Al lupo al lupo

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Al lupo al lupo
Al lupo al lupo.PNG
Francesca Neri in una scena del film
Paese di produzioneItalia
Anno1992
Durata108 min
Generecommedia, drammatico
RegiaCarlo Verdone
SoggettoFilippo Ascione, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
SceneggiaturaFilippo Ascione, Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Carlo Verdone
ProduttoreMario Cecchi Gori, Vittorio Cecchi Gori
Distribuzione in italianoPenta Film (1992)
FotografiaDanilo Desideri
MontaggioAntonio Siciliano
MusicheManuel De Sica
ScenografiaFrancesco Bronzi
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Al lupo al lupo è un film del 1992 diretto ed interpretato da Carlo Verdone, affiancato nel cast da Francesca Neri e Sergio Rubini.

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Vanni Sagonà, apprezzato pianista, durante un concerto nota tra il pubblico l'assenza del padre, noto poeta e scultore, sempre presente ai concerti del figlio. Recatosi a casa del padre, scopre che l'uomo non è neanche li, l'unico indizio è l'assenza delle chiavi delle case in campagna e al mare di cui Vanni trova solo i duplicati che indicherebbero che il padre si trova in una delle due. Non avendo la patente, Vanni chiede alla sorella Livia, di accompagnarlo; Livia, in crisi col marito, dopo un iniziale rifiuto accetta più per evitare di partire col marito per Parigi che per vera preoccupazione per il padre. Giunti alla casa in campagna Livia e Vanni vi trovano il fratello Gregorio, un musicista fallito che va avanti organizzando serate come DJ, che ha trasformato la casa in una discoteca per una delle sue serate.

Dopo una litigata tra Gregorio e Vanni, il DJ rivela ai fratelli di aver visto due giorni prima il padre, ma che questi dopo aver passato un intero pomeriggio seduto davanti a casa se ne era andato; sulla giacca abbandonata sulla sedia i tre trovano un invito a ritirare un premio letterario a Siena proprio per quel giorno. Mentre Gregorio e Vanni si recano a Siena, Livia decide di andare a cercare il padre alla casa al mare, casomai fosse li, ma in realtà è una scusa per andare dal suo amante Paolo, per comunicargli che non intende lasciare il marito per non perdere sua figlia. Intanto a Siena, Vanni e Gregorio constatano l'assenza del padre al premio letterario e dopo averlo ritirato al posto suo, chiamano Livia che gli fa credere di non aver trovato il padre neanche alla casa al mare; mentre i due stanno per tornare a Roma con l'intenzione di avvertire i Carabinieri, Vanni nota che le chiavi della casa al mare sono rimaste nell'auto di Gregorio - quindi Livia non le ha prese - e decidono di recarsi li.

Anche Livia se ne accorge e per non essere scoperta si reca alla casa al mare, inseguita da Paolo; lì trova Vanni e Gregorio, che scoprono la relazione tra i due. Dopo che Gregorio ha convinto a modo suo Paolo a lasciare Livia, i tre cercano in casa indizi del padre, sarà l'occasione per i tre per confrontarsi e per fare nuove scoperte; l'arrivo poi di vecchi amici dei tre porterà all'ennesima lite tra Gregorio e Vanni, il quale vorrebbe che la musica del fratello non venisse associata alla sua per via dello stesso cognome, al punto di chiedergli di firmarsi col cognome della madre, facendolo passare di fatto come un figlio di padre ignoto. Gregorio su tutte le furie se ne va in spiaggia dove trova il cane del padre, che conduce i tre alla villa di Diamante, ex amante dell'uomo, la donna per cui questi aveva lasciato la moglie.

La donna rivela ai tre che l'uomo le aveva lasciato il cane, prima di allontanarsi per "morire senza essere morto". Comprendendo che il padre non vuole essere trovato i tre decidono di non proseguire le ricerche, prima però la donna vuole sentir Vanni suonare e durante l'esibizione del fratello al piano, Gregorio mostra tutta l'invidia nei suoi confronti per non essere mai stato bravo come lui. Le strade dei tre sembrano ormai sul punto di dividersi con Livia che riporterà Vanni a Roma e Gregorio che deve recarsi per una serata in Versilia; ma Livia decide di portare Vanni da Gregorio per mostrare al fratello il lavoro di quest'ultimo e per evitare di riaffrontare subito i problemi familiari.

In discoteca Livia, spacciandola per aspirina, dà a Vanni una pasticca, che porta l'uomo a lasciarsi andare, arrivando a chiedere a Gregorio di aiutarlo ad andare per la prima volta con una donna, mentre Livia adesca un ragazzo con un falso nome. La serata ricompatta finalmente i tre fratelli e la mattina dopo Livia dice agli altri due di sapere dove possa essere il padre. I tre infatti lo troveranno tra le montagne dove l'uomo ha deciso di passare gli ultimi anni della sua vita; mentre l'uomo spiega le sue ragioni ai tre figli li disegna come erano da bambini, quasi a volerli ricordare così.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

  • Il film è uno dei più autobiografici di Carlo Verdone. Nella pellicola infatti il regista e attore interpreta Gregorio (suo secondo nome), primo di tre fratelli, con Vanni e Livia. Anche nella realtà Carlo è primo di tre fratelli, con Luca e Silvia, più piccoli di 3 ed 8 anni.
  • Nel film il padre si chiama Mario (Sagonà), proprio come Mario Verdone, papà di Carlo, Luca e Silvia.
  • Nei primi giorni successivi la misteriosa scomparsa del padre, i tre figli scoprono un biglietto in una sua giacca in cui è scritto che riceverà un importante premio a Siena (al quale però non si presenterà). Si tratta di un episodio accaduto realmente, infatti Mario Verdone vinse il premio dell'Accademia Chigiana di Siena del 1948 con l'opera lirica Il vecchio geloso.
  • L'attore Barry Morse, che interpreta il padre Mario, è più conosciuto dal pubblico italiano per aver recitato nella serie televisiva degli anni 70, "Spazio 1999". Nel film è doppiato dall'allora quarantenne Franco Zucca, più giovane di due anni rispetto Carlo Verdone.
  • La scena dei tre fratelli che fanno un bagno notturno nella vasca di acque termali è stata girata nella "Piazza delle sorgenti" di Bagno Vignoni, frazione del comune di San Quirico d'Orcia, in provincia di Siena.
  • Nella scena finale ambientata su una baita situata sulle Alpi Apuane, durante le riprese si scatenò una violenta tempesta d'aria che durò per tre giorni spazzando via il tetto della baita. Barry Morse, da professionista quale era, non si scompose e proseguì la scena senza ausili esterni con la sola macchina da presa in funzione e rischiando con le forti raffiche di vento di venire quasi decapitato, mentre la troupe era uscita e Verdone raccontò in varie interviste che la situazione suscitò l'ilarità generale di tutti.[1]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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