Isabella di Morra

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Isabella di Morra
Isabella di Morra.jpg
Supposto ritratto di Isabella di Morra
Baronessa di Favale
Nascita Favale, 1520 circa
Morte Favale, 1545/1546
Sepoltura Valsinni: chiesa di San Fabiano fuori le mura[1][2]
Dinastia Morra
Padre Giovanni Michele di Morra
Madre Luisa Brancaccio
Religione Cattolicesimo

Isabella di Morra, nota anche come Isabella Morra (Favale, 1520 circa – Favale, 1545/1546), è stata una poetessa italiana.

Lontana da accademie e salotti letterari, visse sotto la prepotenza dei fratelli che la segregarono nel castello di famiglia, dove si occupò della sua produzione letteraria. La sua breve vita, contrassegnata da isolamento e tristezza, si concluse con il suo assassinio da parte degli stessi fratelli a causa di una presunta relazione clandestina con il barone Diego Sandoval de Castro.

Sconosciuta in vita, Isabella di Morra acquistò una certa fama dopo la morte per la sua tragica biografia ma anche per la sua poetica, tanto da essere considerata una delle rimatrici più colte del XVI secolo,[3] nonché una pioniera della poesia romantica.[4]

Non si conoscevano notizie documentate inerenti alla sua vita fino a quando Marcantonio, figlio del fratello minore Camillo, non pubblicò una biografia della famiglia Morra dal titolo Familiae nobilissimae de Morra historia, nel 1629.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Inizi[modifica | modifica wikitesto]

Isabella nacque a Favale (odierna Valsinni in provincia di Matera) da Giovanni Michele di Morra, barone di Favale, e Luisa Brancaccio, appartenente a un'aristocratica famiglia napoletana. Altri componenti della famiglia erano i fratelli Marcantonio, Scipione, Decio, Cesare, Fabio, Camillo e la sorella Porzia. Il preciso anno di nascita di Isabella rimane ignoto; generalmente viene riportato quello dedotto da Benedetto Croce, che lo situa poco dopo il 1520,[5] mentre altri studiosi come Giovanni Caserta ritengono sia nata qualche anno prima, ponendo la data intorno al 1516.[6]

Isabella, assieme al fratello Scipione, poco più grande di lei o forse gemello,[7] venne educata dal padre, uomo colto e amante della letteratura, che le trasmise l'amore per la poesia. Tuttavia, Giovanni Michele fu costretto a emigrare prima a Roma e infine a Parigi nel 1528, dopo la sconfitta delle truppe di Francesco I di Francia di cui era alleato e la vittoria dell'imperatore Carlo V per il possesso del Regno di Napoli. Il fratello Scipione seguì il padre a Roma, dove rimase per approfondire gli studi; l’ambasciatore francese presso la Santa Sede ebbe occasione di ammirarlo e lo portò con sè, raggiungendo il padre a Parigi. Il feudo di Favale, di cui erano titolari i Morra fin dall'epoca normanna, fu alienato per alcuni anni al re di Spagna. Dopo varie trattative legali, il territorio tornò ai Morra, e fu conferito al primogenito Marcantonio.[8]

A Favale rimase la madre con i restanti sette figli. I rapporti tra Isabella e i fratelli minori Decio, Fabio e Cesare erano aspri e si incrinarono sempre di più. I fratelli, che a detta del nipote Marcantonio il «luogo agreste» li aveva resi «feroci e barbari»,[9] la reclusero nel castello di Favale, dove trascorse gran parte della sua breve esistenza. Nel maniero Isabella si dedicò a comporre le sue liriche, trovando nella poesia l'unico conforto per alleviare la solitudine.

Il rapporto con Diego Sandoval de Castro[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Valsinni, dove visse Isabella di Morra

Isabella ebbe modo di stringere una corrispondenza segreta con Diego Sandoval de Castro, poeta di origine spagnola e barone del vicino paese di Bollita (oggi Nova Siri), nonché castellano di Cosenza. Il castello del nobile, seppur rimaneggiato, esiste ancora nel centro storico del borgo. I due intrapresero uno scambio segreto di lettere in cui Torquato, pedagogo di Isabella, svolse il ruolo di intermediario.

Di che natura fosse il rapporto tra Diego Sandoval de Castro e Isabella, nella Basilicata remota e al di fuori delle maggiori correnti culturali del tempo, rimane a oggi un mistero. Certo si sa che le lettere che don Diego spedì a Isabella furono inviate a nome di sua moglie, Antonia Caracciolo. Gli storici hanno così supposto che Isabella e Antonia Caracciolo si conoscessero già prima dell'inizio dello scambio epistolare. Perdute invece restano le risposte di Isabella a Diego, poeta di qualche reputazione, che nel 1542 aveva pubblicato, a Napoli, un volume di rime petrarchiste.

Che si trattasse di un legame sentimentale o di un'amicizia intellettuale nati in condizioni di duro isolamento, i fratelli ne furono informati già alla fine del 1545. Decio, Cesare e Fabio, supponendo un rapporto extraconiugale, decisero rapidamente di porre fine alla vicenda meditando l'assassinio della sorella e del nobiluomo, quest'ultimo probabilmente visto anche come un intralcio poiché temevano che avrebbe potuto sollecitare il governatore della provincia di Basilicata per sottrarre Isabella dall'oppressione a cui la costrinsero,[10] benché Croce abbia smentito tale ipotesi.[11]

Assassinio[modifica | modifica wikitesto]

Scoperto il supposto intrigo amoroso, i fratelli di Isabella uccisero prima il suo istitutore Torquato. Secondo il racconto del nipote Marcantonio, gli aguzzini sorpresero Isabella con le lettere tra le mani ancora chiuse, la quale si difese dicendo che erano state inviate dalla Caracciolo, ma ciò non bastò a placare la loro ira. Isabella venne pugnalata a morte.[10] Don Diego, temendo che la vendetta si abbattesse anche su di lui, reclutò invano una scorta. I tre assassini, con l'aiuto di due zii Cornelio e Baldassino, probabilmente spinti anche dall'odio verso gli spagnoli, gli tesero l'agguato fatale, ammazzando il barone nel bosco di Noia (l'odierna Noepoli).[12]

L'assassinio di Diego Sandoval de Castro provocò, all'epoca, reazioni di deplorazione molto più ampie che non l'uccisione di Isabella. Nel codice d'onore del XVI secolo, era infatti ammissibile lavare col sangue il disonore arrecato alla famiglia da uno dei suoi membri, specie se donna. Ciò che non era ammissibile era il coinvolgimento di persone terze nella risoluzione di un contenzioso, mediante duello e uccisione, a tradimento, di un superiore in rango. Si ritiene che l'omicidio del barone fu solo la copertura di interessi legati a motivi politici, essendo i Morra legati ai Francesi, mentre de Castro aveva militato nell'esercito dell'imperatore Carlo V, prima di essere investito della baronia di Bollita e di ottenere la castellania di Cosenza.[13]

Marcantonio riferisce le risultanze del rapporto stilato da Antonio Barattuccio, avvocato fiscale del Regno di Napoli, in cui riportò la testimonianza diretta del governatore spagnolo della Basilicata, Antonio Basurto, inviato ad indagare, in seguito alla denuncia della moglie Antonia Caracciolo, sull'uccisione di Diego Sandoval De Castro, avvenuta per mano dei fratelli di Isabella, un anno dopo l'uccisione del pedagogo e della poetessa.[14]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il massacro, che si sarebbe svolto tra la fine del 1545 e il 1546,[15] i tre fratelli furono costretti a rifugiarsi in Francia per sfuggire all'ira del viceré Pedro de Toledo che fece setacciare l'intera provincia. Essi raggiunsero Scipione e il padre che mancava da venti anni da casa. Il biografo di famiglia Marcantonio sostenne che suo nonno Giovanni Michele fosse deceduto prima di Isabella, ma Benedetto Croce dimostrò che morì dopo la tragedia, poiché continuò a percepire la pensione dal Re di Francia almeno fino al 1549[16]. Scipione, benché scioccato e disgustato dagli omicidi, decise infine di aiutare i propri fratelli a sistemarsi in Francia.

Di Fabio non si hanno notizie certe, Decio si fece prete e Cesare sposò una nobildonna francese. Scipione, uomo influente che ricoprì l'incarico di segretario della regina Caterina de' Medici, verrà avvelenato da altri cortigiani, poiché invidiosi del suo ruolo privilegiato. La stessa regina, sdegnata per l'accaduto, punirà i colpevoli.[10] Nel frattempo i fratelli rimasti a Favale furono processati. Marcantonio non risultò essere tra gli ideatori del delitto; ciononostante, fu imprigionato per alcuni mesi e in seguito rilasciato. Camillo, l'ultimogenito, fu invece completamente assolto dall'accusa di complicità poiché totalmente estraneo ai fatti.[17]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

« Torbido Siri, del mio mal superbo / or ch'io sento da presso il fine amaro, / fa' tu noto il mio duolo al padre caro, / se mai qui' l torna il suo destino acerbo. »
(Isabella di Morra, Rime)
Valsinni: busto di Isabella di Morra

Gli scritti di Isabella furono scoperti dagli ufficiali del viceré di Napoli e "messi agli atti", durante l'indagine che seguì l'uccisione di Don Diego de Sandoval, allorché il castello di Valsinni fu perquisito. Nonostante il corpus (soltanto dieci sonetti e tre canzoni) estremamente esiguo a noi pervenuto, la poesia di Isabella è considerata una delle più intense e toccanti della lirica cinquecentesca.[18] Il fervore artistico di Isabella fu incentivato dalla corrente, in voga al tempo, del petrarchismo, ma i suoi versi rivelano una notevole originalità e carica drammatica;[19] altri autori che li avrebbero influenzati sono Dante Alighieri e alcuni classici della letteratura italiana.

Molte sono state le letture del suo canzoniere in chiave meramente femminista (tenuto conto del limitato numero di donne presenti nella letteratura italiana del tempo), specialmente in ambito statunitense, senza che tenessero in sufficiente considerazione il retroterra culturale e storico dell'epoca.[20] In Isabella s'intravede lo sfogo di una persona elevata e oppressa in una società retrograda, desiderosa di vedere riconosciute le sue qualità di donna e auspicare a un mondo sottratto alla violenza e ricondotto alla tolleranza.[21]

Pochi anni dopo la morte di Isabella, il libraio napoletano Marcantonio Passero scoprì casualmente le poesie nei suoi stipati scaffali e, incuriosito dal personaggio della rimatrice e dalle sue vicissitudini, le affidò allo scrittore Ludovico Dolce, il quale le inserì nel terzo libro che raccoglieva le Rime di diversi illustri signori napoletani (Venezia, Giolito, 1552); furono apprezzate dall'ambiente letterario del tempo.[22] Successivamente, tutte le sue liriche apparvero in Rime diverse d’alcune nobilissime, et virtuosissime donne (Lucca, Busdrago, 1559), a cura di Lodovico Domenichi. Angelo de Gubernatis, che considerava introvabile l'edizione del 1556, ipotizza sia servita a Ludovico Domenichi per una raccolta di rime e ad Antonio Bulifon per il volumetto citato da Francesco Saverio Quadrio che porta il titolo Rime delle Signore Lucrezia Marinella, Veronica Gambara ed Isabella Della Morra, di nuovo date in luce da Antonio Bulifon con giunta di quelle finora raccolte della signora Maria Selvaggia Borghini[23].

Tuttavia, Isabella venne quasi dimenticata e ignorata dalla critica nei secoli e la sua storia drammatica oscurò la sua poetica. Grazie ad Angelo de Gubernatis la figura di Isabella iniziò ad essere rivalutata a partire dai primi del novecento,[6] tant'é che lo stesso de Gubernatis accostò Isabella a Saffo,[24] e ne fece un emblema di tutte le donne vittime della violenza familiare, «trattata come una cosa, reclusa, tiranneggiata come una schiava (...) la pietà grande che sentiamo per essa si riversi sopra le superstiti compagne del dolore e sia principio d'opera riparatrice, che prepari il riscatto per tante vittime di violenza insane che gemono neglette nel carcere duro e inviolando della vita domestica italiana»[25]. Nel 1901 De Gubernatis tenne una conferenza al Circolo Filologico di Bologna dal titolo Il romanzo di una poetessa, che pubblicò in sintesi come introduzione a: Isabella Morra, Le rime ristampate (con introduzione e note di Angelo De Gubernatis, Roma, Forzani e c. Tipografia del Senato, 1907); de Gubernatis inviò la sua opera a Benedetto Croce per invitarlo a interessarsi della poesia di Isabella risarcendola del silenzio da cui la sua opera era stata fino ad allora avvolta per secoli. Per effetto di ciò, Croce soggiornò a Valsinni nel 1928 per approfondirne gli studi, riportando di fatto alla luce la storia e la lirica della sfortunata poetessa e del suo presunto spasimante.

Ad oggi l'opera di Isabella, nonostante l'impronta petrarchista, è considerata originale rispetto alla lirica del suo tempo, tanto da assumere alcuni connotati che saranno propri del barocco e, in particolare, del romanticismo.[26] Viene citata come precorritrice delle tematiche esistenziali care a Giacomo Leopardi, incluse la descrizione del «natio borgo selvaggio» e dell'invettiva alla «crudel Fortuna».[27] Il suo stile è visto come un preludio ad alcune opere di Torquato Tasso, come ad esempio Canzone al Metauro (1578), spesso accostato al sonetto della poetessa I fieri assalti di crudel Fortuna.[28][29]

Riferimenti nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • Parco letterario "Isabella Morra", inaugurato nel 1993 nella sua natia Valsinni, in cui vengono organizzati spettacoli teatrali e musicali.[31]
  • Premio letterario internazionale Isabella Morra: "Il mio mal superbo", organizzato annualmente dal 2011 a Monza dalla "Casa della Poesia di Monza" in collaborazione con il comune di Valsinni. I concorrenti presentano poesie inedite in lingua italiana.[32]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Benedetto Croce, in visita a Valsinni nel 1928, seppe dal parroco che la poetessa era stata sepolta nei sotterranei di questa chiesa, ai piedi del castello, ma, in seguito, furono asportate le lastre di marmo dei sepolcreti, fra cui quello dei Morra, ed era quindi arduo individuare il punto preciso della sua ubicazione.
  2. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 35
  3. ^ Crescimbeni, Dell'istoria della volgar poesia, pag. 138
  4. ^ Sansone, Isabella Morra e la Basilicata, pag. 22
  5. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 25
  6. ^ a b Giovanni Caserta, Morra Isabella, aptbasilicata.it. URL consultato il 2 agosto 2016.
  7. ^ Sansone, Isabella Morra e la Basilicata, pag. 106
  8. ^ Caserta, Isabella di Morra e la società meridionale del Cinquecento, pag. 22
  9. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 14
  10. ^ a b c Angelo de Gubernatis, La famiglia Morra, sbti.it. URL consultato il 17 luglio 2016.
  11. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 14
  12. ^ Montesano, Isabella di Morra - Storia di un paese e di una poetessa, pag. 13
  13. ^ Francesco Rusciani, Il poeta Diego Sandoval de Castro, in: "Archivio storico per la Calabria e la Lucania", XXIX, 1960, pp. 149–154 e 287.
  14. ^ Bronzini, Isabella di Morra, con l'edizione del Canzoniere, pp. 33-35.
  15. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 29
  16. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 17
  17. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 15
  18. ^ Pazzaglia, Letteratura italiana, pag. 241
  19. ^ Spagnoletti, Otto secoli di poesia italiana da S. Francesco d'Assisi a Pasolini, pag. 211
  20. ^ Bonora, Le donne poetesse, pag. 27
  21. ^ Spinelli, Basilicata, pag. 91
  22. ^ Croce, Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro, pag. 31
  23. ^ Isabella Morra, Le rime ristampate con introduzione e note di Angelo De Gubernatis, 1907, Roma, Forzani e C. tipografi del Senato.
  24. ^ Sansone, Isabella Morra e la Basilicata, pag. 117
  25. ^ Isabella Morra, Le rime ristampate con introduzione e note di Angelo De Gubernatis, Roma, Forzano e C. Tipografi del Senato.
  26. ^ Rizzi, E donna son, contra le donne dico, pag. 18
  27. ^ Cambria, Isabella pag. 39
  28. ^ Pazzaglia, Letteratura italiana, pag. 241
  29. ^ Bonora, Critica e letteratura nel Cinquecento, pag. 97
  30. ^ Isabella di Morra, ildeposito.org. URL consultato il 13 agosto 2016.
  31. ^ Pro Loco Valsinni - Il parco letterario, parcomorra.it. URL consultato il 17 luglio 2016.
  32. ^ Isabella Morra, lacasadellapoesiadimonza.it. URL consultato il 18 agosto 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni[modifica | modifica wikitesto]

  • Domenico Bronzini, Isabella di Morra, con l'edizione del Canzoniere. Matera, Fratelli Montemurro, 1975.
  • Isabella di Morra, Rime, a cura di Maria Antonietta Grignani, Roma, Salerno Editrice, 2000.
  • Diego Sandoval di Castro e Isabella di Morra, Rime, a cura di Tobia R. Toscano, Roma, Salerno Editrice, 2007.

Saggi[modifica | modifica wikitesto]

  • Giovanni Mario Crescimbeni, Dell'istoria della volgar poesia, Volume 5, p. 138, Venezia, Basegio, 1730
  • Benedetto Croce, "Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro", in La critica, Vol. 27, Laterza & figli, 1929.
  • Benedetto Croce, "Isabella di Morra e Diego Sandoval de Castro", Sellerio, Palermo 1983 [1888]
  • Ettore Bonora, "Le donne poetesse", in Storia della Letteratura Italiana, vol. IV, Milano, Garzanti, 1969 (2ª edizione 1988)
  • Ettore Bonora, Critica e letteratura nel Cinquecento, Giappichelli, 1964
  • Ruggero Stefanelli, Il petrarchismo di I.M., in Annali della Facoltà di Magistero dell'Università di Bari, XI, 1972, pp. 375–420
  • Giovanni Caserta, Isabella di Morra e la società meridionale del Cinquecento. Roma-Matera, Edizioni Meta, 1976
  • Atti del convegno: Isabella Morra e la Basilicata, Matera, Liantonio, 1981
  • Natalia Costa-Zelassow, Isabella di Morra, in Scrittrici italiane dal XIII al XX secolo. Ravenna, Longo Editore, 1982
  • Maria Antonietta Grignani, Per Isabella di Morra, in "Rivista di Letteratura Italiana", II, 1984, pp. 519–584
  • Mario Sansone, Isabella Morra e la Basilicata: atti del Convegno di studi su Isabella Morra, Matera, Liantonio, 1984
  • Franco Salerno, Isabella di Morra. Lo specchio della mente e il profumo della Morte, in Il pacato incubo dei Mostri. L'Arcano e l'Inconscio negli scrittori italiani del '400 e del '500. Introduzione di Franco Cardini. Chieti, Solfanelli, 1992, pp. 11–22
  • Mario Pazzaglia, Letteratura italiana: testi e critica con lineamenti di storia letteraria, Volume 2, Bologna, Zanichelli, 1993
  • Giacinto Spagnoletti, Otto secoli di poesia italiana da S. Francesco d'Assisi a Pasolini, Roma, Newton Compton, 1993
  • Adele Cambria, Isabella. la triste storia di Isabella Morra. Venosa, Osanna, 1997
  • Tito Spinelli, Basilicata. Brescia, Editrice La Scuola, 1987
  • Nunzio Rizzi, "E donna son, contra le donne dico, il canzoniere di Isabella di Morra", in Carte italiane: Journal of Italian Studies, Vol. 17, Los Angeles, Università della California, 2001
  • Pasquale Montesano, "Isabella di Morra - Storia di un paese e di una poetessa", con l'inedito carteggio Croce-Guarino, Matera-Roma, Altrimedia Edizioni, 1999
  • Maria Antonietta Grignani, Introduzione alle Rime di Isabella di Morra. Roma, Salerno Editrice, 2000, pp. 11–42
  • Pasquale Montesano, "Riflessioni a margine del caso di Isabella Morra" (con un documento inedito), in "Bollettino Storico della Basilicata", n. 22, Venosa, Osanna, 2006

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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