Io, loro e Lara

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Io, loro e Lara
Io, loro e Lara.png
Anna Bonaiuto e Carlo Verdone in una scena del film
Paese di produzione Italia
Anno 2010
Durata 112 min
Genere commedia
Regia Carlo Verdone
Soggetto Francesca Marciano, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Sceneggiatura Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino
Fotografia Danilo Desideri
Montaggio Claudio Di Mauro
Musiche Fabio Liberatori
Scenografia Luigi Marchione
Interpreti e personaggi

Io, loro e Lara è un film del 2010 diretto da Carlo Verdone.

Il film è uscito nei cinema il 5 gennaio 2010[1].

Carlo Verdone ha dedicato il film al padre Mario, scomparso nel 2009 durante la realizzazione della pellicola.

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Le riprese del film sono iniziate il 20 aprile 2009.

In un'intervista rilasciata dal regista al Corriere della Sera, e pubblicata il 30 dicembre 2009, Verdone dice di aver deciso di smettere di fare film in cui trapelino delle storie poco edificanti incentrate su tradimenti coniugali. Con questo film ha voluto inserire temi etici.[2]

Il film ha incassato complessivamente € 15.772.242, risultando il 9° film più visto dell'anno 2010.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Mascolo, un presbitero missionario, dopo aver prestato il proprio servizio in Africa decide di tornare nella sua città natale, Roma. La scelta di ritornare in patria è dettata da una crisi di fede che sta vivendo: il rientro, pertanto, vorrebbe essere un modo per riordinarsi le idee. Purtroppo tale intento è sacrificato dalle mille difficoltà che lo investono: i suoi familiari, infatti, lo travolgono con i loro problemi, e nessuno si dimostra disposto ad ascoltarlo. Il padre è sposato con una giovane badante moldava, Olga, e i fratelli Beatrice e Luigi hanno paura che la matrigna rubi loro l'eredità. Lo stesso sacerdote sembra scettico sulla scelta paterna, soprattutto quando vede il genitore acquistare una costosissima auto alla compagna.

Quando arriva l'ambulanza a casa del padre, una notte, credono che sia per lui e, venuti a sapere che c'è un morto, sono pronti ad accusare la badante, ma scoprono a sorpresa che a morire è stata proprio lei, mentre il vedovo, disperato, rinfaccia loro di averla "uccisa" a suon di cattiverie e cattivi pensieri. Le cose non sono facilitate dall'entrata in scena di Lara, figlia della badante, che la famiglia conosce al funerale di Olga. Per un periodo, su imposizione del padre di Carlo, Lara si stabilisce nella vecchia casa di famiglia, sola con il missionario. Questi comincia ad allacciare un bel rapporto con la ragazza, ma una sera scopre casualmente, entrando nella sua camera, che Lara si esibisce seminuda in webcam.

Padre Carlo si infuria e sotto pressione dei fratelli viene convinto a spiare la ragazza per capire che vita faccia: la trova così al Colosseo dove, per guadagnare qualcosa, fa la guida turistica. Lara si accorge della presenza del prete e, inviperita, lo affronta spiegandogli che la realtà è ben lontana dalle apparenze: sta infatti disperatamente tentando di avere l'affido del proprio figlioletto, ma l'assistente sociale non è disposta a concederlo finché Lara non fornisca le necessarie garanzie. Stipulando un accordo con Carlo e i fratelli in presenza di un notaio, li costringe a organizzare un pranzo tutti insieme alla presenza dell'assistenza sociale e di una collega, per indurli, dimostrando il calore in cui verrebbe accolto il bimbo, a concederle l'affido.

Il pranzo però va decisamente male: prima dell'arrivo degli ospiti arrivano tre prostitute che il sacerdote aveva conosciuto in Africa, chiedendo rifugio in quanto inseguite dai loro protettori. Al tempo stesso il fratello dà costanti segni, attraverso il naso e la polvere bianca che gli rimane sulla giacca, di essere un assiduo cocainomane. Lara è in preda alla disperazione e le cose precipiterebbero se Carlo, qualche giorno dopo, non si recasse personalmente dall'assistente a spiegare l'origine dei vari equivoci; lei tenta anche di sedurlo, ma lui la respinge.

Il presbitero, riconciliato con la famiglia e con la propria fede, fa ritorno in Africa, laddove mancano forse i beni di prima necessità, ma non la capacità di affrontare la vita, a differenza di quanto accade nel mondo occidentale.[2]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Lo scrittore Vittorio Messori ha criticato il film, definendo il protagonista troppo nichilista e, pertanto, lontano dai valori cattolici che, in realtà, lo spettatore si aspetterebbe da un missionario.[3] Carlo Verdone ha risposto affermando come padre Carlo Mascolo, nella scena finale del film, abbia un atteggiamento ottimista nei confronti del futuro.[4]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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