di servizio e, mentre Pallino distrae il benzinaio facendosi accarezzare per poi morderlo, Segretario immerge la coda nel serbatoio di una macchina in rifornimento.
  • Nel libro Colonnello convince Segretario a fare ciò che vogliono i gatti del porto offrendogli uno dei suoi piatti preferiti del menù del ristorante, cosa che nel film non accade.
  • Nel film Zorba viene ritratto come un gatto tutto nero ma con il muso e il petto bianco, invece nel libro è tutto nero con una sola macchia bianca sul collo.
  • Nel libro i gatti chiamano la gabbiana sempre Fortunata, nel film la chiamano Fortunata solo una volta, quando devono decidere come chiamarla, e poi sempre Fifì.
  • La figura del poeta compare nel libro verso l'ultima parte, mentre nel film è presentato nei primi minuti, mentre improvvisa rime; stessa cosa accade per la sua gatta Bubulina. Inoltre nel film compare anche una terza figura, la figlia del poeta, per cui il padre improvvisa rime divertenti, assente nel libro.
  • Diderot, nel libro, vive al "Bazar di Harry", locale gestito da Harry, un vecchio lupo di mare, pieno di oggetti antichi e relitti misteriosi; nel film abita in un più imprecisato "museo abbandonato".
  • Il personaggio dello scimpanzé Mattia, bigliettaio del Bazar di Harry, è stato tagliato nel film: al suo posto è stato inserito il gattino rosso Pallino, nipote di Colonnello, amico del protagonista e inizialmente non molto simpatico alla gabbianella.
  • La figura dell'antagonista nella pellicola è molto definita, e viene introdotta subito: si tratta dei malvagi topi di fogna. Essi, guidati dal Grande Topo, vogliono risalire in superficie e conquistare lo spazio terreno a scapito dei gatti: per questo cercano di spiare ogni loro mossa. Due ratti, infatti, vengono inviati dal Grande Topo a spiare costantemente i tentativi di Zorba di covare l'uovo affidatogli da Kengah, e dopo aver catturato la gabbianella vengono scoperti dal gatto e puniti. Nel libro invece la figura dell'antagonista non è ben definita, ma il vero antagonista della storia è il mosaico di avvenimenti e personaggi che si avvicendano intorno ai protagonisti: essi, volontariamente e non, rendono difficoltosa la missione dei gatti del porto. I topi compaiono anch'essi, ma hanno un ruolo molto più marginale: è assente sia la figura del Grande Topo (nel libro viene definito semplicemente il "Capo dei Topi"), sia il loro proposito di conquistare il mondo in superficie, e sebbene tentino di catturare la piccola gabbianella non hanno il compito di spiarla: nel libro infatti a spiare la gabbianella e a catturarla non sono i topi, ma due gatti nemici di Zorba, assenti nel film.
  • Nel libro la gabbiana si spaventa, nel film si spaventa e scappa, e quando scappa viene catturata dai topi che se la vogliono mangiare, ma viene salvata da Zorba, Diderot, Colonnello, Pallino e Segretario.
  • Assente nel libro è anche la parte riguardante il rapimento di Fortunata e la strategia del "Cavallo di Troia" con la grande forma di formaggio.
  • Sopravento, il gatto di mare, è stato cambiato nel film in una gatta di nome Rosa dei Venti. Inoltre nel libro Sopravento è chiaramente descritto come color miele, nel film Rosa dei Venti è rossastra.
  • Nel film è la figlia del poeta a condurre Zorba sul campanile, non il poeta stesso, come invece accade nel libro. Inoltre nel libro Zorba miagola faccia a faccia con il poeta, mentre nel film si rivolge alla figlia mentre questa sogna profondamente, per poi svegliarsi e trovare fisicamente il gatto che era nel suo sogno in casa sua.
  • Nel libro Diderot è di colore grigio, mentre nel film è arancione. Inoltre Segretario, nel film, ha tutti i baffi, mentre nel libro ne ha solo due.
  • Nel libro Colonnello miagola con accento napoletano e si riferisce spesso a Zorba chiamandolo "guaglione", diversamente dal film, dove miagola in modo normale e lo chiama "Giovanotto".
  • Nel libro è del tutto assente la palese attrazione di Zorba verso Bubulina.
  • Nel libro a suggerire l'idea di rompere il tabù di miagolare l'idioma degli umani è Zorba, nel film sono Diderot e Segretario.
  • Nel film, il poeta descrive come propria una poesia sui gabbiani di Bernardo Atxaga. Nel libro, quando la legge a Zorba, gli rivela anche l'identità dell'autore.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Movieplayer.it - Pagina incassi del film. URL consultato il 19-1-2008.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]