Isabella di Morra

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Torbido Siri, del mio mal superbo / or ch'io sento da presso il fine amaro, / fa' tu noto il mio duolo al padre caro, / se mai qui'l torna il suo destino acerbo. »
(Isabella Morra)
Isabella di Morra
Isabella di Morra - poetessa italiana.jpg
Supposto ritratto di Isabella di Morra
Baronessa di Favale
Stemma
Nascita Favale, 1520 circa
Morte Favale, 1546
Sepoltura Valsinni: chiesa di San Fabiano fuori le mura[1][2]
Dinastia Morra
Padre Giovanni Michele di Morra
Madre Luisa Brancaccio
Religione Cattolicesimo

Isabella di Morra (Favale, 1520 circa – Favale, 1546) è stata una poetessa italiana.

Giovane nobildonna che, nella prima metà del XVI secolo, illuminò il panorama letterario italiano, figurando tra le poetesse petrarchiste del Rinascimento; fu uccisa dai suoi stessi fratelli a causa di una presunta relazione clandestina con il barone spagnolo Diego Sandoval de Castro.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Era la terza degli otto figli di Giovanni Michele di Morra, di antica stirpe irpina, barone di Favale (odierna Valsinni in provincia di Matera), e di Luisa Brancaccio, appartenente a un'aristocratica famiglia napoletana. I suoi fratelli furono Marcantonio, Scipione, Decio, Cesare, Fabio, Porzia e Camillo. Il padre fu costretto a emigrare, nel 1528, assieme al secondogenito Scipione, a Parigi, dopo la sconfitta delle truppe di Francesco I di Francia di cui era alleato e la vittoria dell'imperatore Carlo V per il possesso della penisola. Il feudo di Favale, di cui erano titolari i di Morra fin dall'epoca normanna, fu alienato per alcuni anni al re di Spagna. Dopo varie trattative legali, il territorio tornò ai di Morra, e fu conferito al primogenito Marcantonio.[3]

Valsinni: busto di Isabella di Morra

A Favale rimase la moglie con sette degli otto figli, compresa la giovane Isabella che spesso invocò il padre nelle sue Rime, considerandolo l'unico in grado di aiutarla nella sua situazione: i rapporti con i fratelli erano infatti aspri e continuarono a incrinarsi fino alla tragedia. Il preciso anno di nascita di Isabella rimane ignoto; Benedetto Croce lo situa attorno al 1520, mentre il Caserta pensa sia nata qualche anno prima, ponendo il 1515 come data post quem.[4]

Isabella stringeva una relazione segreta con Diego Sandoval de Castro, poeta spagnolo a sua volta e barone del vicino paese di Bollita (l'odierna Nova Siri), inviandogli messaggi e versi tramite il suo pedagogo Torquato. Il castello del nobile iberico, seppure rimaneggiato, esiste ancora nel centro storico del borgo. Scoperto il supposto intrigo amoroso, i fratelli di Isabella uccisero lei e il suo istitutore nel 1546. Poco più tardi ammazzarono in un agguato nel bosco di Noia anche Diego Sandoval per poi fuggire in Francia.

Il castello di Valsinni, dove visse la giovane poetessa Isabella di Morra
Possibile ritratto di don Diego Sandoval de Castro

Di che natura fosse il rapporto tra Diego Sandoval de Castro e Isabella, nella Basilicata remota e al di fuori delle maggiori correnti culturali del tempo, rimane a oggi un mistero. Certo si sa che le lettere che don Diego spedì a Isabella furono inviate a nome di sua moglie, Antonia Caracciolo. Gli storici hanno così supposto che Isabella e Antonia Caracciolo si conoscessero già prima dell'inizio dello scambio epistolare. Perdute invece restano le risposte di Isabella a Diego, poeta di qualche reputazione, che nel 1542 aveva pubblicato, a Napoli, un volume di rime petrarchiste. Che si trattasse di un legame sentimentale o di un'amicizia intellettuale nati in condizioni di duro isolamento, i fratelli ne furono informati già alla fine del 1545. Decio, Cesare e Fabio decisero rapidamente di porre fine alla vicenda sopprimendo prima la sorella e poi il nobile spagnolo. Alcune fonti anglosassoni ipotizzano che fu picchiata a morte, mentre altre documentazioni italiane indicano che fu pugnalata. Don Diego, temendo che la vendetta si abbattesse su di lui, reclutò invano una scorta: i tre assassini, con l'aiuto di altrettanti zii, probabilmente anche per odio verso gli spagnoli, gli tesero però l'agguato fatale.[5]

L'assassinio di don Diego de Sandoval provocò, all'epoca, reazioni di deplorazione molto più ampie che non l'uccisione di Isabella. Nel codice d'onore del XVI secolo, era infatti ammissibile lavare col sangue il disonore arrecato alla famiglia da uno dei suoi membri, specie se donna. Ciò che non era ammissibile era il coinvolgimento di persone terze nella risoluzione di un contenzioso, mediante duello e uccisione, a tradimento, di un superiore in rango. Per questi motivi, i tre fratelli furono costretti a fuggire in Francia, dove raggiunsero Scipione e il padre che mancava da venti anni da casa. Fonti coeve sostengono che il genitore, Giovanni Michele, fosse deceduto prima di Isabella, ma Benedetto Croce ha dimostrato che non era così. Di Fabio non si hanno notizie certe dopo il suo arrivo in Francia; Decio si fece prete e Cesare sposò una nobildonna francese. Marcantonio non risulta essere tra gli ideatori del delitto;[6] ciononostante, fu imprigionato per alcuni mesi e in seguito rilasciato. Camillo, l'ultimogenito, fu invece completamente assolto dall'accusa di complicità nel crimine. Dei Morra italiani sopravviverà solo il ramo di Monterocchetta.[7]

Isabella trascorse la maggior parte della sua breve esistenza nel castello di Valsinni, in Basilicata, dove eventi celebrativi della sua vita e della sua attività poetica si svolgono durante tutto l'anno. Il suddetto castello risale all'incirca all'anno 1000; leggende locali assicurano che il fantasma della poetessa si aggirerebbe silenziosamente nelle stanze in cui dimorò e sarebbe stata sepolta nella cripta di famiglia della chiesa valsinnese di San Fabiano.[8]

L'interesse attorno alla figura e all'opera di Isabella di Morra è aumentato nel corso dei quattro secoli e mezzo che ci separano dalla sua morte, nonostante il corpus (soltanto dieci sonetti e tre canzoni) estremamente esiguo a noi pervenuto. Se fino al XIX secolo la qualità della sua opera poetica furono sufficienti a tramandarne la fama, per parte dell'Ottocento e per tutto il Novecento, la sua tragica biografia ha in larga parte oscurato la comprensione e il pieno apprezzamento dei suoi testi. Molte sono state, infatti, le letture del suo canzoniere in chiave meramente femminista (tenuto conto del limitato numero di donne presenti nella storia letteraria italiana, come Veronica Gambara, Gaspara Stampa, Francesca Turina Bufalini), specialmente in ambito statunitense, senza che tenessero in sufficiente considerazione il retroterra culturale e storico dell'epoca.[9]

È generalmente assodato che i tredici testi giunti fino a noi fossero stati scoperti dagli ufficiali del viceré di Napoli e "messi agli atti", durante l'indagine che seguì l'uccisione di Don Diego de Sandoval, allorché il castello di Valsinni fu perquisito. Pochissimi anni dopo la morte di Isabella, un libraio napoletano scoprì casualmente le poesie nei suoi stipati scaffali e, incuriosito dal personaggio della rimatrice e dalle sue vicissitudini, le affidò allo scrittore Ludovico Dolce, il quale le inserì nel terzo libro che raccoglieva le Rime di diversi illustri signori napoletani (Venezia, Giolito, 1552); furono apprezzate dall'ambiente letterario italiano. Non si conoscevano notizie documentate inerenti alla sua vita fino a quando Marcantonio (figlio del fratello minore Camillo) non pubblicò una storia della famiglia Morra, nel 1629.[10]

Nei due secoli passati, la drammatica esistenza di Isabella colpì a tal punto l'immaginazione dei critici tanto da oscurarne e travisarne la poetica, in parte a causa della natura strettamente personale e intima dei suoi versi, che ha incoraggiato lo studio della sua arte in relazione con gli avvenimenti da lei vissuti. Il fervore artistico di Isabella fu incentivato dalla corrente, in voga al tempo, del petrarchismo, ma i suoi versi rivelano un'originalità inusitata ai discepoli del grande cantore aretino; altri autori che li avrebbero influenzati sono Dante Alighieri e alcuni classici della letteratura italiana. Qualche critico considera Isabella precorritrice delle tematiche esistenziali care a Giacomo Leopardi, incluse la descrizione del natio borgo selvaggio e dell'invettiva alla crudel fortuna.[11]

Isabella di Morra nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benedetto Croce, in visita a Valsinni nel 1928, seppe dal parroco che la poetessa era stata sepolta nei sotterranei di questa chiesa, ai piedi del castello, ma, in seguito, furono asportate le lastre di marmo dei sepolcreti, fra cui quello dei Morra, ed era quindi arduo individuare il punto preciso della sua ubicazione.
  2. ^ Croce, Isabella di Morra, pag. 42
  3. ^ Caserta, pag. 22
  4. ^ Croce, Isabella di Morra, pag. 5
  5. ^ Montesano, pag. 13
  6. ^ Croce, Isabella di Morra, pag. 26
  7. ^ Bronzini, pag. 36
  8. ^ Montesano, pag. 21
  9. ^ Bonora, pag. 27
  10. ^ Bronzini, pp. 33-35
  11. ^ Cambria, pag. 39

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gaetana Rossi, Stella avversa. Il canzoniere di Isabella di Morra, deComporre Edizioni, Gaeta, 2014
  • Ruggero Stefanelli, Il petrarchismo di I.M., in Annali della Facoltà di Magistero dell'Università di Bari, XI, 1972, pp. 375–420.
  • Domenico Bronzini, Isabella di Morra, con l'edizione del Canzoniere. Matera, Figli Montemurro, 1975.
  • Giovanni Caserta, Isabella di Morra e la società meridionale del Cinquecento. Roma-Matera, Edizioni Meta, 1976.
  • Enzo Giannelli (in collaborazione con Teresa Campi), a cura di, "Isabella Morra - Il canzoniere", edizione per bibliofili tirata in centoventuno esemplari, contenente un inserto con lo stemma della Famiglia Morra eseguito da Lorenzo Conte, albero genealogico della Famiglia Morra eseguito da Marcantonio Morra (nipote di Isabella) e una sequenza fotografica di immagini inedite (foto scattate da madame Giovanna Guyot-Sionnest) dello spettacolo "Isabella Morra" di André-Pieyre de Mandiargues (andato in scena a Parigi nel 1975, per la regia di Jean-Louis Barrault), Roma, Edizioni Don Chisciotte, 1979.
  • Atti del convegno: Isabella Morra e la Basilicata, Matera, Liantonio, 1981.
  • Natalia Costa-Zelassow, Isabella di Morra, in Scrittrici italiane dal XIII al XX secolo. Ravenna, Longo Editore, 1982.
  • Benedetto Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, Palermo, Sellerio, 1983.
  • Benedetto Croce, Sulle prime stampe delle rime di I.M., in Aneddoti di varia letteratura, vol. I, Bari, Laterza, 1953, pp. 372–376.
  • Maria Antonietta Grignani, Per Isabella di Morra, in "Rivista di Letteratura Italiana", II, 1984; pp. 519–584.
  • Ettore Bonora, "Le donne poetesse", in Storia della Letteratura Italiana, vol. IV, Milano, Garzanti, 1988
  • Alessandra Dagostini, Degno il sepolcro, se fu vil la cuna. L'universo poetico di Isabella Morra, Castellammare di Stabia, Longobardi editore, 2011.
  • André Pieyre de Mandiargues, Isabella Morra. Dramma in due atti. Note a cura di Gina Labriola. Venosa, Osanna, 1990.
  • Franco Salerno, Isabella di Morra. Lo specchio della mente e il profumo della Morte, in Il pacato incubo dei Mostri. L'Arcano e l'Inconscio negli scrittori italiani del '400 e del '500. Introduzione di Franco Cardini. Chieti, Solfanelli, 1992, pp. 11–22.
  • Adele Cambria, Isabella. la triste storia di Isabella Morra. Venosa, Osanna, 1997.
  • Maria Antonietta Grignani, Introduzione alle Rime di Isabella di Morra. Roma, Salerno Editrice, 2000, pp. 11–42.
  • Neria De Giovanni, Isabella di Morra e la poesia del Rinascimento europeo, Alghero, Nemapress, 2001.
  • Maria Antonietta Elia, I sonetti di Isabella di Morra. Bari, Adda, 2005.
  • Rossella Grenci, Isabella di Morra. Poesie parallele. Modena, Mucchi, 2006.
  • Pasquale Montesano, "Isabella di Morra - Storia di un paese e di una poetessa", con l'inedito carteggio Croce-Guarino, Matera-Roma, Altrimedia Edizioni, 1999.
  • Pasquale Montesano, "Riflessioni a margine del caso di Isabella Morra" (con un documento inedito), in "Bollettino Storico della Basilicata", n. 22, Venosa, Osanna, 2006.
  • Tobia R. Toscano, Diego Sandoval di Castro e Isabella di Morra - Rime, Roma, Salerno Editrice, 2007.
  • Marina Caracciolo, "I fieri assalti di crudel Fortuna". Considerazioni sulla poesia e sulla vita di Isabella di Morra, in "Quaderni di Arenaria", V, 2014; pp. 26 e seg.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN41858614 · BNF: (FRcb12050524v (data)