Fondazione Querini Stampalia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Fondazione Querini Stampalia
Facciataquerinistampalia.jpg
Facciata della Fondazione
Data fondazione 1869
Fondatori N.H. Giovanni Querini Stampalia
Indirizzo Castello, 5252, 30122 Venezia, Italia
Direttore Marigusta Lazzari
Sito http://www.querinistampalia.org/ita/home_page.php

Coordinate: 45°26′10.6″N 12°20′27.85″E / 45.436278°N 12.341069°E45.436278; 12.341069

La Fondazione Querini Stampalia è una fondazione culturale di Venezia con sede a Palazzo Querini Stampalia. Nasce nel 1869 per volontà N.H. Giovanni Querini Stampalia, che, morto senza eredi diretti, decide di lasciare tutto il suo patrimonio per la creazione di un'istituzione a cui affida il compito di “promuovere il culto dei buoni studj, e delle utili discipline".[1]

Questa è ancor oggi la missione della Fondazione, che conserva il patrimonio della nobile famiglia veneziana e che offre al pubblico una biblioteca, un museo e aree in cui vengono realizzate mostre temporanee, con una particolare attenzione per l'arte contemporanea.[2]

Il piano terra del palazzo cinquecentesco ha visto, tra il 1961 e il 1963, il restauro da parte dell'architetto Carlo Scarpa.[3] Successivi interventi degli architetti Valeriano Pastor[4] e Mario Botta[5] gli hanno conferito l'aspetto attuale della Fondazione.

Nel corso della sua storia varie sono state le personalità del mondo dell'arte e della cultura che ne hanno guidato l'amministrazione. L'attuale presidente è Marino Cortese.

Biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

Collocata al primo piano di Palazzo Querini Stampalia, la Biblioteca conserva un patrimonio bibliografico di circa 350.000 volumi, che si articola in fondi storici, derivanti dalle raccolte di famiglia, e in fondi moderni, costituitesi dopo la nascita della Fondazione e in continuo accrescimento.

Nel rispetto della volontà del fondatore, che nel suo testamento scrisse "la Biblioteca rimarrà aperta [...] in tutti quei giorni, ed ore in cui le Biblioteche pubbliche sono chiuse, e la sera specialmente per comodo degli studiosi",[1] essa è aperta anche la sera e nella gran parte dei giorni festivi.

Nelle sale di consultazione e di lettura, organizzate a scaffale aperto secondo la Classificazione Decimale Dewey, sono disponibili 32.000 volumi, mentre nell'emeroteca sono proposte 300 riviste e 20 quotidiani, sia nazionali che esteri.

Per tutti gli altri materiali conservati nei depositi è attivo il servizio di distribuzione. Per la ricerca delle opere possedute la biblioteca è dotata di un catalogo informatizzato (OPAC del Servizio Bibliotecario nazionale) e di cataloghi cartacei a schede e a volume.[6]

Spazi e servizi[modifica | modifica wikitesto]

  • superficie totale: m2 1.650
  • area destinata al pubblico: m2 950
  • depositi librari: m2 700
  • servizi di accoglienza al piano terra: m2 385
  • sale di lettura: 16
  • posti di lettura: 180
  • postazioni per consultazione cataloghi: 3
  • postazioni per navigazione internet: 5
  • emeroteca
  • navigazione wifi
  • fotocopie
  • vetrine tematiche con proposte di lettura e approfondimento

Storia della biblioteca[modifica | modifica wikitesto]

La biblioteca familiare[modifica | modifica wikitesto]

Verso la fine del Cinquecento, a Venezia, è possibile notare come molte biblioteche private stessero assumendo una dimensione significativa nel contesto cittadino. Solitamente a farsene carico furono governanti, congregazioni religiose e famiglie patrizie. Solo nel Seicento le raccolte librarie, così come il patrimonio artistico ed immobiliare, vennero vissute come un qualcosa in grado di cementificare e preservare l'identità familiare.[7]

In questo contesto, anche la famiglia dei Querini possedeva una propria biblioteca familiare. Infatti, nonostante i dati cronologici non siano precisi, si può presumere che già ai tempi di Polo Querini (1606-1663) la raccolta libraria della famiglia fosse già formata e possedesse dei documenti di una certa importanza. Questo primo nucleo era composto in particolar modo dalle memorie domestiche e da alcuni manoscritti che in seguito citeremo. Con l'inizio del Settecento, però, la biblioteca dei Querini assunse un ruolo centrale nelle dinamiche interne al casato grazie all'intraprendenza di alcuni membri come Andrea Querini, il quale attraverso acquisti e strategie matrimoniali accrebbe notevolmente il patrimonio libraio. Inoltre, grazie al supporto di un primo bibliotecario, stilò dei primi cataloghi che verranno raccolti in 8 volumi (tre per il catalogo delle opere italiane, tre per il catalogo delle opere greco-latine e due per il "catalogue françois").

Al cadere della Repubblica di Venezia, la biblioteca dei Querini fu una delle poche a non disperdere il proprio patrimonio, ma anzi ad incrementarlo con l'aggiunta di documenti relativi alle attività economiche e patrimoniali della famiglia, nonché agli interessi particolari dei singoli membri.

L'ultimo discendente della stirpe, Giovanni Querini, si occupò prevalentemente del riordino dei documenti di famiglia, tralasciando le opere più antiche. Con la sua morte e la conseguente nascita della Fondazione, Giovanni Querini nominò come futuro bibliotecario Gustavo Adolfo Unger, un insegnante di letteratura e lingua tedesca che si occuperà della biblioteca fino al 1882.[8]

Fondo storico[modifica | modifica wikitesto]

Prima della caduta della Repubblica di Venezia, solitamente le famiglie patrizie veneziane possedevano un archivio personale che era suddiviso in tre nuclei originari: i documenti privati, cioè lettere, contratti di matrimonio, testamenti e altre tipologie; i documenti familiari, come per esempio i contratti delle dispute legali; e i documenti politici. La natura di questa conformazione iniziale, prettamente amministrativa e personale, mutava progressivamente attraverso le acquisizioni della famiglia e soprattutto attraverso le strategie matrimoniali, che rendevano gli archivi familiari "a complex family archives".[9]

Questo è anche il caso dell'archivio dei Querini, nel quale confluirono, grazie ai legami ereditari e matrimoniali, parte degli archivi dei Tron, dei Contarini, dei Dolfin, dei Mocenigo, dei Bragadin, dei Moro, dei Longo e dei Lippomano.

In ogni caso, con il testamento di Giovanni Querini, dell' 11 dicembre 1868, il patrimonio archivistico-bibliotecario queriniano comprendeva:

  • manoscritti: 1.300 esemplari, di cui 1.150 pezzi dal XIV al XVIII secolo appartenuti alla famiglia, tra i quali il Capitulare nauticum (XIII-XVI secolo), la Promissio contra maleficia (XIV secolo), la Favole esopiane (XIV secolo), Gli Asolani di Pietro Bembo (XV-XVI secolo), il Libro del sarto (XVI secolo) e varie Commissioni ducali. A questi, se ne aggiungono altri 150, frutto di acquisizioni successive.
  • incunaboli: 100 esemplari, tra cui il Fasciculus medicinae di Johannes de Ketham (1493) e il Liber chronicarum di Hartmann Schedel (1493).[10]
  • cinquecentine: 1.617 esemplari sia italiani che stranieri, tra cui anche 13 aldine.
  • fondo cartografico: si compone di 250 carte geografiche, 97 mappali, 27 atlanti, 7 portolani e 6 carte nautiche datate tra il XV e il XIX secolo. Il fondo si sviluppa in relazione agli usi pratici e agli interessi della famiglia che vide tra i suoi membri Capitani da mar e cultori della scienza geografica.[11]
  • incisioni: 3.000 esemplari.
  • archivio: l'archivio della famiglia è formato da 120 buste contenenti documenti, lettere e disegni che vanno dal XVI secolo alla nascita della Fondazione.[12]
  • fondo musicale: comprende sia manoscritti che opere a stampa. Tra i manoscritti si trovano antologie di arie d'opera della fine del XVII secolo, mentre gli esemplari a stampa, che risalgono per la maggior parte ai decenni a cavallo tra il '700 e l'800 e vedono accanto alle edizioni veneziane anche opere stampate a Parigi e a Vienna, comprendono trattati di argomento musicale e oltre 450 libretti d'opera.[13]
  • fondo antico a stampa: ne fanno parte oltre 20.000 edizioni dal XVII al XIX secolo provenienti per la maggior parte dalla biblioteca di famiglia che, soprattutto nel '700 in parallelo con la formazione del patrimonio immobiliare e artistico, si accresce e si orienta su un ampio ventaglio di interessi come già detto in precedenza

La biblioteca pubblica[modifica | modifica wikitesto]

Anche se non si conosce quasi nulla dell'operato del primo bibliotecario, Gustavo Adolfo Unger, per mancanza di relazioni e resoconti, nel 1877 si contarono 3.700 libri in più rispetto al patrimonio del 1869 e la presenza di 128 giornali scientifici e di carattere industriale. Inoltre, sempre nello stesso arco di tempo, gli ingressi nella biblioteca furono 1.835.

Nel 1880 a condurre la biblioteca venne chiamato Leonardo Perosa, il quale manterrà il mandato fino alla sua morte avvenuta nel 1904. Pur affrontando una situazione economica difficile, che lo costrinse anche a interrompere temporaneamente l'acquisto dei periodici e delle opere in continuazione, incrementò il patrimonio librario di partenza di circa 10.000 volumi grazie ad acquisizioni e donazioni. Questo accrescimento si orientò soprattutto verso materiali e riviste, italiane e straniere, di carattere scientifico e letterario. Il compito più importante al quale si dedicò Leonardo Perosa fu il riordinò di parte del fondo storico conservato dalla biblioteca. Infatti, formò il catalogo dei manoscritti diviso in 9 classi, il catalogo alfabetico dei soggetti, il catalogo degli incunaboli e delle aldine, e il riordino delle buste e delle filze in volumi rilegati.[14]

Nel 1905 Arnaldo Segarizzi venne incaricato dall'Istituto Veneto, organo scelto da Giovanni Querini per vigilare sull'operato della Fondazione (tutt'ora svolge questo compito), di riorganizzare la biblioteca della Fondazione, un compito al quale adempierà fino alla sua morte avvenuta nel 1924. Durante il suo mandato, attraverso delle acquisizioni mirate in particolar modo al campo delle scienze applicate, cercò di creare una biblioteca in grado, grazie ad un ampio spettro di materie che la biblioteca poteva offrire, di attirare un maggior numero di studiosi. In questo senso venne riordinato lo spazio interno. Dapprima, dopo aver introdotto la scaffalatura in legno e ferro, suddivise la biblioteca in due sale di consultazione a scaffale aperto: una per la consultazione del materiale appartenente al fondo antico ed una per la consultazione di quello proveniente dal fondo moderno. Successivamente, con l'aumento del numero d'ingressi dei lettori e degli studiosi (in seguito alla decisione di aprire le sale anche agli studenti di scuola superiore), Arnaldo Segarizzi decise di aprire una terza sala di consultazione e di ampliare la sala di lettura. In ultima, per agevolare la consultazione, approntò un nuovo catalogo a cui applicò le più moderne acquisizioni della biblioteconomia, cioè l'adozione delle schede di formato internazionale e la realizzazione di uno dei primi esempi in Italia di catalogo per soggetti.

Tra il 15 novembre del 1917 e il 13 maggio del 1918, la biblioteca rimase chiusa a causa dell'imperversare della Grande Guerra.[15]

Nel 1926 il conte Pietro Orsi, in qualità di membro effettivo dell'Istituto Veneto, incaricò Manlio Dazzi a dirigere la Fondazione, ruolo che manterrà fino al 1957. Durante gli anni del regime fascista, in accordo con l'amministrazione della Fondazione, fece scelte coraggiose come la decisione di non togliere dal catalogo le schede degli autori ebrei in seguito all'emanazione delle leggi razziali. Al termine del conflitto, curò lo sviluppo delle raccolte privilegiando le discipline umanistiche, con particolare attenzione alla letteratura. Inoltre, applicò, come già aveva fatto alla Biblioteca Malatestiana di Cesena, alcune tecniche della biblioteconomia moderna come la rilevazione dei dati statistici relativi alle acquisizioni bibliografiche e come la classificazione in 18 gruppi di materie del materiale acquisito.[16]

Durante la direzione di Giuseppe Mazzariol, dal 1957 al 1974, crebbe il ruolo della Biblioteca anche come organizzatrice di eventi culturali, che ebbe profondi riflessi sull'accrescimento delle raccolte librarie.[17]

Il volto odierno della Biblioteca si definì durante la direzione di Giorgio Busetto, direttore dal 1984 al 2004. Nel 1982, una convenzione con il Comune di Venezia riconobbe la Biblioteca Querini Stampalia come una Biblioteca civica. A questa nuova veste si ricollegano l'acquisizione di materiale inerente alla storia veneta, di libri di letteratura contemporanea e di opere adatte a esigenze informative di livello medio. Alla fine degli anni Ottanta, l'attività di ristrutturazione della sede e di ammodernamento dei servizi proseguì con il riallestimento dello scaffale aperto e l'ingresso nel catalogo collettivo del Servizio Bibliotecario Nazionale. Dal 2001, invece, venne realizzata l'emeroteca e il completamento dell'informatizzazione delle sale con la copertura wi-fi.[18]

Fondo moderno[modifica | modifica wikitesto]

Il fondo moderno comprende attualmente oltre 250.000 titoli, fra monografie e periodici, configurandosi come la raccolta di una biblioteca di carattere generale, i cui materiali coprono tutte le classi del sapere, con alcune specializzazioni che riguardano soprattutto le discipline artistiche e la Storia del Veneto.

La collezione moderna comprende inoltre delle raccolte speciali derivate da lasciti e donazioni, tra cui:

  • Fondo Buonafalce. Nel 2010 lo studioso di crittologia classica Augusto Buonafalce ha fatto dono alla Fondazione di parte della sua biblioteca: sono entrati nelle collezioni circa 200 volumi che costituiscono una raccolta specialistica di crittologia medievale e rinascimentale.
  • Fondo Camerino. A seguito delle leggi razziali fasciste Aldo Camerino, traduttore e critico letterario di origine ebraica, già collaboratore della Fondazione, si trovò costretto dalle conseguenti difficoltà finanziarie a cedere la sua biblioteca comprendente 5.000 volumi di letteratura contemporanea in lingua originale, francese, inglese e italiana, con alcuni esemplari in tedesco e russo. Il fondo fu acquisito dalla Fondazione per sostenerlo.
  • Fondo Cattani. All'inizio degli anni novanta del secolo scorso il padovano Adriano Cattani ha donato la sua raccolta di volumi e periodici di storia postale e filatelia. Si tratta di alcune centinaia di monografie e di circa 50 riviste, alcune delle quali tuttora in uso.
  • Fondo Lucion. Nel 1972 il belga Pierre Lucion, già alto funzionario della Comunità Economica Europea e assiduo frequentatore di Venezia, destinò alla Fondazione la maggior parte della sua biblioteca. I circa 3.000 volumi, prevalentemente in lingua francese, trattano di letteratura, filosofia, storia, religione e geografia.
  • Fondo Moretti. Nel 2009 i fratelli Carlo e Giovanni Moretti, titolari dell'omonima azienda vetraria di Murano, donarono alla Fondazione un fondo specialistico, costituito da circa 270 volumi dedicati alla storia e all'arte del vetro.
  • Fondo Piamonte. Il fondo, ricevuto dalla Fondazione nel 2003 per lascito testamentario di Giannina Piamonte, è composto da materiali d'archivio e da circa un migliaio di volumi, tra testi moderni e opere antiche, prevalentemente di storia e cultura veneziana, in corso di catalogazione.
  • Fondo Sarfatti. Nel 2003 Magali Sarfatti Larson e Roberto Sarfatti donarono alla Fondazione circa 300 volumi appartenuti alla nonna, la scrittrice e critico d'arte Margherita Sarfatti. Il fondo ne documenta gli interessi artistici e letterari e i rapporti che intratteneva con alcune personalità di spicco della sua epoca.
  • Fondo Stefani. Nel 2002 la Fondazione ha ricevuto dagli eredi di Mario Stefani la donazione di un fondo contenente materiali bibliografici, artistici e documentari appartenuti al poeta veneziano. La raccolta libraria, costituita da circa 3.000 volumi, comprende prevalentemente edizioni di opere poetiche e letterarie (spesso di editori locali) che offrono un panorama dell'ambiente culturale legato alla sua attività.
  • Fondo Trentin Baratto. Il fondo in corso di catalogazione, costituito da circa 350 volumi di letteratura francese, è stato donato nel 2014 dagli eredi della professoressa Franca Baratto Trentin.
  • Fondo Treves. Il fondo, costituito da oltre 6.000 testi di filologia classica, insieme a varie edizioni dei classici greci e latini, fu donato nel 1994 da Janet Thompson, moglie del docente veneziano Piero Treves. La raccolta rappresenta il nucleo principale della sua biblioteca personale, mentre una sezione dedicata alla storia della storiografia venne lasciata all'Istituto italiano per gli studi storici di Napoli.[16]

Museo[modifica | modifica wikitesto]

Allestito al secondo piano di Palazzo Querini Stampalia, il Museo deve le sue raccolte alle collezioni artistiche formatesi nel corso della storia della famiglia a cui si sono affiancate acquisizioni e donazioni intevenute dopo la nascita della Fondazione.

Si propone al pubblico come una casa museo in cui sono esposte una collezione di dipinti, che vanno dal XIV al XX secolo, prevalentemente di scuola veneta, arredi settecenteschi e neoclassici, sculture, lampadari in vetro di Murano, porcellane, oggetti d'arte e suppellettili. Al pari della Biblioteca anche il Museo, nel corso degli anni, è stato interessato da interventi di restauro e riallestimento, che, dalla prima apertura, voluta nel 1872 dai curatori dell'epoca Roberto Boldù, Giacinto Namias e Giambattista Lucetti, attraverso lo smantellamento nei periodi bellici e nuove scelte espositive, gli hanno conferito l'aspetto attuale.[19]

Del percorso museale fa parte inoltre l'area al piano terra oggetto dell'intervento di restauro di Carlo Scarpa negli anni '60 del secolo scorso.

Spazi e servizi[modifica | modifica wikitesto]

  • superficie totale: m2 1.670
  • area visitabile: m2 1.540 (di cui m2 830 al secondo piano e m2 710 tra giardino e area Scarpa)
  • depositi artistici: m2 150
  • servizi di accoglienza al piano terra: m2 385
  • sale espostitive: 17
  • dipinti esposti: 172
  • arredi esposti: 204
  • porcellane e oggetti esposti: 327
  • audioguide in lingua italiana, inglese e francese
  • visite guidate
  • materiali informativi in lingua italiana, inglese, francese, tedesca, spagnola e russa

Collezioni antiche[modifica | modifica wikitesto]

L'origine della committenza artistica dei Querini, che risale alle nozze tra Francesco Querini e Paola Priluli, celebrate nell'aprile del 1528 e in occasione della quale Jacopo Palma il Vecchio realizzò i ritratti degli sposi, segna anche l'inizio della costituzione delle collezioni antiche, crescita che si protrasse fino alla fine del '700. Nei secoli successivi altri pittori, tra cui Marco Vecellio, Sebastiano Bombelli e Nicolò Cassana, vennero chiamati a ritrarre i membri illustri della famiglia. Contemporaneamente, artigiani e pittori furono incaricati di abbellire le sale del palazzo con stucchi, affreschi (realizzati in gran parte da Jacopo Guarana nella seconda metà del Settecento) e cicli pittorici. Fanno parte di questi ultimi due nuclei del '700 affidati da Andrea Querini a Pietro Longhi e Gabriel Bella, i quali realizzarono, rispettivamente, la serie dei Sette Sacramenti e un insieme di 67 tele di Scene di vita veneziana, originariamente predisposte per la casa di campagna.

Tra le principali opere esposte si possono distinguere:

  • Dipinti. Tra gli artisti presenti figurano Giovanni Bellini con la Presentazione al Tempio, Jacopo Palma il Vecchio e il pronipote Jacopo Palma il Giovane, con, tra le altre opere, un Autoritratto, Sebastiano Ricci, Lorenzo di Credi, Giambattista Langetti, Bernardo Strozzi, Marco e Sebastiano Ricci con le tre tele, quest'ultimo, che compongono l'Allegoria del giorno, Giambattista Tiepolo con il Ritratto di un Dolfin Procuratore e Generale da Mar, Pietro Liberi, Luca Giordano, Pietro Longhi di cui sono esposte 30 tele che comprendono i due cicli della Caccia in valle e dei Sette Sacramenti e Gabriel Bella con le sue opere dedicate alle feste, alle magistrature, alle regate e alle cerimonie ufficiali della Repubblica di Venezia.[20]
  • Porcellane. Il Museo conserva un servizio in porcellana di Sèvres, composto da 244 pezzi e corredato da figurine e vasetti in bisquit che vennero acquistati a Parigi nel 1795-96 da Alvise Querini.[21]
  • Sculture. Questo nucleo comprende sette busti marmorei, raffiguranti filosofi, un giovane allievo e una coppia di santi, scolpiti dall'artista barocco Michele Fabris, detto l'Ongaro. Sono esposti nella sala del portego insieme al busto del cardinale Angelo Maria Querini di Giacomo Cassetti e un bozzetto in creta di Letizia Bonaparte realizzato da Antonio Canova.
  • Arredi. Tra gli arredi esposti, per la gran parte di manifattura veneziana del Settecento, figurano consolle, specchiere, due salotti e una camera da letto. Un terzo salotto, invece, è opera ottocentesca dell'architetto Giuseppe Jappelli.[22]
  • Oggetti d'arte. Testimonianza degli interessi e della vita quotidiana della famiglia sono anche gli oggetti artistici che completano l'allestimento delle sale, tra cui un fondo sei-settecentesco di strumenti musicali, una collezione di orologi da tavolo e degli esemplari di globi celesti e terrestri.[23]

Collezioni moderne[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la nascita della Fondazione, le raccolte artistiche si arricchirono tramite acquisti e grazie a donazioni di privati. Sono entrate a far parte delle collezioni alcuni dipinti, sculture novecentesche e opere di arte contemporanea.

I fondi principali sono:

Area Carlo Scarpa[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1949 il Consiglio di Presidenza della Fondazione decise di dare inizio al restauro di alcune zone del Palazzo. Manlio Dazzi, allora direttore, affidò a Carlo Scarpa il compito di risistemare parte del piano terra, reso inutilizzabile dal frequente fenomeno dell'acqua alta, e il giardino sul retro. Il restauro partì solo dieci anni dopo, durante la direzione di Giuseppe Mazzariol, amico e sostenitore di Scarpa, e si concluse nel 1963. L'intervento, che vide l'eliminazione delle precedenti operazioni ottocentesche e il risanamento delle murature, si articolò su quattro temi: il nuovo ponte d'accesso al Palazzo, l'entrata con le barriere di difesa dall'alta marea, il portego progettato per fornire uno spazio da destinare a mostre e conferenze e il giardino.[3][28]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Fondazione scientifica Querini-Stampalia di Venezia: testamento del fondatore, decreti che ne riconoscono la personalita giuridica e ne approvano lo Statuto e il Regolamento, Venezia, Ferrari, 1941.
  2. ^ a b Chiara Bertola e Marta Savaris (a cura di), Conservare il futuro. L'arte contemporanea alla Fondazione Querini Stampalia, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2015.
  3. ^ a b Marta Mazza (a cura di), Carlo Scarpa alla Querini Stampalia. Disegni inediti, Venezia, Il cardo, 1996.
  4. ^ Michelina Michelotto Pastor e Luisa Taddei (a cura di), Valeriano Pastor alla Querini Stampalia, Padova, Il Poligrafo, 2000.
  5. ^ Giorgio Busetto, Mario Botta alla Querini Stampalia. Un'elegia sulla luce veneziana, in Arte & storia, vol. 8, nº 40, 2008, pp. 488-496.
  6. ^ Fondazione Querini Stampalia, Bilancio di missione 2014, Venezia, 2015.
  7. ^ Giorgio Busetto, Andrea Querini e la formazione della biblioteca familiare, I Querini Stampalia: un ritratto di famiglia nel settecento veneziano, Venezia, Fondazione scientifica Querini Stampalia, 1987, p. 155.
  8. ^ Chiara Da Villa, Arnaldo Segarizzi: un intellettuale trentino a Venezia, a cura di Mario Peghini, Avio, 1994, pp. 91-110.
  9. ^ Dorit Raines, Public or private records? The family archives of the Venetian ruling elite in fifteenth-eighteenth centuries., p. 537.
  10. ^ Barbara Poli (a cura di), Catalogo degli incunaboli posseduti dalla biblioteca della Fondazione "Querini Stampalia" di Venezia, desunto dall'Indice Generale degli incunaboli delle biblioteche d'Italia, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 1989.
  11. ^ Giuseppe Mazzariol (a cura di), Catalogo del fondo cartografico queriniano, Venezia, Lombroso, 1959.
  12. ^ Domenica Viola Carini Venturini - Roberto Zago (a cura di), Archivio privato della famiglia Querini Stampalia : inventario, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 1987.
  13. ^ Franco Rossi ( a cura di), Le opere musicali della Fondazione Querini-Stampalia di Venezia, Torino, EDT musica, 1984.
  14. ^ Leonardo Perosa, Dei codici manoscritti della Biblioteca Querini-Stampalia recentemente ordinati e registrati : relazione presentata al Consiglio dei curatori della pia Fondazione il di 24 luglio 1883, Venezia, Tipografia del commercio di Marco Visentini, 1883.
  15. ^ Chiara Da Villa, Arnaldo Segarizzi : un intellettuale trentino a Venezia (Avio 1872-Asolo 1924), a cura di Mario Peghini, Asolo, Biblioteca comunlae, 1994, pp. 93-102.
  16. ^ a b Paola Tabusso, Il Museo Querini stampalia da galleria patrizia a macchina della memoria. Appunti per una storia 1869-2004. Tesi specialistica, relatore Augusto Gentili, correlatore Giorgio Busetto,, Venezia, Università degli studi Ca' Foscari Venezia, 2004, pp. 150-154.
  17. ^ Giorgio Busetto (a cura di), Giuseppe Mazzariol e l'idea di Venezia, Etica, creatività, città, Milano, Silvana, 2014.
  18. ^ Enrico Zola, Museo Querini Stampalia Venezia, a cura di Babet Trevisan, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2010, p. 29.
  19. ^ Enrico Zola, La Fondazione Querini Stampalia, in Babet Trevisan (a cura di), Museo Querini Stampalia, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2010.
  20. ^ Manlio Dazzi e Ettore Merkel (a cura di), Catalogo della pinacoteca della Fondazione scientifica Querini Stampalia, Vicenza, Neri Pozza, 1979.
  21. ^ Elisabetta Dal Carlo (a cura di), Le porcellane dell'ambasciatore, Venezia, Arsenale, 1998.
  22. ^ Gli arredi della Fondazione Querini Stampalia, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2005.
  23. ^ Babet Trevisan ed Elisabetta Dal Carlo (a cura di), Il tempo serenissimo. Gli orologi della Querini Stampalia, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2015.
  24. ^ Chiara Bertola (a cura di), Giuseppe Mazzariol: 50 artisti a Venezia, Milano, Electa, 1992.
  25. ^ Eugenio Da Venezia. La donazione alla Querini Stampalia, Milano, Electa, 1990.
  26. ^ Elisabetta Dal Carlo (a cura di), Donazione Eugenio Da Venezia: le recenti acquisizioni, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 1994.
  27. ^ Elisabetta Dal Carlo (a cura di), La preziosa donazione di un antiquario galantuomo, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2009.
  28. ^ Prosdocimo Terrassan, Carlo Scarpa. La Fondazione Querini Stampalia a Venezia, Milano, Electa, 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Archivio privato della famiglia Querini Stampalia. Inventario, a cura di Domenica Viola Carini Venturini e Roberto Zago, Venezia, Fondazione Scientifica Querini Stampalia, 1987
  • Gli arredi della Fondazione Querini Stampalia, [testi Elisabetta Dal Carlo], Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2005
  • Biblioteche, in "Cronache veneziane", V. 2 (1950), n. 14, p. 14
  • Bilancio di missione 2014, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2015
  • Giorgio Busetto, Mario Botta alla Querini Stampalia. Un'elegia sulla luce veneziana, in "Arte & storia", A. 8 (2008), n. 40, pp. 488–496
  • Carlo Ottolenghi, Venezia, Fondazione Scientifica Querini Stampalia, 1990
  • Carlo Scarpa alla Querini Stampalia: disegni inediti, catalogo della mostra a cura di Marta Mazza, Venezia, Il cardo, 1996
  • Catalogo degli incunaboli posseduti dalla biblioteca della Fondazione "Querini Stampalia" di Venezia, desunto dall'Indice Generale degli incunaboli delle biblioteche d'Italia, redatto da Barbara Poli con la supervisione di Antonio Fancello, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 1989
  • Catalogo del fondo cartografico queriniano, a cura di Giuseppe Mazzariol, Venezia, Lombroso, 1959
  • Catalogo della pinacoteca della Fondazione scientifica Querini Stampalia, a cura di Manlio Dazzi e Ettore Merkel, prefazione di Rodolfo Pallucchini, Vicenza, Neri Pozza, 1979
  • Conservare il futuro. L'arte contemporanea alla Fondazione Querini Stampalia, a cura di Chiara Bertola e Marta Savaris, ricerca d'archivio Tiziana Bottecchia, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2015
  • Dei codici manoscritti della Biblioteca Querini-Stampalia recentemente ordinati e registrati : relazione presentata al Consiglio dei curatori della pia Fondazione il di 24 luglio 1883, Leonardo Perosa, Venezia, Tpografia del commercio MArco Visentini, 1883
  • Don Germano Pattaro, 1925-1986: un ricordo, Venezia, Centro di studi teologici Germano Pattaro; Venezia, Fondazione scientifica Querini Stampalia, 2007
  • Egle Renata Trincanato, 1910-1998, a cura di Maddalena Scimemi e Anna Tonicello, Venezia, Marsilio; Venezia, IUAV; Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2008
  • Anselmo Esposito, Luciano Pollifrone, "Scarpa e Venezia", Itinerario 19, Domus 678, dicembre/december 1986, n. 13
  • Eugenio Da Venezia. La donazione alla Querini Stampalia, catalogo della mostra, Milano, Electa, 1990
  • Antonio Fancello, Per un profilo di Giovanni Querini Stampalia, tesi di laurea, relatore Gilberto Pizzamiglio, [S.l, s.n.], 2003
  • Gino Luzzatto, Presidente della Querini Stampalia (1950-1964), Venezia : Fondazione Querini Stampalia, 2015
  • Giuseppe Mazzariol: 50 artisti a Venezia, catalogo della mostra a cura di Chiara Bertola, Milano, Electa, 1992
  • Giuseppe Mazzariol e l'idea di Venezia. Etica, creatività, città, a cura di Giorgio Busetto, Milano, Silvana; Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2014
  • Museo Querini Stampalia, Venezia, a cura di Babet Trevisan, Venezia, Fondazione Querini Stampalia; Treviso, Vianello, 2010
  • Le opere musicali della Fondazione Querini-Stampalia di Venezia, [a cura di] Franco Rossi, Torino, EDT musica, 1984
  • Piero Monico, Commissario del C.N.L. e amministratore della Querini Stampalia (1945-1964), Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2015
  • Pietro Longhi, Gabriel Bella. Scene di vita veneziana, catalogo della mostra a cura di Giorgio Busetto, Milano, Bompiani, 1995
  • Le porcellane dell'ambasciatore, a cura di Elisabetta Dal Carlo, Venezia, Arsenale, 1998
  • La preziosa donazione di un antiquario galantuomo, a cura di Elisabetta Dal Carlo, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2009
  • I Querini Stampalia. Un ritratto di famiglia nel settecento veneziano, catalogo della mostra a cura di Giorgio Busetto e Madile Gambier, Venezia, Fondazione Scientifica Querini Stampalia, 1987
  • Statuto, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2011
  • Il tempo Serenissimo. Gli orologi della Querini Stampalia, a cura di Babet Trevisan ed Elisabetta Dal Carlo, Venezia, Fondazione Querini Stampalia, 2015
  • Prosdocimo Terrassan, Carlo Scarpa. La Fondazione Querini Stampalia a Venezia, saggi di Francesco Dal Co e Sergio Polano, Milano, Electa, 2006
  • Testamento del fondatore, decreti che ne riconoscono la personalità giuridica e ne approvano lo Statuto e il Regolamento, Venezia, Ferrari, 1941
  • Valeriano Pastor alla Querini Stampalia, a cura di Michelina Michelotto Pastor e Luisa Taddei, Padova, Il poligrafo, 2000
  • La Biblioteca Querini Stampalia nel sessennio 1910-1915, Arnaldo Segarizzi, Venezia, Callegari, 1915
  • Incremento della Biblioteca Querini Stampalia nell'ultimo triennio, Arnaldo Segarizzi, Venezia, Istituto veneto di arti grafiche, 1910.
  • Il bibliotecario Arnaldo Segarizzi, la rinascita della biblioteca Querini Stampalia a Venezia e la riorganizzazione della biblioteca comunale a Trento, Chiara Da Villa, in (a cura di Mario Peghini) Arnaldo Segarizzi: un intellettuale trentino a Venezia (Avio 1872-Asolo 1924), Avio 1994, p. 91-119.
  • Public or private records? The family archives of the Venetian ruling elite in fifteenth-eighteenth centuries, Dorit Raines, in (a cura di M. de Lurdes Rosa), Arquivos de famîlia, seculos XIII-XX: que presente, que futuro?, Lisboa, IEM (Institudo de Estudos Medievais)-CHAM (Centro de História de Além-Mar Caminhos Romanos), 2012, pp. 535–548.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]